Ancora una volta la Cina fa parlare negativamente di sè relativamente alla libertà sul Web: da ieri, infatti, il governo cinese ha nuovamente bloccato YouTube.
Google ha notato una diminuzione del traffico proveniente dalla Cina già dal mezzogiorno di lunedì e, mercoledì, gli utenti all’interno del territorio cinese si sono trovati di fronte un generico messaggio di errore del tipo “Network Timeout. The server at youtube.com is taking too long to respond.”
Scott Rubin, portavoce di Google, ha dichiarato che non sono noti i motivi del blocco e che si sta lavorando per risolvere i problemi di accesso. Tuttavia non è la prima volta che la Cina blocca YouTube, come già successo nel marzo 2008, durante i disordini in Tibet e appena prima le Olimpiadi di Pechino.
Dopo YouTube anche la piattaforma di blogging di Google raggiungibile all’indirizzo blogger.com sembra essere stata oscurata in Turchia. A riportarlo è uno stesso blogger turco di origine olandese, secondo il quale anche tutta la famiglia *.blogspot.com sarebbe al momento irraggiungibile in tutta la nazione.
Chi prova a collegarsi a questi indirizzi viene reindirizzato sulla stessa pagina d’errore vista in occasione del blocco di YouTube: secondo quanto riportato a capo di tutto ci sarebbe Adnan Oktar, sostenitore del Creazionismo Islamico che già in passato è riuscito a ottenere la chiusura in Turchia di siti come Wordpress, Google Groups e il sito personale di Richard Dawkins.
La causa del blocco tuttavia non è ancora certa come lo stesso blogger riporta, mentre suggerisce anche alcuni indirizzi utili ai naviganti turchi per cercare di aggirare l’oscuramento: http://atunnel.com/, http://unblocked.org/ e http://unblockyoutube.org/.
Nuovo caso di blocco di un sito di tracking torrent: fortunatamente non si tratta di un episodio avvenuto in Italia come quello di ThePirateBay ma di quanto ha fatto UPC, uno dei più grandi ISP rumeni, che ha chiuso l’accesso al sito di tracking torrent Torrentbits.
Non è la prima volta che la piattaforma incorre in problemi del genere, visto che nel maggio 2007 ci fu addirittura un raid della polizia durante il quale vennero arrestati i suoi amministratori, per poi essere rilasciati dopo qualche tempo.
Il provider UTC conta attualmente 1 milione di clienti, che al momento provando a collegarsi a TorrentBits ricevono la stessa pagina visualizzata per i siti inesistenti.
Via | Torrentfreak.com
Continua a leggere: ISP rumeno blocca l'accesso al tracker Torrentbits.ro
Il recente blocco di YouTube su Windows Live Messenger ha scatenato un vortice di polemiche online, arrestatosi solo con la rimozione del filtro da Microsoft. Il colosso informatico si è sentito comunque in dovere di chiarire l’accaduto con i propri utenti, giustificando il fattaccio sul blog ufficiale di MSN per bocca di Dharmesh Mehta, uno dei product manager del programma di instant messaging.
Secondo la spiegazione di Mehta, il blocco sarebbe stato frutto di una serie di fattori tramite i quali solitamente vengono filtrati gli indirizzi ritenuti illeciti, come ad esempio il numero di volte che un link viene inviato, da quanti account viene fatto e quanto frequentemente: il tutto viene confrontato con una blacklist contenente talvolta anche intere estensioni come in questo caso il .com di YouTube.
La gestione dei blocchi degli indirizzi sarebbe inoltre nelle mani di una società esterna a Microsoft, con la quale gli incaricati delle due compagnie starebbero investigando per individuare le cause del ban: maggiori chiarimenti, si spera, in seguito.
Via | Msgstuff.com
Continua a leggere: Microsoft: il blocco di YouTube su Windows Live Messenger non è colpa nostra
Non vi preoccupate, non si tratta dell’ennesima skin per Windows Live Messenger dato che ho promesso una tregua a me stesso fino alla fine dell’ormai famoso sondaggio, che vi invito a votare qualora non dovreste ancora averlo fatto.
Secondo quanto riportato su Mess.be, l’indirizzo di YouTube sarebbe stato bannato dal programma di instant messaging di Microsoft, in maniera simile a quanto già fatto con eBuddy in passato.
Tuttavia le prove che ho effettuato hanno bloccato solo l’indirizzo youtube.com, lasciando via libera invece a quello con dominio .it: mentre i più maliziosi pensano sia stata una non-coincidenza col lancio di Messenger TV, speriamo si sia trattato solo di un errore: almeno però inviare link ai video sembra ancora possibile.
Aggiornamento: come segnalato da AndyF15 nei commenti a questo post, dopo una nuova prova il blocco sembrerebbe non esserci più. Restano comunque sconosciute le motivazioni che hanno portato all’accaduto.
Via | Mess.be
Continua a leggere: YouTube bannato da Windows Live Messenger?

Ricorderete Ecocho, il motore di ricerca ecologico lanciato pochi giorni fa e passato anche su queste pagine. La sua caratteristica principale era quella di incentivare le ricerche su Yahoo! e Google, promettendo di aiutare la causa ambientale piantando alberi ogni 1000 ricerche effettuate.
Non a caso la parola era è in corsivo, perché Google ha deciso di tagliare il supporto AdSense a Ecocho, che in un post sul proprio blog spiega l’accaduto invitando gli utenti a farsi sentire nei confronti di Google scrivendo all’indirizzo adsense-support AT google.com.
Il colosso informatico dal canto suo ha motivato la decisione sostenendo che Ecocho violava i termini d’uso del servizio AdSense, offrendo incentivi ai propri utenti per le ricerche effettuate su esso: non importa nemmeno come nel caso specifico che si tratti di incentivi indiretti o destinati a scopi nobili. Si ringrazia un nostro utente anonimo per la segnalazione.
Continua a leggere: Google taglia il supporto AdSense ad Ecocho