Secondo una indagine condotta e pubblicata dal Wall Street Journal, le applicazioni più popolari e diffuse di Facebook trasmetterebbero informazioni a moltissime compagnie esterne che si occupano di pubblicità e statistiche in rete. La cosa più sconcertante è che alcune di queste apps sarebbero in grado di “appropriarsi” anche di dati relativi agli amici degli utilizzatori diretti.
Esiste un numero sempre maggiore di compagnie che immagazzinano dati relativi agli utenti della rete per tracciare dei profili che riescono talvolta ad essere estremamente dettagliati. Le informazioni vengono raccolte dalle più disparate fonti ed inserite in grossi database. Mediante l’uso di sofisticati software è poi possibile incrociare questi dati fino ad arrivare a delineare delle vere e proprie schede con nome, cognome, fotografia ed altre informazioni di ignari utenti.
Su siti come Wink, che fino a stamattina non avevo mai visitato, ho provato io stesso a digitare il mio nome ritrovando in risposta il nome della città in cui risiedo, notizie sugli studi compiuti, indicazioni ad alcuni siti a cui sono iscritto ed il tutto condito da almeno un paio di fotografie. E’ estremamente probabile che altre schede contenenti i miei gusti e le mie abitudini vengano invece vendute a chi se ne serve ad uso più prettamente commerciale.
L’indagine del WSJ evidenzia come un giocatore di Farmville, applicazione tra quelle incriminate, cederebbe senza averne concesso autorizzazione informazioni preziose riguardanti lui stesso ed i suoi contatti e, considerando che questo popolarissimo gioco conta attualmente 59 milioni di utenti, si può facilmente immaginare la quantità di dati che la Zynga Game Network (i produttori di Farmville) può avere a disposizione e potenzialmente cedere a terze parti. In questo potrebbero essere coinvolti indirettamente addirittura quegli utenti che non solo non hanno mai giocato a Farmville ma hanno esplicitamente scelto le impostazioni più restrittive possibili per il loro profilo.

Vanish è un progetto dell’università di Washinghton che vorrebbe agevolare la rimozione dei dati personali da internet. Il concetto è semplice: condividere informazioni col mondo intero può costituire un grosso problema. L’esempio più efficace riguarda le fotografie scattate dagli adolescenti alle feste. Quando dovranno trovarsi un lavoro, la reperibilità di quegli scatti potrebbe diventare molto imbarazzante.
Resistere alla tentazione di pubblicare contenuti di dubbio gusto, anche in forma “privata”, sui social network è particolarmente difficile. Persino chi controlla minuziosamente ciò che espone alla rete globale potrebbe farsi scappare qualcosa. Vanish propone di risolvere ogni dubbio con la crittografia: revocando la chiave associata ai dati divulgati si ottiene l’auto-distruzione delle informazioni pubblicate con essa.
L’uso di Vanish è più semplice del concetto che sta alla sua base. In pratica la condivisione è gestita dal protocollo Vuze (già utilizzato per il download con BitTorrent) e l’utente si identifica con una chiave personale univoca. Annullando la validità di quest’ultima i dati non “spariscono” fisicamente da internet, ma non risultano più leggibili. Un’ottima idea che però non è in grado di risolvere il problema in toto.
Continua a leggere: Vanish, dati per internet che si auto-distruggono

Facebook ha annunciato un po’ a sorpresa alcune modifiche riguardanti la privacy dei suoi utenti. Tutto è dovuto ad una legge canadese che ha portato il potente social network ad alcune decisioni importanti, che avranno comunque effetto su tutti i suoi utenti. L’indagine canadese è raggiungibile cliccando su questo link.
Gli utenti che vorranno disattivare (attenzione, “disattivare”, non cancellare) il proprio account riceveranno un avviso che indicherà chiaramente come la disattivazione dell’account non cancella i dati personali. Come fare allora? La soluzione sarebbe cancellare definitivamente il proprio account Facebook. Peccato che non sia sempre semplice, perchè il link per compiere questa operazione è nascosto tra le richieste di aiuto. Per facilitarvi il compito (nel caso desiderate cancellare definitivamente il vostro account Facebook) il link diretto è questo.
Tuttavia Facebook ha dichiarato che inizierà a lavorare su alcune modifiche che riguardano i dati personali. Facebook chiederà più precisamente il tipo di informazioni da rendere pubbliche e quali nascondere. Insomma, qualcosa si muove, peccato che le modifiche non saranno immediate. Bisognerà, infatti, aspettare 12 mesi prima di vedere qualche risultato.
Via | Mashable.com
Il Cloud Computing ci permetterà di archiviare e condividere i nostri dati su Internet come non è mai stato possibile fino ad oggi. Ma, nonostante le assicurazioni delle aziende, è chiaro che questo sistema non è sicuro per la nostra privacy, soprattutto perchè servizi che si basano proprio sulla localizzazione degli utenti sono inaccettabili.
Ultimamente alcuni servizi Web hanno sofferto di violazioni della privacy. Uno dei più gravi ha interessato Google Docs che ha reso disponibili al pubblico documenti privati dei suoi utenti. E successivamente anche Facebook è passato sotto l’occhio del ciclone per questioni di privacy collegate alle foto degli utenti; infine anche Twitter ha avuto problemi legati alla privacy dei messaggi.
Nel caso di Google Docs, l’azienda ha tenuto a specificare che solo lo 0.5% di tutti i documenti è stato coinvolto nel problema. Ma anche quando si parla di milioni di utenti, si tratta comunque di una cifra che comprende migliaia di persone. Tutto questo dimostra che nessun servizio è sicuro al 100%, e la possibilità che si verifichi un bug c’è sempre.
Continua a leggere: La privacy degli utenti a rischio con i nuovi servizi Web?
Google, in collaborazione con IBM, ha lanciato una nuova iniziativa per il suo servizio Google Health, per riuscire a salvare tutte le informazioni relative al proprio stato di salute: frequenza cardiaca, gruppo sanguigno, valori del sangue e così via. Si tratterebbe di un sistema per conoscere, praticamente, tutto su una persona, quindi non solo dati personali come nome, cognome, numero di telefono, indirizzo, ma anche valori bio-medici. Per quale motivo Google vorrebbe testare questo servizio?
Il vantaggio sarebbe la possibilità di farsi visitare in remoto: per esempio il vostro personal trainer o il medico nutrizionista potrebbe consigliarvi sul tipo di dieta da adottare grazie alle informazioni sul vostro corpo salvate da Google e seguire gli sviluppi delle terapie.
Ovviamente ci sono tanti altri aspetti negativi, a partire dalla cura che Google avrà nel proteggere dati così intimi degli utenti. Chi di voi vorrebbe condividere i propri “segni vitali” su Internet. La preoccupazione più grande è che questi dati possano essere sfruttati dalle aziende farmaceutiche o venduti a qualche società.
Via | Mashable.com
Ogni volta che ci iscriviamo ad un nuovo servizio sul Web mettiamo in gioco la nostra privacy: è un problema che può solo peggiorare nel tempo. La diffusione di siti come i blog, YouTube, Flickr, Twitter e FriendFeed mette sempre più a rischio i nostri dati personali, a causa della diffusione sempre maggiore delle truffe informatiche.
Durante la “Giornata dei dati personali“, che si è svolta proprio ieri, sono state molte le iniziative organizzate per educare il pubblico e l’utenza di Internet. Peter Cullen, Microsoft’s chief privacy strategist, ha dichiarato che spesso è proprio la noncuranza delle persone a sollevare i problemi riguardanti la sicurezza dei dati personali.
Tutti noi dovremmo essere più consapevoli di quello che inseriamo sui form di registrazione e sui vari social network. Microsoft ha recentemente compiuto degli studi per scoprire l’atteggiamento dei consumatori nei confronti della privacy, rivelando cose interessanti.
In questi giorni gli utenti di un noto sito di aste al ribasso, Bidplaza, hanno ricevuto una email da parte di Bidster, altra società di aste al ribasso, in cui si annunciava una collaborazione ed una unificazione di account e conti, più un bonus di 10 euro.
Poche ore dopo sono inziate ad arrivare agli utenti email da parte di Bidplaza, per avvertirli della totale estraneità della casa d’aste alla vicenda e precisare che la momentanea scomparsa del sito è dovuta ad un cambio di piattaforma; di questa situazione si sarebbe approfittata Bidster per soffiare clienti a Bidplaza, asserendo che le due compagnie “hanno deciso di terminare la loro collaborazione”.
Si può intuire dall’accaduto che Bidplaza usufruisse della piattaforma software di Bidster; ma adesso che le due compagnie si sono divise, i dati personali degli utenti sono nelle mani di entrambe (nella mail da parte di Bidster erano presenti nome, cognome e nickname scelto). Un’operazione decisamente lesiva della privacy per gli utenti registrati e dell’affidabilità e serietà per i due siti di aste. Se foste utenti di Bidplaza, cosa fareste?

Schmap.me permette di creare al volo una pagina web con le proprie informazioni come nome, indirizzo (visualizzato in una mappa di Google), telefono e fornisce un indirizzo web unico per tale pagina (come questo http://www.schmap.me/nexusdue/), perfettamente visualizzabile in dispositivi mobile.
L’utilità? Può capitare di dover fornire i propri dati, magari via sms. In tal caso un link da passare potrebbe tornare utile. Almeno per i creatori del servizio.
Via | Labnol.org
Ennesimo furto d’identità negli Stati Uniti. Questa volta siamo alle prese con il furto di due milioni di dati medici e sanitari avvenuto nella facoltà di Medicina dell’università di Miami. Secondo una prima ricostruzione sei nastri magnetici utilizzati per il backup sarebbero stati rubati a marzo (ma la notizia è uscita solo qualche giorno fa) da un camion che li stava trasportando da un edificio all’altro.
Secondo quanto riferito da Jaqueline Menedez, vice-responsabile delle comunicazioni dell’ateneo, il veicolo della società Archive America Ltd. è stato letteralmente assaltato da un gruppo di ladri (un po’ come succede, di solito, per i furgoncini blindati) ben organizzati che sono andati dritti all’obiettivo, rubando solo le valigette che contenevano i sei nastri.
Le autorità universitarie hanno rassicurato che non trasporteranno più, per il momento, nastri di backup fin quando la situazione non sarà chiarita. Ma perché è così grave che siano stati rubati dei dati medici?
Continua a leggere: Usa, rubati (altri) due milioni di dati medici
Quando a parlare è l’inventore del World Wide Web non si può che ascoltare attentamente: in una intervista alla BBC Tim Berners-Lee si schiera contro quegli ISP che divulgano i dati riguardanti la navigazione degli internauti, spiegando che la privacy in rete non è un mero esercizio di rivendicazione dei diritti bensì una condizione essenziale per evitare il grande fratello globale.
Berners-Lee è contrario a permettere che il suo ISP registri i siti visitati e propone un possibile scenario per far capire le conseguenze: una assicurazione potrebbe aumentare il premio della polizza sulla vita di un cliente/netizen che benchè non sia malato abbia raccolto molto informazioni in rete sul cancro; informazioni che potrebbero far pensare all’assicuratore di avere a che fare con un soggetto con delle predisposizioni verso quella malattia. E propone che sia il netizen, in quanto proprietario della propria cronologia, a gestire i dati personali, che ne venga fatto commercio o meno.
Il giusto Internet Service Provider auspicato non detiene né divulga i dati personali dei propri clienti, esattamente come fa, continua il pluridecorato scenziato inglese con un altro esempio, la società fornitrice dell’acqua, la quale non si cura dell’uso che ne viene fatto akll’interno delle proprie mura di casa. Quello che Berners-Lee vuole evitare è che si possa facilmente accedere a tutto ciò che viene scritto, letto o visto su internet da un certo utente: immaginate l’effetto che potrebbero avere queste informazioni durante un colloquio di lavoro, o se ne venissero a conoscenza i parenti più stretti (siano genitori o figli).
Via | Technorati.com
Ma davvero è così “impossibile” riuscire a chiudere del tutto con Facebook? Pare proprio di sì. In rete ormai stanno “fioccando” decine e decine di articoli (l’ultimo ieri sul New York Times) che spiegano come non sia possibile cancellare del tutto le proprie informazioni dal popolare Social network.
È vero, è possibile cancellare il proprio profilo, ma i server continueranno a tenere salvate tutte le nostre informazioni private.
E mentre partono alcune azioni legali proprio nei confronti di Facebook, il direttore di un’azienda di biotecnologie, Nipon Das, ha commentato che si tratta, per fare un paragone, della stessa situazione della canzone “Hotel California” degli Eagles: puoi lasciare la stanza, ma non puoi andartene davvero.
Continua a leggere: La difficoltà di chiudere per sempre con Facebook
La Corte Europea di Giustizia ha dato ragione alla compagnia spagnola Telefonica nella disputa contro l’associazione Promusicae e i detentori dei diritti degli artisti musicali, che richiedeva a Telefonica di rivelare i nomi dei propri utenti che avevano scambiato file coperti da copyright con KaZaa.
La Corte ha affermato che le “le leggi comunitarie non richiedono agli stati membri, nell’assicurare l’effettiva protezione del copyright, di prevedere l’obbligo di rivelare dati personali nel contesto di procedimenti civili”.
Sta quindi cambiando il vento in Europa per quello che riguarda il file sharing? Questa sentenza della Corte Europea di Giustizia sicuramente permetterà ai provider di sentirsi meno ricattabili, anche se proprio ieri abbiamo avuto la notizia che Rapidshare potrebbe essere obbligata, idealmente in quanto si tratterebbe di una missione impossibile, a setacciare i suoi 4,5 Petabytes di dati.
[via TorrentFreak]