Non capita spesso di imbattersi in un progetto europeo che miri a valorizzare il continente: Europeana, nato dalla collaborazione di università, musei, biblioteche ed istituti di ricerca del vecchio continente, con il supporto di vari ISP, offre uno spaccato della nostra cultura perfettamente indicizzato e pronto all’uso.
Ad ogni ricerca vengono proposti risultati conteneti testo, immagini, video, suoni, dopodichè ed è possibile restringere i campi limitandosi ad una sola tipologia, scegliendo la lingua, il paese o la fonte.
Il progetto è ancora in versione beta, e visto l’alto numero degli argomenti (possibilmente) trattati e la loro mole, non c’è da stupirsi. Europeana è già adesso disponibile in tutte le lingue europee.
Via | KillerStartups.com
Due università britanniche (lo University College London e l’Open University) e una irlandese (il Trinity College di Dublino) renderanno le loro lezioni scaricabili gratuitamente via podcast da iTunes, permettendo così agli studenti (ma non solo) di seguire gli studi comodamente da casa. Si tratta delle prime tre università europee che hanno deciso di sfruttare la piattaforma di Apple “iTunes U” per la distribuzione del materiale didattico (qui un video dimostrativo).
Prima di loro, molte università americane tra cui Yale, Stanford, il Mit, Harvard e Berkeley. La Ucl, in particolare, renderà inizialmente disponibili i materiali relativi ai corsi di neuroscienza.
Il Trinity College metterà invece online le lezioni del giornalista Seymour Hersh, dello scienziato Robert Winston, della scrittrice Anita Desai e del politico Alex Salmond. La Open University, infine, pubblicherà 300 file audio/video assortiti tra tutti i corsi dell’ateneo.
Microsoft rinuncia a creare una enorme biblioteca virtuale, lasciando di fatto campo libero a Google? La British Library non (che fino alla settimana scorsa poteva contare sulla partnership di Microsoft nel digitalizzare i propri libri) non si perde d’animo e ha annunciato che il progetto che punta a rendere “digitalmente disponibili” migliaia di libri non verrà accantonato, anzi.
Microsoft aveva firmato, nel novembre 2005, una parntership con la British Library per digitalizzare circa 100mila testi del diciannovesimo secolo esenti da copyright, circa 20 milioni di pagine. L’opera è ormai a buon punto, e anche gli ultimi 40mila testi verranno correttamente digitalizzati, ha assicurato il project manager Neil Fitzgerald, annunciando inoltre che la biblioteca ha altri 15 progetti di digitalizzazione in corso, che spaziano dalle registrazioni audio fino alle pagine di giornale.
I fondi? Sembra che arriveranno sia dalle casse dello stato che da finanziatori privati. E tra l’altro potrebbe essere vicino anche un accordo con Google, che già negli anni scorsi aveva ammesso che sarebbe stata molto interessata nel mettere le mani sul patrimonio artistico della biblioteca.
Sembra che Microsoft abbia deciso di lasciare a Google il campo libero per quanto riguarda le biblioteche virtuali e le “scannerizzazioni” di libri. Secondo quanto si apprende, digitalizzare libri e archiviare riviste accademiche non fa più parte dei piani della società per rilanciare il settore della ricerca, ha spiegato Satya Nadella, senior vice president della divisione Microsoft ricerca e pubblicità.
La decisione farebbe parte di una nuova strategia per cercare di guadagnare terreno dopo aver perso la possibilità - almeno per il momento - di acquistare Yahoo!. La software-house di Redmond, così, ha annunciato che chi cercherà versioni originali di libri, riviste o trattati sarà reindirizzato, da parte di Live Search, verso siti “esterni al gruppo Microsoft”.
Forse non tutti ricordano che la società di Bill Gates era entrata nel business del book-scanning nel 2005, iniziando a fornire materiali alla Open Content Alliance, mentre nel 2006 aveva annunciato un servizio di ricerca libri integrato a Msn.
Continua a leggere: Microsoft rinuncia a creare una grande biblioteca virtuale

Ieri il post sull’identità perduta di Wikipedia ha scatenato molti commenti, e per questo motivo vogliamo tornarci su. Ricordate, si parlava del bivio nel quale si trova Wikipedia, i cui amministratori, secondo un lungo articolo dell’Economist si starebbero dividendo tra gli “inclusionisti”, che ritengono che qualsiasi argomento ha dignità di essere trattato e incluso, e gli “esclusionisti”, che invece sono dell’idea che Wikipedia dovrebbe essere più curata e selettiva sulle sue voci.
Molti di voi, leggendo i commenti, hanno spiegato che Wikipedia funziona ed ha così tanto successo proprio per questa sua politica di inclusione. Secondo altri, invece, sarebbe necessario un po’ più di rigore, considerato che con questa politica molto “free” Wikipedia non si è fatta una gran bella reputazione, soprattutto all’interno del mondo accademico.
Proprio a questo proposito, allora, vi sottoponiamo il nostro sondaggio della settimana:
Nel 1969 la Rai editò il DOP, il Dizionario italiano di Ortografia e Pronunzia, con lo scopo di fornire la corretta pronunzia ed ortografia della nostra lingua ad una Italia agli inizi del boom economico. il DOP adottava una trascrizione fonetica per rappresentare i fonemi del nostro linguaggio.
Oggi, a distanza di circa 40 anni, il DOP rinasce nella versione online come il “Dizionario italiano multimediale e multilingue d’ortografia e di pronunzia”. 129000 voci (92000 italiane e 37000 d’altre lingue), 6000 citazioni tratte da scrittori d’ogni secolo e ascoltabili a corredo di singole voci italiane, 5000 ore di registrazione nelle sedi della RAI di Genova, Firenze e Roma, sono i numeri di partenza di questa grande opera, “provvisoria ed incompleta”, come si legge nella sua pagina principale, offerta dal nostro servizio pubblico.
Nella home page è possibile digitare la parola di cui si voglia accertare l’esatta pronunzia o grafia per ottenere la trascrizione fonetica, la possibilità di ascoltarla da una voce registrata e la classificazione grammaticale. Potrete trovare una guida all’alfabeto fonetico ed esaurienti informazioni circa la struttura dell’opera. Il sito invita anche il lettore a guardare più in là, che trovi da sé la pronunzia di quelle parole che non sono registrate. Infatti sono omesse volutamente molte registrazioni di lemmi “in cui la corrispondenza tra pronunzia e ortografia è assicurata da regole costanti dell’italiano”.
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