Il temporaneo stop allo sviluppo della banda larga in Italia, annunciato di recente dal sottosegretario Gianni Letta, ha suscitato in questi giorni un mare di polemiche. In tanti hanno detto la loro sull’argomento e l’ultima reazione in ordine di tempo è quella del presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, che dai microfoni di SkyTg 24 ha rivolto un appello al governo:
“Quella della banda larga è un’infrastruttura portante per il sistema paese. L’investimento in banda larga ad alta velocità trasmissiva avrebbe un ritorno sul reddito formidabile, non investire sulla banda larga non sarebbe un risparmio. […] Bisogna fare una rete in fibra ottica che garantisca una velocità di 50 megabit. Il sistema delle telecomunicazioni è stato l’unico nel mondo ad avere redditi soddisfacenti anche in piena crisi.”
Secondo Calabrò, c’è l’assoluta necessità che la banda larga da noi venga potenziata al massimo entro il 2015, in caso contrario ne soffrirebbe tutta la ripresa economica del nostro Paese. Insomma, potrebbe essere l’ultima occasione per non “perdere il treno”: che ne dite, alla fine riusciremo a salirci?
Via | Adnkronos
Continua a leggere: La banda larga è un bisogno dell'Italia, lo dice il presidente dell'Agcom

Ci chiedevamo pochi giorni fa come potesse la crisi economica coinvolgere la rete: presto detto, facendo aumentare gli accessi dei siti dedicati alla finanza e all’economia, primo tra tutti Yahoo! Finance come potete vedere nell’immagine qui sopra.
I quasi 20 milioni di accessi unici registrati dal sito a settembre secondo Comcast hanno costituito un record assoluto per la divisione finanziaria dei servizi web Yahoo!, compagnia investita anch’essa dalla crisi economica ma a quanto pare non per la sua area Finance.
Via | Digital Media
Continua a leggere: La crisi economica fa salire gli accessi a Yahoo! Finance
In cuor loro gli addetti ai lavori lo sanno già: il nostro Paese non brilla di certo in competitività nel settore dell’Information Technology. Dopo il 23esimo posto del 2007, peggiora la situazione nel 2008, con l’Italia classificata 25esima in uno studio condotto dall’Economist Intelligence Unit per conto di BSA (Business Software Alliance).
I sei fattori su cui si è basata la ricerca comprendono la presenza di un’ampia disponibilità di personale qualificato, un ambiente culturale votato all’innovazione, un’infrastruttura tecnologica avanzata, un quadro normativo che tuteli efficacemente i diritti sulla proprietà intellettuale, quali brevetti e copyright, un’economia aperta e competitiva e una leadership governativa che bilanci in maniera adeguata la promozione tecnologica con il rispetto delle dinamiche di mercato.
Alla luce di ciò la situazione del settore IT in Italia non può che suscitare ulteriori perplessità, con Governi e aziende che troppo spesso ne ignorano o sottovalutano l’importanza sul mercato. Ne è la riprova il confronto con le altre economie europee, tra le quali solo Portogallo e Grecia fanno peggio di noi sistemandosi rispettivamente al 27esimo e al 33esimo posto.
Ottimi risultati invece per il Regno Unito, Svezia e Danimarca, rispettivamente terzo quarta e quinta dietro alle prime due nazioni Stati Uniti e Taiwan.
Continua a leggere: Italia 25esima in competitività IT secondo la Business Software Alliance
Sta facendo molto discutere la notizia data dall’Inquirer, secondo cui Intel non installerà mai Windows Vista sui propri 80mila computer aziendali. La testata londinese, famosa per le sue indiscrezioni sul mondo dell’economia e della finanza, l’avrebbe appreso grazie a una nota che circolava i giorni scorsi tra i dipendenti della multinazionale, leader nel settore dei processori, secondo cui l’ultimo sistema operativo Microsoft non sarebbe affidabile.
Ora, la domanda che tutti si pongono è: Intel continuerà ad utilizzare Windows Xp? Aspetteranno l’uscita di Windows 7? Installeranno una distribuzione ad hoc di Linux (che tra l’altro già hanno, ma che non è molto amata dai dipendenti)? O si affideranno alla Apple, che tra l’altro ha stretto un importantissimo accordo con Intel per montare i suoi processori su tutti i propri computer?
Ovviamente questo per ora non si sa. Ma la scelta sta facendo molto rumore tra gli addetti ai lavori. Non si tratta di uno sgarbo nei confronti di Microsoft, tengono a precisare in queste ore i portavoce della società, ma il problema è “semplicemente” che Windows Vista non è adatto al tipo di lavoro che si svolge all’interno dell’azienda.
Continua a leggere: Intel annuncia: non useremo mai Windows Vista sui nostri Pc aziendali
YouTube è uno dei siti/servizi più visualizzati/utilizzati di internet, con centinaia di milioni di videoclip visualizzati ogni giorno. Eppure, Google, proprietaria del popolare servizio di video-sharing, ammette di non sapere ancora come ricavarci qualche soldino in più, anche se spera di capirlo a breve termine.
È ovvio, ha spiegato l’amministratore delegato di Google Eric Schmidt, che la gente pensi che YouTube generi “un significativo ammontare di denaro ogni mese”, ma in realtà non è proprio così. “Il nostro obiettivo - ha poi aggiunto - non è quello di monetizzare tutto”.
La notizia arriva da un’intervista che il Ceo ha rilasciato al New Yorker, celebre rivista statunitense. “YouTube - si legge - potrebbe portare alla creazione di un nuovo business”, aggiungendo di essere ottimista per due fattori: “Conosco le persone che utilizzano il sito” e “Abbiamo il lusso di investire molto tempo nel progetto”.
Continua a leggere: Google conferma: "Ancora non sappiamo come fare soldi con YouTube"
Ricordate l’asta-record, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa, per l’acquisto del dominio America.com? Secondo la società Internet Media Consultants SA (Imcsa), che si è occupata della gara, il dominio poteva valere tra i 3,5 e i 7,3 milioni di dollari (tra i 2,3 e i 4,7 milioni di euro).
E invece sembra che le cose non siano andate per niente bene: la settimana di trattative appena conclusasi ha fatto segnare un nulla di fatto: nessuna offerta, infatti, ha superato il prezzo di riserva. “La più forte offerta è stata di 1,710 milioni di dollari - ha spiegato il direttore dell’Imcsa Paolo Belcastro - mentre il prezzo riservato era di due milioni di dollari”.
E a chi gli ha chiesto il perché di una delusione tale, Belcastro ha risposto: “Non era il momento migliore per mettere il nome del dominio in vendita”, facendo poi un richiamo alla “congiuntura economica generale”. Secondo il direttore dell’Imcsa, comunque, “tre imprese hanno annunciato la loro intenzione di fare offerte all’infuori dell’asta”.
Continua a leggere: Il dominio America.com non trova alcun acquirente. Chi lo compra?
A parte “qualche problema” riscontrato, in fase di acquisto, dall’ormai famoso Bill, IT Manager di un’importante università americana, sembra che ultimamente le vendite di Microsoft Windows Vista stiano andando “sorprendentemente bene”.
È quanto ha affermato il Ceo della società di Redmond, Steve Ballmer, secondo cui “Vista viene venduto su praticamente il cento per cento dei nuovi computer destinati alla fascia consumer in giro per il mondo” e sul “45 per cento dei computer nuovi destinati al mondo delle aziende”. L’annuncio è arrivato durante una conferenza stampa, convocata proprio da Microsoft per rassicurare gli analisti che il nuovo sistema operativo (di cui molti hanno parlato in termini di flop) sta andando molto bene.
Secondo Ballmer è indubbio che almeno all’inizio il mercato non ha risposto in modo positivo e che “la compatibilità delle applicazioni in Vista non era poi così elevata rispetto alle aspettative degli utenti”, ma ora la situazione sta cambiando, “non perché è cambiato Vista, ma perché le applicazioni vengono via via aggiornate in modo da essere compatibili” con il sistema operativo.
Ci risiamo, Microsoft e Yahoo! ricominciano a parlarsi. Dopo essersi ritirata dalla trattativa, che nelle scorse settimane l’aveva portata a offrire 47,5 milioni di euro per controllare il colosso di internet, Microsoft ha annunciato di aver avviato con i vertici di Yahoo! “trattative per un accordo alternativo a quello dell’acquisto dell’intera società, tentato negli ultimi mesi”.
Dalle scorse settimane, tra l’altro, è entrato nella partita anche il miliardario Carl Icahn, che ha acquistato 59 milioni di azioni del motore di ricerca (quindi circa il 4 per cento del totale) con la speranza di sostituire l’intero consiglio di amministrazione di Yahoo! per favorirne l’integrazione con Redmond (portando con sé, tra l’altro, anche molti azionisti).
Adesso il gruppo fondato da Bill Gates ha dunque affermato che sta valutando una nuova strategia, i cui contenuti sono al centro dei colloqui ripresi con Yahoo! e che chiaramente non sono ancora noti. Microsoft ha comunque assicurato che non sta “proponendo di dar vita in questo momento a una nuova offerta per l’acquisto” dell’intero motore di ricerca, anche se si riserva comunque ancora “il diritto di considerare questa alternativa”.
Continua a leggere: Microsoft e Yahoo! iniziano a parlarsi di nuovo
A partire dal 9 novembre prossimo aumentano del 10 per cento le tasse per i domini internet .org. Lo ha comunicato il Public Interest Registry, specificando che la commissione annua ammonterà a 6,75 dollari (4,37 euro). Lo scorso anno l’aumento imposto era stato pari al 2,5 per cento.
Nel mondo ci sono quasi sette milioni di nomi registrati con .org. All’inizio, il suffisso doveva essere rivolto alle organizzazioni non-profit; successivamente, invece, gli ideatori hanno deciso di aprirlo a chiunque volesse utilizzarlo.
Non si tratta dell’unico aumento del settore: VeriSign, società alla quale fanno capo, tra l’altro, i suffissi .com e .net, ha specificato che a partire dal 1 ottobre i prezzi saliranno, rispettivamente, del 7 per cento per i .com e del 10 per cento per i .net.
Continua a leggere: Aumentano le commissioni per i domini .org, .net e .com
Avete qualche soldino da parte? Allora dal 22 al 29 maggio c’è un importante investimento che potrebbe tornarvi utile. Si tratta dell’acquisto, all’asta, del dominio internet America.com.
Un dominio talmente importante e gettonato che secondo la società Internet Media Consultants SA di Nyon, in Svizzera, potrebbe stabilire un nuovo record assoluto negli acquisti di nomi di dominio: pensate che si stima che l’asta potrà oscillare tra i 3,5 e i 7,3 milioni di dollari (tra i 2,3 e i 4,7 milioni di euro!).
Ultimamente sembra che il mercato dei domini stia vivendo una “seconda primavera” dopo quella del 2000 (in cui, ricordiamo, ci fu l’acquisto di Business.com per 7,5 milioni di dollari); gli ultimi “acquisti pazzi” nel 2006, con Sex.com per 12 milioni di dollari e Games.com per 11 milioni di dollari.
Via | ElMundo.es
Continua a leggere: America.com, a fine maggio un'asta da record
eBay starebbe iniziando a considerare la vendita della sua sussidiaria Skype. L’annuncio non è ovviamente ufficiale, ma le voci si stanno rincorrendo in questi giorni grazie anche a uno scoop del Financial Times.
La vendita potrebbe arrivare già alla fine dell’anno se la società continuerà a fallire nel cercare di utilizzare il servizio di telefonia via internet per supportare il suo core business, quello dell’e-commerce. eBay aveva acquistato Skype per 3,1 miliardi di dollari, ma secondo alcuni analisti il valore del servizio di telefonia sarebbe attualmente di “soli” 1,4 miliardi.
L’acquisto era stato fatto perché si pensava Skype potesse aiutare venditori e compratori di eBay a comunicare più facilmente e a introdurre nuovi modelli di business come ad esempio il “click-to-call”. Le aspettative, però, al momento sono state disattese, anche se Skype è comunque il sistema di telefonia sul Web più utilizzato al mondo.
Google è conosciuta da tutti come una delle aziende migliori del mondo, sia come fatturato che come attenzione nei confronti dei propri dipendenti, tanto da essere risultata vincitrice di parecchi premi in tal senso. Proprio per questo motivo sta facendo molto scalpore la notizia, circolata in queste ore, del licenziamento in tronco per 300 dipendenti della DoubleClick (la società di raccolta pubblicitaria sul Web recentemente acquistata da Big G).
Si tratta dei primi licenziamenti in dieci anni di attività del colosso mondiale della comunicazione. Complessivamente, DoubleClick aveva fino ad oggi 1.200 dipendenti negli Stati Uniti e 1.500 nel mondo. Ora, secondo il numero uno di Google Erich Schmidt bisognerà iniziare a sfoltire personale non più indispensabile e verranno eliminati posti di lavoro anche nelle filiali al di fuori degli Usa.
Ma non è tutto, perché da Mountain View avrebbero anche deciso di separarsi dalla Psc (Performics Search Marketing), l’unità di DoubleClick che aiuta le aziende a piazzare pubblicità all’interno dei motori di ricerca: “Non vogliamo essere in questo business - spiegano da Tom Phillips, responsabile per l’integrazione di DoubleClick in Google - perché vogliamo mantenere una posizione equidistante tra ricerca e pubblicità”.
Continua a leggere: Shock negli Usa per i primi licenziamenti di Google