L’Iran potrebbe presto rendere irraggiungibile internet, in favore di una rete alternativa su base nazionale. Quest’ultima, promette il Ministero iraniano, sarà low cost e disponibile per il 60% della popolazione in tempi brevi. Ovviamente la prima caratteristica riguarda la compatibilità della rete coi principi religiosi musulmani.
Le stime dell’International Telecommunication Union (ITU), un’emanazione delle Nazioni Unite, quantificano attorno al 10% sul totale la popolazione che accede a internet dall’Iran. Tuttavia, il governo iraniano ha definito «fuori controllo» il web e procederà con la disconnessione. La soluzione definitiva ai “pericoli” di internet.
La predisposizione di una rete nazionale “halal”, cioè conforme alle leggi islamiche, è soltanto un primo passo verso l’indipendenza informatica dell’Iran. Anche Microsoft Windows potrebbe essere abbandonato quanto prima, per l’adozione di un sistema operativo di Stato. Rispetto al blocco totale di internet, è un problema relativo.
Via | The Wall Street Journal
Il collettivo Anonymous ha sempre utilizzato YouTube come mezzo di diffusione dei propri video e messaggi di protesta, assicurandosi vasta diffusione e promozione delle proprie azioni che spesso contano proprio sulla partecipazione collettiva. Dal mese di Aprile le cose sono cambiate: i video delle ultime operazioni del collettivo (OpSony, OpSony Update e OpBlackOut) sono stati rimossi per violazione dei termini del servizio.
L’allarme “censura” è stato lanciato tramite TorrentFreak e Google non ha fornito spiegazioni specifiche, commentando semplicemente come la violazione dei termini prenda in considerazione un ampio spettro di possibilità, quindi al momento non è possibile sapere le ragioni precise della rimozione. Successivamente Google ha aggiunto che:
YouTube ha una politica chiara che proibisce i contenuti inappropriati sulla propria pagina. La nostra comunità comprende le norme e le politiche del sito per il trattamento del materiale inappropriato. Quando gli utenti si imbattono in materiale non adatto noi ci attiviamo e lo analizziamo il prima possibile per capire se viola le condizioni di utilizzo. Se gli utenti continuano a reiterare una volta eliminato il video, viene disabilitato l’account.
Ovviamente questa dichiarazione non calma gli animi di chi grida alla censura e non accontenta nessuno. Speriamo che il discussione rimanga su toni pacati e civili e che YouTube spieghi per quale motivo ha ritenuto di eliminare i video in questione.

L’Egitto è stato tagliato fuori dal mondo con un’abile mossa che ha di fatto bloccato la fuga di informazioni “non autorizzate”.
Cosa sia successo lo rappresenta bene questo grafico di Arbor Networks, azienda che si occupa di soluzioni per il controllo della sicurezza delle reti mondiali. Secondo la loro rilevazione sarebbe evidente come alle 17.20 del 27 Gennaio il traffico Internet da e verso l’Egitto abbia subito un vero e proprio crollo.
Sempre Arbor Network aveva registrato lo stesso comportamento dei service provider in occasione delle rivolte in Birmania e Iran.
Intanto, come abbiamo già detto, ci pensa Wikileaks a divulgare notizie scottanti legate all’Egitto.

Twitter censura Wikileaks. Questo è il dubbio che ha sconvolto le vite di molti fedelissimi utenti del più diffuso sistema di microblogging, dopo aver constatato che nei trend worldwide #wikileaks non è ancora apparso.
Ora, obiettivamente, non c’è probabilmente persona al mondo a non aver sentito parlare del sito di “rivelazioni scottanti” che diffondendo documenti secretati sta mettendo a soqquadro la diplomazia Usa e creando grattacapi a parecchi governi (anche se poi di vere e proprie rivelazioni in tanti casi non si è trattato…). Tanto che si è pure iniziato a parlare di #cablegate dopo che i server di Amazon hanno lasciato a piedi Wikileaks. Neppure di questo c’è ora traccia nei trend di Twitter, anche se una fugace apparizione #cablegate l’ha avuta.
Mentre anche Pay Pal blocca l’account di Wikileaks e Assange è ricercato dall’Interpol (#Assange neppure si è visto nei trend), possibile che su Twitter l’argomento non sia strachiacchierato?
Continua a leggere: Wikileaks censurato da Twitter? E intanto anche Pay Pal gli nega ospitalità

Dato che Internet è nato come un luogo di scambio di idee libero e senza imposizioni, è sempre triste parlare di censura online o di stabilirne i limiti. E’ il caso di Flickr e di una immagine cancellata dagli amministratori del sito in questi giorni.
Si tratta della foto di Obama photoshoppato alla maniera del Joker interpretato da Heath Ledger nel “Cavaliere Oscuro”. L’immagine è stata inizialmente censurata dal sito e successivamente la discussione del forum nata nei giorni successivi è stata chiusa da un responsabile dello staff.
Zack Sheppard afferma, infatti, che le discussioni politiche sono permesse su Flickr, ma lo staff interviene quando si tratta di violazione di diritto d’autore, che si tratti della foto di un gattino, di un tramonto o di un politico.
Nel caso in questione Flickr dichiara di aver rimosso la foto di Obama-Joker perchè Yahoo ha ricevuto una notifica di violazione del copyright. L’impressione, anche questa volta, è che Flickr abbia perso un’occasione valida per dimostrarsi come il sito di riferimento per la fotografia su Internet, quando invece spesso si mostra come un contenitore di foto di belle ragazze e di foto di dubbia validità artistica. Voi cosa ne pensate?
Via | Techcrunch.com
Ancora una volta la Cina fa parlare negativamente di sè relativamente alla libertà sul Web: da ieri, infatti, il governo cinese ha nuovamente bloccato YouTube.
Google ha notato una diminuzione del traffico proveniente dalla Cina già dal mezzogiorno di lunedì e, mercoledì, gli utenti all’interno del territorio cinese si sono trovati di fronte un generico messaggio di errore del tipo “Network Timeout. The server at youtube.com is taking too long to respond.”
Scott Rubin, portavoce di Google, ha dichiarato che non sono noti i motivi del blocco e che si sta lavorando per risolvere i problemi di accesso. Tuttavia non è la prima volta che la Cina blocca YouTube, come già successo nel marzo 2008, durante i disordini in Tibet e appena prima le Olimpiadi di Pechino.
“L’Italia è un paese strano”. E’ quello che avrà pensato Cory Doctorow (recentemente intervistato da noi) di Boing Boing, uno dei blog più letti nel mondo.
Cory dice di essere stato a Milano ed aver parlato con alcuni collaboratori di Beppe Grillo circa l’iniziativa Free Blogger lanciata dal comico genovese contro le varie proposte dei nostri politici, di destra e di sinistra, atte a regolamentare (qualcuno dice “censurare”) la rete.
Un po’ sbeffeggiando la nostra classe politica, il blogger si chiede come mai in un periodo di crisi come questa ci siano parlamentari che non abbiano altro a cui pensare che proporre leggi per una regolamentazione del web. E’ successo con Levi (sinistra), Cassinelli (destra) e D’Alia (centro). Ora tocca alla ex-showgirl Gabriella Carlucci, strappata (prematuramente?) al mondo dello spettacolo per prestare il suo operato al servizio del Paese. La parlamentare infatti “vuole vietare a chiunque di immettere in maniera anonima in rete contenuti in qualsiasi forma”.
Continua a leggere: Boing Boing con Grillo e l'iniziativa Free Blogger
Ancora una volta giungono dalla Cina notizie di siti Internet censurati. Questa volta si tratterebbe di Wikinews. E’ lo stesso sito ad informare dell’avvenuto blocco della versione inglese.
Le prime segnalazioni sono arrivate su Twitter, che ancora una volta si dimostra veloce ed affidabile per le informazioni in tempo reale. Molti altri utenti hanno invece scritto alla mailing list della Wikimedia Foundation dicendo che Wikinews risultava bloccata nelle principali città cinesi, tra cui Pechino.
Non è ancora noto il motivo di questo blocco: Wikinews ha contattato il governo cinese, ma non vi sono state ancora dichiarazioni ufficiali. Non è la prima volta che il governo cinese si scaglia contro Wikipedia e i suoi siti accessori, e non è bastata l’apertura durante le Olimpiadi ad agosto.
Via | Wikinews.org
Qualche giorno fa abbiamo segnalato la polemica scoppiata su Facebook, dove una mamma è stata censurata dal social network per aver pubblicato alcune foto che la ritraevano mentre allattava al seno il suo bambino.
Il dibattito che ne è seguito è presto diventato materia di discussione su tutti i media, tanto che la CBS ha registrato una trasmissione sul tema. Oltre a questo un gruppo di donne sta protestando, da alcuni giorni, di fronte alla sede di Facebook, a Palo Alto.
Su Facebook continua la protesta delle mamme, mentre secondo Facebook non ci sono problemi: vengono censurate solo le foto che mostrano chiaramente un seno, non tutte. Dopo il salto potete vedere il video della trasmissione andata in onda negli Stati Uniti e votare al sondaggio.
Continua a leggere: Continua la protesta delle mamme contro la censura di Facebook

Dal suo blog, Beppe Grillo fa notare una cosa alquanto strana circa la visibilità del suo nome nel motore di ricerca di Google.
Infatti su Google Italia, digitando la parola “Beppe”, tra i suggerimenti proposti non compare “Beppe Grillo”, bensì altri nomi di personaggi (”Beppe Quintale”, “Beppe Bigazzi”, per esempio) conosciuti ma che di sicuro non raggiungono la popolarità, sopratutto sul web, del comico genovese. La cosa è diversa utilizzando per esempio il motore di ricerca in lingua inglese. Qui basta digitare “bep” per vedere il nome di Grillo comparire subito tra i suggerimenti.
Confrontando il suo nome con gli altri proposti su Google Trends la cosa pare singolare visto che il comico surclassa decisamente “gli avversari”. Grillo ha subito paventato una “censura morbida”. Indipendentemente dalla vostra opinione sulle idee di Beppe Grillo, cosa ne pensate: censura, errore del motore di ricerca, blog di Grillo “poco visibile” ai bot di Google…
Aggiornamento: pare che il “problema” sia stato risolto. Adesso il nome di Grillo appare tra i suggerimenti non appena si digita “bep”.
Ci risiamo: a pochi mesi dalla conclusione delle Olimpiadi, la Cina fa parlare nuovamente di sè, per una questione di censura online. Questa volta si tratta del New York Times. Da venerdi, tutti i navigatori connessi da città come Pechino, Shanghai e Guangzhou che hanno cercato di accedere al sito nytimes.com hanno ricevuto una risposta secondo cui il sito non era disponibile.
Il ministero degli Esteri ha detto questa settimana chela Cina si è impegnata molto durante le Olimpiadi ad agosto, ma che è anche loro diritto di bloccare siti web con contenuti illegali per la legge cinese.
Diversi siti sono stati bloccati all’inizio di dicembre: BBC, Voice of America e diversi media di Hong Konk non sono più raggiungbili dal cosiddetto “grande firewall cinese”. Un problema grave se si considera che la Cina ha il numero più alto di utenti su Internet.
Via | News.yahoo.com
La notizia ha dell’incredibile, eppure ha fatto il giro del mondo in poco tempo, dopo una segnalazione comparsa su bugzilla: sembra infatti che sei tra i principali provider inglesi abbiano inserito Wikipedia nella lista nera della Internet Watch Foundation, come sito legato alla pornografia infantile.
Da domenica molti navigatori inglesi non riescono a visualizzare la maggior parte degli articoli di Wikipedia. I provider coinvolti in questa decisione sarebbero Virgin Media, Be Unlimited/O2/Telefonica, EasyNet/UK Online, PlusNet, Demon, e Opal.
Il pomo della discordia sarebbe, ancora una volta, l’articolo riguardante la band degli Scorpions, il cui album Virgin Killer del 1976 presenta la foto di una ragazza in età pre-adolescenziale nuda. E non sarebbe la prima volta che questo articolo si trova al centro di controversie di questo tipo, visto che già tempo fa l’FBI aveva avviato una indagine per pedopornografia.