Sebbene l’acquisizione di DoubleClick da parte di Google risalga a un paio d’anni fa, il servizio – da cui è nato peraltro AdSense – non è mai stato “integrato” completamente nell’azienda di Mountain View: persino Google Ad Planner (lanciato ufficialmente poco tempo fa) prevede opzioni differenti per AdWords e DoubleClick.
Da qualche ora invece è stata ufficializzata una nuova funzione destinata a rivoluzionare la gestione degli annunci pubblicitari forniti attraverso Google: unendo le feature di Ad Manager alle possibilità introdotte da Ad Planner è nato DoubleClick for Publishers — in due soluzioni differenti per small business e individui.
Nello specifico, DFP si propone come la soluzione definitiva nella gestione delle inserzioni pubblicitarie per il web: che si tratti di piccole o, medie imprese oppure di singoli con DoubleClick (ormai anche graficamente adattato a Google) è possibile gestire campagne avanzate di advertising su internet, dalla dimensione dei banner alle impression e quant’altro.
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FaberNovel ha pubblicato una interessante analisi dei fattori che hanno portato Google al successo, anche rispetto ai principali competitor nei rispettivi segmenti. Anche se in questo periodo di crisi sembra che le quotazioni delle azioni siano in calo, Google ha saputo costruire una posizione dominante negli ultimi anni che difficilmente può essere messa in dubbio.
FaberNovel è una società di consulenza indipendente, e la sua analisi copre i principali punti di cui solitamente si discute su questo tema: dalla acquisizione di doubleclick alla supposta gratuità di molti servizi, dal rapporto con Microsoft e Facebook alla acquisizione dei satelliti, e molto altro. la pubblicazione disponibile in francese ed in inglese sia sotto forma di slide che di whitepaper in PDF.
Via | Techcrunch.com
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Google è conosciuta da tutti come una delle aziende migliori del mondo, sia come fatturato che come attenzione nei confronti dei propri dipendenti, tanto da essere risultata vincitrice di parecchi premi in tal senso. Proprio per questo motivo sta facendo molto scalpore la notizia, circolata in queste ore, del licenziamento in tronco per 300 dipendenti della DoubleClick (la società di raccolta pubblicitaria sul Web recentemente acquistata da Big G).
Si tratta dei primi licenziamenti in dieci anni di attività del colosso mondiale della comunicazione. Complessivamente, DoubleClick aveva fino ad oggi 1.200 dipendenti negli Stati Uniti e 1.500 nel mondo. Ora, secondo il numero uno di Google Erich Schmidt bisognerà iniziare a sfoltire personale non più indispensabile e verranno eliminati posti di lavoro anche nelle filiali al di fuori degli Usa.
Ma non è tutto, perché da Mountain View avrebbero anche deciso di separarsi dalla Psc (Performics Search Marketing), l’unità di DoubleClick che aiuta le aziende a piazzare pubblicità all’interno dei motori di ricerca: “Non vogliamo essere in questo business - spiegano da Tom Phillips, responsabile per l’integrazione di DoubleClick in Google - perché vogliamo mantenere una posizione equidistante tra ricerca e pubblicità”.
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Dopo l’ok dell’Unione Europea all’acquisizione di DoubleClick ed il perfezionamento dell’operazione, il passo successivo di Google non si è fatto attendere, incarnandosi nel neonato Ad Manager.
Il nuovo servizio, già testato nelle scorse settimane da alcuni siti, renderà ancora più facile e redditizia la gestione della pubblicità sulle pagine web, inglobando in sé le funzionalità di AdSense. Attraverso Ad Manager sarà infatti possibile ottenere un’unica interfaccia di gestione degli annunci pubblicitari, inclusi quelli appartenenti a società esterne a Google.
I vantaggi per il colosso informatico saranno sicuramente almeno due: se da un lato Ad Manager offrirà la possibilità di definire un qualsivoglia circuito di banner predefinito, quello di partenza sarà ovviamente AdSense, mossa che permetterà a Google di riuscire a penetrare ancor più nel mercato della pubblicità via web.
In secondo luogo, avere tutti i dati immagazzinati sui propri server garantirà alla Grande G un modo per effettuare statistiche più accurate, attraverso le quali offrire annunci personalizzati sempre più mirati alle esigenze degli utenti.
Via | Nytimes.com
Dopo essersi fatta attendere per qualche mese, anche l’Unione Europea ha dato il proprio via libera a Google per l’acquisizione di DoubleClick, la cui spesa dovrebbe complessivamente ammontare a 3,1 miliardi di dollari.
La Commissione Antitrust dell’UE ha comunicato nella giornata di ieri di aver concluso le proprie indagini all’interno del mercato, accertando che le due società non sono concorrenti in maniera diretta: si va dunque a confermare il parere dell’analogo organo degli Stati Uniti, espressosi favorevolmente durante lo scorso mese di dicembre.
Dalla nota diffusa dalla Commissione si evince che alla base della decisione ci sarebbe la possibilità per gli utenti di puntare su altri servizi analoghi, offerti da società concorrenti di un certo spessore (come Microsoft, AOL e Yahoo!), impedendo quindi che Google possa marginalizzare il ruolo delle avversarie di Doubleclick dopo l’acquisizione di quest’ultima.
Via | Arstechnica.com
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Dopo l’acquisto di Doubleclick, arriva un’altra “mazzata” per chi si occupa di pubblicità online. Infatti Google ha ammesso che ha iniziato una politica di penalizzazione per quei siti che vendono spazi per link testuali, come ad esempio quelli offerti da Text-Link-Ads.
Per ora si tratta di una riduzione di pagerank, ma non è detto che il motore di ricerca non inizi anche a rimuovere o declassare l’indicizzazione degli stessi siti, come successo appunto a Text-Link-Ads.
La notizia, arrivata dopo una settimana di lamentele da molti bloggers che si sono visti diminuire i pagerank, ed è stata confermata ieri su Search Engine Land.
La vendita di links è per ora, per piccoli siti che generano poco traffico, l’unica fonte possibile di guadagno a confronto di un AdSense che renderebbe solo miseri centesimi di dollaro al giorno.
Che il motto “non essere malvagio” non valga per il mercato online della pubblicità?
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Continuano ad arrivare notizie e aggiornamenti su quella che sembra essere, se confermata, la notizia dell’anno nel settore della tecnologia. Come anticipato questo pomeriggio da Downloadblog, secondo un articolo del New York Post Bill Gates sarebbe più che intenzionato ad acquistare Yahoo! La mossa arriva in un momento particolarmente positivo per l’acquisto. Il motore di ricerca non naviga infatti in buone acque: i profitti, negli ultimi quattro mesi, sono calati dell’11 per cento rispetto al precedente periodo di riferimento.
Il motivo principale del forte interesse, lo dicevamo prima, sarebbe la concorrenza agguerrita di Google, e in particolare l’acquisto, da parte di quest’ultimo, del colosso pubblicitario Doubleclick il mese scorso. Microsoft poteva accontentarsi dell’acquisto di un’altra società di pubblicità, la 24/7 RealMedia? Certo che no. Inoltre, a Bill Gates non vanno giù ancora almeno altri due bocconi: il rinnovo, sempre da parte di Google, degli accordi commerciali con Aol e la battaglia sempre più serrata sul fronte dei programmi per la gestione e l’automazione per l’ufficio, che porterà molto presto Google Docs&Spreadsheets (o quello che diventerà) il principale avversario di Microsoft Office.
Sono solo rumors? La notizia è fondata? Non è dato saperlo. Certo è che una fonte dell’ambiente finanziario ha spiegato che “alla Microsoft sono stufi di essere lasciati davanti all’altare e ora faranno una grande offerta”.
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Il New York Times ha svelato che Google sta procedendo con l’acquisizione di DoubleClick (il cui sito è attualmente offline), per una cifra doppia rispetto a quella di YouTube.
Si parla di ben 3.1 miliardi di dollari per acquistare una compagnia pubblicitaria che opera su internet dal 1996 e che può contare su clienti come agenzie del calibro di Universal McCann Interactive e AKQA, e inserzionisti come Microsoft, General Motors, Coca-Cola, Motorola, L’Oreal, Nike e molte altre.
Un acquisto strategico per l’avanzata di Google nel mondo della pubblicità che, dopo gli esperimenti nel mondo della radio e sulla stampa, in questo caso puntava agli agganci e alle conoscenze di DoubleClick, oltre alla sua nutrita lista clienti.
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