L’On. Elena Centemero è la prima firmataria dell’omonimo disegno di legge, presentato alla Camera dei Deputati nel corso della sessione estiva e in fase di discussione: una norma che obbliga i provider a interrompere la connessione di chiunque sia accusato, non condannato, per violazione del diritto d’autore sulle reti peer-to-peer.
Se la legge fosse approvata, l’Italia riuscirebbe addirittura a fare peggio della Francia con la cosiddetta legge delle «tre disconnessioni». È evidente che i promotori del DDL ignorino la moratoria delle Nazioni Unite sull’uso di tali provvedimenti, definiti «lesivi dei diritti umani». Basta una segnalazione, da privati cittadini.
L’iter giudiziario previsto dalla legge rischia di diventare infinito: la norma considera direttamente responsabili i provider e sostituisce di fatto i cittadini alla polizia postale. Se non bastasse non è considerato discriminatorio il lucro sul materiale scaricato: è sufficiente un sospetto non verificato sui download effettuati.
Via | Fulvio Sarzana
Secondo uno studio dell’Università del Minnesota, i social network (come Facebook o MySpace) non sarebbero una semplice perdita di tempo ma sono fonte di accrescimento culturale: aumento delle abilità comunicative, creative e dell’utilizzo delle tecnologie, sono i principali miglioramenti riscontrati.
Christine Greenhow, ricercatrice sulle tecnologie di apprendimento, sostiene che gli studenti stiano sviluppando un’attitudine positiva nei confronti dell’utilizzo di questi sistemi tecnologici e sulla creazione e personalizzazione dei propri contenuti online. Oltre a questo dice anche che i ragazzi condividono i loro lavori creativi, come poesie e film, e fanno un utilizzo più responsabile delle informazioni e tecnologie cui hanno accesso.
I social network permettono inoltre di superare quel Digital Divide che era stato testimoniato da uno studio del 2005 di Pew Internet & American Life Project, poiché non richiedono costi elevati e prescindono dal background economico dell’utente.
Via | silicon.com
Ieri si è tenuta a Roma l’annuale relazione dell’Agcom, l’Autorità garante delle telecomunicazioni. Oltre a parlare di telefonia e digitale terrestre, il presidente Calabrò si è soffermato anche sull’accesso alla rete e sul problema del digital divide.
Nella relazione, in particolare, si evidenzia un “rafforzamento della componente dati e una decisa crescita della banda larga sia come abbonati che per capacità trasmissiva, con una crescente attenzione ai contenuti video”.
Ma non è tutto oro quello che luccica.
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La situazione della diffusione della banda larga in Italia non è delle migliori, anche se ultime statistiche europee diffuse parlano di netti miglioramenti. Ma se di queste statistiche parleremo dopo il “salto”, prima vorrei segnalare un’iniziativa molto carina chiamata “Io voglio l’Adsl”.
Si tratta di un progetto molto interessante nato dall’idea di un ragazzo che vive in una piccola frazione della provincia di Potenza. Il sito sfrutta le mappe di Google e, tramite alcuni “segnalini”, chiunque può segnare i posti dove ancora l’Adsl non è arrivata. Una volta arrivata la linea, poi, basterà cambiare il segnalino da rosso a verde.
Ogni segnalazione è corredata anche di una breve spiegazione (come ad esempio “l’Adsl arriva fino a 500 metri dal mio indirizzo” o “qui c’è ancora un vecchio Mux che non permette neanche la Isdn”). Complimenti per l’idea!
Ma parliamo ora dei dati provenienti da Bruxelles.
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L’associazione Anti Digital Divide ha annunciato la nascita del loro blog “Divario Digitale“.
Lo scopo del blog è quello di offrire comunicazione più immediata e più libera sul grave problema del divario nella distribuzione della banda larga in Italia.
Il portale di Anti Digital Divide resterà il punto di riferimento per chiunque sia alla ricerca di informazioni, mentre il blog fornirà informazioni in modo più snello, permettendo anche un’interazione con gli utenti tramite i commenti.