
Nel bel mezzo della acquisizione da parte di Microsoft, con Google pronto a gettarsi nella lotta, Yahoo! non tira i remi in barca ed annuncia di aver acquisito a sua volta Foxy Tunes, popolare estensione per Firefox che permette di controllare il proprio player multimediale (molti sono quelli supportati, tutti i più famosi) direttamente dalla status bar del browser.
Pare che l’acquisto della software house israeliana che produce l’estensione fosse già previsto, in quanto Yahoo! aveva bloccato i propri servizi musicali a favore di Rhapsody (gestito da RealNetworks) e proprio in Israele sarebbe dovuta partire un’operazione di rilancio per attrarre nuovi clienti verso il sito con il punto esclamativo. La notizia è stata confermata da uno dei due fratelli Sirota, creatori della start-up mediterranea.
Ma cosa succederà se dovesse andare in porto l’acquisizione di Yahoo! stessa da parte del gigante di Redmond?
L’annuncio che ha scosso l’intera realtà di Internet, che potrebbe cambiare tante cose nel futuro immediato quanto nel futuro prossimo. Microsoft ha fatto un’OPA a Yahoo. Cosa succederà adesso? Il mondo di Internet si interroga, e si chiede cosa ne sarà degli utenti dell’una e dell’altra azienda, gettando anche un’occhio a come si comporterà Google, l’eterno rivale.
La prima analisi da fare è sicuramente quella di Yahoo. L’offerta è decisamente invitante, ma significherebbe passare sotto un diverso padrone. Ovviamente, ora tutti si aspettano una risposta di Yahoo. Fonti derivanti da allthingsd.com affermano che Microsoft ha dato due giorni di tempo per rispondere all’offerta. Sembra che le trattative siano iniziate privatamente, ma Microsoft ha spiazzato tutti rendendo pubblica l’offerta. Yahoo probabilmente è alla ricerca di alternative, sebbene non ci siano opportunità diverse che rimanere da soli. Molti dirigenti considerano l’offerta di Microsoft ostile e decisamente aggressiva.
“Mi sono svegliato stamattina e non potevo credere che l’avrebbero fatto”, ha detto un dirigente. “Avevamo condotto le trattative in privato, ma tutto ciò è stato sorprendete. Non potevo credere che Microsoft sarebbe stata così aggressiva.”
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TechCrunch, il blog sulle nuove startup del Web 2.0 di Michael Arrington, che ha certamente fomentato l’euforismo in questo settore, è da tempo diventato qualcosa di più: da quando non è più solo lui a scriverci, ha aperto altri blog tematici su dispositivi mobile, gadget elettronici, una board per gli annunci di lavoro e versioni localizzate in Inghilterra e Francia.
Inoltre per gestire meglio il network ha addirittura nominato un CEO a capo di tutto.
Ora annuncia la prima acquisizione nel campo delle startup: InviteShare, il servizio che permette di mettere i propri inviti per nuovi servizi web a disposizione degli altri utenti, in cambio di altri inviti, passerà a breve sotto le insegne di questo network, probabilmente cambiando nome con uno più “crunchy“.
La scelta è stata determinata dal fatto che un progetto simile da parte di TechCrunch era già in cantiere, ma InviteShare li aveva battuti sul tempo: dopo la recensione di TechCrunch l’autore ha addirittura pensato di vendere e così l’offerta più alta è risultata proprio, ironia della sorte, quella di chi ne ha determinato una quotazione così alta.
Se avete in mente un servizio web da creare per rivenderlo, che si occupa del mondo delle startup, potreste avere un possibile acquirente.
Nelle settimane scorse Google ha acquistato GreenBorder Technologies, una azienda che si occupa di sicurezza informatica online che ha anch’essa sede a Mountain View.
GreenBorder ha implementato un sistema capace di isolare ogni sessione internet dal resto dei processi presenti su un PC, neutralizzando l’aggressione di virus e malware presenti sui siti web. Il nome di questo sistema deriva proprio dal fatto che viene visualizzato un bordo verde intorno alla finestra di IE o di Firefox per testimoniare che il sistema è sicuro.
Quando BigG compie delle acquisizioni, rumors di ogni tipo si diffondono per cercare di svelare chissà quale strategia nascosta.
La notiza di cui abbiamo parlato venerdì, ovvero che Microsoft stesse per acquisire Yahoo! è stata dichiarata infondata dall’autorevole Wall Street Journal.
Nell’articolo si legge che i contatti tra le due aziende non sono più in corso e quindi non ci sarà una vera e propria acquisizione; ciò non toglie però che possano esserci collaborazioni “minori”, come successo in passato per search technology e advertising.
La perdita di terreno nel campo della pubblicità da parte di Yahoo! nei confronti di Google potrebbe avere termine non appena il nuovo sistema di advertising chiamato “Project Panama” darà i suoi primi frutti, mentre dall’altra parte, in casa Microsoft, Steve Ballmer sta già pensando di sostituire alcuni vertici o unificare dei gruppi aziendali per aumentare la competitività.
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Il New York Times ha svelato che Google sta procedendo con l’acquisizione di DoubleClick (il cui sito è attualmente offline), per una cifra doppia rispetto a quella di YouTube.
Si parla di ben 3.1 miliardi di dollari per acquistare una compagnia pubblicitaria che opera su internet dal 1996 e che può contare su clienti come agenzie del calibro di Universal McCann Interactive e AKQA, e inserzionisti come Microsoft, General Motors, Coca-Cola, Motorola, L’Oreal, Nike e molte altre.
Un acquisto strategico per l’avanzata di Google nel mondo della pubblicità che, dopo gli esperimenti nel mondo della radio e sulla stampa, in questo caso puntava agli agganci e alle conoscenze di DoubleClick, oltre alla sua nutrita lista clienti.
Continua a leggere: Google compra DoubleClick per 3.1 miliardi di dollari
Chissà da che parte sta la ragione, qualcuno disse nel mezzo. Sta di fatto che l’annunciata acquisizione di Performancing da parte del più discusso servizio del Web2.0 non si farà.
Prossimo approdo il rilascio open source di Metrics, ma andiamo con ordine.
Da una parte c’è il comunicato di PayperPost dove si afferma che una volta che hanno potuto mettere le mani su Metrics, il sistema di analisi e statistiche creato dal team di Performancing, si sono accorti che non fa al caso loro, non specificando se in qualità o caratteristiche.
Dall’altra ci sono state mosse forse avventate. L’annuncio dell’acquisizione a cose non concluse, l’annunciare che non tutto rientrava nell’acquisizione, rilanciare con un nuovo nome, Scribefire, l’estensione che li ha resi famosi, e una buona ondata di commenti negativi ha fatto sì che un contratto che probabilmente non aveva abbastanza restrizioni non sia arrivato a conclusione.
Risultato finale, il sistema di statistiche di Performancing diventerà open source, permettendo a Performancing di sgravarsi di un peso in termini di risorse hardware e puntare sul circuito di annunci Performancing Partners.
L’estensione per Firefox manterrà il nuovo nome Scribefire, acquisendo una propria identità.
Secondo un report uscito dalla Merrill Lynch America Online (AOL) potrebbe nel 2007 fondersi con Yahoo!, dopo che in questo anno si sono ripetute voci di acquisizione da parte di Google ed altri, terminate in realtà solo in un acquisto del 5% da parte di Google.
Le vicenda di AOL sono abbastanza lontane da noi in quanto ha acquisito il suo valore grazie alla sua attività di provider in America: in questo ultimo anno ha cercato di mettere un piede nel web 2.0 lanciando AIM Pages, una sorta di clone di MySpace creato per sfruttare la propria mole di utenti registrati; ha acquistato Truveo, un motore di ricerca per cercare video, ha lanciato UnCut, un concorrente per YouTube, e in quest’anno ha visto la luce anche la nuova versione del loro messenger, la cui integrazione con il sistema di Google (come da accordi) è ancora lontana.
Infine non bisogna dimenticare il rilancio di Netscape che da portale è diventato un antagonista di Digg, grazie alle intuizioni di Jason Calacanis, che da un paio di mesi ha lasciato AOL.
L’operazione che vedrebbe Yahoo! acquisire (o fondersi) con AOL presenta un problema per quello che riguarda la forza che hanno entrambi i marchi, ma per il resto rappresenterebbe una occasione per entrambi.
Osservate la tabella riasuntiva del rapporto della Merrill Lynch che elenca i possibili acquirenti di AOL con i relativi pro e contro dell’operazione.
Gli economisti avranno visto lontano o si tratta di una cantonata di fine anno?
[via PaidContent, ArsTechnica]