Dal quotidiano che ha strappato il maggior numero di premi ai British Press Awards, fra cui miglior sito dell’anno, non potevamo che aspettarci uno dei migliori pesci d’aprile telematici di quest’anno.
Proprio questa mattina, l’edizione online del Guardian, quotidiano inglese con 188 anni di storia alle spalle, annuncia che smetterà di produrre un’edizione cartacea. Non solo, smetterà anche di editare una versione online, al contrario del Seattle Post Intellicencer, per dire. Il Guardian che annuncia l’articolo sarà esclusivamente distribuito via Twitter.
Il pezzo, divertentissimo, sostiene che non ci sia notizia che non possa essere data in 140 caratteri. Non solo, anche l’archivio del quotidiano - sempre secondo lo scherzo - sarà ridotto sottoforma di tweet, per la maggiore rapidità ed efficienza nella consultazione.
Via | Guardian
Per la prima volta un quotidiano italiano, La Stampa, metterà online tutto il suo enorme archivio storico, creando una biblioteca digitale dell’informazione giornalistica. L’archivio sarà accessibile a tutti, gratuitamente, dall’autunno del 2009, e comprenderà circa due milioni di pagine, oltre cinque milioni di articoli di giornale e 4,5 milioni di immagini tra fotografie e negativi.
In tutto, si tratta di quasi 150 anni di storia, dalle prime edizioni della Gazzetta Piemontese (il nome con cui il quotidiano esordì il 9 febbraio del 1867) alle testate La Nuova Stampa e Stampa Sera fino al giornale attuale.
Al mondo esistono altri due progetti simili, che annoverano un così grande arco di tempo: l’archivio del Times di Londra e quello del New York Times. La Stampa, però, hanno spiegato i promotori dell’iniziativa, si distingue perché l’accesso alla memoria storica sarà libero e gratuito.
Continua a leggere: Online 5 milioni di articoli de La Stampa
Un aspetto molto importante della tecnologia informatica è la conservazione a lungo termine delle informazioni digitali. L’archivio nazionale australiano ha sviluppato una tecnologia per conservare tutto il proprio archivio digitale in una rappresentazione ASCII contenente metadata XML, chiamata normalizzazione binaria, tramite codifica Base64, un sistema di numerazione posizionale che usa 64 simboli.
Il software partorito dal National Archives of Australia si chiama Xena 4.1 ed è un eseguibile java che per funzionare richiede la presenza nel sistema oltre che di JRE, di OpenOffice 2.x. La conversione è completamente reversibile. Il software è rilasciato per piattaforme Windows e Linux sotto licenza opensource (GPL2).
Xena determina il formato dell’oggetto digitale da normalizzare, e lo converte in un formato open, che può essere aperto dal suo visualizzatore per file, Xena Viewer, che si trova all’interno del pacchetto Xena 4.1.
Via | Innovate
Ecco una classifica dei 10 archivi (informatici e non) più grandi del mondo. Sorprende come Google non sia al primo posto:
[Via Business Intelligence]
Ne parlavamo proprio ieri, tra i commenti dell’articolo sul plugin di firefox: Pc World, la più grande catena inglese per la distribuzione di Pc, ha annunciato che dirà addio ai vecchi floppy disks. Lo staff ha illustrato, Mercoledi scorso, la scelta di non riassortire nessun tipo di floppy disk perchè non ritiene possano contenere abbastanza dati, e perchè esisterebbero alternative migliori.
Attualmente Pc World ha più di 10.000 floppy in magazzino, ma il suo portavoce Hamish Thompson, con i 155 punti vendita presenti nel regno unito e altri 50 dislocati in tutta europa, conta di poter venderli tramite una promozione speciale, in poche settimane, se non giorni.