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Tutti gli articoli con tag anonymous

Anonymous diffonde 1,7GB di "mail riservate" del Dipartimento di Giustizia Americano

pubblicato da Francesco L.

Altro giorno, altra impresa per Anonymous. Questa volta l’ennesimo gruppo che sventola la bandiera del collettivo di hacktivisti si è vantato di aver penetrato il Dipartimento di Giustizia Americano per diffondere 1,7GB di dati riservati. Purtroppo per loro, come subito è risultato chiaro, si trattava molto probabilmente di dati già ottenibili dal pubblico.

Nonostante il filmato decisamente coreografico che vedete qui sopra, la realtà pare essere molto più prosaica di quella implicata persino da un breve comunicato Reuters, che pure puntualizza che l’obiettivo della violazione di sicurezza è stato il sito del Bureau of Justice Statistics. Questo ufficio, di fatto solo un’appendice del Dipartimento di Giustizia Americano, si occupa solo di raccogliere dati statistici sulla criminalità statunitense.

Anche nel migliore dei casi non si sarebbe mai potuto trattare dell’archivio dell’Area 51, ma forse è ancora più significativo puntualizzare che questi dati non sono neppure segreti nè riservati, ma tutti coperti dal “Freedom of Information Act”, comprese le comunicazioni interne, email, fax, documenti.

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Commander X, un "capo" di Anonymous: "Abbiamo accesso a tutti i dati segreti degli Stati Uniti"

pubblicato da Francesco L.


“Se mi chiamano terrorista, la cosa non mi dà problemi. Ma quello che vorrei chiedervi è: chi è ad essere terrorizzato?”.

Sono parole di Commander X, uno dei leader americani di Anonymous, che conclude la sua intervista al giornale canadese National Post con una vera e propria dichiarazione di guerra:

“Abbiamo accesso a tutte le banche dati segrete del governo degli Stati Uniti. Non c’è dubbio che diffonderemo queste informazioni, c’è solo da decidere quando.”

Commander X, al secolo Christopher Doyon, suona molto sicuro di se stesso, animato dal fuoco sacro della dedizione ai propri ideali. Di tutti coloro che sono ritenuti dei leader di Anonymous, Christopher è l’unico ad avere un nome. Arrestato in California per un assalto informatico di protesta al sito della Contea di Santa Cruz, rischia 15 anni di galera in patria per 30 minuti di downtime. E’ fuggito in Canada aiutato da un “network underground” di colleghi hacktivisti, forse con la collaborazione di alcuni settori del governo canadese.

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Virgin Media attaccato da Anonymous: sito abbattuto per vendicare The Pirate Bay

pubblicato da Francesco L.

Virgin Media Tango Down

Anonymous ha attaccato Virgin Media in seguito alla decisione di tale ISP di bloccare l’accesso a The Pirate Bay per gli utenti britannici.

In seguito ad un ordine dell’Alta Corte inibire l’accesso alla famosa Baia è diventato di fatto obbligatorio per gli ISP inglesi, una situazione che ricalca da vicino quella italiana. Oltre a Virgin finora hanno obbedito anche Sky, Everything Everywhere, TalkTalk e O2, che hanno promesso di bloccare il sito entro venerdì. Un altro ISP, BT, ha detto di aver bisogno di qualche settimana per considerare la propria situazione. Virgin ha già iniziato mercoledì scorso e senza alcuna protesta o presa di posizione, un segnale poco gradito agli hacktivisti. Anonymous non è un movimento paziente.

Gli hacktivisti sono ferocemente contrari a questi attacchi alla libertà di navigare, che peraltro sono frustranti per tutti e non risolvono molto. E’ molto facile accedere a The Pirate Bay con un proxy, lo sanno anche i muri.

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Anonymous tra le cento persone più influenti del mondo su Time Magazine

pubblicato da Francesco L.


Time Magazine ha inserito il collettivo Anonymous tra le cento persone più influenti sulla faccia della Terra. Una personificazione dell’anti-establishment, che il famoso giornale descrive come un “collettivo senza leader, unito solo da un gusto per l’umorismo provocatorio”.

Barton Gellman, il giornalista responsabile della descrizione di questo “personaggio” (è proprio il caso di definirlo tale) non si risparmia qualche altra battuta: “E’ stato Anonymous a mettersi da solo su questa lista?” Risponde il web: “Dipende, chi è più furbo secondo voi: un collettivo di hacker o il dipartimento IT di Time?”. Chiunque ricordi il caso “marblecake also the game” solleverà il sopracciglio.

C’è poco da fare, il movimento che indossa fieramente la maschera di Guy Fawkes è capace di far parlare di sè come e quando vuole, anche quando gli attacchi falliscono, o qualcuno viene arrestato. Dietro una gigantesca massa di pasticcioni (i cosiddetti “script kiddies”) si nasconde un manipolo di gran cervelli che non ha neppure bisogno di parlare con la “base” per agire.

Chiunque può essere Anonymous, e nessuno, in definitiva, è davvero Anonymous.

Foto | Flickr
Via | Time

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Anonymous sviluppa la propria distro di Linux: piena di tool da hacker

pubblicato da Francesco L.

Qualcuno che di chiara di provenire da Anonymous ha deciso di sviluppare e mettere a disposizione del pubblico una versione “griffata” di Linux, battezzandola Anonymous-OS. La distro è basata sul solito Ubuntu, solo che usa l’ambiente grafico MATE, un fork di Gnome2 creato da chi non ama molto Gnome3. Quasi esilaranti le “avvertenze” fornite dagli sviluppatori:

Creato per scopi educativi,
allo scopo di controllare la sicurezza delle pagine web.
Per favore, non usate alcun tool per distruggere alcuna pagina web,
Potreste finire in galera perchè è un crimine nella maggior parte dei paesi.
*** L’utente ha piena responsabilità per qualsiasi atto illegale ***

Diciamo che riempire di tool da hacker un sistema operativo, distribuirlo sotto il marchio Anonymous e poi avvisare di non usarlo per il suo evidente scopo è un tentativo piuttosto flebile di mettere le mani avanti. Quale sia la natura di questo sistema operativo (esperimento sociale? Speranza di reclutare un’orda di lamer? Cavallo di troia di qualche forza di polizia internazionale stile Anarchist Cookbook?), su Anonymous-OS c’è una batteria di materia informatica strana.

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Anonymous pubblica online il sorgente di Norton Antivirus

pubblicato da Rosario

Anonymous pubblica online il sorgente di Norton Antivirus

Le minacce degli hacker a Symantec non sembrano avere fine: dopo il sorgente di PcAnywhere a finire online è infatti quello di Norton Antivirus. Responsabili del nuovo leak sarebbero presunti membri di Anonymous, famoso gruppo hacker che sicuramente non ha bisogno di presentazioni.

Il codice sorgente pubblicato su The Pirate Bay risalirebbe a Norton Antivirus 2006, anno in cui sarebbe stato trafugato: dopo aver fallito alcuni tentativi di estorcere alla stessa Symantec soldi per il “riscatto”, gli hacker avrebbero deciso di mettere tutto online proprio questa settimana, per un totale di 1,07GB. Nel “pacchetto” anche altri prodotti della stessa suite Norton, oltre a una nota per chiedere la libertà agli hacker membri del gruppo LulzSec arrestati qualche giorno fa: eccezione naturalmente per Sabu, l’hacker a capo del suddetto gruppo sospettato di essere la talpa dell’FBI all’interno dell’organizzazione.

Tornando a Norton Antivirus e al suo codice sorgente, secondo Symantec il codice della versione 2006 non costituirebbe alcun pericolo per i possessori dell’attuale versione del proprio software, in quanto completamente riprogrammata rispetto a quella risalente a ormai sei anni fa.

Via | Bgr.com

Operazione FBI contro LulzSec: arresti ai vertici favoriti dal capo dell'organizzazione?

pubblicato da Rosario

Operazione FBI contro LulzSec: arresti ai vertici favoriti dal capo dell'organizzazione?

FoxNews riporta la notizia di un’operazione dell’FBI ai danni di LulzSec, gruppo hacker famoso per aver condotto una serie di attacchi soprattutto a metà 2011, affiancando così il proprio nome a quello di Anonymous.

Nell’operazione effettuata nelle prime ore della giornata, agenti in due diversi continenti avrebbero compiuto perquisizioni e arresti, per un totale di tre persone già in stato di fermo e altre due accusate di cospirazione. Mentre L’FBI ha presentato l’operazione come una vera e propria “devastazione all’organizzazione”, in grado di “tagliare la testa a LulzSec”, è da notare anche il presunto legame con le forze dell’ordine di Hector Xavier Monsegur, conosciuto sulla rete come Sabu.

Il ventottenne, disoccupato e padre di due bambini, è riportato come il capo del gruppo hacker LulzSec a livello internazionale: secondo le fonti riportate nella notizia, Sabu sarebbe infatti già da mesi al lavoro insieme alle autorità, dopo essere stato individuato e “pizzicato” nel mese di giugno 2011, durante il quale avrebbe quindi deciso di collaborare con l’FBI.

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Anonymous abbatte il sito dell'Interpol per vendicare i 25 compari arrestati

pubblicato da Francesco L.


In un’operazione congiunta la polizia di Europa e Sud America ha arrestato 25 presunti hacker appartenenti al collettivo Anonymous, ma la rappresaglia non si è fatta aspettare: il sito dell’Interpol è infatti finito ben presto in avaria.

Gli arresti sono avvenuti in paesi di lingua ispanica: Argentina, Cile, Colombia e Spagna, e con essi sono stati sequestrati oltre 250 singoli apparecchi elettronici tra PC, portatili e smartphone. L’età dei sospettati è tra i 17 ed i 40 anni, 3 dei quali europei (compreso il più giovane del “gruppo”). L’operazione è stata pianificata ed eseguita sotto all’egida dell’Interpol.

Il sito di questa agenzia internazionale non è restato oscurato a lungo, tuttavia, solo una mezz’ora, ma è tutt’ora leggermente rallentato. Anonymous ha rivendicato l’atto tramite Twitter, o per meglio dire l’ha notificato con il commento “Non possiamo dire che ci sorprenda molto”, diramato tramite uno dei molti account collegati al collettivo. Anche il sito ufficiale delle forze di polizia spagnole policia.es è stato reso irraggiungibile a più riprese durante la giornata di ieri ed oggi.

Per il momento è difficile dire se ci saranno altre rappresaglie serie da parte degli hacktivisti.

Foto | Flickr
Via | Forbes

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L'attacco di Anonymous al Vaticano: cronaca di un insuccesso

pubblicato da Francesco L.


Durante il mese di agosto del 2011, in congiunzione con la visita del papa a Madrid in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, Anonymous ha portato a termine senza successo un vero e proprio assedio informatico alle risorse del Vaticano.

Se ne è parlato davvero poco, proprio in virtù della scarsa trazione generata da questi attacchi e della sostanziale sconfitta di Anonymous su tutta la linea. Dal canto loro, le autorità ecclesiastiche hanno preferito tacere e far passare la faccenda sotto silenzio, ritenendo qualsiasi pubblicità negativa per i propri interessi. Il New York Times, tuttavia, ha pubblicato un articolo che dettaglia come l’intera cronotabella dell’attacco sia stata accuratamente monitorata da Imperva, un’agenzia di sicurezza informatica sotto contratto della Santa Sede. Imperva ha pubblicato il rapporto omettendo il nome del proprio datore di lavoro, ma è piuttosto facile capire che è proprio l’attacco al Vaticano quello spiegato con cura certosina.

Questo ci dà una possibilità unica: esaminare con attenzione tutte le mosse di Anonymous. L’attacco è cominciato con una metodologia normale per questo conglomerato eterogeneo di “hacktivisti”. Dall’America del Sud e dal Messico sono arrivati degli appelli ad agire, che per effetto virale si sono diffusi attraverso la struttura aperta di Anonymous. Lentamente questi appelli hanno preso la forma di in una “missione collettiva” che è stata definita a furor di popolo Operation Pharisee, ovverosia Operazione Fariseo.

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Attacco di Anonymous alla Grecia: la conta dei siti "vittima" è altissima

pubblicato da Francesco L.


Durante la violentissima rivolta greca, Anonymous si è dato davvero da fare, oscurando siti a più non posso. Entità politiche, banche, polizia, nulla si sta salvando da uno degli attacchi informatici a tappeto più completi della storia.

Mentre le fiamme del dissenso incendiano il centro di Atene, un altro tipo di insurrezione riduce al silenzio la presenza su Internet del governo. Si tratta del solito gruppo di hacktivisti che noi conosciamo come Anonymous. Una folla di coder e semplici supporter senza volto, senza ruoli precisi, volontari e spietati. Sotto alla silenziosa falce sono caduti (ad intervalli irregolari) nella giornata di ieri quasi tutti i siti pubblici che potremmo considerare importanti in Grecia, come la TV nazionale, i siti del Primo Ministro e di altri membri del suo governo, della polizia nazionale e dell’intero Ministero della Finanza.

Nelle ore successive anche il sito del parlamento e quelli di varie banche hanno subito dei “cedimenti” sotto alla pressione di Anonymous, ma probabilmente la vittima più illustre può essere considerata il Ministero della Giustizia, sul cui defacing la polizia greca ha ammesso di aver già aperto le indagini. Oltre che alle proteste contro la manovra finanziaria, però, questo particolare attentato sembra essere motivato anche dal desiderio di protestare contro l’ACTA: di sicuro gli hacktivisti non si fanno scrupoli quando c’è da prendere due piccioni con una fava.

Al momento, la maggior parte dei siti qui nominati sono tornati a funzionare, ma date le condizioni e l’umore collettivo di questo paese ci si può solo attendere altri exploit da parte di Anonymous: come al solito basta tenere d’occhio Twitter.

Via | The Next Web

Anonymous buca gli account email dell'ufficio del presidente della Siria, Bashar al-Assad

pubblicato da Rosario

Anonymous buca l'account email del presidente della Siria, Bashar al-AssadNon sono affatto buone giornate per il presidente della Siria, Bashar al-Assad, preso di mira da alcuni leader mondiali negli ultimi giorni con la richiesta di abbandonare la sua posizione. Se a una situazione del genere si aggiunge poi anche il gruppo hacker Anonymous, allora le cose possono mettersi davvero male.

Il gruppo di hacktivisti ha infatti pubblicato online alcuni messaggi email provenienti dall’ufficio di al-Assad, aggiungendo particolare ilarità alla situazione rivelando pure la password con la quale gran parte di essi sono stati violati: 12345, vale a dire una delle peggiori password del 2011 (e di tutti i tempi, aggiungerei) che abbiamo avuto modo di vedere qualche tempo fa. Lo ha riportato Haaretz, secondo cui 78 account email sarebbero stati complessivamente violati, compresi quelli di Mansour Fadlallah Azzam, Ministro degli affari presidenziali, e quello di Bouthaina Shaaban, consigliere del presidente per i rapporti con i media.

Tra i contenuti dei messaggi, che trovate cliccando sul link riportato poco sopra, anche la teoria secondo la quale gli Americani sarebbero facilmente manipolabili gestendo le cose come “errori” ai quali si starebbe rimediando.

Via | Mashable.com
Foto | Wikipedia

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Anonymous intercetta una chiamata tra FBI e Scotland Yard

pubblicato da Rosario

Sembra quasi incredibile ma è tutto vero: qualcuno nel gruppo Anonymous è riuscito a intercettare le chiamate effettuate tra FBI e Scotland Yard, riguardanti proprio lo sforzo congiunto dei due organi investigativi USA e UK per portare avanti la loro strategia d’individuazione di sospetti collegati al gruppo hacker. Anonymous deve aver evidentemente deciso di non stare a guardare, facendo fare anzi una magra figura a entrambi.

Direttamente da YouTube ci arriva la testimonianza di una chiamata lunga ben 17 minuti risalente allo scorso 17 gennaio, durante la quale gli investigatori discutevano sia di prove raccolte contro i sospetti membri del gruppo, sia di piani per imminenti arresti: la stessa FBI ha poi confermato alla Associated Press l’autenticità della registrazione, mettendo così fine ai dubbi.

Tra le caratteristiche di Anonymous c’è sicuramente l’abilità di riuscire sempre a sorprenderci, muovendosi spesso in contropiede. Stavolta però, a sorprenderci sono soprattutto FBI e Scotland Yard: da unità che si occupano di combattere i cybercriminali ci si aspetterebbe decisamente più attenzione nei confronti della sicurezza nelle comunicazioni.

Via | Wired.com

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