USA.gov, il portale ufficiale dell’amministrazione pubblica statunitense, ha aperto una sezione dedicata ai consigli dei cittadini per lo sviluppo di nuove applicazioni. La gestione dei suggerimenti è stata affidata a Google. Le istituzioni fornivano già un ampio database d’applicazioni gratuite per l’installazione su Android e iOS.
Benché gli Stati Uniti d’America siano un baluardo dello Stato liberale, il governo è particolarmente attivo nella comunicazione col cittadino sul web: in Italia, ad esempio, le stesse informazioni sono fornite dai privati. Si parla di notifiche sul traffico, annunci dagli uffici di collocamento ed esercizio del diritto di recesso.
Sono soltanto alcuni esempi delle applicazioni distribuite dalla pubblica amministrazione statunitense. Il coinvolgimento dei cittadini dovrebbe migliorare ulteriormente l’offerta. A dispetto della crisi, pure Data.gov (il portale per gli open data) prosegue il proprio percorso a due anni dalla creazione: è un modello da importare.
Via | Digital Trends
Dropbox – il popolare servizio di storage online – è particolarmente attento al feedback dei suoi utenti: per questo motivo (tra le feature introdotte dall’ultima manutenzione) ha introdotto Votebox, un sistema di rating per le funzionalità più richieste.
L’intenzione del team è quella di concentrare lo sviluppo sulle feature che gli utenti apprezzerebbero di più, migliorando la customer satisfaction: Dropbox è una piattaforma che si mantiene con lo storage a pagamento, nonostante sia possibile registrare account gratuiti per backup fino a 2Gb.
Ogni utente registrato ha a disposizione fino a 6 voti al mese (che diventano 9 per gli utenti del servizio a pagamento) per le funzionalità già previste da Votebox e può indicarne di nuove: il sistema indica le preferenze ottenute da ogni feature, oltre allo stato dell’arte di ognuna.
Google News francese oggi ha in homepage la storia di Mohamed Zaidi, garagista nordafricano che risiede in Gironda. Orange, il suo ISP, il 7 dicembre gli ha spedito la nuova password della connessione con una lettera cortese e fromale: unico neo, la password, che è la parola Sporcoarabo.
Ne parla Le Monde e Sud Ouest, il quotidiano che ha portato alla ribalta l’ennesima storia di customer care andato per la tangente, questa volta non per incapacità di una corporation nel gestire i nuovi media, quanto semplicemente per colpa di un dipendente razzista. Complice il sistema informatico, che probabilmente registrava da un pò le chiamate di Zaidi al call center, stressato dai problemi alla connessione e da un call center estenuante.