Durante una manifestazione al Milano al teatro Smeraldo legata al movimento politico capitanato da Beppe Grillo, è intervenuto in videoconferenza Rick Falkvinge, fondatore del Partito del Pirata in Svezia.
Parla dei tentativi, nei secoli, dei poteri forti di mantenere il dominio dell’informazione:
Nei tempi medievali la chiesa cattolica aveva il monopolio sulla cultura e conoscenza. Il prete di paese poteva dire ai paesani tutto ciò che poteva servire loro.
Quando la stampa arrivò nel 1453, la chiesa cattolica ha cercato di censurarla perchè metteva in pericolo la sua supremazia sulla conoscenza. (…) I britannici adottarono quindi un altro approccio: diedero un monopolio a un ente particolare. Solo questo ente poteva stampare libri e volantini e in cambio i reali potevano decidere cosa poteva essere stampato o meno. Questo meccanismo fu istituito il 4 maggio 1557 e si chiama copyright ed è ancora in giro oggi.
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Il punto è qui come raggiungere quei gruppi che stanno diventando molto numerosi. Non abbiamo più bisogno dei vecchi media. possiamo comunicare sotto i loro radar e senza la loro approvazione. Questa è la vera lezione qui.
Non aspettare per l’autorizzazione di nessuno, non chiedere il permesso e non aspettare nessuno se vuoi pubblicare qualcosa. Se vuoi perorare una causa puoi farlo direttamente.
Tutto l’intervento, tradotto sul blog di Grillo, merita più di una riflessione.
Attimi di ansia per uno dei blog italiani più visitati al mondo, ovvero quello di Beppe Grillo. Per alcune ore, ieri, l’account YouTube dello staff Grillo era stato disabilitato per violazione di copyright. Il motivo?
La presenza di due minuti del David Letterman Show in uno dei video pubblicati, che ha fatto indispettire la CBS, titolare dello show. Come ha fatto notare lo stesso Grillo, però, mentre gli oltre 400 video venivano cancellati da YouTube, sul celebre sito di video sharing erano presenti oltre 2.000 video della stessa puntata, con la presenza di Obama al popolare spettacolo televisivo.
Le proteste degli utenti sono state tantissime, e segnaliamo questo gruppo su Facebook, sul quale sono comparsi decine e decine di messaggi. Fortunatamente dopo alcune ore il profilo su YouTube è stato ripristinato, salvando la libertà di informazione giornalistica. Personalmente credo che, anche nel caso di violazione di copyright, la decisione di YouTube sia stata avventata e frettolosa. Sarebbe bastato cancellare un solo video e non tutto il profilo (come è accaduto successivamente).
Foto | Flickr
“L’Italia è un paese strano”. E’ quello che avrà pensato Cory Doctorow (recentemente intervistato da noi) di Boing Boing, uno dei blog più letti nel mondo.
Cory dice di essere stato a Milano ed aver parlato con alcuni collaboratori di Beppe Grillo circa l’iniziativa Free Blogger lanciata dal comico genovese contro le varie proposte dei nostri politici, di destra e di sinistra, atte a regolamentare (qualcuno dice “censurare”) la rete.
Un po’ sbeffeggiando la nostra classe politica, il blogger si chiede come mai in un periodo di crisi come questa ci siano parlamentari che non abbiano altro a cui pensare che proporre leggi per una regolamentazione del web. E’ successo con Levi (sinistra), Cassinelli (destra) e D’Alia (centro). Ora tocca alla ex-showgirl Gabriella Carlucci, strappata (prematuramente?) al mondo dello spettacolo per prestare il suo operato al servizio del Paese. La parlamentare infatti “vuole vietare a chiunque di immettere in maniera anonima in rete contenuti in qualsiasi forma”.
Continua a leggere: Boing Boing con Grillo e l'iniziativa Free Blogger

Dal suo blog, Beppe Grillo fa notare una cosa alquanto strana circa la visibilità del suo nome nel motore di ricerca di Google.
Infatti su Google Italia, digitando la parola “Beppe”, tra i suggerimenti proposti non compare “Beppe Grillo”, bensì altri nomi di personaggi (”Beppe Quintale”, “Beppe Bigazzi”, per esempio) conosciuti ma che di sicuro non raggiungono la popolarità, sopratutto sul web, del comico genovese. La cosa è diversa utilizzando per esempio il motore di ricerca in lingua inglese. Qui basta digitare “bep” per vedere il nome di Grillo comparire subito tra i suggerimenti.
Confrontando il suo nome con gli altri proposti su Google Trends la cosa pare singolare visto che il comico surclassa decisamente “gli avversari”. Grillo ha subito paventato una “censura morbida”. Indipendentemente dalla vostra opinione sulle idee di Beppe Grillo, cosa ne pensate: censura, errore del motore di ricerca, blog di Grillo “poco visibile” ai bot di Google…
Aggiornamento: pare che il “problema” sia stato risolto. Adesso il nome di Grillo appare tra i suggerimenti non appena si digita “bep”.
What’s Meetup? from Meetup HQ on Vimeo.
Meetup.com è un social network che consente a gente di tutto il mondo di condividere passioni in comune come libri, cinema, politica. Permette facilmente di organizzare incontri, mandare e ricevere newsletter, usare un forum per comunicare. Si potrebbe definire un network del “web 1.5″, legato com’è alla struttura tipica delle bulletin board.
In Italia, sebbene in inglese, è diventato una piattaforma piuttosto conosciuta grazie al blog di Beppe Grillo. Infatti i gruppi cittadini legati all’azione politica promossa dal comico genovese, gli amici di Beppe Grillo, usano Meetup.com come punto di incontro.
Il gruppo di Common Craft, col tipico stile che li contraddistingue, ha creato questo video spiegando con parole semplici (in plain English) cosa è Meetup.com.
Via | Commoncraft.com
Che siate d’accordo o no, dovete ammetterlo: è forse la prima volta (o una delle primissime volte) che in Italia una manifestazione nata dalla rete, e in particolare da un blog, ottiene una così vasta eco e un così largo successo. Stiamo parlando del V-Day lanciato da Beppe Grillo che si “celebra” oggi in oltre cento piazze italiane.
A mobilitarsi centinaia tra blog e siti che hanno rilanciato mailing list, commenti e video su YouTube.
Scrive Beppe Grillo:
“L’8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi ‘culturali’. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare”.
Continua a leggere: Oggi è il V-Day, manifestazione nata dalla rete