“Un’iniziativa di marketing. Nient’altro”. Così Linus Torvalds, creatore del kernel Linux e icona del software libero, replica alle accuse di Microsoft sulla presunta violazione di brevetti da parte della casa del pinguino. In un intervista rilasciata a Jim Zemlin, direttore della Linux Foundation, e pubblicata in due parti sul sito web della fondazione, Torvalds risponde all’attacco lanciato da Microsoft secondo cui Linux e altri FOSS (Free and Open Source Software) avrebbero violato ben 235 brevetti di proprietà della casa di Redmond.
Questo il giudizio espresso da Torvalds: “Non intendo dare credito alla minaccia di Microsoft per un motivo molto semplice: una società condannata perché detiene un monopolio del mercato non credo possa citare a giudizio i suoi concorrenti su un tema delicato come quello dei brevetti. Sarebbe da matti. E i legali di Microsoft lo sanno bene.”
Poi aggiunge: “Penso che Microsoft sfrutti la sua proprietà intellettuale come un’opportunità di marketing, e lo credo per queste ragioni: non mi risulta che Microsoft abbia mai fatto causa a qualcuno per la violazione dei suoi brevetti. Sono stati citati a giudizio da altri, ma non credo abbiano mai utilizzato il brevetto come arma. Piuttosto sono contenti di utilizzare qualsiasi mezzo per generare timori, dubbi e incertezza nel mercato.”
Via | Networkworld.com
Le feste si sono appena concluse che arriva una notizia particolarmente strana e che potrebbe creare a tutti i genitori numerosi problemi già dal prossimo anno. Scrivere una letterina a Babbo Natale, infatti, potrebbe significare violare un brevetto Microsoft.
La società di Redmond, infatti, ha brevettato un sistema per la creazione di “whish-list”, liste dei desideri o dei regali, per lo shopping online. “Il sistema - si legge sul sito dell’ufficio brevetti - dà la possibilità all’utente di creare una lista di oggetti che l’utente desidera che altri comprino per lui”. La novità, si fa per dire, è che non si tratta (come ad esempio per le whish-list di Amazon) di liste fatte solo su un determinato sito, ma di liste che comprendono tutti i siti, tutte le marche e così via.
Non sappiamo ancora se Microsoft voglia buttarsi nel commercio elettronico o, ancora, se vuole creare un sito per aiutare le persone a fare liste personalizzate oppure, per esempio, se voglia inserire questa possibilità (ipotizziamo) nel portale Msn o in una prossima relase di Windows.
Quello che ci chiediamo - in ogni caso - è: serviva davvero depositare un brevetto apposito?
Via | Techdirt.com
Spesso leggiamo di brevetti davvero assurdi e particolari. Questa volta ve ne segnalo uno che arriva dagli Stati Uniti e che ci potrebbe riguardare da vicino in un futuro non troppo lontano.
Microsoft ha appena registrato all’ufficio brevetti statunitense un’applicazione chiamata “Automatic Goodbye Messages”, messaggi automatici di saluto. Come e dove sarà utilizzato è ancora difficile dirlo. Leggendo la pagina del Us Patent & Trademark Office riusciamo a capire che è un software in grado di mandare messaggi automatici di saluto o di benvenuto che sarà utilizzato prettamente nelle chat (Messenger, Office Communicator, etc).
Come si vede anche nell’esempio fornito da Microsoft, potrebbe essere utilizzato ad esempio in caso di chiusura improvvisa (o volontaria) di una finestra di conversazione: a quel punto il software manderebbe in automatico un messaggio di saluto al proprio interlocutore. Staremo a vedere.
Via | Techdirt.com
Microsoft, dopo aver sfoderato l’ascia di guerra contro Linux ed il mondo del software libero, minacciando azioni legali per la violazione di 235 brevetti, sembra ora volerla rimetterla sottoterra e cercare di “costruire dei ponti per la proprietà intellettuale”.
In seguito alla prima affermazione pubblicata su Fortune, la risposta da uno dei principali esponenti del mondo open source, Linus Torvalds, non si era fatta attendere, e aveva messo Microsoft di fronte ad un bivio: o dare fondo a queste accuse, puntualizzando quali fossero i brevetti violati e in quale modo, o smetterla di agitare queste accuse, storia ormai vecchia di quasi tre anni.
Nella comunità open source erano da tempo nate anche iniziative mediatiche, che chiedevano a Microsoft di mostrare il codice che violerebbe i loro brevetti.
Continua a leggere: Microsoft, per ora nessuna guerra sui brevetti
Ricordate l’articolo apparso su Fortune in cui Microsoft accusava i creatori e gli utenti del software libero di plagio? La stesso, per intenderci, in cui leggeva anche che il software libero funziona molto bene perché utilizza brevetti made in Redmond? Linus Torvalds, padre di Linux, si è preso la briga di rispondere attraverso una lettera inviata a InformationWeek.
“È molto probabile - si legge nella lettera - che Microsoft vìoli molti più brevetti di quanto farebbe Linux. La teoria che sta alla base dei sistemi operativi - continua - è stata sviluppata intorno alla fine degli anni Sessanta. Non è difficile, così, ipotizzare che Ibm probabilmente detiene migliaia di brevetti ‘fondamentali’ che nel tempo sono decaduti”.
“I prodotti di software libero violerebbero oltre 235 brevetti registrati da Microsoft, ed è ora che gli utenti di questi software, Linux in primis, inizino a pagare le royalties a coloro che li hanno registrati”. Lo hanno affermato due dirigenti Microsoft (Brad Smith, nella foto, e Horacio Gutierrez) in un’intervista alla rivista Fortune.
Non si tratta, secondo l’accusa, di una “copia” accidentale dei brevetti, bensì di una sistematica violazione delle leggi. Di certo non staranno a guardare i giganti, attaccati in prima persona, che credono nel software libero, da Ibm a Sony, da Philips a Novell, da Red Hat a Nec.
L’accusa spiegherebbe anche il perché i software liberi funzionino così bene: perché sono stati copiati i brevetti made in Redmond! La parola ora sta ai giudici: se i tribunali stabilissero che veramente sono stati copiati dei brevetti si tratterebbe di un duro colpo al grande movimento che sta dietro al software libero, costretto a risarcire centinaia di migliaia di dollari. Cosa ne pensate?
Via | Cnnmoney.com
E’ stato lanciato un nuovo servizio di ricerca da Google e questa volta l’argomento è quantomai attuale.
Google Patent Search permette di ricercare tra oltre sette milioni di brevetti depositati presso l’USPTO (United States Patent and Trademark Office): essendo informazioni di dominio pubblico, ecco così che si aggiunge un altro tassello alla raccolta di informazioni del colosso di Mountain View, dopo il discusso Google Books.
Il motore di ricerca utilizza la stessa tecnologia di visualizzazione di Google Books, recentemente migliorata con l’utilizzo di tecnologie asincrone per visualizzare lunghi documenti scansionati senza necessità di ricaricare la pagina.
Il progetto prevede di espandersi per coprire i brevetti registrati anche in altri paesi.
E’ abbastanza divertente andare a cercare i brevetti registrati su alcuni componenti di uso comune: ad esempio provate a cercare touchscreen, mouse o DVD per scoprire la mole di brevetti esistenti.
[via Inside Google Books blog]