La lotta contro il file sharing è diventato un problema importante e ci sono governi e associazioni antipirateria in tutto il mondo, che stanno cercando delle soluzioni per arginare la pirateria online.
Un giornalista del “The Mirror” ha condotto un’inchiesta sui costi delle promozioni antipirateria e della lotta contro il file sharing, arrivando alla conclusione che la guerra contro il P2P costa più dei danni economici causati nei confronti delle etichette discografiche.
Infatti, mentre gli investimenti degli ISP per sconfiggere il P2P costeranno nel 2009 circa 365 milioni di sterline, le perdite dell’industria musicale saranno “solo” di 200 milioni di sterline. Se questi dati venissero confermati, verrebbero a cadere gran parte delle motivazioni che oggi spingono a combattere la pirateria con i mezzi classici.
C’è sicuramente qualcosa di sbagliato nei sistemi che gli ISP adottano in questo caso, ed è errata anche la convinzione che ogni brano scaricato sia illegale, così come pure l’accanimento contro la tecnologia P2P, che di per sè non ha nulla di illegale, tranne l’uso che ne fanno gli utenti. L’industria musicale spesso riceve, dalle campagne antipirateria, dei danni all’immagine, mentre la guerra contro il P2P potrebbe condurre gli ISP e i governi ad una corsa agli armamenti tecnologici per scovare gli utenti che trovano nuovi sistemi per agire nell’anonimato.
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Nonostante la sconfitta in tribunale nel processo che l’ha visto coinvolto, il sito ThePirateBay continua ad operare indisturbato: una situazione davvero inaccettabile per le etichette dell’industria del divertimento che invece hanno vinto la causa.
Ecco, quindi, che le case discografiche coinvolte nel processo, Universal, EMI, Sony e Warner hanno fatto sapere di voler fare ricorso e chiedere ai provider di bloccare definitivamente ThePirateBay. Anche le major televisive e cinematografiche, tra cui Columbia, Disney, NBC, Paramount e 20th Century Fox hanno aderito alla protesta.
Attraverso la voce del loro legale Monique Wadsted, il gruppo ha richiamato l’attenzione su oltre 100 film e serie televisive come Lost, Grey’s Anatomy, i Simpson, Batman, Harry Potter, per citarne alcuni, che continuano ad essere condivisi e scaricati attraverso il sito.
Tuttavia il fondatore del sito Peter Sunde ha dichiarato che fondamentalmente egli non è più responsabile del sito, messo in vendita nel 2006 e recentemente acquistato dalla Global Gaming Factory X.
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All’inizio del 2009 uno dei principali provider irlandesi, Eircom, aveva raggiunto un accordo con le etichette discografiche per introdurre il piano delle tre disconnessioni per i presunti pirati.
Le quattro principali etichette, EMI, Sony, Universal e Warner, che controllano il 90% della musica in Irlanda, avevano chiesto ad Eircom un piano per ostacolare la condivisione illecita su Internet. In poco tempo Eircom ha accettato la proposta delle etichette discografiche ed ha avviato l’accordo.
Ora le quattro grandi case discografiche saranno in grado di costringere tutti gli altri ISP irlandesi ad accettare le stesse condizioni come ha già fatto Eircom, in modo che siano stabilite le regole sulla concorrenza. Già in questi giorni una serie di procedimenti giudiziari sono stati avanzati contro altri provider irlandesi: BT Communications Ireland e UPC Communications Ireland.
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