La recente vendita del dominio Pizza.com per la bellezza di 2,6 milioni di dollari ha portato l’attenzione di tutti sulle cifre che girano per l’acquisto di indirizzi di siti web. TechSuave si è occupato di raccogliere i domini venduti a maggior prezzo durante gli anni (tra i quali stranamente manca Pizza.com) stilando un’interessante top ten che scorriamo dal basso:
#10 VIP.com: venduto nel settembre 2005 per 1,4 milioni di $
#9 Creditcards.com: luglio 2004 per 2,75 milioni di $
#8 Wine.com: settembre 1999 per 2,9 milioni di $
#7 Shop.com: 3,5 milioni di $, non è riportato l’anno
#6 AsSeenOnTv.com: gennaio 2000 per 5,1 milioni di $
#5 Beer.com: 7 milioni di $, non è riportato l’anno
#4 Diamonds.com: 7,5 milioni di $, non è riportato l’anno
#3 Business.com: 7,5 milioni nel 1999
Dopo la pausa, sorpresa delle sorprese l’accoppiata più pagata tra i domini web.
Un americano di 43 anni, Chris Clark, ha proprio avuto l’occhio lungo nel lontano 1994, agli albori di Internet. In quell’anno registrò il sito Pizza.com, sperando di venderlo a qualche interessato tramite la sua ditta di consulenza. Quando la ditta è stata chiusa, nel 2000, Clark ha continuato a pagare le tasse annuali per il dominio, 20 dollari circa, inserendo annunci pubblicitari qua e là per provare a guadagnare qualcosa.
A gennaio Clark + venuto a conoscenza dell’affare Vodka.com, venduto per 3 milioni di dollari nel 2006, e ha deciso di tentare. Il risultato? Un’asta su Sedo iniziata il 27 marzo e durata una settimana circa, con un acquirente anonimo che ha offerto ben 2.6 milioni di dollari. “Pazzesco, è semplicemente pazzesco” ha dichiarato il fortunato venditore al Baltimore Sun Newspaper.
La sua vita cambierà senza dubbio, come lui stesso ha pubblicamente annunciato. Chris Clark ha detto inoltre che rimpiange di non aver comprato altri domini web nei primi anni novanta. Come dargli torto…
A meno di un mese dal lancio dei domini .Asia secondo la società EuroDNS sono stati registrati oltre 150 milioni di siti internet.
E a chi pensa che la maggior parte dei siti sono stati registrati in Cina, si sbaglia di grosso: stando alle prime informazioni disponibili, solo 10 milioni dei 150 sono società o singoli cinesi. Per tutta la prima fase della registrazione, tendono a sottolineare le diverse società che si stanno occupando del lancio, non ci sono stati problemi di alcun tipo né grosse contese per accaparrarsi i domini.
“Abbiamo ancora milioni di indirizzi appetibili - ha spiegato Edmon Chung, Ceo di DotAsia - e aspettiamo solo che questi vengano registrati”.

Facciamo un breve ripasso con l’aiuto di Wikipedia. I domini di primo livello (TLD, top-level domain) stanno ad indicare l’ultima parte del nome di dominio internet, la sigla alfanumerica dopo il punto più a destra in un indirizzo internet. Per esempio com, org, net. Tra questi alcuni, spesso formati da due lettere, indicano la nazionalità (country code top-level domain o ccTLD), come it, us, fr.
John Yunker ha pensato di costruire una mappa del mondo con tutti i codici nazionali (ccTLD). La mappa infatti è rappresentata da 245 ccTLD posizionati sullo stato di appartenenza, con colori differenti per una rapida consultazione grazie alla legenda posta sotto. La dimensione di ogni ccTLD è proporzionale al numero di abitanti, fatta eccezione per Cina e India adattati per esigenze grafiche.
Insomma si tratta di uno di quei lavori adorati dai geek e che comunque darebbe un tocco di originalità sui muri delle aziende del mondo IT. E’ possibile ordinare questa stampa (24×36 pollici) al prezzo di $30. La vedo benissimo sul muro vicino alla mia scrivania.
Via | Labnol.org
Foto | Bytelevel.com
Il rush-finale per l’acquisto dei domini .asia è ufficialmente iniziato. DotAsia, la società che ne gestisce le registrazioni, ha infatti annunciato che i primi domini verranno resi attivi già dall’inizio di marzo ed è pronta a sostenere le migliaia di richieste che, secondo le previsioni, inizieranno ad arrivare in questi giorni.
È più o meno dal 2000 che l’associazione DotAsia si batte per avere un suffisso che rappresenti in modo intuitivo e immediato, appunto, la regione asiatica. Inizialmente, dall’ottobre dell’anno scorso, c’è stato un periodo in cui privati e aziende potevano prenotare il proprio dominio, mentre ora il processo è disponibile per tutti.
A differenza di altri suffissi, però, in questo caso ci sono delle regole ben precise: le aziende che vorranno acquistare un dominio .asia dovranno per forza essere essere registrate nella regione dell’Asia e del Pacifico, e in caso di omonimia il dominio sarà venduto a chi offre di più. Secondo Leona Chen, portavoce della DotAsia, si tratta di una vera e propria rivoluzione che porterà il dominio .asia, entro breve, a diventare famoso proprio come il .com in occidente.
Man mano che internet diventava più popolare, ci si rese conto che i 4,294,967,296 indirizzi resi disponibili dal protocollo IPv4 si sarebbero esauriti presto, e si progettò un protocollo che determinasse gli indirizzi univoci a 128 bit, contro i 32 bit di IPv4, e migliorato per soddisfare le nuove esigenze del web, in modo da rinviare per decenni un possibile esaurimento. Si decise di il nome IPv6 a questo nuovo protocollo per marcare un netta divisione dal precedente IPv4.
Ma la necessità di implementare rapidamente il nuovo protocollo si allontanò per due motivi: le reti private, grazie all’implementazione della tecnologia NAT venivano riconosciute come un singolo indirizzo; e il cambio di architettura di IPv4 che permetteva di non dovere più classificare rigidamente l’indirizzamento e il subnetting, crearono una rete scalare e di lontano esaurimento.
Da lunedì 4 Febbraio si è iniziata la lenta riconversione che porterà la rete nel 2011 ad usare esclusivamente IPv6. Nel frattempo, i due protocolli viaggeranno assieme sulla ragnatela virtuale. IPv6 non è solo una rete virtualmente più vasta, ma migliora l’implementazione dei servizi in tempo reale e la sicurezza delle comunicazioni.
Via | TuxJournal.net
Secondo alcune indiscrezioni raccolte da Jay Westerdal di Domains Tools Blog potrebbe bloccare i guadagni facili sui domini registrati da meno di cinque giorni.
Esiste una pratica chiamata Domain Tasting che consiste nell’utilizzare il periodo di cinque giorni noto come”add grace period”, entro cui chi registra un dominio può recedere da questa operazione: durante questo periodo, chi registra questi domini, può monetizzare gli introiti degli annunci pubblicitari inseriti.
I domini sono scelti in modo da monetizzare gli errori di digitazione degli utenti o ricerche che uniscono anche i suffissi come .com alla chiave da ricercare, e spesso si sfruttano i periodi di popolarità di alcune chiavi di ricerca che durano due o tre giorni.
Talvolta gli introiti pubblicitari non coprirebbero neanche la spesa della registrazione ma moltiplicate questi introiti per migliaia di domini ed è possibile arrivare anche a guadagni da tre milioni di dollari al mese: per darvi un numero, il CEO di GoDaddy (la più grande società per la registrazione dei domini) riportò che febbraio 2007 su 55,1 milioni di domini registrati, ben 51,5 furono cancellati e rimborsati entro i cinque giorni e solo 3,6 milioni furono mantenuti.
Google sarebbe quindi in procinto di tare un taglio a questa pratica, escludendo questi risultati dalla sue ricerche.
Un’altra mossa in linea con il motto “don’t be evil” o solo un altro modo di tutelarsi da possibili cause legali intentate dai reali proprietari dei domini?
Diecimila domini .EU sospesi a causa di Cybersquatting.
E’ stato pubblicato sul sito Out-Law un interessante caso di Cybersquatting sull’estensione .EU riservata all’Unione Europea. Questa è la definizione di Cybersquatting tratta da Wikipedia: …accaparramento di nomi di dominio corrispondenti a marchi altrui o a nomi di personaggi famosi al fine di realizzare un lucro sul trasferimento del dominio a chi ne abbia interesse..
EURid, l’organizzazione che gestisce i domini .EU, ha bloccato la registrazione di 10.000 domini intestati ad un unica persona, Zheng Qingyin, che non si è fatta per nulla spaventare dall’accusa, ma ha alzato subito un’obiezione sul blocco presso il tribunale di Bruxelles.
Effettivamente il Cybersquatting non risulta essere illegale, in quanto la società di registrazione non può in alcun modo denunciare questa persona.
Continua a leggere: L'ombra del Cybersquatting sui domini .EU
Per chi ha più di un dominio registrato, mantenere tutti i dati in un solo posto e poter controllare scadenze e altri dati del dominio è una esigenza fondamentale.
Niente che non si possa fare con un foglio, uno spreadsheet o un piccolo database, ma se volete uno strumento appositamente creato provate DomainLogBook.
Questo piccolo servizio vi offre la possibilità di inserire i vostri domini e tenere sotto controllo dati come scadenza, pagerank di Google, di Alexa, e possibilità di effettuare un Whois con un click. Ad ogni dominio possono essere assegnate diverse tag, utile ad esempio per tenere traccia di cosa c’è installato su quel dominio.
Un utilizzo non ortodosso di DomainLogBook può anche essere quello di tenere traccia di domini in scadenza che vi interessano, in quanto i domini inseriti non devono essere necessariamente di vostra proprietà.
E’ possibile attivare anche un feed RSS che vi manterrà informati delle variazioni.

La pratica di registrare domini per poi rivenderli è ultimamente ritornata fruttuosa e trovare un nome interessante per un servizio web diventa molto complesso, a tal punto che molti di questi hanno nomi orribili.
Se volete che il dominio per la vostra futura creazione contenga alcune parole, Bust a name vi permetterà di ricercare quali domini sono ancora disponibili tra quelli che soddisferanno i vostri criteri di ricerca.
E se proprio non riuscirete nell’impresa, potrete sempre riprovare ad eseguire la vostra ricerca aggiungendo suffissi finali very 2.0 come la “r” di Flickr, “ster” come Friendster o prefissi come la “i” di iPod, se proprio non avete ritegno.
Bust a name vi permetterà poi anche di registrare direttamente i domini risultanti, ma questa sarà una vostra scelta: intanto provate solo a vedere cosa è rimasto a disposizione sul web.. molto poco.
E’ una domanda che bene o male si sono posti tutti quelli che per un motivo o per l’altro devono spostare un proprio sito e cercano un partner affidabile.
Il sito whoishostingthis risponde proprio a questa domanda, e facendo qualche controllo su IP, DNS e WHOIS restituisce l’hosting provider che ospita un particolare dominio.
Volete quindi sapere su che hosting si appoggia Twitter? O Download|Blog? O anche Google? Basta un click.
Google ha annunciato oggi che Google Apps ha subito qualche aggiornamento. Nello specifico adesso sono state inserite, dopo numerose richieste, calendari e contatti condivisi tra gli utenti di un dominio e tutte le migliorie che in questi giorni si sono viste per gmail e google talk.
Il colosso di Mountain View non si è però dimenticato di chi usa Google Apps all’interno di un’azienda (e quindi con un account pro), rilasciando un comodo tool per migrare le vecchie email all’interno dei nuovo hosting tramite IMAP.
A seguire un filmato che illustra tutte le novità.