
Ancora Google e ancora Cina dopo i documenti WikiLeaks legati all’attacco di inizio 2010: TechCrunch Europe ha pubblicato l’immagine che vedete qui sopra, ritraente il modo in cui attualmente il motore di ricerca viene visto all’interno dei confini cinesi. Sarebbe stato un “contatto cinese” a fornirla alla versione europea del blog americano (edit: la fonte è Web2Asia).
A mancare, proprio la search box dove inserire le proprie chiavi di ricerca: mentre già si parla di attacchi e possibili censure, non mancheremo di aggiornarvi in caso di ulteriori (immaginabili) sviluppi.
Mentre il mondo intero continua a discutere dell’argomento facendo letteralmente esplodere l’hashtag #cablegate, la bomba dei nuovi documenti pubblicati da WikiLeaks viene ripresa dal NY Times per tornare anche sull’attacco cinese a Google avvenuto tra fine 2010 2009 e inizio 2011 2010.
Secondo quanto riporta il giornale americano, nei nuovi documenti di WikiLeaks ci sarebbero prove evidenti del coinvolgimento delle più alte autorità cinesi nell’attacco, che avrebbero assoldato hacker ed esperti in sicurezza per condurre un’operazione di sabotaggio diffuso. Quanto riportato è in realtà solo la punta dell’iceberg, visto che al momento mancano maggiori dettagli e, come spesso accade con le pubblicazioni di WikiLeaks, molto probabilmente nei prossimi giorni se ne saprà di più.
Un terremoto causato da Julian Assange e dal suo staff che potrebbe quindi riguardare anche l’aspetto informatico-spionistico oltre che quello diplomatico, sul quale in queste ore si stanno soffermando i principali giornali di tutto il mondo.
Via | Venturebeat.com
In seguito all’attacco cinese a Google, i quali dettagli hanno visto anche l’utilizzo di una falla di Internet Explorer per compiere il fattaccio, Microsoft ha pubblicato un post su Technet con i suggerimenti per porre rimedio preventivamente a un eventuale attacco ai danni del proprio PC.
Il primo consiglio che viene dato è quello di pensionare definitivamente Internet Explorer 6 qualora non lo si sia ancora fatto (e sarebbe decisamente ora, visti gli ultimi sviluppi), passando all’occorrenza anche a un sistema operativo più aggiornato rispetto a Windows XP, anche se comunque la cosa principale da fare riguarda il browser.
L’avvertimento di Microsoft arriva dalla considerazione che a essere vulnerabili sarebbero proprio le macchine con Windows XP e IE6 installato, e visti i rapporti di amore/odio della società di Redmond con il sistema operativo e il vecchio browser credo che essa abbia deciso di cogliere la palla al balzo per far compiere definitivamente il salto generazionale ai propri clienti.
Via | Arstechnica.com
L’attacco cinese contro Google potrebbe essere stato favorito da qualcuno all’interno della stessa divisione dell’azienda operante a Pechino. A rivelarlo è Reuters che cita “fonti vicine ai fatti”, secondo le quali Google starebbe investigando sull’argomento alla luce del fatto che chi ha attaccato sapeva perfettamente dove e come colpire per ottenere quanto voleva.
A rafforzare l’ipotesi anche la notizia secondo la quale alcuni impiegati di Google in Cina sarebbero stati mandati in vacanza o spostati in altri uffici. Nel frattempo la stessa azienda americana ha rifiutato di commentare questo nuovo dettaglio sulla vicenda, affermando che c’è un’indagine in corso per appurare quanto successo e solo dopo il suo completamento verranno rilasciate dichiarazioni.
Sempre secondo quanto riporta l’agenzia di stampa, Google e Governo cinese sarebbero in procinto di riavvicinarsi per intraprendere una sorta di dialogo che non porti il colosso informatico fuori dalla nazione, gettando così un po’ d’acqua sul fuoco delle polemiche scaturite dopo l’azione di risposta di Google agli attacchi.
Secondo quanto riporta Voice of America News gli USA avrebbero deciso di tenersi fuori dalle discussioni tra Google e Cina in seguito all’ormai famoso attacco informatico che ha visto vittima l’azienda informatica più altre società di vario tipo.
L’ambasciatore in Cina Jon Huntsman si sarebbe espresso in questo modo:
“È un problema che vedrà coinvolti Google e i suoi partner qui in Cina e il Governo Cinese, e prenderanno tutti qualsiasi decisione Google ritenga appropriata. Non ci sarà influenza dal Governo degli Stati Uniti.
Non manca però anche una piccola bacchettata alla Cina:
“È un problema che viola quello che probabilmente è la più importante delle cause che difendiamo come nazione, la libertà d’espressione, di parola e in generale di Internet.”
Una piccola marcia indietro rispetto alle dichiarazioni di Hillary Clinton rilasciate subito dopo la denuncia di Google, anche se comunque Huntsman fa trasparire una certa preoccupazione.
Via | Thenextweb.com