All’inizio del 2009 uno dei principali provider irlandesi, Eircom, aveva raggiunto un accordo con le etichette discografiche per introdurre il piano delle tre disconnessioni per i presunti pirati.
Le quattro principali etichette, EMI, Sony, Universal e Warner, che controllano il 90% della musica in Irlanda, avevano chiesto ad Eircom un piano per ostacolare la condivisione illecita su Internet. In poco tempo Eircom ha accettato la proposta delle etichette discografiche ed ha avviato l’accordo.
Ora le quattro grandi case discografiche saranno in grado di costringere tutti gli altri ISP irlandesi ad accettare le stesse condizioni come ha già fatto Eircom, in modo che siano stabilite le regole sulla concorrenza. Già in questi giorni una serie di procedimenti giudiziari sono stati avanzati contro altri provider irlandesi: BT Communications Ireland e UPC Communications Ireland.
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Probabilmente ricorderete il caso di Jammie Thomas-Rasset, la signora e madre di famiglia, che fu accusata dalla RIAA di aver scaricato 24 canzoni dalla rete Kazaa. Inizialmente il giudice aveva ribaltato la sentenza, dichiarando la non colpevolezza della signora Thomas.
Sentenza che, però, è cambiata ieri, quando la signora Thomas è stata condannata a pagare 1.9 milioni di dollari per aver condiviso le 24 canzoni su Internet. A nulla è valsa la difesa degli avvocati, secondo cui erano stati i figli a condividere le canzoni.
La nuova giuria ha quindi aumentato la pena della sentenza, inizialmente indicata su 222.000 dollari. Secondo la signora Thomas la sentenza è “ridicola”. La RIAA, da parte sua, ha sempre sostenuto di essere disponibile ad un patteggiamento. Infatti negli Stati Uniti è prevista una multa di 150.000 dollari per ogni MP3 condiviso illegalmente su Internet, il che sospinge gli utenti a patteggiare invece che affrontare un processo.
E’ vero che scaricare e condividere sulla rete è un reato, ma davvero il danno provocato dalla signora Thomas è stato di circa 80.000 dollari per ogni canzone condivisa? Voi cosa ne pensate?
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Come annunciato ieri, il Partito del Pirata svedese ha conquistato il 7.1% dei voti in Svezia, rivelandosi il partito che ha conquistato più voti dai giovani e dagli under 30 in Europa. Il risultato delle votazioni, per alcuni sconvolgente, ha spinto il primo ministro Fredrik Reinfeldt a congratularsi con la nuova forza politica.
Ora il Partito del Pirata è considerato un serio concorrente politico, tanto che lo stesso premier svedese ha confermato l’inizio di una nuovo interesse del governo per il problemi inerenti i diritti digitali, in previsione delle elezioni svedesi di settembre 2010.
E’ chiaro come per la prima volta un governo, il cui rappresentante ha 65 anni, si è accorto dell’interesse dei giovani, tale da aver votato una forza politica nuova e innovativa. E anche i giornalisti di tutta Europa si sono interessati al caso di questo piccolo partito salito agli onori della cronaca.
In Spagna un giudice ha respinto una causa contro un uomo accusato di aver scaricato e condiviso 3.322 filmati protetti da diritto d’autore su Internet. E così, nonostante gli sforzi delle associazioni antipirateria, la Spagna si conferma una nazione che protegge chi scarica da Internet.
La decisione è stata presa da un tribunale di Pamplona, e l’imputato è stato assolto da tutte le accuse perchè non vi era alcuna prova che avesse tratto beneficio dall’aver scaricato film e musica e averla condivisa con gli altri.
Il giudice ha semplicemente riconosciuto che l’uomo ha effettivamente scaricato file senza il consenso dei detentori dei diritti tra il 2003 e il 2004, ma che lo ha fatto per uso privato. Non c’è stato nessun profitto economico, e nessun crimine è stato commesso. Non è la prima volta che in Spagna viene emessa una sentenza simile, perchè secondo la legge spagnola ci deve essere un palese intento di profitto affinchè qualcuno venga considerato responsabile di violazione di copyright.
Chissà come la penserà il governo degli Stati Uniti, visto che proprio la Spagna è uno dei obiettivi dell’amministrazione Obama, che più volte l’ha accusata di fare ben poco per arginare il problema del download illegale su Internet.
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