Il problema della libertà di pensiero e di espressione su Internet è particolarmente sentito nel mondo occidentale. Per noi è relativamente facile utilizzare i mezzi che la rete ci offre per esprimere un nostro giudizio. O, semplicemente, per tenerci in contatto con i nostri amici e discutere con loro.
Ma ci sono paesi in cui Internet non è accessibile come per noi. In questi giorni ho avuto una fitta corrispondenza con un professore attualmente presente a Dubai. La sua testimonianza è stata utile per capire una realtà completamente diversa dalla nostra, in cui l’accesso alla rete è praticamente inesistente.
Programmi come Skype, Live Messenger, siti come Facebook, Flickr, Gmail, Meebo, praticamente la quasi totalità dei social network e degli instant messanging sono bloccati da un filtro che agisce a livello nazionale, così come le informazioni che arrivano dall’esterno. Tutto viene bloccato e quasi nulla può uscire dal paese.
Non è la prima volta che veniamo conoscenza di forme di censura in Cina. Tuttavia i siti riguardanti il file sharing non sono mai stati bloccati. Fino adesso. Recenti relazioni, infatti, sembrano indicare il fatto che siti popolari come Mininova, isoHunt e ThePirateBay, vengono dirottati sul principale motore di ricerca cinese, Baidu.
Le prime segnalazioni riguardavano semplici avvertimenti nei confronti di alcuni siti. Come è accaduto, inizialmente con il principale sito di indicizzazione eDonkey, VeryCD. Tuttavia, pochi giorni dopo, gli utenti che hanno provato a raggiungere il sito di VeryCD, sono stati dirottati su Baidu.com.
E non si è trattato di un caso isolato, poichè successivamente lo stesso destino è toccato ad una serie di siti BitTorrent, come Mininova, isoHunt e ThePiratebay. Sembra che questa situazione sia andata avanti per alcuni giorni, prima di ritornare alla normalità. Secondo alcune fonti, infatti, non c’è mai stato un vero e proprio tentativo di censurare i siti, ma che invece si sia trattato di un errore DNS.
Continua a leggere: Prove di censura in Cina per i siti BitTorrent?
China Channel Screencast from fi5e on Vimeo.
Vorreste provare l’esperienza di navigare sul web come un Cinese e vedere dove può arrivare la censura?
China Channel offre un add-on per Firefox che consente di provare tale “ebbrezza”.
Via | Blogoscoped.com
ThePirateBay non è più sotto sequestro in Italia: è quanto ha disposto il tribunale di Bergamo ordinandone il dissequestro da parte delle autorità del nostro Paese.
Ovvia soddisfazione per i gestori del sito, che attraverso il loro avvocato dichiarano “Nonostante sia un verdetto interlocutorio, si tratta di pronunciamento di fondamentale importanza”, mentre Giancarlo Mancusi, pm di Bergamo, promette già il ricorso in Cassazione per riottenere il sequestro.
Dopo i 3 milioni di iscritti dunque una nuova buona notizia per i gestori del sito ma soprattutto per gli utenti italiani, sperando che anche nel prossimo grado di giudizio si metta definitivamente la parola fine a una vicenda che già in ambito internazionale ha fatto guadagnare all’Italia non poche critiche.
Via | Corriere.it
Un nuovo caso di censura su Internet, questa volta avvenuta in Malesia dove, durante le elezioni politiche, un blog politico è stato bloccato ieri, accusato di aver contribuito alla sconfitta del governo nelle elezioni.
L’ex vice primo ministro Anwar Ibrahim ha infatti vinto le elezioni in Malesia, potendo tornare in Parlamento dopo un decennio di assenza, anche a causa di accuse per “atti omosessuali”.
Oggi il sito web è stato bloccato da Telekom Malaysia, il provider leader dei servizi Internet, su ordine della Communications and Multimedia Commission. Questa decisione rappresenta una contraddizione per un governo che aveva deciso di non censurare Internet, ad eccezione dei siti web pornografici.
Continua a leggere: In Malesia un nuovo caso di censura verso i blog
Ora sembra essere ufficiale: ThePirateBay è stata “censurato” in Italia a seguito di un’ordinanza giudiziaria. Dopo le ansie di ieri pomeriggio, ora sembra essere sicuro che, dietro all’impossibilità di connettersi al popolare motore di ricerca torrent ci sia la giustizia italiana.
In questo momento sia il DNS che l’indirizzo IP del sito sono inaccessibili, in quanto bloccati dagli ISP di tutto il paese, tuttavia se la situazione dovesse continuare, la baia ha già annunciato alcune contromisure.
Lo stesso staff di ThePirateBay ha allestito una versione tutta dedicata agli italiani, LaBaia, dal cui blog è possibile leggere un articolo contro l’Italia e il suo sistema di censura definito “fascista”: i curatori del sito, infatti, si scagliano contro la nostra nazione e il nostro premier Berlusconi (forse accusato anche relativamente alla questione Mediaset-YouTube)
Continua a leggere: L'Italia blocca ThePirateBay: la guerra del file sharing ha inizio?

In occasione dei Giochi Olimpici, la Cina ha avuto il suo gran da fare per diminuire la pressione sul controllo delle informazioni e soprattutto sulla censura che si è abbattuta sui mezzi di informazione. Internet è stato il media che più di tutti ha subito chiusure a causa del Grande Firewall Cinese.
Tuttavia sembra che da ieri il governo abbia deciso di aprire il Grande Firewall che blocca l’accesso a molti siti, permettendo agli utenti di accedere più liberamente alla rete. Gli utenti in Cina possono quindi raggiungere siti precedentemente bloccati come Amnesty Internationali e Reporte senza frontiere.
Ma la censura rimane ancora su numerosi siti, considerati illegali dalle autorità cinesi. Per esempio i siti collegati alla Falun Gong, un movimento religioso e numerosi siti che hanno a che fare con dissidenti cinesi e il governo tibetano in esilio resteranno bloccati.
Via | Timesonline.co.uk

Diverse volte abbiamo parlato della poca libertà di espressione in Cina.
Blogger e giornalisti cinesi, per bypassare i filtri della censura sul web, stanno utilizzando un tool online che converte il testo per una lettura da destra verso sinistra e dall’alto verso il basso, come si vede dallo screenshot.
Via | Labnol.org

Uno dei più popolari siti di video-sharing in Cina è stato chiuso. Il sito, 56.com, molto simile per funzioni a YouTube, è stato sospeso per più di due settimane, apparentemente per manutenzione. Ma di solito, nessun problema tecnico dura così tanto.
I dirigenti hanno rifiutato di spiegare questa chiusura. 56.com è di fatto uno dei tre maggiori siti di condivisione video in Cina, e come gli altri, è stato attentamente seguito e esaminato dal governo negli ultimi mesi.
Il sito, il cui nome ha un suono che ai cinesi ricorda la frase “Sono felice”, offre un mix di filmati amatoriali e contenuti professionali, tra cui un canale dedicato alla NBA.
Continua a leggere: Il governo cinese dietro alla chiusura di 56.com?
In seguito al rifiuto di Google di rimuovere alcuni video di Al-Qaeda da YouTube, il senatore USA Joe Liberman ha risposto attraverso uno dei siti istituzionali del Senato degli Stati Uniti:
In risposta alla mia lettera, Google apparentemente ha tolto 80 video da YouTube che violavano le linee guida della compagnia in materia di violenza gratuita. Questo è un inizio ma non è abbastanza. I video prodotti da Al-Qaeda e dai suoi affiliati mostranti attacchi alle truppe americane rimangono su YouTube e violano le regole della community.
Questi video devono essere rimossi immediatamente. Inoltre Google continua a permettere che si postino video di organizzazioni riconosciute come terroristiche. Non importa quale sia il contenuto, i video prodotti da organizzazioni terroristiche come Al-Qaeda che sono destinate ad attaccare l’America e a uccidere Americani, non devono essere tollerati. Google deve riconsiderare le proprie regole.
Continua a leggere: Joe Lieberman risponde a Google sulla vicenda Al-Qaeda
La Cina più che per le prossime Olimpiadi è sulle prime pagine dei blog di tutto il mondo per le scarse libertà digitali (e non solo) concesse: dopo aver bloccato YouTube, Blogger e quindi aver chiesto, secondo quanto ha riferito il senatore Brownback, alle catene di hotel internazionali di filtrare il traffico web generato da statunitensi, resta da chiedersi se non filtrino anche il nostro blog o i siti personali dei nostri lettori!
Per scoprirlo, salvo avere conoscenze cinesi o programmare viaggi, si possono usare 3 servizi, in esecuzione su computer fisicamente residenti in Cina, che permettono di pingare indirizzi ip o url da noi inseriti; il primo è Just Ping, con macchine a Hong Kong e Shangai, così come Watch Mouse, mentre il terzo, Website Pulse, effettua un test anche dalla capitale Pechino.
Per capire se un sito è stato bloccato o meno basta inserirne l’url o l’ip negli appositi campi ed iniziare la serie di ping: se una volta giunti ai computer in Cina non appare risposta dal server, il sito inserito è stato censurato.
Via | Digital Inspiration
Wikipedia è sotto inchiesta da parte dell’FBI per violazione delle leggi sulla pornografia infantile. L’accusa è aver pubblicato l’immagine della copertina dell’album “Virgin Killer“, pubblicato nel 1976 dalla band The Scorpions, che ritrae un nudo di una ragazza pre-adolescente, e per questo vietata negli Stati Uniti.
La band, ai tempi, cambiò la foto di copertina, ma ora il caso ritorna proprio a causa di Wikipedia. Alla domanda se l’immagine resterà ancora a lungo sulla pagina relativa, Jay Walsh, responsabile delle comunicazione per Wikimedia Foundation, ha risposto: “Non ho idea di quando l’immagine verrà cancellata. La fondazione non gioca un ruolo diretto nelle modifiche delle pagine di Wikipedia. Wikipedia, infatti, è realizzata dagli utenti di tutto il mondo. Capisco le preoccupazioni sollevate dagli amministratori e i redattori volontari”.
Tuttavia, nel momento in cui questo articolo è stato scritto, l’immagine è ancora presente. Il problema è di difficile interpretazione. Secondo alcuni rappresentanti di Wikipedia, si dovrebbe seguire la linea guida generale della comunità, cioè rendere sempre libere e disponibili le conoscenze umane. A tal fine, quindi, Wikipedia non dovrebbe censurare il materiale.
Continua a leggere: L'FBI indaga su Wikipedia e la pornografia infantile