Project Z, il portale indipendente di Zynga – dedicato ai giochi – è vicino all’apertura: la società, dopo le prime difficoltà in borsa, è riuscita a rivalutare il proprio titolo e vuole “svincolarsi” da Facebook. Almeno, in parte… perché, per giocare a FarmVille, Mafia Wars, ecc. è comunque richiesto un profilo sul social network.
Gli utenti attivi sui titoli di Zynga, infatti, ammontano a oltre 54 milioni al giorno (e 240 milioni al mese): Facebook è la piattaforma sulla quale la società ha puntato di più e un abbandono definitivo avrebbe un impatto negativo, sul traffico generato dai giochi. Perciò, per accedere ai giochi, Zynga richiederà Facebook Connect.
Nelle ultime settimane, peraltro, Zynga ha annunciato l’intenzione di lasciare Amazon EC2: già la scorsa estate avevo pubblicato una breve digressione sull’infrastruttura di Z Cloud — una piattaforma open source realizzata da Zynga sul cloud computing. La decisione della società potrebbe condizionare l’approdo in borsa di Facebook.
Via | AllThingsD

CNet ha pubblicato oggi un articolo su come Google Music non stia affatto raggiungendo le aspettative, deludendo così le Major discografiche che vi hanno finora aderito.
Google Music è un servizio che consente di caricare la propria collezione di tracce musicali online, per poi condividerle dalla nube con tutti i propri apparecchi. Ha anche il suo store musicale, ed ottimi prezzi per comprare nuova musica. Non manca neppure il supporto dell’industria musicale, con 4 delle Major a spalleggiare il servizio - delle big manca solo il nome importante della Warner.
CNet fa sapere che è proprio l’industria musicale a dimostrare perplessità per le scarse adesioni al servizio e le vendite non proprio stellari: un primo campanello d’allarme rivolto al partner commerciale Google. Secondo la popolare rivista online, con 200 milioni di smartphone e tablet dotati di Android il bacino di utenza di Google Music dovrebbe risultare piuttosto ampio. Su questo punto, come può testimoniare qualsiasi europeo, CNet si sbaglia, dato che Google Music è disponibile solo negli Stati Uniti. Ritengo che sia per forza difficile sfondare su un mercato domestico già invaso da alternative più o meno popolari, in cui Android fronteggia Apple ed Amazon a muso duro.
Continua a leggere: Google Music non raggiunge le aspettative: allarme delle Major discografiche

Almeno una persona al mondo (ma sono certo non si tratti di un caso isolato) ha avuto un’interessante sorpresa: ha scoperto di avere attivo sul proprio account di Google un nuovo servizio, Google Drive.
Si parla ormai da tempo di questo rivale di Dropbox made in Mountain View, e lo stesso Wall Street Journal ha previsto che il suo lancio sarebbe dovuto iniziare entro marzo. Se vengono attivati degli account di prova, è evidente che le fasi iniziali del rollout sono in corso, che di sicuro coinvolgeranno gli ultimi frenetici collaudi e una caccia al bug.
Da quanto si può vedere dagli screenshot, Google Drive ha un’interfaccia estremamente simile a Google Documenti, al punto da motivare un interrogativo: perchè creare un’app diversa, e non espandere il funzionamento del servizio già esistente? Quando in Google Documenti è stata data la possibilità di aggiungere file grossi fino a 10MB, in effetti, si è già creata l’infrastruttura necessaria. Il desiderio di separare i servizi risulta invece piuttosto netto da parte di Google: è già pronto anche il nuovo logo, che mantiene le solite semplici forme geometriche e colori forti. Tra le opzioni, visibili sullo screenshot, la più interessante sembra essere quella che recita “Install Google Drive”, che deduco possa trattarsi di una qualche interfaccia per gestire i backup.
A quanto pare Google Drive dovrebbe essere un servizio gratuito, con opzioni premium per immagazzinare quantità di dati superiori. Non ci sono dettagli sulle dimensioni base del servizio, comunque - Anche se risulta piuttosto facile comprendere come per Dropbox et similia si apra un’era difficile.
Foto & Via | GeekWire

L’amministrazione Obama ha proclamato l’obiettivo ambizioso di migrare tutti i libri di testo degli studenti al formato digitale entro il 2017. Sarà solo il clima da promesse elettorali?
Il piano è difficile da portare a termine in soli 5 anni. Di sicuro tutti sappiamo quanto i libri di testo cartacei siano pesanti per bambini e ragazzi, a maggior ragione per gli italiani che tradizionalmente se li sono sempre dovuti portare a casa, non avendo neppure i pratici armadietti che si vedono nelle high school dei telefilm americani. Al problema del peso si somma anche quello della rapidità con cui le edizioni si susseguono, non senza malizia da parte degli editori che sono perennemente interessati a spennare un pubblico indifeso.
Obama e i suoi sono stati piuttosto aperti nel descrivere la loro intenzione di cambiare pagina, esprimendosi in tal senso già nella conferenza sullo Stato dell’Unione l’anno scorso. Da allora è stato anche diffuso un pamphlet intitolato Digital Textbook Playbook, che esamina i benefici del piano di digitalizzazione ed i suoi costi (come ad esempio la creazione di una struttura broadband per tutte le strutture scolastiche). Secondo gli esperti, i libri digitali renderebbero gli studenti capaci di imparare più in fretta, e di approfondire gli argomenti con un tocco, di fatto di rivoluzionare il modo di intendere l’apprendimento.
Ci sarebbe certamente da decidere se affidare i dati ad un immagazzinamento locale oppure propendere per il cloud, ma per il resto le infrastrutture dovrebbero essere di facile realizzazione - Anche se i costi iniziali si preannunciano come veramente elevati. Sul lungo termine, invece, l’approccio dovrebbe far risparmiare circa $600 a studente, non senza approfittare degli apparecchi che i ragazzi ed i loro genitori già possiedono, anche se si pianifica di fornire i mezzi tecnologici necessari a scuole e famiglie.

La prossima versione di Dropbox, ormai prossima al rilascio ufficiale, introdurrà una funzione che farà felici molti utenti: l’importazione automatica di foto e video da ogni dispositivo che si collegherà al computer, che sia una fotocamera digitale, un telefono o una scheda SD.
Dropbox non è il primo servizio di file hosting ad offrire tale funzione, ma è sicuramente il più noto e il più utilizzato, quindi in un certo senso si può parlare di novità. Chi non vuole attendere la versione stabile, può già scaricare la 1.3.4 - quella che include la nuova funzione - dal forum ufficiale di Dropbox, già disponibile per Windows, Mac Os X e Linux.
Ovviamente, trattandosi di una build sperimentale, non è esente da bug e limitazioni. Gli utenti di Linux e Mac 10.4, ad esempio, non possono utilizzare l’importazione automatica, mentre chi use Windows 7 deve assicurarsi di aver abilitato il servizio di Acquisizione di immagini di Windows (WIA). Dropbox raccomanda di “effettuare un backup dei file prima di installare questa build, dal momento che occorreranno ancora diverse settimane prima di avere la certezza della sua stabilità“.
Via | Peta Pixel
Sospiro di sollievo sia per gli utenti sia per i servizi che propongono l’archiviazione di musica online, dopo la decisione di una corte federale negli Stati Uniti. Mp3Tunes, e quindi anche Dropbox, Amazon, Google Music e via via tutti gli altri, non violano nessuna legge quando salvano e permettono l’utilizzo di un solo file mp3 piuttosto che, ad esempio, salvarne 100 uguali per 100 diversi utenti. Secondo Wired la decisione della corte chiarisce meglio come potrà svilupparsi la tecnologia ed il business attorno ai servizi cloud. Le aziende potranno ridurre drasticamente lo spazio utilizzato dagli utenti mentre gli utenti dovrebbero essere in grado di fruire più rapidamente dei servizi, il tutto senza avere problemi legali da parte delle varie etichette musicali.
Era stata MP3tunes l’azienda nel mirino di EMI, proprio per il metodo utilizzato per fornire il proprio servizio cloud. L’utente effettua l’upload della musica nel proprio “locker” sul web, dal quale è poi possibile riprodurre i brani da qualsiasi dispositivo connesso. Ma invece di caricare tutti i file di tutti gli utenti, il software di MP3tunes controlla nel proprio archivio è presente un altro brano identico: in caso positivo viene aggiunto all’area personale senza neanche effettuare l’upload. Non importa quanti utenti carichino nel proprio “locker” il brano: MP3tunes ne conserva una copia sola.
La corte federale di New York ha chiarito che il metodo è legale solo per le copie identiche dello stesso file, cosa che può essere determinata tramite un controllo sull’hash MD5. La corte ha anche chiarito che se i file di uno stesso brano musicale differiscono anche di pochissimo, cosa che può capitare ad esempio con canzoni “rippate” direttamente da CD, MP3tunes non potrà sostituirle con una propria copia “master”: gli utenti dovranno effettuare il classico upload e MP3tunes dovrà archiviare le copie differenti.
Continua a leggere: Corte Federale di New York: l'ok alla musica su cloud
Facebook potrebbe lanciare al più presto un proprio servizio di streaming musicale con Spotify. Dotrebbe chiamarsi Facebook Music oppure Spotify for Facebook. Le indiscrezioni sono state raccolte da Forbes però nessuna delle parti in causa ha voluto commentare. Non è la prima volta che si parla di una partnership tra le due società.
Col lancio di Google Music Beta e Amazon Cloud Player è partito una sorta d’arrembaggio al settore musicale, in cui Apple la fa da padrone. I rumor sul sodalizio tra Facebook e Spotify risalgono al 2009, quando Zuckerberg avrebbe espresso l’intenzione d’acquisire la società svedese. Questa volta invece non si parlerebbe di fusione.
Se le voci fossero confermate, l’annuncio dovrebbe corrispondere al lancio di Spotify negli Stati Uniti, procrastinato più volte. Il problema riguarderebbe soprattutto l’Italia dove Spotify non è raggiungibile se non con degli escamotage. Facebook farebbe scaricare un’applicazione in background per ascoltare la musica in streaming.
Via | Digital Trends
Online Drive Benchmark è un programma per testare le prestazioni di alcuni tra i maggiori servizi di storage online. È freeware e compatibile con Windows XP, Vista e 7 sia a 32-bit, sia a 64-bit. In particolare, l’applicazione verifica la velocità di trasferimento dei file in upload e/o download per un determinato numero di offerte.
Il cosiddetto cloud computing ha assunto un’importanza strategica per operazioni quali il backup, la condivisione e la stesura collaborativa dei documenti. Poiché molti servizi richiedono la sottoscrizione di un abbonamento, Online Drive Benchmark 1.0 Beta li mette alla prova per determinare il più conveniente in fatto di rapidità.
Purtroppo non tutte le piattaforme offrono gli strumenti necessari ad avviare il test di Online Drive Benchmark. I servizi supportati sono tutti raggiungibili dall’Italia: Box.net è il più famoso, poi Strato HiDrive, Trend Micro SafeSync, DriveHQ e FilesAnywhere. All’appello manca Dropbox. In futuro saranno aggiunti altri provider.
Via | Software Crew
Wuala, il servizio di storage online, ha aggiunto le funzioni tipiche degli account a pagamento ai profili gratuiti. Hottingen è il nome in codice dell’aggiornamento per Windows, OS X e Linux: la versione mobile è prevista sia per Android, sia per iOS. Resta il limite fissato a 1Gb di spazio, espandibile a pagamento da 10Gb a 250Gb.
Hottingen arricchisce la versione free di Wuala con backup automatici, sincronizzazione e controllo delle versioni dei file. Funzioni sicuramente interessanti, a parità di supporto con Dropbox. LaCie, che ha acquistato Wuala nel 2009, intende perciò guadagnare soltanto sullo spazio a disposizione degli utenti paganti da 19€ a 229€.
Purtroppo, rispetto alle caratteristiche P2P con cui ha attratto gli utenti nel 2007, Wuala è cambiato radicalmente. Già in fase di beta pubblica, nel 2008, aveva ritirato il programma di storage “sociale” che permetteva d’ottenere spazio illimitato condividendo i propri file. Ad oggi, Wuala è solo un’opzione alternativa a Dropbox.
Via | Software Crew
BoxCryptor è un’applicazione per Windows che permette di criptare e decriptare “al volo” i file contenuti nella cartella di Dropbox, prima d’inviarli al server. Proposto in fase beta, è gratuito fino a 2Gb di storage (è la stessa dimensione dello spazio free di Dropbox). In futuro sarà possibile espanderne la dimensione a pagamento.
Il programma, per essere installato, richiede la presenza sul sistema del .NET Framework 2.0 di Microsoft. Benché Dropbox sia la piattaforma predefinita, non è escluso che BoxCryptor possa poi supportare anche altri servizi per il cloud computing. L’algoritmo di cifratura utilizzato è l’Advanced Encryption Standard (AES) a 256-bit.
Se si usano sistemi operativi diversi da Windows, per accedere ai file di Dropbox, BoxCryptor può comunque essere installato e utilizzato. L’applicazione è compatibile con l’Encrypted File System (EncFS), un file system disponibile su OS X e Linux: l’algoritmo di cifratura AES-256 è standard. Non si rischia di compromettere i file.
Via | Download Crew
Apple si sarebbe aggiunta all’elenco delle aziende che “collezionano” i dati degli utenti: una funzionalità (o forse addirittura un bug) di iOS permette ai dispositivi di mantenere per sempre la cronologia degli spostamenti dell’utente. Anche qualora la funzione fosse espressamente disabilitata e Android di Google farebbe lo stesso.
Google è un «sorvegliato speciale», soprattutto in Europa, proprio per la raccolta (casuale, sostiene l’azienda) dei dati relativi alle reti WiFi con Street View. Nell’ultimo periodo si sono sviluppate delle polemiche relative ai termini di servizio per Cloud Drive di Amazon sul Digital Rights Management (DRM) e persino su Dropbox.
Quanto sono legittime le preoccupazioni dei consumatori e quanto, invece, è dovuto a un’informazione parziale? L’unica certezza sull’argomento è la profezia di Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook, per il quale «la privacy è morta». Ammesso (e non concesso) che sia mai esistita, a prescindere dal web: le autorità si mobilitano.
Continua a leggere: Il Grande Fratello ci controlla: Apple, Cloud Drive, Dropbox, Google

Amazon è sul punto di rilasciare un music locker, cioè un servizio per il salvataggio remoto delle tracce musicali acquistate da riprodurre in streaming sui propri device. Una scelta plausibile sia per la recente apertura dell’Appstore for Android, sia per Amazon MP3, negozio online di Amazon per la musica. Google e Apple inseguono.
I servizi di music locking sono delle soluzioni simili al più semplice storage online dedicate però a ospitare gli MP3: Amazon dovrebbe aggiungere anche film ed e-book. Apple s’avvicina molto a questa prospettiva con iTunes, ma il concetto di fondo è diverso e presto dovrebbe adeguarsi alla prospettiva del locker come Google Music.
Nel frattempo, Apple e Microsoft si minacciano vicendevolmente sul termine “app store” utilizzato da Amazon: Redmond s’oppone al trademark per la definizione, mentre Cupertino dichiara guerra ad Amazon coi suoi legali. Comunque Amazon non si scompone e continua a innovare i servizi d’acquisto e streaming dei contenuti multimediali.
Via | PC Magazine