
YouTube ha iniziato ad accogliere le richieste dei detentori di diritti sulle canzoni spesso inserite in video uploadati sul portale: quei filmati vengono adesso visualizzati ma non uditi, poichè l’audio viene disattivato.
Sotto i filmati colpiti appare la frase “Questo video contiene una traccia audio il cui utilizzo non è stato autorizzato da tutti i detentori del copyright. L’audio è stato disattivato”. Viene inoltre fornito un link ad un’apposita guida.
L’esempio dell’immagine è visibile a questa pagina.
Via | Mashable.com
Un recente studio sostiene che il sistema attuale del diritto d’autore non funziona più. Continuando così sarà impossibile seguire un modello di sviluppo e progresso, e non sono da parte del mondo dello spettacolo, ma anche in materia di biotecnologie.
Quando si parla di “proprietà intellettuale” non parliamo solo di musica e film, ma anche di tanti altri settori. Il modello che usiamo oggi è basato su ipotesi formulate decenni fa che andavano bene allora, ma non adesso, perchè impediscono il progresso di vari settori della scienza, compresa la medicina e, ovviamente, l’informatica.
Come possiamo notare, l’industria della musica è governata da poche associazioni che detengono un certo potere sul diritto d’autore, rifiutandosi di sperimentare nuove forme di business. Lo stesso si può dire dell’industria cinematografica, ostile alle nuove tecnologie e a forme di condivisione.
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Chrome ha prodotto molto clamore per le sue doti di performance e per il cambiamento di scenario che può introdurre nel mondo internet. C’è però un’altra questione che è quasi subito venuta a galla: la licenza iniziale che veniva proposta all’utente per l’installazione del software. Chi ha avuto la pazienza di leggere per intero la licenza ha subito manifestato perplessità e molti hanno iniziato a scriverne sul Web, anche attraverso una rilettura dei fumetti pubblicati da Google per la presentazione del browser.
Il testo originale infatti dichiarava al paragrafo 11.1 che “l’utente concede a Google una licenza perenne, irrevocabile, internazionale, non soggetta a diritti d’autore e non esclusiva per riprodurre, adattare, modificare, tradurre, pubblicare, eseguire in pubblico, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto inviato, pubblicato o visualizzato su o tramite i Servizi“. La replica di Google non si è fatta attendere ed un primo interessante post di Matt Cutt, del team di Google, che ha chiesto una posizione ufficiale al team di sviluppo del browser, ha evidenziato che non c’era nessuna cattiva volontà da parte loro.
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Tempo fa la notizia colpì un po’ tutto il mondo dell’industria musicale e di Internet. La proposta di un Commissario dell’Unione Europea di estendere il copyright fino a 95 anni. Oggi la proposta verrà votata.
Era stato il Commissario Charlie McCreevy ad avanzare l’estensione del diritto d’autore dagli attuali 50 anni fino a 95. Il motivo di questa proposta è di garantire una pensione agli artisti dimenticati. Molti sono i cantanti, i musicisti che non hanno una carriera lunga, ma hanno avuto pochi successi. Una legge come queste provvederebbe loro un mantenimento anche quando finisce l’attività artistica.
Ma il dubbio è: pur essendo una legge con fini filantropici, può fare il bene dei restanti 500 milioni di cittadini europei? In effetti la speranza che la legge venga respinta è in due Commissari, contrari a questa proposta: il Commissario Viviane Reding e Antonio Tajan. Il problema è: perchè un artista che lavora fino a 25 anni deve essere pagato fino a 75 anni? Si tratta di una fonte di reddito sicura che permetterebbe loro di mantenersi senza particolari sforzi, a differenza di milioni di persone che lavorano fino alla tarda età.
Via | Torrentfreak.com
Fonte | Flickr
Un tribunale tedesco ha deciso che i proprietari di network wifi “aperti” non possono essere considerati responsabili per le azioni illegali compiute da altre persone che usano quello stesso network. Questo non significa che il padrone della rete non sarà perseguito o trascinato in tribunale come possibile colpevole, ma che se riesce a dimostrare l’utilizzo della rete da parte di altri la sua difesa sarà valida.
Gli avvocati dell’accusa hanno a lungo dibattuto sulla responsabilità del proprietario in quanto sarebbe stato suo dovere adottare tutte le misure necessarie per evitare usi illeciti della sua connessione da parte di terzi. L’accusato non solo si è dichiarato innocente, ma ha sostenuto di essere stato in vacanza al tempo del crimine imputatogli.
L’ardita sentenza proviene dalla stessa corte di Francoforte che aveva precedentemente sollevato i genitori riguardo le responsabilità dovute alle violazioni di copyright da parte dei figli. Solo il tempo dirà come il problema sarà affrontato dalla corte suprema tedesca.
Via | Techdirt.com
Foto | Wikipedia
Nei giorni scorsi Associated Press, una delle più importanti agenzie di stampa del mondo, ha diffuso alcuni standard di citazione per limitare il quoting dei propri articoli.
Massimo 4 parole, se non si vuole pagare: già, perché dalla quinta parola si sarà costretti a pagare $12.50 (qui trovate le tariffe per ogni citazione).
Poi arriva la beffa. In questo articolo di Seth Sutel, in cui si tenta di presentare e giustificare la scelta degli standard di citazione voluti da AP, il giornalista riporta un estratto di 22 parole dell’articolo di Michael Arrington di TechCrunch, ovvero 18 parole in più rispetto alle quattro “suggerite” da AP come standard.
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È polemica nella blogosfera, soprattutto quella americana, per la decisione dell’Associated Press (Ap), una delle più importanti agenzie di stampa del mondo, di stilare delle linee guida per l’utilizzo dei suoi articoli all’interno di siti e blog. La decisione, unica nel suo genere, vuole stabilire per la prima volta e in maniera chiara quanta parte di articoli è possibile riprodurre liberamente e gratuitamente senza andare a infrangere i copyright.
La Ap, un po’ come l’Ansa in Italia, è una cooperativa di circa 1.500 aziende editoriali di tutto il mondo (tra queste c’è anche il New York Times, solo per fare un esempio) e fornisce ai propri abbonati (l’abbonamento costa migliaia di dollari l’anno) notizie in tempo reale su quello che accade in tutto il mondo. Perché giornalisti e aziende editoriali devono pagare così tanto, e i blogger invece possono pubblicare liberamente tutto ciò che vogliono? Questo, un po’, il ragionamento dei vertici dell’agenzia.
“Tagliare e incollare lunghe porzioni di testo scritte dai nostri giornalisti non è quello che vogliamo vedere - spiega un responsabile dell’Ap - e a chi ci dice che questa è lo spirito di internet, noi rispondiamo che lo spirito di internet in realtà è linkare ai contenuti originali, in modo che le persone possano leggere i contenuti laddove sono stati scritti”.
Microsoft rinuncia a creare una enorme biblioteca virtuale, lasciando di fatto campo libero a Google? La British Library non (che fino alla settimana scorsa poteva contare sulla partnership di Microsoft nel digitalizzare i propri libri) non si perde d’animo e ha annunciato che il progetto che punta a rendere “digitalmente disponibili” migliaia di libri non verrà accantonato, anzi.
Microsoft aveva firmato, nel novembre 2005, una parntership con la British Library per digitalizzare circa 100mila testi del diciannovesimo secolo esenti da copyright, circa 20 milioni di pagine. L’opera è ormai a buon punto, e anche gli ultimi 40mila testi verranno correttamente digitalizzati, ha assicurato il project manager Neil Fitzgerald, annunciando inoltre che la biblioteca ha altri 15 progetti di digitalizzazione in corso, che spaziano dalle registrazioni audio fino alle pagine di giornale.
I fondi? Sembra che arriveranno sia dalle casse dello stato che da finanziatori privati. E tra l’altro potrebbe essere vicino anche un accordo con Google, che già negli anni scorsi aveva ammesso che sarebbe stata molto interessata nel mettere le mani sul patrimonio artistico della biblioteca.
L’organizzazione studentesca del MIT Free Culture ha messo online YouTomb, sito web dove vengono raccolti i video rimossi da YouTube per violazione del copyright.
Il motore del portale non fa altro che tenere costantemente monitorizzati i filmati presenti sul sito di video sharing, riportandone nel caso di eliminazione tutti i tag e le statistiche disponibili al momento della cancellazione, incluso il numero di visualizzazioni e il soggetto che ne ha chiesto la rimozione per violazione del copyright.
Secondo i suoi creatori, YouTomb servirebbe a individuare eventuali falle nell’algoritmo dello staff di YouTube.
Via | Google Operating System

Come probabile provvedimento nei confronti dei sempre più frequenti video contenenti materiale protetto da copyright, YouTube ha inserito una nuova funzionalità che indica l’eventuale proprietario delle parti dei filmati proposti dai suoi utenti. L’esempio che vedete qui sopra è di un video dei Modest Mouse, indicante a lato la scritta Contains Content From: Sony BMG.
La mossa del team di sviluppo permetterà a YouTube da un lato di continuare a non ritenersi direttamente responsabile degli eventuali video con copyright inseriti dai suoi utenti, dando allo stesso tempo la possibilità ai proprietari dei contenuti dei filmati di rivendicare i propri diritti, possibilità verso la quale già in passato erano stati mossi i primi passi.
Via | Downloadsquad.com
TorrentSpy, sito di tracker bittorrent chiuso dai gestori il 24 marzo scorso per evitare l’aggravarsi di un processo legale intentato dalla MPAA (Motion Picture Association of America), dovrà pagare proprio alle major che l’hanno denunciato per aver infranto le leggi sul copyright, la considerevolissima cifra di 111 milioni di dollari (circa 72 milioni di euro al cambio attuale).
Il giudice federale americano Florence -Marie Cooper che presiedeva il caso nel tribunale di Los Angeles ha condannato, appellandosi al tanto criticato Patriot Act, il creatore di TorrentSpy Justin Bunnell e i suoi collaboratori e soci (riuniti nella società inglese Valence Media LLC) a pagare 30mila dollari per ognuna delle 3699 opere raggiungibili attraverso il tracker. Nessun alleggerimento di pena, ma il massimo previsto dunque, nonostante dopo le prime avvisaglie da parte degli avvocati della MPAA, il sito fosse stato bloccato per i navigatori americani (con una conseguente notevole diminuizione di visitatori).
Tempi duri quindi si prospettano per Bunnell e soci: in questi casi infatti il sostegno che il popolo dei torrentisti sta esprimendo loro in ogni forum, chat e board in cui si discute del fatto, non porta grande sollievo. Staremo a vedere cosa accadrà nei successivi gradi di giudizio, se la MPAA segnerà un altro piccolo punto a suo favore o se questa sentenza sarà ribaltata.
Via | TorrentFreak.com
Mentre in America la MPAA pare avere vita facile, come dimostra la recente chiusura di TorrentSpy, in Europa le Major non se la passano altrettanto bene: dopo che l’ISP svedese TeliaSonera si è rifiutato di impedire l’accesso a ThePirateBay, il sito di tracker bittorrent islandese Torrent.is, dapprima bloccato, è stato prosciolto da ogni accusa di copyright infringement.
Istorrent ehf, la società che gestisce torrent.is, era stata citata in giudizio dalla SMAIS, associazione islandese dei detentori di diritti sui film: in un primo momento, 4 mesi fa, il sito era stato fatto chiudere e tuttora un visitatore che punti il suo browser sul dominio torrent.is viene reindirizzato su istorrent.is, un blog (in islandese) gestito dei responsabili di Istorrent. Ma una volta giunti in tribunale, il giudice ha stabilito che per le leggi islandesi fornire funzioni di ricerca files o files (in questo caso torrent) contenenti informazioni su altri files non costituisce reato, a meno che i torrent stessi non siano sotto copyright: dal momento che i file torrent contengono metadati, sono perfettamente legali. Dunque è probabile un ritorno di torrent.is, nonostante la SMAIS si appellerà sicuramente alla Corte Suprema.
Intanto la SMAIS, che è partner della MPAA (Motion Picture Association of America) e della NAPO (Nordic Anti-Piracy Organizations) è stata condannata a pagare le spese processuali (4250 euro).
Via | TorrentFreak.com