Emergono nuovi particolari sul servizio musicale di Google. Billboard riporta che il servizio potrebbe offrire sia il download sia lo streaming dei brani musicali, ma anche uno spazio digitale nel quale gli iscritti potranno avere a disposizione on-the-cloud la loro libreria musicale. Google Music, a differenza dell’attuale iTunes Store non prevederà lo scaricamento di alcun software per il suo funzionamento, ma tutto avverrà all’interno del browser. Molto probabilmente sarà prevista anche un’applicazione Android per il mobile.
Secondo le fonti di Bilboard, il servizio funzionerà come quello offerto da Apple su iTunes per quanto riguarda il download, permettendo lo scaricamento in locale di brani singoli o interi album, mentre lo spazio digitale, che costerà 25 dollari l’anno permetterà di sincronizzare la libreria musicale online su desktop, web e dispositivi mobili. Il sistema scansionerà la libreria musicale presente sui computer degli iscritti e aggiungerà automaticamente nello spazio online i pezzi di cui Google ha acquisito la licenza.
Gli iscritti al servizio musicale di Google potranno inoltre creare delle playlist e condividerle con gli altri. E’ possibile che Google preveda la condivisione anche con navigatori non iscritti al servizio, abilitandoli all’ascolto di preview di 30 secondi dei brani. Questa possibilità di condivisione con tutti potrebbe garantire al servizio un effetto virale e il decollo che Google auspica.
Non tutti i mali vengono per nuocere. Questo è almeno apparentemente quello che emerge da un sondaggio sul rapporto tra download illegale di musica e acquisiti di CD, secondo il quale chi scarica più brani da Internet finisce poi per essere anche tra chi compra più musica in maniera lecita. Tra i 1.000 intervistati dai 16 ai 50 anni sarebbe emerso che 1 persona su 10 ammette di ricorrere al download illegale.
Il giro d’affari creato dai pirati rei confessi sarebbe infatti in media di 77£ (circa 86€) all’anno, contro le 33£ (circa 37€) spese da chi dichiara di non aver mai scaricato illegalmente un brano musicale dalla rete. Il discorso del resto ha un suo senso come suggerisce Boingboing: chi effettua più download è con buone probabilità comunque un amante di musica, che guarda più video, ascolta più canzoni e artisti e di conseguenza finisce anche con l’acquistare di più, magari usando le vie illegali per valutare se comprare o meno un determinato CD.
Un sondaggio che dovrebbe quantomeno far riflettere i sostenitori dell’ormai famosa legge delle tre disconnessioni.
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