La legge che in molti stati degli USA e in Giappone già da diversi anni obbliga aziende, agenzie e organizzazioni a comunicare ai propri clienti la perdita di dati sensibili potrebbe diventare realtà anche in Europa, almeno stando a sentire le dichiarazioni mosse in questo senso da Viviane Reding, commissario UE per la società dell’informazione e dei media.
Secondo la politica lussemburghese, la legge potrebbe entrare in vigore entro il 2012 richiedendo non pochi sforzi e tempo per allinearsi con quanto già presente in altre nazioni, mentre dal canto loro i cittadini sarebbero di sicuro contenti di essere protetti da una legge di questo tipo, visto che allo stato attuale troppo spesso perdite di dati importanti vengono direttamente taciute dai diretti interessati, che solo in rari casi fanno spontaneamente mea culpa.
Via | NYTimes.com
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Ormai da qualche tempo esistono software anche gratuiti che permettono in poche mosse di recuperare files cancellati da hard disk, memorie flash o usb: sono utilissimi per ovviare ad errori personali ma dall’altro lato permettono a chi entra in possesso di hard disk di seconda mano (acquistati magari su ebay o su qualche mercatino online) di poter vedere i files del venditore del supporto (foto, documenti o peggio ancora password e certificati).
Per si trovasse nella situazione di voler vendere un hard disk su cui conservava dati sensibili (cioè tutti), un consiglio è quello di usare Disk Redactor, un software che la Cezeo rilascia gratuitamente per eliminare ogni traccia dei propri documenti: non cancella alcun file ma elimina “i resti” di files già rimossi. Questo è necessario perchè quando un utente di Microsoft Windows cancella un file, i dati che lo compongono non vengono cancellati ma semplicemente viene marcato come “disponibile” lo spazio che prima occupavano.
Disk Redactor gira sotto Microsoft Windows (dal 95 a Vista) e supporta i filesystem FAT32 e NTFS. E’ rilasciato come freeware ma chi lo trovasse particolarmente utile può acquistare una licenza per aiutare lo sviluppo del programma, al costo di 10 dollari.
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Quando ci colleghiamo sul web da un internet point, da lavoro o da un qualunque network sconosciuto, proviamo sempre un leggero brivido nel momento in cui inseriamo dati sensibili come la password della nostra casella e-mail. Note2Email è un’applicazione web progettata per liberarci da questo problema e permetterci l’invio rapido di email anonime.
Discorso sulla sicurezza a parte, spesso non abbiamo fisicamente il tempo necessario per accedere alla nostra solita webmail tramite user e password o per aprire il client di posta predefinito; Note2Email è un servizio gratuito e funziona senza bisogno di effettuare la registrazione al sito. Gli unici dati richiesti sono l’indirizzo email del destinatario, l’oggetto e il testo da inviare. Semplice e veloce.
Per gli utenti più smaliziati (o timorosi ;-)) è presente un’opzione per criptare il testo spedito con una chiave a scelta. Una volta inviato il messaggio, nella casella del destinatario ci sarà una email contenente un link esterno che rimanda a un modulo: basterà inserire la chiave scelta e il messaggio apparirà in chiaro. Ultima raccomandazione: se non ci dovessero essere email nella “Posta In Arrivo” controllate la cartella della “Posta indesiderata” o spam…
Via | Webwards
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Microsoft ha lanciato giovedì un nuovo sito, “HealthVault”, che permette di archiviare online i propri dati (e problemi) sanitari. Il servzio è gratuito e, a quanto assicurano da Redmond, il database è sicurissimo e criptato e dà la possibilità all’utente di scegliere chi può visualizzare i propri dati (solo lui, il partner e i figli, il medico, e così via).
Il sito, lanciato al momento solo negli Stati Uniti, incorpora anche “HealthVault Search”, un motore di ricerca tutto sanitario in cui si possono trovare informazioni su strutture, medicinali, specialisti e così via. Inoltre, si potranno inviare i propri dati (in forma anonima) per stilare classifiche sui problemi più diffusi (obesità, emicrania, etc).
Mi chiedo: il database sarà sicuramente molto sicuro (anche se abbiamo visto che anche i più sicuri possono venire “bucati”), ma chi metterebbe online i propri dati sensibili?
Via | Reuters
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