
La lotta di Europe vs Facebook per la protezione dei dati personali inseriti dagli iscritti al social network sta continuando ad andare avanti, ottenendo come probabilmente avrete avuto già modo di leggere interessanti riscontri che hanno portato le autorità irlandesi a interessarsi del caso.
Lo stesso sito web ha rilevato in questi giorni la rimozione del form online per richiedere l’invio dei propri dati: ne parlammo qualche tempo fa, segnalando per l’appunto tale pagina come un modo più o meno valido per costringere (non senza qualche sofferenza) Facebook a mandare a casa nostra tutti quanti i nostri dati personali in suo possesso.
Tale form, valido solo in Europa grazie alle leggi in vigore da queste parti visto che in USA e Canada non è possibile chiedere i dati, sembrerebbe per l’appunto scomparso: la giustificazione ufficiale data proprio a Europe vs Facebook sembrerebbe essere la serie di cambi strutturali in corso sul social network. Il buon Max Schrems, creatore del suddetto sito, non si è perso d’animo, e ha aggiornato la guida per ricevere i dati con un messaggio email a suo dire “legalmente impegnativo”. Un po’ di scetticismo ovviamente è d’obbligo, visto che se prima Facebook sembrava voler ignorare i dati inviati dal form, adesso con una semplice email la situazione sembra peggiore.
Come prevedevamo pochi giorni fa annunciando la nascita del nuovo blog di Michael Arrington, il fondatore di TechCrunch non ci ha messo molto a farsi leggere anche nella sua rinnovata finestra sul web, grazie a un post dedicato a Facebook con l’eloquente titolo “Disonestà brutale”. Cosa ha motivato Arrington? La scoperta di un brevetto appartenente a Facebook, all’interno del quale si legge quanto segue:
“Si descrive un metodo per tracciare le informazioni relative alle attività degli utenti di un sistema di social network operando su un altro dominio. Il metodo include il mantenimento di un profilo per ognuno degli utenti del sistema di social networking, con ogni profilo che identifichi una connessione con uno o altri utenti, includendo le informazioni su di essi. Il metodo include inoltre il ricevimento di uno o più comunicazioni da siti di terze parti con dominio esterno al social network, […] il logging delle azioni effettuate sul sito di terze parti nel social network […]. Il metodo include inoltre la correlazione delle azioni raccolte con uno o più pubblicità presentate a uno o più utenti sul sito di terze parti, così come la correlazione tra le azioni loggate con un utente del social network.”
In sostanza, si tratterebbe di un brevetto per tracciare gli iscritti a Facebook anche quando sono in giro per il web e non sul social network: un’azione che Facebook ha proprio in questi giorni più volte negato di voler intraprendere, ma che evidentemente dietro le quinte deve interessare a Mark Zuckerberg e compagnia. Certo, in questo modo la trasparenza e l’onestà vengono inevitabilmente messe in discussione: in ogni modo, lo stesso Arrington ci suggerisce un link per dare al nostro uso di Facebook il maggior livello di sicurezza attualmente possibile.
Per risolvere i propri problemi con la Germania, Facebook pubblicherà un proprio codice di condotta appositamente scritto per la nazione europea, riportandovi le proprie politiche di protezione dei dati personali degli iscritti. Lo riporta Egypt.com, secondo cui la decisione sarebbe stata presa in seguito a un incontro tra Richard Allan, capo della divisione europea dedicata alle politiche pubbliche, e Hans-Peter Friedrich, Ministro dell’Interno tedesco.
Il documento avrà l’obiettivo di chiarire definitivamente il comportamento di Facebook coi dati privati, avvicinandolo alle leggi in materia di protezione dei dati personali attualmente in vigore in Germania. Lo stesso Freidrich si è dichiarato contento dell’obiettivo raggiunto, evidenziando quanto iniziative di autoregolamentazione come questa siano importanti in un ambiente in rapida evoluzione come Internet. Dal canto suo, anche Allan di Facebook si è detto soddisfatto (poteva fare altrimenti?), prevedendo un modo più efficace per proteggere i dati.
Al di là dei problemi più recenti legati al bottone Like, ricorderete anche le cause legali avviate in Germania proprio contro Facebook, che dopo aver preso tempo all’epoca spera ora di poter operare in terra tedesca senza ulteriori grane di questo tipo.
Via | Thenextweb.com

Ancora una volta Facebook è in procinto d’introdurre nuovi cambiamenti all’interno del proprio sistema di privacy, e ancora una volta si tratterà di una serie di elementi in grado di essere abbastanza significativi per cambiare l’esperienza che abbiamo tutti quanti avuto fino a oggi sul funzionamento del social network di Mark Zuckerberg. Il primo grande cambiamento riguarderà infatti la sezione dedicata alle impostazioni per la privacy, ora eliminata per far sì che le varie impostazioni di visualizzazione per i propri contatti siano visibili direttamente navigando all’interno della propria pagina del profilo.
Anche l’anteprima del proprio profilo con account diverso verrà spostata dalla sua posizione attuale, ricollocando così praticamente tutte le impostazioni e le opzioni per la privacy direttamente alla pagina principale del proprio account. Ma le novità sui controlli esercitabili sul nostro profilo non si fermano affatto qui, visto che Facebook ha deciso di cambiare anche il sistema di tag, avvicinandolo così alle richieste effettuate dagli utenti: una volta taggati in una foto, dovremo accettare il tag prima che questo possa essere visibile anche agli altri, mentre in caso di immagine non gradita sarà possibile scegliere se rimuovere il tag, chiedere a chi ha inserito la foto di rimuoverla o come ultimo provvedimento bloccare questa persona.
Allo stesso tempo però, Facebook effettuerà qualche ulteriore passo verso l’apertura dei nostri account all’esterno dell’elenco dei nostri amici. Sarà infatti possibile taggare anche persone con le quali non abbiamo stretto amicizia: conoscenze di una serata, amicizie di vacanza e altri tipi di rapporti che non è detto si vogliano “benedire” con l’amicizia ufficiale. Anche il modo di condividere i vari elementi (aggiornamenti di stato inclusi) cambierà, dando la possibilità di scegliere tramite l’apposito menu di creare un contenuto pubblico o privato, in un modo che sembra essere quantomeno ispirato da quanto abbiamo avuto modo di vedere in Google+: un argomento sul quale Wired non fa tanti giri di parole.
Un’esauriente anteprima delle nuove funzionalità per la privacy è stata pubblicata sul blog di Facebook, al quale vi rimando per ulteriori dettagli relativi a queste novità che verranno introdotte gradualmente già nei prossimi giorni nel social network.

Preparatevi ad aggiornare per l’ennesima volta le impostazioni di privacy del vostro account su Facebook. È arrivata una nuova funzione per il tagging delle fotografie, che costituiscono l’elemento principale tra le condivisioni sul social network. Un software di face recognition consente di riconoscere gli amici ritratti nelle foto e aggiungere il tag appropriato in automatico.
Sempre che l’amico in questione non l’abbia disabilitata: nelle impostazioni apparirà una voce per disabilitare questi suggerimenti ai contatti. Scegliendo d’inibire la face recognition, gli amici potranno comunque continuare ad aggiungere i tag manualmente. La funzionalità è in fase di realizzazione da luglio e ci vorrà ancora molto tempo perché raggiunga tutti gli iscritti.
Attenzione, perché mantenere attiva la face recognition potrebbe rivelarsi piuttosto fastidioso. Il software è tutt’altro che infallibile e la pratica deprecabile di “taggare” i contatti in coupon, flyer e immagini d’ogni sorta potrebbe generare risultati particolarmente fantasiosi. La scelta consigliabile è quella di rimuovere subito questa opzione, quando dovesse apparire sul profilo.
Via | Facebook
Proprio la scorsa settimana ci stavamo chiedendo quale possa essere il futuro delle nuove tecnologie. Consiglieri o Stalker? Era questa la domanda alla quale cercavamo di dare una risposta.
A dimostrazione che il futuro è più vicino di quanto ci aspettiamo, dagli Stati Uniti ci arriva una notizia che è passata in secondo piano sui media. La racconta CNet, in un articolo piuttosto interessante. Ebbene, qualche giorno fa gli utenti di Foursquare geolocalizzati nell’area di New York, hanno ricevuto un avviso da parte del Wall Street Journal. L’informazione li metteva in guarda dal guasto della linea Metro-North sospesa a causa di un incidente.
Detta così sembra cosa da poco. Vediamo invece in dettaglio cosa è successo. Foursquare è un social network che si basa sulla volontà degli utenti di pubblicare la propria posizione. In Italia la cosa ha attualmente un aspetto puramente ludico; in altri Paesi, come Stati Uniti e Germania, chi frequenta spesso un esercizio commerciale e può dimostrarlo tramite Foursquare, ha diritto a promozioni o sconti particolari. Questo significa che Foursquare “sa” dove siete, sempre ammesso che voi lo desideriate.
Continua a leggere: WSJ con Foursquare NY sperimenta messaggi geolocalizzati

Come annunciato dallo stesso Mark Zuckerberg, stanno arrivando anche da noi (qualcuno potrebbe averle viste già da qualche giorno) le nuove impostazioni della privacy su Facebook. Il tutto è spiegato in italiano in una apposita pagina (Guida sulla privacy).
Circa la sezione Condivisione su Facebook:
Questa sezione ti consente di controllare chi può vedere tutti i contenuti che pubblichi quotidianamente (aggiornamenti di stato, foto e video). Include inoltre alcune informazioni su di te che condividi (data di nascita e informazioni di contatto), oltre ai contenuti con riferimenti a te condivisi da altri (commenti ai tuoi post e alle tue foto e video in cui ti hanno taggato). Scegliendo un’impostazione unica ora, con un solo clic la applicherai a tutti i contenuti che pubblicherai in futuro. Se clicchi su “Personalizza impostazioni” visualizzerai una lista completa, dalla quale potrai controllare il livello di privacy di ogni impostazione.
Inoltre ora è apparentemente più semplice gestire le Informazioni di base e l’accesso ai propri dati da parte di Applicazioni, con una più chiara sezione riguardante gli Elementi bloccati.
Cosa ne pensate? Soddisfatti?

Anche nella redazione del quotidiano più prestigioso del mondo deve albergare qualche matto, e questo matto ha appena scoperto che le policy sulla privacy di Facebook sono più lunghe della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Per altri versi, si potrebbe temere che, di questo passo, quelle policy possano divenire una seconda, se non la prima, Costituzione (e di molti altri paesi).
Si tratta di 5.830 parole (per Facebook), contro le ordinarie 4.543 della Costituzione americana. Ma il punto non è questo. Una sfilza di condizioni di servizio così lunga e complessa, è una maggiore garanzia per gli utenti o un’occasione in più per aggirarne le - già scarne - difese, nei confronti del colosso del social networking? Il vice-presidente di Facebook con delega alle policy, Elliot Schrage, sembra avere una risposta per tutto:
“C’è sempre una soluzione di compromesso fra un controllo totale e maniacale e fornire degli strumenti troppo semplici e scontati. Noi abbiamo provato sempre ad offrire il maggior numero possibile di controlli e di informare il più possibile su di essi”.
Per quanto il titolo sia paradossale (me ne rendo conto) descrive esattamente quanto è avvenuto nelle ultime ore: acclamato a furor di popolo come uno dei servizi web più interessanti del 2009, la Web 2.0 Suicide Machine – che consente di cancellare completamente i propri account dai social network più popolari – è stata “bannata” da Facebook.
Pare che in una nota (peraltro non pervenuta agli sviluppatori della Sucide Machine) il team di Facebook abbia lamentato una violazione dei propri termini sulla privacy in quanto il servizio terrebbe traccia di alcuni dati sensibili degli utenti: impugnando lo Statement of Rights and Responsibilities (SRR) l’azienda si riserva il diritto d’agire legalmente nell’immediato futuro.
Dichiarazioni più o, meno credibili a parte – dal momento che una querela a Web 2.0 Suicide Machine è comunque da escludere – la scusa ufficiale è che Facebook consente già di rimuovere il proprio account in totale sicurezza e trasparenza: in realtà, l’eliminazione dei singoli contenuti richiede molto più tempo e non è sempre possibile. Gli sviluppatori della Suicide Machine sono alla ricerca di un proxy per riabilitare il servizio bloccato.
Via | CNET

Facebook ha annunciato un po’ a sorpresa alcune modifiche riguardanti la privacy dei suoi utenti. Tutto è dovuto ad una legge canadese che ha portato il potente social network ad alcune decisioni importanti, che avranno comunque effetto su tutti i suoi utenti. L’indagine canadese è raggiungibile cliccando su questo link.
Gli utenti che vorranno disattivare (attenzione, “disattivare”, non cancellare) il proprio account riceveranno un avviso che indicherà chiaramente come la disattivazione dell’account non cancella i dati personali. Come fare allora? La soluzione sarebbe cancellare definitivamente il proprio account Facebook. Peccato che non sia sempre semplice, perchè il link per compiere questa operazione è nascosto tra le richieste di aiuto. Per facilitarvi il compito (nel caso desiderate cancellare definitivamente il vostro account Facebook) il link diretto è questo.
Tuttavia Facebook ha dichiarato che inizierà a lavorare su alcune modifiche che riguardano i dati personali. Facebook chiederà più precisamente il tipo di informazioni da rendere pubbliche e quali nascondere. Insomma, qualcosa si muove, peccato che le modifiche non saranno immediate. Bisognerà, infatti, aspettare 12 mesi prima di vedere qualche risultato.
Via | Mashable.com