
Se siete dei blogger sicuramente già lo saprete: da Venerdì a Domenica c’è stata, a Riva del Garda, la blogfest, l’annuale festa dei blog organizzata da Macchianera. Se ne era parlato in giro, sui blog, se ne era parlato molto, come molto solitamente si parla di questi raduni di blogger; in particolare sul Post c’era un bell’articolo di Simone Tolomelli sul perché andarci, sul perché non perdersela:
vado alla blogfest perché mi sento un sacco figo, lì. perché la gente mi incontra e mi saluta e a casa mia no. perché la gente che mi incontra e mi saluta e mi abbraccia alle volte, lo fa perché in un piccolo modo suo mi sta ripagando di quello che faccio gratis: scrivere per loro. e loro alle volte mi stimano e alle volte no. ma io mi sento un sacco figo lo stesso. e secondo me ho quel grado di felicità addosso di quando sei in un posto e gli altri ci sono anche perché ti vogliono vedere. e vale anche per me, che voglio vedere loro.
E’ stato insomma un bel raduno, in cui incontrare di persona chi sta dietro ai blog che ogni giorno si leggono. Un bel raduno formato non solo da blogger, ma arricchito anche da conferenze dedicate al mondo della rete.
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La Commissione Federale sulle Comunicazioni del Governo degli Stati Uniti ha approntato uno strumento pubblico in grado di permettere agli utenti della Rete di controllare gratuitamente ed efficacemente le prestazioni della propria connessione a Internet. E, naturalmente, di metterle a confronto con quelle reclamizzate, spesso con un po’ di ottimismo, dai rispettivi provider di banda.
Il progetto si chiama “National Broadband Plan” e si prefissa lo scopo di “assicurare che tutti gli americani abbiano accesso alla banda larga ad alte prestazioni”.
Secondo le prime statistiche raccolte dalla stessa Commissione, fra velocità effettiva e velocità “pubblicizzata” c’è in media un 50% di fandonie: la banda realmente a disposizione degli utenti, in altre parole, è la metà di quella che hanno sottoscritto per abbonamento. Non tutti gli opinion maker americani, anche fra i blogger, sono entusiasti della cosa. Lauren Weinstein, ad esempio, teme che i test effettuati dal Governo non possano essere accurati, se non altro perché non tengono conto di quanti altri utenti stanno accedendo contemporaneamente a una stessa rete domestica. Per non parlare, poi, degli scrocconi.
Pensavo meglio, rispetto all’Italia, sinceramente. Da noi è quasi dato per scontato che ci sia almeno un 50% di divario (e anche qualcosina in più) fra i due valori di cui sopra, ma lo si accetta con molta più rassegnazione, dopo aver fatto un controllo fai-da-te. Di più: lo si mette in conto, lo si calcola quando si fa un nuovo abbonamento: “Alice 2 mega? Ottimo, posso scaricare a 800 kb!”. Infine, non per sottolineare troppo le differenze fra la situazione nel nostro Paese e quella negli USA ma, mentre loro varano programmi come l’NBP, noi di facciamo controllare dalla Fapav.
Virgin Media sta provando a portare la fibra ottica sui pali telegrafici. Un esperimento che potrebbe rivoluzionare il modo in cui la fibra ottica e la connessione broadband viene distribuita nelle case.
Mai più lavori stradali, quindi, ma un utilizzo dei classici cavi aerei. In questo modo la banda ultraveloce inglese potrebbe raggiungere già ora e facilmente un milione di case. Il test è partito nel piccolo paesino di Berkshire di Woolhampton: agli abitanti viene offerta banda larga a 50MB più il servizio televisivo di Virgin Media.
Tutto questo mentre il governo inglese ha promesso l’accesso alla banda a 2Mbps a tutti gli abitanti entro il 2010 e una superbanda entro il 2017.
Gli scenari potrebbero radicalmente cambiare se questo tipo di tecnologia potesse effettivamente avere riscontri positivi. Potrebbe essere la volta buona anche per quelle aree del nostro Paese in cui ancora si “viaggia” con i modem 56k?
Come già accaduto in Svizzera e Finlandia e solo promesso in Italia per poi essere smentito, anche la Spagna dal 2011 renderà l’accesso alla banda larga un diritto dei propri cittadini.
Il Ministro dell’Industria spagnolo ha annunciato che tra due anni ovunque vivano gli Spagnoli avranno diritto a reclamare un accesso a Internet con banda minima di 1Mbps, che secondo il gruppo di consumatori FACUA sarebbe comunque ancora insufficiente e in ritardo, vista la necessità di avere la misura introdotta prima del 2011.
Magari non si lamenterebbero guardando la situazione attuale in Italia, dove in alcuni centri urbani si è ancora costretti a usare il modem 56k per connettersi alla rete. E dire che all’inizio ci avevamo anche creduto…
Via | Pcmag.com
Il temporaneo stop allo sviluppo della banda larga in Italia, annunciato di recente dal sottosegretario Gianni Letta, ha suscitato in questi giorni un mare di polemiche. In tanti hanno detto la loro sull’argomento e l’ultima reazione in ordine di tempo è quella del presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, che dai microfoni di SkyTg 24 ha rivolto un appello al governo:
“Quella della banda larga è un’infrastruttura portante per il sistema paese. L’investimento in banda larga ad alta velocità trasmissiva avrebbe un ritorno sul reddito formidabile, non investire sulla banda larga non sarebbe un risparmio. […] Bisogna fare una rete in fibra ottica che garantisca una velocità di 50 megabit. Il sistema delle telecomunicazioni è stato l’unico nel mondo ad avere redditi soddisfacenti anche in piena crisi.”
Secondo Calabrò, c’è l’assoluta necessità che la banda larga da noi venga potenziata al massimo entro il 2015, in caso contrario ne soffrirebbe tutta la ripresa economica del nostro Paese. Insomma, potrebbe essere l’ultima occasione per non “perdere il treno”: che ne dite, alla fine riusciremo a salirci?
Via | Adnkronos
Purtroppo le buone intenzioni del ministro Renato Brunetta non si trasformeranno - quanto meno per ora - in fatti concreti: il piano Romani, che avrebbe dovuto far arrivare la banda larga a tutti gli italiani (20 mega al 96% della popolazione entro tre anni e 2 mega al rimanente 4%) è stato infatti rimandato. Ad annunciare lo stop è stato il sottosegretario Gianni Letta:
“I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi.”
Tradotto in soldoni, questo è un momento in cui ci sono problemi più importanti da risolvere. Ma pare che lo sviluppo dell’internet veloce resti comunque un obiettivo di questo governo e dunque di banda larga si tornerà a parlare appena possibile. Almeno speriamo…
Via | Repubblica.it
Di recente, in Finlandia i governanti hanno promesso la banda larga per tutti i cittadini. Ma anche da noi il digital divide potrebbe presto diventare un ricordo, stando almeno alle rassicuranti frasi pronunciate dal ministro Renato Brunetta nella trasmissione radiofonica “Brunetta della domenica”:
“Io sto puntando a fare la stessa cosa in Italia, perchè solo attraverso una rete Internet efficiente possono passare documenti, certificati. Il piano è già pronto, ieri ho parlato con il viceministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. È un problema di investimenti, ma manca ormai solo l’ultima spinta. Nell’arco di ottobre-novembre possiamo avere il via libera del Cipe. Servono 800 milioni di euro, non costa nemmeno tanto.”
L’impegno, per la precisione, è quello di assicurare a tutti almeno due mega di banda larga a partire dall’anno prossimo. Speriamo che la promessa venga mantenuta, soprattutto per i tanti italiani che non dispongono ancora dei benefici dell’adsl. Che ne dite, ci fidiamo?
Via | Leggo
Sull’Isola di Mann è al vaglio una legge che introduce una tassa obbligatoria per tutti coloro che sottoscrivono un abbonamento ad internet a banda larga: gli utenti pagheranno quindi di più al fine di poter condividere legalmente la musica.
Rimane qualche dubbio relativo ai benefici e soprattutto ai beneficiari di quest’operazione: sarebbe forse stato più corretto dare la possibilità agli utenti di scegliere se sottoscrivere o meno questa specie di abbonamento forzato. Inoltre i provider in questo modo vedono soltanto aumentare il traffico (e quindi le spese) senza trarre alcun vantaggio apparente; per non parlare di RIAA ed IFPI..
Per chi non lo sapesse, l’Isola di Mann è un paradiso fiscale che si trova tra Gran Bretagna ed Irlanda, poco meno di 600 km quadrati di terra abitati da circa 75mila persone. Forse la scarsa entità della popolazione ha convinto le case discografiche a non opporsi a questo esperimento rivoluzionario (o forse è solo questione di tempo).
Via | TechRadar.com
L’Adsl? Ce l’ha una famiglia su tre. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulla Banda Larga, secondo cui 8,7 milioni di famiglie (il 37 per cento del totale) usufruiscono della connessione veloce.
Gli italiani, dunque, si confermano tecnologici, ma di certo in ritardo rispetto alla media europea. Per quanto riguarda le tariffe, inoltre, boom per gli abbonamenti flat, che rappresentano circa l’80 per cento del totale. Tra i servizi più utilizzati figurano l’e-mail e l’instant messaging, seguiti dai servizi di informazione come news, enciclopedie online e acquisti di beni o servizi.
A tal proposito, sono aumentati anche l’utilizzo dell’internet banking (+47 per cento) e delle aste online (+54 per cento). Incremento notevole anche per la Tv via internet (IpTv), che, grazie anche alle offerte di numerosi operatori telefonici, ha raggiunto quota 650mila utenti.
“L’Italia - questo si legge nelle conclusioni dello studio - sta via via risolvendo i problemi legati al digital divide, ma nel panorama internazionale il Paese appare in ritardo rispetto ad altri membri dell’Unione Europea”.
Dopo circa tre anni RossoAlice, il portale a banda larga di Telecom Italia, cambia nome e contenuti. Negli ultimi giorni compare, sulla home page del portale, un’animazione di pochi secondi che avverte l’arrivo di importanti novità. Tra le novità che verranno introdotte ci saranno:
In base a quanto riferitoci da un operatore del call center del 187, RossoAlice cambierà anche nome. Per ora sono trapelate poche indiscrezioni, anche se il nuovo portale dovrebbe essere pronto a giorni in quanto è stato bloccato l’acquisto di alcuni eventi live come le semifinali play-off di basket.
Nell’animazione, che annuncia l’arrivo delle novità, si parla di un nuovo modo di vedere la tv su internet: è quindi probabile che RossoAlice si unirà al portale Alice Home Tv dedicato alla tv on demand offerta da Telecom Italia.
Grazie soprattutto alla banda larga il mercato dei servizi VoIP è recentemente cresciuto. Sono sempre più numerosi i cittadini che affidano, o perlopiù affiancano, la loro linea telefonica a questo protocollo. Purtroppo, uno dei limiti più importanti riguarda le telefonate verso i numeri d’emergenza; un limite costato la vita a un neonato canadese di Calgary, pochi giorni fa.
Il piccolo Elijah, questo il nome del bambino, ha manifestato problemi respiratori durante la notte di martedì scorso. La zia ha prontamente telefonato al 911 usando il suo telefono VoIP ma prima di riuscire a comunicare l’attuale indirizzo la chiamata è stata interrotta.
Alison George, portavoce della Comwave Telecom Inc, provider del servizio VoIP in questione, ha dichiarato che il call center ha indirizzato correttamente la richiesta di Sylvia Luck ma sfortunatamente il recapito memorizzato era una precedente abitazione nella periferia di Toronto.

La situazione della diffusione della banda larga in Italia non è delle migliori, anche se ultime statistiche europee diffuse parlano di netti miglioramenti. Ma se di queste statistiche parleremo dopo il “salto”, prima vorrei segnalare un’iniziativa molto carina chiamata “Io voglio l’Adsl”.
Si tratta di un progetto molto interessante nato dall’idea di un ragazzo che vive in una piccola frazione della provincia di Potenza. Il sito sfrutta le mappe di Google e, tramite alcuni “segnalini”, chiunque può segnare i posti dove ancora l’Adsl non è arrivata. Una volta arrivata la linea, poi, basterà cambiare il segnalino da rosso a verde.
Ogni segnalazione è corredata anche di una breve spiegazione (come ad esempio “l’Adsl arriva fino a 500 metri dal mio indirizzo” o “qui c’è ancora un vecchio Mux che non permette neanche la Isdn”). Complimenti per l’idea!
Ma parliamo ora dei dati provenienti da Bruxelles.
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