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Tutti gli articoli con tag decreto romani

Livestream si schiera apertamente contro la pirateria

pubblicato da Federico Moretti

Livestream vs. Piracy E sembra che per farlo gli amministratori si siano ispirati al decreto Romani: in sostanza gli utenti di Livestream – almeno quanti gestiscono un proprio canale – saranno soggetti alla sorveglianza di un “Grande Fratello” (quello di George Orwell in 1984, per intenderci) che in ogni momento potrebbe chiudere le trasmissioni. Forse è persino peggio di quanto il Governo italiano abbia voluto per YouTube.

Nella lettera aperta di Livestream – che si è appellato ai suoi diretti concorrenti, UStream e Justin.tv – il concetto non è chiaro: si menziona piuttosto in modo edulcorato un generico richiamo all’originalità e alla liceità dei contenuti ospitati dalla piattaforma, elencando una serie di regole atte alla realizzazione di quanto previsto. Ma è da un articolo approfondito su NewTeeVee che apprendiamo quanto ha dell’incredibile.

Si noti che Livestream è un servizio dedicato principalmente alla diretta di eventi (come è avvenuto con il CES 2010) e programmi: i canali personali gratuiti hanno un numero limitato di utenze supportate contemporaneamente. Insomma, non ci potete vedere film in streaming. Ciò nonostante, se per caso voleste ospitare una registrazione amatoriale live da un evento che avesse ceduto l’esclusiva per la trasmissione online a terzi… quest’ultimo potrebbe farvi chiudere l’account e non sarebbe neppure tenuto a darvene giustificazione. Siamo sicuri che ciò significhi davvero combattere la pirateria? Io non ne sarei così convinto.

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YouTube: in Italia come un'emittente TV

pubblicato da Federico Moretti

YouTube Continuano le discussioni attorno al decreto Romani: la situazione iniziale circa la proposta di legge sull’erogazione di servizi web che propongono materiale audiovisivo è cambiata – anche grazie alle voci contrarie del Garante, Corrado Calabrò, e del deputato e membro della Commissione Cultura alla Camera del PdL, Bruno Murgia – e non è detto che ciò sia un bene.

L’orientamento attuale (sempre che non ci siano ulteriori stravolgimenti nelle prossime ore) propone l’equiparazione di YouTube e piattaforme equivalenti alle tradizionali emittenti televisive: in pratica un provvedimento simile a quello già concepito nei confronti dei blog, che dovrebbero adeguarsi alle testate cartacee — con gli oneri, gli impedimenti e i doveri del caso.

La legge incontrerebbe però il parere contrario dell’Unione Europea, che in una direttiva sul commercio elettronico ha definito letteralmente «mere conduits» (parafrasato significherebbe che essi sono soltanto dei “contenitori”) i provider di servizi alla YouTube. Occorre sottolineare che rispetto alla Germania e alla Gran Bretagna – tanto per citare due Paesi europei – i contenuti per l’Italia sono già soggetti a restrizioni.

Via | ReadWriteWeb

Decreto Romani: aumentano le voci contrarie

pubblicato da Vittorio

Paolo RomaniPoche settimane fa vi abbiamo segnalato alcune importanti voci contro il Decreto Romani, quello - per intenderci - che riguarda anche i filtri per i contenuti internet. Negli ultimi giorni ci sono state altre significative prese di posizione contrarie al decreto, come quella di Corrado Calabrò: il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ritiene infatti che “un filtro generalizzato su internet da una parte è restrittivo, come nessun paese occidentale ha mai accettato di fare, dall’altra è inefficace perché è un filtro burocratico a priori.”

E sulla questione appare scettico anche Bruno Murgia, deputato del Pdl e componente della commissione Cultura alla Camera, che in una nota diffusa oggi ha comunicato tutte le sue perplessità a riguardo:

“Concordo in pieno con le osservazioni del Garante Calabrò. Il filtro su internet è restrittivo e rischia di risultare del tutto inefficace. Sono d’accordissimo sul perseguire, anche penalmente, tutti quei soggetti che attraverso i siti delinquono a vario titolo - le leggi esistono già - ma non si può tollerare una mano pesante in un settore che è considerato decisivo per lo sviluppo della democrazia e l’affermarsi dei diritti civili, come il caso Iran insegna.”

Insomma, questo decreto proprio non piace e la cosa che più colpisce è che, una volta tanto, la levata di scudi contro i filtri sul web sembra essere più bipartisan del solito. Lo prendiamo come un buon segno?

Via | Agi

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Google: dopo la Cina il turno dell'Italia a causa del Decreto Romani?

pubblicato da HellSpawn

Google: dopo la Cina il turno dell'Italia?

Il Decreto Romani “preoccupa” Google, ad affermarlo è Marco Pancini dell’European Policy Counsel dell’azienda informatica americana, secondo il quale YouTube mette solo a disposizione una piattaforma al pubblico senza che ci sia bisogno di qualcuno che ne regoli i contenuti. Della stessa linea anche Dario Denni dell’AIIP, secondo il quale per fare un paragone si starebbe tentando di dare ai proprietari delle autostrade la responsabilità per ciò che fanno i conducenti delle auto, cosa evidentemente priva di senso.

Ma di cosa si tratta? Sostanzialmente il Garante delle Comunicazioni diventerà una sorta di sceriffo della rete, in grado di chiedere agli ISP di rimuovere l’accesso a contenuti video provenienti dalle televisioni su piattaforme come YouTube, rendendo così impossibile l’accesso a spezzoni divertenti di trasmissioni, replay di gol e tutto quanto quotidianamente viene inserito sulla rete sotto forma di filmato, nel caso in cui questo violi le leggi sul copyright. Tra l’altro i provider rischieranno anche una multa di 150.000€ qualora si rifiutino di rimuovere i contenuti incriminati.

Considerata la causa di Mediaset a Google da 500 milioni di €, in molti (come BusinessWeek) hanno collegato il nuovo decreto al possesso del Presidente del Consiglio di parte delle principali televisioni italiane, mentre la difesa del Governo sostiene invece che il Decreto stia solo seguendo le direttive dell’UE.

Visto il recente atto di forza di Google in Cina, in Italia ci stiamo preparando a fare la stessa fine?