Giovedì, a Tokyo, l’Unione Europea e 22 dei 27 Stati che la compongono – tra i quali era presente anche l’Italia – hanno firmato l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement, un trattato plurilaterale contro la pirateria informatica. Ratificato da Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Marocco, Singapore e Corea del Sud.
La firma del trattato, però, non è ancora vincolante: perché l’ACTA sia ratificato occorre il voto del Parlamento Europeo di Strasburgo. Un’approvazione quasi scontata, considerando che soltanto 5 Paesi dell’Unione si sono rifiutati di firmarlo. Un trattato pericoloso perché estende il concetto di proprietà intellettuale a internet.
In sostanza, l’ACTA prevede la creazione d’un organismo sovranazionale sulla falsariga della World Trade Organization (WTO) che bypassi le leggi statali per ampliare la validità del diritto d’autore a qualunque membro. Negoziato in segreto mette a rischio la libertà d’espressione: non può essere contestato dalle autorità nazionali.
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Amelia Andersdotter è una ragazza svedese di ventiquattro anni e diventando il secondo membro del Partito Pirata è il parlamentare europeo più giovane. È stata eletta nel 2009, quando il Piratpartiet (questo il nome del partito in Svezia) ha avuto il 7% dei voti. L’insediamento è avvenuto con l’approvazione del Trattato di Lisbona.
La percentuale ottenuta nel 2009 dal Partito Pirata svedese dava diritto all’assegnazione di due seggi: il primo è stato assegnato subito, mentre il secondo era subordinato all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona — siglato nello stesso anno. Ulteriori “cavilli” burocratici hanno procrastinato l’insediamento della Andersdotter.
Insieme ad altri diciassette deputati, la Andersdotter entrerà di diritto a Strasburgo soltanto il mese prossimo. All’epoca dell’elezione, la giovane non aveva ancora compiuto i ventidue anni: nonostante il ritardo accumulato, a ventiquattro anni la Andersdotter rimarrà comunque il membro più giovane a sedere al Parlamento Europeo.
Via | TorrentFreak
L’On. Elena Centemero è la prima firmataria dell’omonimo disegno di legge, presentato alla Camera dei Deputati nel corso della sessione estiva e in fase di discussione: una norma che obbliga i provider a interrompere la connessione di chiunque sia accusato, non condannato, per violazione del diritto d’autore sulle reti peer-to-peer.
Se la legge fosse approvata, l’Italia riuscirebbe addirittura a fare peggio della Francia con la cosiddetta legge delle «tre disconnessioni». È evidente che i promotori del DDL ignorino la moratoria delle Nazioni Unite sull’uso di tali provvedimenti, definiti «lesivi dei diritti umani». Basta una segnalazione, da privati cittadini.
L’iter giudiziario previsto dalla legge rischia di diventare infinito: la norma considera direttamente responsabili i provider e sostituisce di fatto i cittadini alla polizia postale. Se non bastasse non è considerato discriminatorio il lucro sul materiale scaricato: è sufficiente un sospetto non verificato sui download effettuati.
Via | Fulvio Sarzana

Il Partito Pirata tedesco è stato protagonista di un exploit a Berlino, dove si sono appena tenute le elezioni federali vinte dai socialdemocratici. Presentatosi per la prima volta, il partito dei difensori del file sharing ha ottenuto l’8,9% dei voti conquistando 15 seggi: un successo clamoroso e inaspettato, per i pirati tedeschi.
È la prima volta, dalla fondazione avvenuta nel 2006, che il Partito Pirata s’aggiudica un posto in un parlamento nazionale: nel 2009 i pirati svedesi, ideatori del partito, avevano ottenuto un successo simile entrando al parlamento europeo. Il quorum del 5% è stato ampiamente superato così un pirata sederà al Bundesrat di Berlino.
Per Holger Liljeberg, un politologo tedesco, il Partito Pirata è «in linea col sentimento dei Berlinesi» grazie a una campagna elettorale “rilassata” e incentrata su liberalismo, libertà e auto-determinazione. Alla soglia del 5%, la statistica ha convinto gli elettori indecisi dell’utilità d’esprimere un voto per il Partito Pirata.
Via | The Guardian
Trident Media Guard (TMG) è la società designata dal governo francese per fornire la tecnologia ad Hadopi, l’autorità che controlla le reti peer-to-peer per identificare chi effettua download illegali. Un attacco informatico ha violato il server di TMG esponendo i file ospitati in lettura e scrittura. Un altro duro colpo per Hadopi.
L’autorità francese, nota per la legge delle tre disconnessioni, era stata colpita soltanto il mese scorso con un attacco che aveva trasformato il sito di Hadopi in The Pirate Bay. Olivier Laurelli, un ricercatore nell’ambito della sicurezza informatica, ha scoperto una grave “falla” nella tecnologia di controllo realizzata da TMG.
Al momento non è stato compromesso il sistema di TMG: l’attacco ha permesso, tuttavia, di scaricare l’intero contenuto del web server della società. Così si è scoperto come avviene il tracciamento degli utenti: uno script genera dei falsi nodi sulle reti ED2K e BitTorrent. Laurelli pensa che presto l’intero meccanismo sarà violato.
Via | TorrentFreak

Buona parte del Parlamento Europeo si sta dimostrando - coraggiosamente - insofferente rispetto all’atmosfera di segretezza e di mancanza di trasparenza intorno a tutto quello che riguarda il cosiddetto Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA: “Accordo Anti-Contraffazione”), da parte della Commissione Europea.
L’ACTA è un accordo plurilaterale su cui la Commissione è al lavoro per stabilire degli standard riguardo i diritti sulla proprietà intellettuale. Oltre all’Unione Europea, vi sono al lavoro anche i governi di paesi come l’Australia, il Giappone, gli Stati Uniti, la Svizzera, gli Emirati Arabi Uniti. Tutti i maggiori partiti rappresentati al Parlamento Europeo hanno fatto quadrato intorno a questa sensazione di disagio, facendo approvare nella seduta di ieri una risoluzione che renda obbligatorio per la Commissione pubblicare tutti i documenti fin’ora prodotti dalle contrattazioni con gli altri paesi.
Il Parlamento deve essere informato sui processi di negoziazione: è questa la parola d’ordine. Anche l’unico membro del Parlamento aderente al Partito “dei Pirati” Christian Engström ha firmato la risoluzione.
L’altro elemento su cui sembrano essere tutti d’accordo è l’assoluta contrarietà alla cosiddetta legge dei “Three strikes” (“le tre disconnessioni“): una normativa paventata o già applicata in alcuni paesi dell’Unione Europea, che infliggere la riduzione della banda dedicata a Internet o l’interruzione totale di essa per chi si fosse macchiato di crimini contro il diritto d’autore (dopo tre avvertimenti). Il Parlamento ha sempre fermamente condannato l’ipotesi che si possano diffondere ulteriormente leggi come questa.

Ogni volta che Google muove un passo è naturale che nascano delle polemiche. Google è un gigante di Internet e come qualsiasi gigante, è difficile da nascondere. Una delle recenti polemiche che ha investito Google riguarda il suo servizio Google Books, che sta raccogliendo da anni i libri di tutti il mondo in una specie di biblioteca online.
In molti si chiedono quale sia lo scopo di Google. Si sa che lo scopo di Google è quello di indicizzare tutte le informazioni del mondo, ed è ovvio che queste informazioni comprendano i libri. Ai tempi degli antichi egizi tutto il sapere del mondo si trovava nella biblioteca di Alessandria: può valere oggi lo stesso ragionamento?
Google dichiara che tutto questo è per “il bene dell’umanità”: tutto il sapere sarà un giorno a disposizione degli utenti e questo espanderà le frontiere della conoscenza umana. Dan Clancy, architetto capo di Google Books, afferma che Google Books è paragonabile all’invezione della stampa di Gutenberg.
Google Books è una risorsa davvero enorme per i cultori del sapere, utile soprattutto quando interi libri ormai liberi dal diritto d’autore vengono resi disponibili gratuitamente.
Google ha annunciato che a partire da oggi, Google Books offrirà download gratuiti di oltre un milione di libri nel formato EPUB, oltre che nel già conosciuto PDF.
Sempre più persone, secondo Google, usano i dispositivi portatili come lettori di Ebooks, telefonini, netbook e altri oggetti tecnologici dalle piccole dimensioni, che spesso hanno difficoltà a visualizzare gli oggetti in PDF. EPUB, invece, è un formato che permette di adattare il testo allo schermo utilizzato.
E, poichè EPUB è un formato aperto e sostenuto da numerosi dispositivi, Google augura che i suoi download possano sviluppare un valore positivo e contribuire alla diffusione della cultura.
Via | Booksearch.blogspot.com
I nostri amici di Cineblog hanno già avuto la spiacevole notizia: il teaser trailer dell’atteso film di Tim Burton, Alice nel Paese delle Meraviglie, è scomparso da YouTube.
Il video, comparso su Youtube proprio ieri, aveva immediatamente raccolto un numero enorme di visite, cosa che deve aver fatto drizzare le orecchie alla Disney che ha richiesto immediatamente la cancellazione dei video dal celebre sito di video-sharing di Google.
Perchè, ci chiediamo noi? Perchè impedire alle persone di interessarsi ad un film che potrebbe diventare un successo del 2010? Perchè non sfruttare l’enorme popolarità di servizi come Youtube, Facebook e Twitter per pubblicizzare un film invece di nascondersi dietro alla “protezione del diritto d’autore”?