La European Network and Information Security Agency (ENISA), un organismo dell’Unione Europea, ha diramato un rapporto sul tracciamento dei dati personali da parte delle reti sociali. La raccomandazione dell’ENISA riguarda la creazione di leggi comunitarie e nazionali per tutelare i cittadini dalla continua invasione della privacy.
L’agenzia ha pubblicato cento pagine sui vari aspetti legati direttamente o indirettamente alla raccolta dei dati personali. Il rapporto è piuttosto completo e include una serie di avvertenze sui rischi collaterali: pedo–pornografia, bullismo e furto d’identità. Il documento, in lingua inglese, ha riunito una commissione di esperti.
Istituti universitari, para–universitari e aziende hanno collaborato alla stesura del documento, al quale sono state allegate due appendici contenenti delle statistiche sugli argomenti analizzati. Alcuni degli uffici europei di Google e Microsoft sono stati coinvolti: risalta l’assenza dei responsabili di Facebook, tra gli esperti.
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L’idea che è venuta a Kaliya Hamlin e al gruppo che ha presto coinvolto e motivato sembrerà anche sinistra, ma è meglio pensarci presto che tardi. Si tratta del Digital Death Day: una “unconference” basata sul tema della morte rispetto ai social network.
Le domande che il gruppo si è posto, cui ha già tentato di dare delle risposte preliminari il 20 maggio, sono tutte piuttosto interessanti, superata una certa perplessità iniziale: “Come possono preparsi gli utenti dei social network e le relative famiglie, alla propria morte, in riferimento alle loro identità digitali?”; “Cosa faranno amici e parenti di un estinto della proprietà digitale dello stesso? Come comportarsi riguardo aspetti della sua vita sociale online nascosti o segreti?”; “Come devono comportarti i fornitori dei servizi online su cui quella vita digitale aveva luogo?”; “Come devono comportarsi i registri pubblici e le istituzioni civili a riguardo?”.
Tutto da brividi, siamo d’accordo. Il moto della manifestazione non è stato dei più felici: “Dove vanno i tuoi dati, quando muori?”. Ma a queste domande è davvero sempre più necessaro trovare una risposta.
Nei mesi passati il più grande provider norvegese, Telenor, era stato trascinato in tribunale per essersi rifiutato di bloccare l’accesso a ThePirateBay. Dopo un po’ di tempo, il provider è tornato su quella decisione spiegandone i motivi.
Tutto è iniziato con l’ultimatum della IFPI che aveva chiesto a Telenor di bloccare l’accesso a ThePirateBay entro 14 giorni. La spiegazione di Telenor è la seguente:
“Se Telenor è ritenuta complice di qualsiasi attività illegale online, il provider avrebbe dovuto bloccare numerosi altri siti in merito a qualsiasi sospetto di attività illegale. Telenor avrebbe dovuto, quindi, agire come una sorta di polizia privata o autorità di censura, il che sarebbe molto preoccupante per la libertà di parola. ”
Dopo il successo elettorale alle recenti elezioni europee, il Partito del Pirata, movimento politico nato in Svezia, si è diffuso presto in tutta Europa. Recentemente nuove formazioni del Partito del Pirata sono nate anche in Francia e in Repubblica Ceca.
In Repubblica Ceca il partito ha già raccolto 2.500 firme elettroniche, e spera di poter ottenere qualche risultato nelle elezioni di ottobre. Il leader del CPS (ovvero del Českou pirátskou stranu) ha dichiarato che non vuole ottenere seggi in Parlamento: basterebbe che i politici si interessassero ai problemi della pirateria e dei diritti digitali. Come tante altre formazioni politiche simili, il Partito del Pirata ceco non ha un vero e proprio programma politico, ma punta sui temi della proprietà intellettuale e spera di collaborare con altri partiti.
Il movimento francese, nato da poco, gestisce un gruppo su Facebook e un blog su Wordpress, anche se la speranza è quella di ingrandirsi sulla scia dell’omonimo svedese. Proprio la Francia potrebbe essere un terreno fertile proprio a causa della legge sulle tre disconnessioni che il governo ha tentato più volte di far passare. Ad oggi il gruppo su Facebook ha 1.600 membri.
Ovviamente i due partiti sono ancora troppo piccoli per destare interesse politico. Ma è un segnale di come il sasso lanciato in Svezia stia dando risultati in tutta Europa. Solo poche settimane fa il Partito del Pirata in Germania otteneva un posto in Parlamento grazie al passaggio di Jorg Tauss nel nuovo movimento. Chissà se anche in Italia accadrà qualcosa di simile. Chissà se anche l’equivalente italiano, il cui sito è raggiungibile a questo link, riuscirà in futuro ad ottenere risultati politici (Grazie alle segnalazioni dei nostri lettori). Voi cosa pensate ?
Via | Arstechnica.com
Dopo il discutibile verdetto di colpevolezza per The Pirate Bay, il Partito Pirata svedese ha organizzato manifestazioni a sostegno della baia in tutto il paese e soprattutto a Stoccolma.
Il leader Rick Falkvinge ha proposto una interessante riflessione: “i nostri politici sono degli analfabeti digitali (…) The Pirate Bay è un servizio legale per lo scambio di informazioni tra persone, dopo questa sentenza, non ci si può sentire al sicuro nemmeno linkando dal proprio sito un videoclip presente su YouTube“.
Oggi sarà Goteborg ad ospitare una nuova manifestazione, presumibilmente con lo stesso successo di quelle di ieri, dato che come ha detto Falkvinge “i politici hanno dichiarato guerra alla nostra intera generazione”, che sicuramente non rimarrà ferma a guardare.
Via | TorrentFreak.com
A pochi giorni dall’attesa sentenza sul processo contro ThePirateBay, in Spagna c’è stata la prima condanna per copyright infringement a carico dell’amministratore di un sito, Sharemula, che forniva collegamenti per eDonkey a materiale protetto.
Pubblicare link ad opere coperte da diritto d’autore senza ricavarne profitto non è considerato reato in Spagna, ma ciò che ha fatto pendere l’ago dalla parte dell’accusa sono state le pubblicità inserite nel sito, comuni advertising da cui però l’admin traeva denaro, fosse anche soltanto per il puro sostentamento del sito.
Adrián Gómez Llorente, questo il nome dell’admin, è stato condannato a pagare un’ammenda di 4900 euro e a trascorrere 6 mesi in carcere: la detenzione non sarà applicata in quanto Llorente è incensurato. Nessuna delle due parti ricorrerà in appello.
Via | TorrentFreak.com