In Europa, Apple e Samsung combattono da tempo una battaglia legale sulla reciproca violazione di brevetti nel settore mobile. Eppure, Cupertino non potrebbe fare a meno della multinazionale coreana: i processori A5, correntemente montati su iPhone 4S e iPad 2, sono prodotti proprio da una società texana di proprietà della Samsung.
La questione è piuttosto complicata, ma è impossibile che Apple non sapesse d’appaltare la costruzione dei microchip a Samsung. Gli A5 sono derivati da ARM e disegnati da un’azienda acquisita nel 2008 da Apple. La notizia non ha destato un particolare clamore, perché la versione precedente del processore era già prodotta da Samsung.
La contraddizione subentra quando le due multinazionali si fronteggiano in tribunale. Che senso ha citare in causa un partner fondamentale per la realizzazione dei propri dispositivi? Forse, la grande rivalità fra Apple e Samsung si riduce a un tentativo di tirare sul prezzo degli A5 prodotti ad Austin. Altro che il libero mercato.
Via | The Guardian
Ebooks allo stesso prezzo dei libri cartacei? Possibile? E’ questa la domanda che i lettori italiani si fanno dall’uscita dei primi libri digitali: ma non ci sono costi di stampa e di distribuzione e vengono venduti sulla rete internet – allora com’è possibile che costino poco meno o uguale ai libri di carta venduti in libreria?
Le spiegazioni sono molteplici. Innanzitutto è errato pensare che l’eBook sia una mera trasposizione della carta in digitale, un semplice copia incolla del file utilizzato per la stampa della versione cartacea. L’ePub è (e sarà soprattutto con l’ePub 3 - qui trovate qualche dettaglio del prossimo standard) molto di più di questo - dietro c’è un grande lavoro di conversione, di layout, di informatica pura (e gli ePub fatti bene hanno degli editor che si occupano solo di questo). In futuro poi sarà un complesso di audio, video e testo integrato tutto assieme secondo logiche e costruzioni informatiche di non semplice realizzazione. Insomma dietro l’eBooks c’è molto più lavoro di quello che si pensa.
Oltre a questo (che diciamocelo incide parzialmente sul costo finale dell’eBook) c’è il classico cartello dei grandi editori: Apple, Harper Collins, Hachette, Macmillan, Penguin e Simon & Schuster. A svelare l’arcano - anche se non era così segreto - ci hanno pensato i lettori che hanno denunciato presso una corte californiana questi grandi editori/distributori con l’accusa di essersi accordati al fine di mantenere alti i prezzi dei libri digitali (e soprattutto al fine di garantire alla piattaforma di Cupertino il cospicuo 30% sulle vendite degli stessi senza perdere un dollaro – ergo ci rimette come sempre SOLO il consumatore finale).
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Apple è pronta a schiacciare ancor più la concorrenza con la propria offerta di musica sul cloud più velocemente del previsto, probabilmente proprio grazie ai due (non troppo felici) concorrenti Google e Amazon. Greg Sandoval di CNet riporta che Apple ha siglato un accordo con l’etichetta musicale EMI, in modo da offrirne l’importante catalogo musicale tramite il nuovo servizio musicale via cloud di Cupertino.
La situazione attuale vede quindi Apple con si porta in vantaggio grazie agli accordi con due delle maggiori etichette (con Warner è stato siglato il mese scorso) e probabilmente potrebbe aggiungere anche Sony e Universal molto presto, facendo man bassa nel panorama musicale. Ciò consente ad Apple di lanciare il proprio servizio cloud in qualsiasi momento lo ritenga opportuno; il piano iniziale era quello di farlo durante il classico evento autunnale, poi si è parlato del WWDC di Giugno (tra poche settimane), ma nulla è certo.
Ciò che scatena le analisi degli analisti è comunque l’aspetto legato agli accordi: Apple aveva già l’infrastruttura cloud pronta, mancavano solo le etichette musicali. Le negoziazioni sono andate avanti per mesi e avrebbero potuto continuare ancora a lungo, se Amazon non avesse deciso di tentare una mossa presuntuosa, o coraggiosa a seconda dei punti di vista.
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Apple ha ricevuto di recente l’approvazione di un brevetto, depositato nel settembre del 2009, per l’alterazione dei flussi audio attraverso le immagini, il movimento e la posizione. In sostanza è il contrario di quanto avviene con gli effetti visivi dei riproduttori multimediali, capaci di creare immagini in movimento dalla musica.
Per rendere l’idea di cosa stiano progettando a Cupertino è efficace il paragone con le autoradio: alcuni nuovi dispositivi sono in grado d’alzare o abbassare il volume dell’audio in base all’accelerazione del motore. Apple avrebbe intenzione di fare altrettanto, sfruttando l’accelerometro installato sui dispositivi mobili con iOS.
E non soltanto, perché concorrerebbero all’alterazione dell’audio anche fotografie, immagini e addirittura la posizione geografica riconosciuta dal GPS. Quest’ultima funzione è già in fase di sperimentale su Panoramio e Google Earth. Il valore aggiunto di Apple è nell’utilizzo delle immagini: resta da chiarire come sarà realizzato.
Via | ZDNet
È la provocazione di David Morgenstern, giornalista di ZDNet: Apple è la più grande e importante azienda a produrre software per Windows, perciò non è responsabile della “morte” della serie Zune. Sono gli stessi utenti di Windows a esserlo. Può sembrare una tesi contraddittoria, tuttavia non lo è affatto: cerchiamo di capire perché.
Osservando i dati di vendita si evince che iPad, iPhone e iPod acquistati sono più del doppio rispetto ai Mac: la maggioranza degli acquirenti, quindi, dev’essere un utente di Windows. Evidentemente, tali dispositivi sono sincronizzati con Windows attraverso le versioni dedicate di iTunes. Linux, ecc. non sono supportati da iTunes.
Non è la crescita di OS X, il sistema operativo dei Mac, a danneggiare Microsoft e lo Zune: sono gli utenti di Windows che hanno scelto i prodotti di Apple. Se si aggiungono i download di Safari e Chrome (basato su WebKit, mantenuto da Apple), quella di Cupertino è davvero l’azienda più importante a sviluppare software per Windows.
Via | ZDNet

Gli appassionati fruitori di musica “digitale” saranno felici di apprendere dalla CNN che la Apple sta lavorando per migliorare la qualità dei file musicali venduti tramite lo store iTunes. Come saprete, la qualità dei file mp3 è spesso bassa, anche se acquistata tramite store online legati. Generalmente, la musica viene registrata in studio in qualità 24-bit, un formato considerato ad alta fedeltà, ma subisce comunque un processo di downgrade.
Si ottengono quindi file a 16-bit che vengono utilizzati per i CD o ridistribuiti online; ma non finisce qui: viene applicata un’ulteriore compressione per diminuire il tempo richiesto per il download o lo streaming online. La musica digitale, però, sta diventando uno standard, una modalità di fruizione comune e da più parti si verificano sforzi per migliorarne la qualità o per offrire ad alcuni rivenditori la possibilità di partire con la compressione da file in 24-bit.
Secondo la CNN, Apple sta conducendo trattative con alcuni studi musicali per riuscire nell’intento. Non è la prima volta che Cupertino si sforza di offrire suoni di qualità migliore: già nel 2009 ha raddoppiato il bit-rate delle tracce offerte su iTunes. Un bit-rate maggiore dei file è però solo una parte della soluzione: molti terminali non supportano file a 24-bit, come Jimmy Iovine dichiara:
Continua a leggere: iTunes: presto la musica potrebbe suonare ancora meglio
Tutte le innovazioni in campo video sembrano essere passate prima dal porno, almeno secondo un articolo di Cnet. Nello sviluppo a partire dal VHS fino ai dischi Blu-ray ci troviamo lo zampino dell’industria dell’intrattenimento per adulti, non è quindi difficile immaginare che abbia qualcosa da insegnare anche a livello di cloud. A partire da Marzo, la Pink Visual offrirà la possibilità di archiviare i filmati acquistati sui propri server. Un’idea che altri colossi potrebbero copiare; perchè Google e Apple non tentano lo stesso approccio con i film mainstream?
Pink Visual è uno studio che gira film pornografici famoso per aver sempre abbracciato le nuove tecnologie, tanto da essere il primo negli Stati Uniti del settore ad offrire video in streaming, in un modo che Apple e Google hanno preso in considerazione solo durante lo scorso anno. Al posto di salvare i film digitali sul proprio computer o su hard disk esterni, la Pink Visual consente di conservare le copie dei film acquistati direttamente sui server della compagnia. Pagando un’unica tassa di iscrizione, i compratori potranno poi accedere ai file ogni qualvolta lo desiderino.
Come probabilmente avrete sentito ripetere in continuazione recentemente, il cloud risulta essere il punto d’arrivo della prossima generazione di intrattenimento digitale. Alcune fonti all’interno dell’industria cinematografica hanno rivelato lo scorso anno a Cnet che Google e Apple hanno parlato con alcuni film studios di Hollywood a riguardo di “scaffali digitali” in cui gli utenti possano salvare film, canzoni e media di vario genere, a cui accedere tramite terminali connessi ad Internet.
Continua a leggere: Pink Visual e porno sul cloud: ispirazione per Apple e Google?

Nonostante non sia stato presentato ufficialmente durante il WWDC 2010, Safari 5 è stato rilasciato proprio in questi giorni. Un po’ in sordina, ma con almeno una importante novità che sta già creando molte polemiche, ovvero Safari Reader.
Safari Reader è un nuovo strumento ufficiale che compare come icona accanto alla barra degli indirizzi e che nelle intenzioni dovrebbe rendere più facile e scorrevole la lettura degli articoli sul web. Come? Rimuovendo dalla pagina, portandole in secondo piano, tutte le inserzioni pubblicitarie e gli altri elementi che potrebbero disturbare la lettura. Anche se, come vedremo, non serve per bloccare il caricamento delle stesse.
Reader, oltre a eliminare ogni distrazione visiva, riordina il contenuto testuale in un unico blocco a scorrimento verticale, come se ci si trovasse di fronte ad un’unica pagina, che appare in primo piano mentre il resto sfuma in grigio diventando un semplice background. Oltre alla componente testuale, Reader carica nel pop-up anche le foto e gli altri elementi interattivi, presentando poi delle semplici opzioni per ridimensionare l’area di visualizzazione, inviare il testo via email o stamparlo.




Continua a leggere: Safari 5 fa sparire il web con Safari Reader
Opera, Microsoft e Google: in pochi giorni il formato Web Open Font Format (WOFF) sembra aver fatto l’en plein di adesioni e si avvia a diventare uno standard per la tipografia online dopo anni di incertezze e soluzioni provvisorie.
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Ma facciamo un passo indietro: il WOFF è essenzialmente un guscio che racchiude, compressi, font TrueType, OpenType o Open Font.
Sino a pochi giorni fa l’alfiere del formato era Mozilla, che ha introdotto le specifiche lo scorso anno, a settembre, annunciando poco dopo di volerlo adottare nel suo browser per i vantaggi che porta rispetto alle altre soluzioni (in primis il risparmio di spazio e la presenza di informazioni sul font).
Così è stato e il WOFF ha fatto il suo esordio in Firefox a gennaio, con la versione 3.6 del browser.
Continua a leggere: WOFF: il futuro dei font sul web secondo Mozilla, Microsoft, Opera e Google
In un recente articolo Anandtech confronta le prestazioni di diversi sistemi Apple al fine di confrontarne prestazioni, look e durata della batteria. Al di là delle interessanti informazioni, emerge un dato estremamente curioso e, se volete, preoccupante.
Durante i test di durata della batteria in stato di semi idle, ossia durante una semplice navigazione su internet, l’utilizzo del browser Safari in versione 64 bit avrebbe un impatto negativo impressionante sulla durata della batteria, riducendone la durata di oltre il 40%
A quanto pare la problematica è legata al plugin Flash utilizzato da Safari che, quando utilizzato nella release a 64 bit del noto browser, porta un sensibile aumento dei cicli operativi della CPU con conseguente riduzione della durata della batteria. Utilizzando la versione a 32 bit di Safari il problema sparisce. Anandtech sostiene di aver segnalato ad Apple l’anomalia, senza aver però avuto alcuna risposta dalla casa di Cupertino. É forse un bug noto ad Apple, magari non molto famoso e quindi non “urgente”? Il sospetto c’è, staremo a vedere in futuro.
Nel frattempo è stato rilasciato un aggiornamento alla versione 4.0.4 di Safari, sia per sistemi Windows che Mac, ma nei due changelog disponibili non si fa riferimento al problema menzionato sopra.

Ed è la stessa Microsoft ad ammetterlo. Più precisamente Simon Aldous, partner group manager dell’azienda di Redmond.
In un’intervista rilasciata a PCR, tra un commento sullo stato del mercato nella piccola e media azienda ed una chiacchierata riguardante Office 2010, è lo stesso Aldous ad ammettere che “uno degli aspetti più apprezzati dagli utenti Apple è il sistema operativo OS X, semplice da usare e visivamente appagante”. Alla luce di ciò Microsoft si è quindi impegnata a sviluppare l’interfaccia grafica di Windows 7 prendendo spunto proprio dall’OS targato Apple, creando un prodotto -sempre a detta di Aldous- altrettanto attraente ma più stabile e funzionale.
Aldous continua commentando la struttura portante di Windows 7, derivata ovviamente dal predecessore Vista, ma alleggerita e migliorata a tal punto da poterlo definire un “Windows Vista sotto steroidi“.
Ricapitolando, abbiamo il “look and feel” di OS X unito alla “way of thinking” di Windows 7. Cosa si può volere di più?
UPDATE
Come segnalato da alcuni lettori Microsoft ha seccamente smentito la faccenda, sostenendo che Aldous non avrebbe mai preso parte alla fase di design dell’interfaccia grafica di Windows 7 e che quindi non ha alcuna voce in capitolo. C’è comunque da dire che Aldous è -o era- una persona di una certa importanza in Microsoft, e certe dichiarazioni andrebbero quantomeno “autorizzate” prima di essere rilasciate. E poi, tutto sommato, non è una novità che le GUI di Windows e di OS X si assomiglino, una smentita del genere non fa altro che attirare ulteriore attenzione e causare… imbarazzi.

Come dice il titolo è da poco disponibile la built 9.0.2.25 di iTunes, il media player targato Apple.
Disponibile per PC e per Mac, questo famoso quanto sopravvalutato player made in Cupertino ha la peculiarità di essere l’unica interfaccia “ufficiale” verso iPod e iPhone per condividere musica e quant’altro ma, se non fosse per questa caratteristica, non ci sarebbero davvero molti motivi per preferirlo alla concorrenza.
Se comunque non potete farne a meno, il changelog è disponibile a questo link, mentre il download diretto -quasi 90Mb- è disponibile a questo indirizzo