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Tutti gli articoli con tag fapav

Linkstreaming: svelati i nomi dei gestori

pubblicato da Gianluca Pezzi

Svelati i nomi dei presunti gestori di Linkstreaming. I particolari arrivano dall’Unione Sarda, che da Cagliari è riuscita a seguire la vicenda interpellando direttamente la sede Guardia di Finanza che ha coordinato le indagini. Sarebbero indagati:

Un torinese, Bartolomeo Pierro (53 anni) di Bussoleno, di una siciliana, Flavia Surace (29) di Avola (Siracusa), e di quattro calabresi Francesco De Nuccio (41) di Vibo Valentia, Vincenzo Saffioti (71) di Palmi, Maria Nicolò (62) e Massimiliano Natale Ferrara (33) entrambi di Reggio Calabria.

Secondo il quotidiano sardo sarebbe proprio Massimiliano Ferrara il famoso “Nata100″ che avrebbe registrato il sito, nel momento in cui scriviamo tornato nuovamente offline. Ma emergono altri particolari che rendono la vicenda piuttosto diversa da quella dei più noti pirati svedesi.

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Telecom Italia contro FAPAV: il provider non è responsabile per il download di materiale pirata

pubblicato da HellSpawn

Telecom Italia contro FAPAV: il provider non è responsabile per il download di materiale pirata

Solo Il Giornale e pochi più sembrano aver ripreso la notizia della sentenza del giudice Antonella Izzo sulla causa in corso tra Telecom Italia e FAPAV, riguardante la richiesta da parte della Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva di imporre a Telecom Italia l’obbligo di denunciare alle autorità giudiziarie chi scarica illegalmente e in secondo luogo impedire l’accesso ad alcuni siti collegati anche indirettamente al peer to peer, scendendo anche in campo in prima linea contro la pirateria.

Il giudice ha di fatto dato torto a FAPAV, negando il coinvolgimento di Telecom Italia nelle richieste della Federazione che tra l’altro aveva anche avanzato la pretesa di 10.000€ di multa giornaliera nel caso in cui il provider avesse rifiutato di collaborare. Si legge nella sentenza:

“[Telecom Italia] non solo non avrebbe dovuto, ma nemmeno avrebbe legittimamente potuto interrompere il servizio, non essendo responsabile delle informazioni trasmesse ed essendo obbligata contrattualmente alla prestazione”

L’unica richiesta accolta dal tribunale è stata quella riguardante le informazioni emerse dalla diffida di Fapav, che ora Telecom Italia dovrà trasmettere all’autorità giudiziaria.

Via | Torrentfreak
Foto | Flickr

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Il Governo USA mette a punto il National Broadband Plan, per controllare le effettive prestazioni della banda larga

pubblicato da giovanni de stefano


La Commissione Federale sulle Comunicazioni del Governo degli Stati Uniti ha approntato uno strumento pubblico in grado di permettere agli utenti della Rete di controllare gratuitamente ed efficacemente le prestazioni della propria connessione a Internet. E, naturalmente, di metterle a confronto con quelle reclamizzate, spesso con un po’ di ottimismo, dai rispettivi provider di banda.

Il progetto si chiama “National Broadband Plan” e si prefissa lo scopo di “assicurare che tutti gli americani abbiano accesso alla banda larga ad alte prestazioni”.

Secondo le prime statistiche raccolte dalla stessa Commissione, fra velocità effettiva e velocità “pubblicizzata” c’è in media un 50% di fandonie: la banda realmente a disposizione degli utenti, in altre parole, è la metà di quella che hanno sottoscritto per abbonamento. Non tutti gli opinion maker americani, anche fra i blogger, sono entusiasti della cosa. Lauren Weinstein, ad esempio, teme che i test effettuati dal Governo non possano essere accurati, se non altro perché non tengono conto di quanti altri utenti stanno accedendo contemporaneamente a una stessa rete domestica. Per non parlare, poi, degli scrocconi.

Pensavo meglio, rispetto all’Italia, sinceramente. Da noi è quasi dato per scontato che ci sia almeno un 50% di divario (e anche qualcosina in più) fra i due valori di cui sopra, ma lo si accetta con molta più rassegnazione, dopo aver fatto un controllo fai-da-te. Di più: lo si mette in conto, lo si calcola quando si fa un nuovo abbonamento: “Alice 2 mega? Ottimo, posso scaricare a 800 kb!”. Infine, non per sottolineare troppo le differenze fra la situazione nel nostro Paese e quella negli USA ma, mentre loro varano programmi come l’NBP, noi di facciamo controllare dalla Fapav.

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Agcom: Fapav e Siae rimangano nei propri ambiti

pubblicato da Gianluca Pezzi

p2p

In merito al processo che vede come protagonisti Fapav e Telecom Italia, e marginalmente SIAE, un interessante post su Diritto.net fa luce sull’ “Indagine conoscitiva sul diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica” dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (documento PDF originale scaricabile dal link).

Dal post del Dr. Pino Bruno, che vi invitiamo a leggere integralmente, possiamo riassumere alcuni punti fondamentali. La Siae è un “ente costituito principalmente dall’attività, di natura privatistica, di intermediazione nell’utilizzazione economica delle opere protette da copyright…” ed inoltre “…il legislatore prevede che sia la SIAE a coordinarsi con l’Autorità (e non viceversa), peraltro “nei limiti dei propri compiti istituzionali”.

Siae e Fapav sembrano quindi essere uscite compiti loro attribuiti, quando intraprendono azioni ispettive che non sono state pianificate e condotte dall’Autorità. Agcom dice:

“L’azione di vigilanza della SIAE andrebbe invece circoscritta alle attività di cui alle lettere b), c), d), d-bis), d-ter) di cui all’art. 182 bis. Queste, infatti, attenendo alle proiezioni in sale cinematografiche, nonché all’attività di vendita e noleggio, e a quella di riproduzione attraverso fotocopiatrici, sembrano riguardare principalmente fenomeni di pirateria “fisica”, che, in quanto tali, esulano dall’ambito di competenza tradizionalmente riconducibile all’Autorità”…” Andrebbe pertanto stabilito che all’Autorità spetti, in via esclusiva, il compito di pianificare e condurre le 65 attività ispettive relative alle attività indicate alla lettera a) dell’art. 182 bis, attività per le quali essa potrà avvalersi delle forze di polizia operanti presso di essa (Polizia postale e nucleo per la radiodiffusione e l’editoria della Guardia di finanza) e, ove d’utilità, dei funzionari della SIAE, che, dunque, nel caso, svolgerebbero attività di supporto”.

Possiamo quindi dedurre che Siae e Fapav si siano mosse al di fuori dei propri ambiti, “certificando” in un certo qual modo i fatti, nel momento in cui presentano le proprie “prove”.

Da accusatori ad accusati, il processo Fapav contro Telecom Italia protrebbe rivelarsi un vero e proprio boomerang anche per Siae.

Foto | RocketRaccoon

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Perché Fapav non ha ragione contro Telecom Italia

pubblicato da giovanni de stefano


Più va avanti l’affaire Fapav contro Telecom, più si aggrava gli occhi degli utenti della rete - e ai nostri - la posizione di Fapav. La cattiva fede pare aumentare di comunicato in comunicato, e anche sul suo altrimenti scarno sito ufficiale.

Dopo la presa di posizione del Garante per la Privacy riguardo agli indirizzi IP degli utenti dei maggiori siti di file sharing italiani - che la Fapav ha commissionato di acquisire ad una società francese - la Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva comincia a mettersi un po’ sulla difensiva. Ammette di aver raccolto dati sulle statistiche d’uso di alcuni strumenti di condivisione di file come eMule, ma solo al fine di stabilire quale fosse il provider più “gettonato” dai supposti “pirati”. Il suo fine era di poter poi cominciare a farvi pressione, colpendo gli utenti “pirata”.

Il tutto è avvenuto, come ancora Fapav ammette, attraverso una versione modificata dello stesso eMule, “modificato in modo da visualizzare la ripartizione dei download per ISP”. Il risultato ottenuto è stato che Telecom Italia sia il provider preferito dai pirati. Di qui il procedimento che riguarda Telecom. Come se non fosse intuibile che il maggiore ISP italiano fosse anche il più usato per il file sharing, legale e no. Anche senza ricorrere a magheggi come questi. Fapav sembra dimenticare il peer-to-peer legale e utile (prima ancora di poter essere proficuo), e come spesso accade ai paladini del diritto d’autore, fa di tutta l’erba un fascio.

Fapav continua a chiedere - e, ora, non più solo al Tribunale di Roma, ma anche al Garante per la Privacy, dopo il suo coinvolgimento - che Telecom spezzi una sua sorta di “omertà” nei confronti dei suoi utenti, accusandola di complicità coi loro operati. In altre parole, che violi apertamente la privacy di tanti navigatori. Il Garante è chiaramente dalla parte dei consumatori e dell’inviolabilità della loro riservatezza nell’aprirsi alla comunicazione e a Internet. Inoltre la cattiva fede della Fapav emerge dal modo in cui non solo giustifica, ma spiega “tecnicamente” la natura delle sue indagini sui siti in questione (quasi tutti aggregatori di file condivisibili). Quelle intrusioni, di cui sembra attribuirsi il diritto sacrosanto, chissà che non possano essere giudicate più colpevoli rispetto alle azioni di cui accusa tanto gli altri utenti della Rete.

Il Garante per la Privacy alza la voce contro la Fapav

pubblicato da giovanni de stefano


Sono giorni durissimi per il panorama del peer-to-peer italiano. Eppure, lo stesso oscuramento di Pirate Bay avrebbe potuto essere solo l’avvisaglia di un periodo ancora più funesto, per i gestori e gli utenti italiani di siti web dedicati alla condivisione online. Grazie all’intervento deciso del Garante per la Privacy, probabilmente gli italiani che usano il peer-to-peer hanno trovato chi li tuteli.

Ricordate il processo Fapav? Si tratta di procedimento presso il Tribunale di Roma istruito su richiesta di un’associazione - molto agguerrita, non c’è che dire - per la tutela dei diritti d’autore e la proprietà intellettuale. Aveva chiesto all’autorità giudiziaria, in sostanza, misure straordinarie perché Telecom Italia potesse denunciare chi si commette reati di pirateria informatica dalla sue linee, mettendo a frutto dei suoi controlli sui contenuti scaricati.

Grazie a una società privata francese, la CoPeerRight, Fapav è entrata in possesso di indirizzi ip e statistiche di utilizzo di alcuni siti web italiani che ritiene evidentemente a rischio. L’associazione vuole che Telecom agisca contro i malfattori. Il fatto che Fapav sia in cattiva fede, per un serie piuttosto lunga di motivi di sostanza e di forma, non è sfuggito al Garante per la Privacy.

Il processo continua, ma nella stanza del giudice, oltre ai legali di Telecom, ora è presente anche un avvocato per conto proprio del Garante. Il quale ha depositato una memoria difensiva di 15 pagine in cui sostiene come le “prove” raccolte da Fapav siano inutilizzabili, perché ottenute illegalmente, violando la privacy degli utenti di Telecom. La Fapav comincia a indietreggiare e propone a Telecom di “avvertire” almeno gli utenti delle possibili conseguenze legali delle loro azioni. Ma Telecom non sembra accettare neanche queste pressioni, soprattutto ora che l’Authority le dà man forte. La battaglia è tutta da vedere.

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Fapav e P2P: considerazioni in attesa sentenza Tribunale di Roma

pubblicato da Gianluca Pezzi

fapavE’ attesa per oggi la risposta del Tribunale di Roma in merito ad una serie di richieste da parte di Fapav verso Telecom Italia. Il caso è quello degli indirizzi IP di presunti “pirati” raccolti dalla stessa Fapav.

Andiamo allora per ordine. Chi è Fapav? Leggiamo dal loro sito che:

Ad essa aderiscono sia le industrie del settore sia le associazioni che operano per la tutela e la promozione dell’industria audiovisiva e cinematografica in Italia. Ne sono membri permanenti: ANICA, AGIS, UNIVIDEO e MPA. Tra gli associati figurano inoltre RAI, MEDIASET, SKY TV e molte case di produzione e distribuzione cinematografica. L’obiettivo specifico della Federazione è quello di agire con ogni mezzo legittimo contro la pirateria in tutte le sue forme.

L’articolo odierno di Repubblica riassume le richieste:

imporre a Telecom Italia alcune misure straordinarie: primo, obbligare la compagnia telefonica a denunciare alle autorità giudiziarie chi nella propria rete si macchia di pirateria; secondo, impedire l’accesso ad alcuni notissimi siti collegati, anche indirettamente, al peer to peer; terzo, battersi, d’ora in avanti, in prima linea contro il fenomeno.

La prima considerazione è proprio la premessa della richiesta di Fapav. Fapav ammette implicitamente di aver raccolto indirizzi ip di utenti ed ovviamente Telecom risponde che si tratta di una violazione della privacy. Quello che ci permettiamo di aggiungere è che non crediamo sia possibile che Fapav si sostituisca alle autorità di polizia, portando avanti una serie di “indagini” di propria iniziativa. Sarebbe come a dire che in Italia esiste una specie di polizia privata in grado di poter spiare la vita dei cittadini, per tutelare gli interessi commerciali di qualcuno. Perchè è lapalissiano che nelle pseudo indagini di Fapav, siano finiti in mezzo anche ignari utenti che facevano ben altro che piratare film. Se fosse vero il contrario, Fapav dovrebbe immediatamente divulgare il segreto della propria infallibilità.

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