
Publish Sync è una magnifica estensione che consente di postare su Facebook, Twitter e Google Plus in perfetta sintonia. Spesso infatti vorremmo condividere lo stesso messaggio con gli amici di Facebook, i nostri follower su Twitter o qualche cerchia di G+. Bene, con Publish Sync possiamo farlo, ovunque ci troviamo: indipendentemente dal servizio che stiamo fruendo, nel momento in cui andiamo a postare possiamo scegliere se condividere o meno quel post anche sugli altri social e, nel caso di Facebook e Google Plus, con quali cerchie o gruppi (in realtà per ora su Facebook c’è solo l’opzione tutti, amici, amici degli amici).
Al momento l’applicazione funziona solo all’interno di un browser. I quattro principali (Safari, Internet Explorer 8 e superiori, Chrome e Firefox) sono tutti supportati. Per installare l’add-on basta andare sul sito e cliccare install. A questo punto, quando possiamo fare il nostro cross-post semplicemente flaggando il social che ci interessa.
Publis Sync supporta articoli, video, foto, link e più o meno tutto quello che supportano Google Plus e Facebook, affermano gli sviluppatori. Twitter al momento supporta però solo il testo. La cosa interessante è che possiamo anche, per esempio, postare sulla nostra pagina Facebook da Google Plus o Twitter. Purtroppo non è ancora invece possibile postare sulle pagine Google Plus.
L’applicazione supporta anche Plurk, un social network alternativo invero da noi in Italia poco usato.
Ecco come sincronizza i tuoi post



Pare confermato da più fonti il comunicato video rilasciato dal gruppo di hacker ‘Anonymous‘: “Il 5 novembre distruggeremo Facebook“. Dalle varie notizie che circolano sulla rete - qui il tweet direttamente dal loro account - pare che non tutti gli attivisti del gruppo siano d’accordo, ma oramai l’azione di attacco è decisa e non è necessaria l’unanimità per sferrare l’attacco.
#OpFacebook (questo l’hashtag dell’operazione che già spopola su twitter) sembra quindi il proclama degli Anonymous nei confronti di Facebook, accusato in particolare di vendere i dati personali dei milioni di utenti ai governi e alle multinazionali e di rendere impossibile la cancellazione reale dell’account. Il solitamente ben informato Mashable ha lanciato poche ore fa la conferma sulla sua homepage - anche se a ben vedere il video è stato caricato su Youtube da quasi 30 giorni. Intanto in rete impazza il tormentone con tanto di countdown. Attendiamo sviluppi e risposte da parte dei soggetti interessati.
Via | Mashable
Mentre in Italia il progetto ‘Internet in Costituzione‘ (per fortuna o per disdetta) latita, in Islanda centinaia di cybernauti hanno contribuito – attraverso social network, blog e siti - alla stesura di una bozza per la riforma della massima legge del paese. La proposta è stata presentata al Parlamento locale nei giorni scorsi dopo mesi e mesi di dialoghi tra tutte le compagini reali e virtuali.
Questo progetto di rielaborazione della Costituzione – il testo originario è quello dell’indipendenza dalla Danimarca del 1944 – si pone come il primo modello di legge suprema elaborato in crowdsourcing. In questi mesi sono state raccolte centinaia di proposte e di suggerimenti – soprattutto grazie a Youtube e Facebook, quest’ultimo per una volta utilizzato per scopi utili.
Questa proposta non comprende solo nuove ipotesi di sviluppo economico e sociale (ricordiamo che l’Islanda nel 2008 ha affrontato la sua peggiore crisi con il collasso del sistema bancario interno), ma spinge fortemente su principi legati alla net-neutrality. La ‘palla’ passa ora al Parlamento islandese che dovrà pronunciarsi entro la fine dell’anno. La speranza è quella che i tempi siano finalmente maturi per una reale partecipazione dei cittadini alle scelte statali. Se siete linguisti esperti…questo è il link al draft costituzionale!
Forse non ne sentivate troppo la mancanza, ma Facebook non vi fa mancare nulla! La news è di quelle importanti: nelle impostazioni dei profili potete ora annunciare al mondo intero la vostra gravidanza. I geniali sviluppatori del social network per antonomasia hanno infatti aggiunto alle varie opzioni profilo la voce “Bimbo in Arrivo”.
Come se questo non bastasse potete anche indicare il nome del futuro bimbo e specificare la data di nascita prevista. Il lancio di questa super features è stata fatto senza troppa pubblicità, forse per evitare la solita sommossa popolare dei pro-privacy. La soluzione trovata per evitare violazioni troppo esplicite della riservatezza è stata quella di non pubblicare direttamente in bacheca il lieto annuncio, ma di relegare il tutto ad una semplice modifica del profilo.
Una cosa è sicura: chi deciderà di informare della gravidanza amici-parenti-contatti tramite il social network, si troverà sommerso di annunci pubblicitari ed advertising su prodotti e servizi per futuri mamme e papà. Privacy o non privacy l’importante è esserne consapevoli!
Via | Insidefacebook.com
Foto | Insidefacebook.com
Niente Nevermind per Facebook! A quasi vent’anni dall’uscita del fantastico album dei Nirvana, il bimbo che nuota verso il dollaro torna a fare scalpore. La famosa copertina del gruppo grunge più ascoltato al mondo, più di 25 milioni di copie vendute, ritrae in copertina Spencer Elden fotografato alla tenera età di 4 mesi in una piscina californiana. Secondo la storia i genitori percepirono 150 dollari per la foto, ed il gruppo per ringraziarlo gli regalò il disco di platino dell’album.
Ma cos’ha fatto scattare i sensori anti-policy di Facebook? La foto nuda del bimbo violerebbe i termini d’utilizzo del social network, che non tollerano immagini o contenuti legati ad uso di droghe, violenza o nudità. Per questo motivo i censori di Mark Elliott Zuckerberg hanno rimosso l’immagine dal mondo virtuale di Facebook.
Giusto o sbagliato che sia, il caso ha fatto tornare alla ribalta questo mitico album che ha segnato l’adolescenza di molti di noi e ha fatto uscire qualche riflessione. Voi che ne pensate di questo utilizzo ‘a singhiozzo’ della policy del famoso social network? E’ giusta questa censura? Non pensate che siano altri i problemi di Facebook, come la tutela della privacy e della sicurezza dei suoi tanti utenti?
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Facebook si scontra ancora una volta con la strenua difesa della privacy. Dopo aver attivato la funzione di riconoscimento dei volti in modo automatico, Facebook ha dovuto correggere il tiro diffondendo pubblicità che mostrano come disattivare Tag Suggestions (attiva di default).
La funzionalità entra in gioco quando dobbiamo taggare un gruppo di amici in una foto e sfrutta una tecnologia che riconosce i volti precedentemente taggati in altre immagini, suggerendo quindi in automatico il nome dell’amico. Facebook ha quindi dovuto spiegare come disattivare il riconoscimento dopo che George Jepsen, procuratore generale del Connecticut, ha contattato la compagnia per sollevare la questione: la funzionalità può ledere la privacy degli utenti?
Le istruzioni per disattivare la funzionalità vanno quindi incontro alle richieste del procuratore, che ha dichiarato:
Continua a leggere: Facebook spiega come disattivare il riconoscimento dei volti
Proust è un social network ideato per accrescere la conoscenza dei propri contatti, siano essi familiari o amici. Le relazioni esistenti si possono acquisire da Facebook. In alternativa è possibile invitare le persone via e-mail. Il modello di privacy è semplice: quanto si pubblica è visibile a tutti o soltanto ai contatti invitati.
La piattaforma mutua il nome dallo scrittore novecentesco francese Marcel Proust e in particolare dal Proust Questionnaire del quale ambisce a diventare il prosecutore contemporaneo. Proust è, infatti, un servizio basato su domande e risposte: esistono temi predefiniti da selezionare per arricchire il profilo con la propria storia.
Il significato di Proust non è quello di proporsi come alternativa a Facebook: è, piuttosto, un libro di ricordi da condividere con le persone cui si vuole bene. Alcuni quesiti sono molto banali, altri estremamente privati al punto da sconsigliarne la condivisione pubblica. Il risultato è molto gradevole dal punto di vista grafico.
Via | GigaOM
Facebook sarà presto in grado di riconoscere il nostro umore dalle espressioni ritratte nelle fotografie caricate sul social network. Face.com, il partner di Facebook per il riconoscimento facciale, oltre a “taggare” automaticamente le foto potrà rivelare l’umore dei presenti: è un ulteriore sacrificio per la nostra privacy in rete?
La documentazione fornita agli sviluppatori di applicazioni da Face.com ha, effettivamente, qualcosa d’inquietante. La nuova tecnologia può assegnare un umore di riferimento alle espressioni del volto sulla base di due parametri: la posizione e l’apertura delle labbra. Concorrerà a stabilire l’umore anche la posizione della lingua.
Nella maggioranza dei casi, a detta di Face.com, gli utenti «non sentiranno il bisogno» di utilizzare questa tecnologia: del resto, è sufficiente osservare una foto per capire l’umore di una persona. Un’azienda, però, potrebbe usare questo strumento per valutare il gradimento di un brand basandosi sulle espressioni dei consumatori.
Via | IBT - New York

Facebook potrebbe mettere in pericolo la ricerca di un nuovo lavoro: uno spauracchio di cui si parla ormai da tempo, da quando la cronaca è stata invasa da notizie di licenziamenti riconducibili a comportamenti tenuti su Facebook. La possibilità che status o fotografie imbarazzanti, scritti in un momento di euforia o di particolare confidenza con gli amici, arrivassero un giorno a condizionarci la vita lavorativa è cresciuta con l’aumento del predominio di Facebook su Internet, diventando una dimensione che non coinvolge più solo le amicizie.
Su Facebook siamo scrutati da amici, amanti, curiosi, dai telegiornali (avete mai fatto caso quanto spesso i giornalisti ricorrano ai gruppi o alle pagine personali quando si parla di cronaca? Ormai non serve più intervistare i vicini del malcapitato, basta trovare la sua bacheca e analizzarne i contenuti), ma anche dai possibili datori di lavoro.
La scorsa settimana la Federal Trade Commission ha dato la propria approvazione ad una società che effettua l’analisi e la selezione di possibili candidati per nuovi posti di lavoro basandosi anche su fotografie e post pubblicati su Internet. La FTC ha stabilito che la Social Intelligence Corp. lavora in conformità con la legge Fair Credit Reporting Act: la ricerca di ciò che abbiamo scritto e pubblicato su Facebook/Twitter/Flickr/blog/forum (e più in generale, Internet) può diventare parte standard di un’analisi del nostro background in caso di candidatura per un lavoro.

Gli uomini non laureati che parlano spesso di alcool o postano fotografie relative hanno più amici su Facebook rispetto a chi non lo fa, almeno secondo uno studio che verrà presto reso pubblico dall’American Journal of Men’s Health. Lo studio ha analizzato i profili di 225 studenti maschi al college (quindi paragonabili ai nostri universitari) che postano status facenti riferimento all’alcool o che pubblicano fotografie con dei drink (con descrizione testuale specifica). Si è quindi calcolato che l’85.53% dei profili contiene almeno un riferimento all’alcool, ma la media è di ben 8.5 riferimenti.
Gli uomini di più di 21 anni fanno riferimenti ad alcolici 4.5 in più dei più giovani su Facebook e il numero di riferimenti è significativamente correlato al numero di amici che ogni utente ha sul social network. Lo studio è interessante anche per capire il tipo di influenza che l’utilizzo degli alcolici sbandierata sui social network possa avere nei giovani, che per qualcuno è fortemente più significativo rispetto all’influenza derivante dai media tradizionali. Katie Egan, che ha guidato la ricerca, spiega:
La nostra ipotesi è che, poiché l’alcol per gli studenti del college è un predittore di accettazione sociale, ci potrebbe essere una correlazione simile nel mondo del social networking con riferimenti alcool. I riferimenti all’alcool potrebbero costituire un meccanismo di l’accettazione via peer.
Facebook prepara un altro aggiornamento delle proprie citazioni: presto non sarà più necessario anteporre la chioccola @ al nome di un contatto per richiamarlo in uno stato oppure nei commenti. Il sistema suggerirà la lista degli amici corrispondenti al nome proprio digitato e si potrà escludere il cognome, accorciandone il tagging.
Se, ad esempio, si hanno più amici di nome Mario, digitandone il nome apparirà automaticamente la lista dei contatti: Mario Bianchi, Mario Rossi, Mario Verdi, ecc. dove selezionare quello desiderato. La funzione è prevista soltanto per aggiornamenti di stato e commenti. Pagine, eventi, fotografie e gruppi continuano a richiedere @.
Una volta selezionato l’amico da “taggare”, sarà possibile cancellarne il cognome mantenendo però attivi la notifica e il link al profilo. Il fatto che la funzione sia limitata ad alcuni ambiti è probabilmente per evitare confusione in caso d’omonimia. Dopo l’attivazione delle citazioni nei commenti, è la prima modifica al tagging.
Via | ZDNet

Facebook ha modificato il pulsante per il “like” dei contenuti: da un paio di giorni il bottone ha aggiunto l’opzione “send” (“invia”, nella traduzione italiana). La modifica consente di condividere siti, pagine, articoli, ecc. via e-mail oppure in forma di messaggio privato a utenti e gruppi di Facebook. Perché «a volte è privato».
Il popolare pulsante del social network aveva appena compiuto un anno di vita, cambiando di fatto le abitudini degli utenti del web sulla condivisione dei contenuti. Sebbene il 71% dei lettori non lo gradisca, il “like” di Facebook è stato adottato oltre 10.000 siti lo integrano sulle proprie pagine. Adesso avranno anche il “send”.
Com’è avvenuto su queste stesse pagine l’introduzione del nuovo pulsante è avvenuta in modo coatto: tutti i siti che utilizzano il codice standard di Facebook per il “like” hanno ottenuto immediatamente anche il “send”. Esiste una pagina dedicata alla ristrutturazione del codice per aggiungere soltanto quest’ultimo al proprio sito.
Via | Digital Trends