Sarebbero stati milioni gli store - basati sul noto software per vendere prodotti on-line osCommerce – rimasti infettati da un pericoloso malware. Sconosciuti criminali del web hanno contagiato circa 6 milioni di pagine internet dedicate agli shop on-line inserendo un malware che ha permesso loro di raccogliere illegalmente cookies e file temporanei. Lo scopo era quello di rubare password e nomi utenti per accedere alle piattaforme di internet banking degli sfortunati utenti.
Ciò è stato permesso da una falla nella sicurezza del software gratuito più noto per la creazione di store eCommerce (la versione incriminata è la 2.2), la quale permetteva di aggirare le protezioni del malcapitato pc, sfruttando successivamente le vulnerabilità di IE, Java ed Adobe.
I domini web utilizzati per infettare la piattaforma di osCommerce (l’attacco secondo Armorize pare sia stato lanciato dall’Ucraina) sono stati bloccati ed il problema pare ora già risolto. Le falle che hanno permesso tale intrusione nei pc dei malcapitati sono state chiuse e la società per sicurezza ha aggiornato totalmente la piattaforma open source.
Via | H-Online
Quando pensiamo all’eCommerce, uno dei primi esempi che ci vengono alla mente è Amazon. Parliamo di uno dei grandi protagonisti degli acquisti su Internet, partito con la vendita dei libri ed arrivato a dominare l’ecommerce negli Stati Uniti coprendo un gran numero di settori: tecnologia, letteratura, elettrodomestici, collezionismo e via dicendo. Recentemente Amazon ha aperto gli store in altri Paesi del mondo, tra i quali finalmente l’Italia. Come ha fatto Amazon ad ottenere questo successo?
Grazie alle 72 slide che trovate in apertura, l’azienda di consulting globale faberNovel riassume in uno schema la strategia e il modello operativo di Amazon. Le chiavi del successo di Amazon sono fondamentalmente tre:
È interessante verificare come Amazon sia cresciuta anno dopo anno espandendosi in più settori, nonostante le ingenti perdite accumulate tra il 1995 e il 2003 (parliamo di 3 miliardi di dollari). Attualmente il colosso vanta 34 miliardi di dollari di fatturato, con un miliardo di dollari di profitto.
WujWuj è un servizio dedicato all’e-commerce un po’ particolare. Infatti, a differenza di tutti gli altri siti in questo genere, WujWuj aiuta le persone a creare un “gruppo di acquisto”.
Cosa è un gruppo di acquisto? E’ un tipo di vendita in cui il prezzo di un prodotto scende quante più persone si impegnano ad acquistarlo. I consumatori beneficiano dei prezzi al dettaglio più bassi, mentre chi vende esaurisce quanti più prodotti.
Il sito funziona in questo modo: WujWuj si integra con il sistema GroupBuy, FatWallet e AnandTech attraverso degli annunci o dei widget. Ogni widget mostra una foto del prodotto in vendita e la percentuale di diminuzione del prezzo in base al numero di persone che si impegnano ad acquistarlo. I consumatori che sono già impegnati posso incorporare il widget sui propri profili di social network e quindi diffondere l’annuncio sulla rete. Dopo il salto potete vedere un video dimostrativo del servizio
Continua a leggere: WujWuj, servizio dedicato ai gruppi di acquisto sul Web
PayPal ha ufficialmente annunciato la nuova virtual debit card, una sorta di carta di credito i cui numeri vengono generati ad ogni transazione direttamente da un software scaricato dal proprio account PayPal. Il circuito della Virtual Debit Card sarà lo stesso delle Mastercard e l’utilizzo sarà del tutto trasparente per i venditori.
Per ora il progetto è aperto a pochi betatester ed anche le informazioni sono molto scarse. L’idea è però buona, ed economica perchè non ha i canoni di una carta di credito e sfrutta il credito presente sul proprio conto virtuale, e spingerà sicuramente qualche nuovo utente a comprare via internet.
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La scarna interfaccia di User/Submitter permette di comprare e vendere link ed articoli su Digg. Al sito infatti si può partecipare come User, e ricavare quindi 50 centesimi per ogni 3 storie “diggate” oppure ci si può iscrivere come Submitter e pagare per ricevere un certo numero di digg.
Ovviamente le transazioni economiche per rimanere passano da paypal e permettono a qualsiasi utente del globo di partecipare a questa svendita di link.
La cosa, sicuramente interessante per chi vuole pubblicizzare il proprio sito a tutti i costi, è imho controproducente per l’autorevolezza che Digg ha acquisito nell’ultimo periodo. Correranno ai ripari gli autori di the Digg?