Anche Twitter alla fine ha detto sì al Do Not Track, l’opzione per evitare il tracciamento delle abitudini di navigazione. L’annuncio è stato dato in anteprima da Ed Felton, CTO della Federal Trade Commission, nel corso di un evento per la Internet Week di New York e la notizia è stata confermata subito dopo dai diretti interessati, Twitter e Mozilla.
Le due aziende hanno iniziato una collaborazione per permettere agli utenti di Twitter che utilizzano Firefox, sia la versione desktop sia quella per Android, di scegliere se continuare ad essere tracciati tramite i cookie proprietari o di terze parti - che raccolgono informazioni sulle abitudini e preferenze e le utilizzano anche per scopi pubblicitari - o se navigare nel rispetto della loro privacy.
Si tratta senza dubbio di una scelta coraggiosa - anche Twitter, seppur in maniera molto meno aggressiva di Facebook, ha sempre tracciato i suoi utenti - che dimostra ancora una volta l’impegno dell’azienda nel favorire e rispettare i propri utenti, una mossa che arriva a pochi giorni dalla mozione presentata al tribunale di New York per proteggere le informazioni di uno dei suoi utenti, il manifestante di Occupy Wall Street Malcolm Harris. E Facebook? Resta a guardare e continua a rifiutare il Do Not Track.
Via | The New York Times
Facebook ha annunciato soltanto ieri l’acquisto di Instagram, la popolare applicazione per condividere fotografie su Android e iOS, per $1 miliardo. Andrew Nusca – editorialista di ZDNet – s’è divertito a immaginare sei nuovi filtri che il social network di Mark Zuckerberg potrebbe suggerire ai colleghi per migliorare il programma.
- Stalker: scurisce le ombre e riduce la luminosità: particolarmente adatto per nascondere i volti.
- Winklevoss: crea un doppione della fotografia in oggetto.
- Bender: quell’effetto sfocato, a scarsa luminosità, quando sono le tre del mattino, s’è sul punto di svenire e si ha la sensazione d’essere da buttare.
- Reader: integra una notifica in evidenza tra le notizie degli amici, a prescindere dalla data di pubblicazione, ma richiede un clic per visualizzare la foto.
- Meme: aggiunge una citazione motivazionale alla fotografia.
- Poke: nessuno ha ancora capito a cosa serva davvero quest’ultimo.
Il secondo filtro, ovviamente, allude alla causa tra Mark Zuckerberg, Cameron e Tyler Winklevoss sulla proprietà di Facebook. Nusca ha ironizzato sull’impatto dell’acquisizione, però le sensazioni degli utenti di Instagram non sono affatto divertite. Il rischio che il social network fagociti un’applicazione di successo è incombente.
Guardando al passato, abbiamo già citato il caso di Gowalla: uno dei partner di Places, rivale di Foursquare, acquistato da Facebook è stato “dismesso” entro tre mesi. Che dire di FriendFeed? Acquisito dal social network, esiste ancora come l’ombra di se stesso. Non è più stato aggiornato, né sembra essere mantenuto dignitosamente.
Via | ZDNet
GMail è uno dei servizi di posta elettronica più utilizzati. Nonostante i dissidi di Mountain View con l’Europa sui nuovi termini d’utilizzo unificati, è anche tra i più sicuri. Almeno, se per inviare i messaggi si sceglie l’interfaccia web: Amit Agarwal, un corrispondente indiano di The Wall Street Journal (WSJ), spiega il perché.
Google, infatti, considera l’indirizzo IP degli utenti come un dato sensibile e lo esclude dalle intestazioni delle e-mail. Utilizzando un programma esterno, a prescindere dal sistema operativo e dall’applicazione, l’IP potrebbe comunque essere allegato al messaggio inviato: Yahoo! e Hotmail lo inseriscono già con l’interfaccia web.
Esistono pure degli altri espedienti — per rintracciare la zona dalla quale è stato inviato un messaggio utilizzando GMail: ad esempio, una funzione sperimentale permette di visualizzare il fuso orario del mittente. Tuttavia, l’indirizzo IP fornisce delle informazioni molto più dettagliate e sarebbe buona norma escluderlo a priori.
Via | Digital Inspiration
Yahoo! ha attivato il Do Not Track, l’opzione per evitare il tracciamento delle abitudini di navigazione, sulle pubblicità dell’intera piattaforma. Una scelta apprezzabile e coraggiosa, soprattutto per le condizioni economiche della società. Yahoo! conferma la propria attenzione alle tecnologie del web e alle esigenze degli utenti.
Il Do Not Track, infatti, non è limitato al browser. Gli utenti possono indicare le proprie preferenze sul behavioural advertising direttamente sui siti che visitano: da questo punto di vista, Yahoo! offre un pannello di controllo per disabilitare il tracciamento. Le preferenze sono salvate in un cookie, non serve una registrazione.
Quella lato-server, utilizzata da Yahoo!, è di sicuro la soluzione migliore a garantire l’esclusione delle abitudini degli utenti. Google, ad esempio, ha ceduto al Do Not Track su Chrome, ma continua a tracciare gli utenti da AdSense. Una contraddizione di termini che non riguarda Yahoo!, non avendo quest’ultima un proprio browser.
Via | Yahoo!
Il governo francese, con l’appoggio del parlamento, ha approvato una legge per la creazione di nuove carte d’identità: conterranno delle informazioni biometriche sui cittadini. Il provvedimento è in contrasto con le vigenti norme europee sulla privacy e perciò potrebbe essere dichiarato incostituzionale dal Conseil Constitutionnel.
Il Sen. François Pillet ha dichiarato che la legge sarà «una bomba a orologeria» per la privacy dei cittadini francesi ed europei. Il chip dovrebbe essere installato anche sui passaporti: tra le informazioni previste, sono incluse le impronte digitali e le sezioni dell’iride dell’occhio — oltre a indirizzi di residenza e fotografie.
Pubblicata in novembre, la proposta è stata approvata mercoledì: il Conseil Constitutionnel non s’è ancora pronunciato, nel merito. Se la Francia riuscisse a portare avanti il provvedimento, per l’Europa sarebbe un precedente molto pericoloso… soprattutto considerando il ruolo-chiave del Paese transalpino al governo della comunità.
Via | EFF
HTTPS Everywhere, l’estensione di Electronic Frontier Foundation (EFF) per navigare in sicurezza con Firefox, raggiunge – a partire dall’ultimo aggiornamento – gli utenti di Chrome. Il supporto di HTTPS Everywhere 2.0 al browser di Google è in beta e la crittografia delle informazioni trasmesse potrebbe incontrare qualche problema.
L’altra novità della versione 2.0 è la possibilità di controllare la revoca dei certificati con SSL Observatory, un database decentralizzato – mantenuto da EFF – per limitare la possibilità d’incorrere in vulnerabilità del protocollo. L’utilizzo di SSL Observatory è opzionale: può essere controllato dalle preferenze dell’estensione.
L’attivazione di SSL Observatory ha, essenzialmente, due funzioni: entrambe legate alla rete di The Onion Router (Tor) che garantisce la navigazione anonima. La prima è l’utilizzo del database attraverso un relay di Tor. La seconda prevede la contribuzione a SSL Observatory, inviando informazioni sul provider al quale s’è connessi.
Via | EFF
Opera 12 supporta il Do Not Track, seguendo la specifica di Mozilla — già presente su Firefox da alcune versioni. L’ultimo snapshot di sviluppo del browser ha adottato la proposta dello standard riguardo al tracciamento dei dati personali, parallela a quella di Microsoft su Internet Explorer 9, in attesa del pronunciamento del W3C.
Quello di Opera Software è il terzo, tra i browser più diffusi, ad adottare una politica sul tracciamento dei dati personali contro la ricezione di pubblicità orientata ai comportamenti sul web. Chrome dà la possibilità d’installare un’estensione più o meno ufficiale, mentre Safari non sembra avere adottato una soluzione definitiva.
Sono intervenuto spesso sulla questione e, tuttora, non sono affatto convinto che il Do Not Track funzioni a dovere. È di sicuro importante che i produttori di browser si siano posti il problema: tuttavia, un’opzione per dichiarare di non voler essere tracciati non equivale a un sistema per non esserlo. Insomma, non è una garanzia.
Via | The H Security
Il Data Privacy Day è un evento, dedicato alla sicurezza dei dati sul web, che si tiene ogni anno il 28 gennaio. Si celebra dal 2009 negli Stati Uniti, in Canada e nell’Unione Europea: la data ricorda la firma, avvenuta nel 1981, della Convenzione per la Protezione degli Individui riguardo ai Processi Automatici sui Dati Personali.
Curiosamente, la Convenzione è stata redatta dal Consiglio d’Europa… mentre il Data Privacy Day è un’idea degli Stati Uniti. Microsoft, uno tra i partner dell’iniziativa, ha proposto alcuni suggerimenti per affrontare al meglio l’evento: sono dei consigli utili — a prescindere dall’utilizzo di Windows, Internet Explorer oppure Bing.
Molti potrebbero trovare questi suggerimenti piuttosto banali, eppure la maggioranza degli utenti del web si ostina a ignorarli. Si parte dalla presenza sui motori di ricerca ai profili sulle reti sociali, passando per le pubblicità orientate alle abitudini. Sono tre aspetti fondamentali, che coinvolgono chiunque acceda a internet.
Continua a leggere: Microsoft prepara il Data Privacy Day 2012 offrendo dei suggerimenti
Il World Wide Web Consortium (W3C) ha annunciato la pubblicazione della prima bozza delle specifiche di Do Not Track, lo standard proposto da Mozilla per escludere il tracciamento delle abitudini sul web e non ricevere pubblicità basata sui comportamenti. Possono essere segnalibri, “like” di Facebook, ricerche o visite ai siti web.
Lo standard è stato adottato da Microsoft per Internet Explorer 9: al momento, è l’integrazione più completa di Do Not Track. Le specifiche saranno pronte soltanto entro il giugno del 2012 e, oltre a IE9, l’opzione è disponibile su Firefox 4 o successivi. Ma il primo browser a prevedere qualcosa di simile, curiosamente, è stato IE8.
Dal punto di vista tecnico, il Do Not Track consiste in tre elementi: definizione del sistema, blocco della trasmissione delle informazioni personali e generazione delle liste d’esclusione. Il primo elemento non coinvolge direttamente gli utenti. Il secondo e il terzo specificano se bloccare il tracciamento — e in quali condizioni.
Continua a leggere: Il W3C ha pubblicato la prima bozza delle specifiche di Do Not Track
La European Network and Information Security Agency (ENISA), un organismo dell’Unione Europea, ha diramato un rapporto sul tracciamento dei dati personali da parte delle reti sociali. La raccomandazione dell’ENISA riguarda la creazione di leggi comunitarie e nazionali per tutelare i cittadini dalla continua invasione della privacy.
L’agenzia ha pubblicato cento pagine sui vari aspetti legati direttamente o indirettamente alla raccolta dei dati personali. Il rapporto è piuttosto completo e include una serie di avvertenze sui rischi collaterali: pedo–pornografia, bullismo e furto d’identità. Il documento, in lingua inglese, ha riunito una commissione di esperti.
Istituti universitari, para–universitari e aziende hanno collaborato alla stesura del documento, al quale sono state allegate due appendici contenenti delle statistiche sugli argomenti analizzati. Alcuni degli uffici europei di Google e Microsoft sono stati coinvolti: risalta l’assenza dei responsabili di Facebook, tra gli esperti.
Continua a leggere: L’Europa ha pubblicato una raccomandazione sul tracciamento dei dati
La vendetta del web verso lo scandalo Murdoch sembra non aver fine. Dopo l’articolo ‘satirico’ che annunciava la morte del magnate australiano più ricco al mondo per una overdose di droghe – a stretto giro dal rilascio delle credenziali di accesso di molti editor legati ai quotidiani di News Corporation – ecco l’attacco alla privacy dei lettori.
È stato il direttore della divisione customer data di News International in persona - Chris Duncan - a scrivere ai propri lettori: il cyberattacco ha portato alla perdita di tutti i dati dei lettori che hanno partecipato a concorsi a premi o sondaggi sul sito ufficiale di The Sun.
Duncan dichiara che non sono stati rubati dati relativi a transazioni finanziarie e password di accesso al sito, ma il danno per i lettori è grande. Intanto i dati sono stati pubblicati sullo spazio web di Pastebin – dove si trova anche la rivendicazione di Batteye che parla di attacco per le malefatte di Murdoch e del suo News Of The World.
Via | LosAngelesTimes
Foto | Flickr
Condividere una fotografia non significa esporre a chi può visualizzarla soltanto quanto è ritratto: le immagini digitali contengono una serie di informazioni nascoste tra le proprietà del documento. Queste informazioni sono di diverse tipologie: le più popolari sono i dati EXIF, cui si devono sommare altri formati. XMP, ad esempio.
Negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda le fotografie scattate coi cellulari, le immagini possono includere anche delle informazioni sulla posizione geografica: i dati GPS possono essere registrati pure dalle macchine fotografiche che sfruttano memorie particolari, abilitate al WiFi. Può diventare un problema di privacy.
Facebook è diventata la piattaforma su cui si condividono più fotografie: quando si carica un’immagine corredata di meta-informazioni è come fornire a Facebook dei dati sul dispositivo fotografico che si possiede e sul luogo in cui si è scattata la fotografia. Oltre a una serie di altre informazioni più tecniche come l’esposizione.
Continua a leggere: Cancellare le informazioni personali dalle fotografie da condividere