La fotografia a lato è tristemente famosa ed è entrata nella memoria collettiva, tanto che anche chi nel 1989 era troppo piccolo per capire cosa stesse accadendo in Cina intuisce a cosa si riferisca. In poco più di vent’anni l’approccio della Repubblica Popolare Cinese al dissenso ha assunto caratteri più sfumati, ma l’immagine dell’anonimo rivoltoso è ancora molto attuale. Soprattutto nel giorno del 21° anniversario della rivolta.
Gli scontri di Piazza Tiananmen avvennero nella notte tra il 3 e il 4 giugno, per il fuso orario italiano: proprio ieri molti utenti cinesi di internet hanno segnalato attraverso gli aggiornamenti di stato su Twitter il blocco di Foursquare. Pare che si siano registrati numerosi check-in sul luogo della rivolta e il governo abbia riconosciuto il fenomeno come un atto sovversivo, bloccando momentaneamente l’accesso alla piattaforma.
Foursquare si configura piuttosto come un “gioco” basato sul geocaching, ma la Repubblica Popolare Cinese non intende abbassare la guardia: poco importa che di mezzo ci sia la libertà della rete. Sembra proprio che la svolta democratica nel Paese non abbia ancora raggiunto un livello accettabile di maturità. Certo non si può paragonare un firewall a un carrarmato, ma l’emancipazione dei Cinesi passa soprattutto da internet.
Via | TechBlog86
È evidente che la recente diatriba che ha coinvolto Google nei confronti della Repubblica Popolare Cinese stia interessando un po’ tutto il mondo del web: Backupify – che continua a regalare account premium illimitati fino al 31 gennaio – non poteva certo essere da meno, soprattutto perché si occupa prevalentemente di conservare dati sensibili.
E così Backupify ha deciso di pubblicare un intervento circostanziato per spiegare ai propri utenti cosa potrebbe derivare dalla querelle in merito ai propri backup sulla piattaforma: in particolar modo gli sviluppatori si riferiscono a GMail, che è sotto attacco da parte di “hacker” governativi cinesi. Backupify ricorda, sulla falsariga di quanto avvenne con l’Iran, che in ogni caso gli account colpiti sono selezionati tra i presunti dissidenti e perciò non coinvolgono il grande pubblico.
L’ipotesi che Google scelga di lasciare definitivamente il mercato cinese non è così remota, il ché significherebbe la perdita istantanea di qualunque contenuto che sia stato affidato ai server di Mountain View — incluse le e-mail e gli indirizzi dei contatti di lavoro, ecc.; la digressione di Backupify – che ovviamente consiglia di fare dei backup al più presto, anche per chi abbia interessi lavorativi verso la Cina pur risiedendo all’estero – copre soprattutto l’aspetto legale della circostanza.