
Google continua a proseguire nei suoi piani di conquista del mondo, questa volta rivolgendosi al business del voice-over-IP (VoIP).
Come chiaramente indicato sulla home di Gizmo5 la compagnia è stata acquisita dal colosso di Mountain View, al fine di integrare al proprio il team di sviluppo l’esperienza dei tecnici di Gizmo5 nel campo della fonia su internet. Google sta infatti da tempo lavorando alla sua piattaforma VoIP, Google Voice, per ora ancora in fase progettuale ma già funzionante per inviti.
Con tutta probabilità la tecnologia VoIP di Gizmo5 verrà proposta anche sui dispositivi mobili dotati di sistema operativo Android, rendendo ancora più sensata la recente acquisizione di AdMob, specializzata in mobile advertising.
Se ciò non bastasse in una recente intervista Eric Schmidt, CEO di Google, ha annunciato un piano aziendale che porterà Google a rilevare una compagnia al mese. Dopo aver acquistato Youtube, On2 Technologies ed AdMob, ora anche Gizmo5. Ma dove vogliono arrivare? Chi li fermerà? Moriremo tutti.
Via | TheInquirer

Google ha raggiunto un accordo molto importante con On2 per l’acquisizione di alcune tecnologie di compressione video. L’acqusizione è prevista entro la fine dell’anno. L’annuncio è stato dato sul blog ufficiale.
Di cosa si occupa On2? Si tratta di tecnologie di compressione video in alta qualità per destkop e dispositivi di telefonia mobile. Alcuni codec come VP3, VP4, VP5, TrueMotion VP6, VP7 TrueMotion e VP8 sono stati sviluppati da On2, e diverse società come Adope, Skype, Nokia, Sony e Sun Microsystems sono partner di questa azienda.
Secondo i termini dell’accordo l’acquisizione avrà un costo, per Google, di circa106.5 milioni di dollari. Nel 2001 On2 rilasciò il codec VP3 liberamente per la comunità open-source, che lo utilizzò per dar vita a Ogg Theora. Ovviamente molti si aspettano che Google utilizzi le tecnologie di On2 per il suo servizio di video-sharing YouTube.
Via | Techcrunch.com
Dopo la telenovela tra Microsoft e Yahoo! svoltasi nella prima metà del 2008, nel corso dell’anno appena iniziato potranno esserci nuovi sviluppi sull’accordo tra le due società.
A farlo pensare è un incontro tra il CEO Microsoft Steve Ballmer e il presidente Yahoo! Roy J. Bostock, dopo che il nuovo CEO della compagnia Carl Bartz ha dichiarato durante la settimana di aver avuto una conversazione ufficiosa con Ballmer.
Già dopo le dimissioni di Jerry Yang dal ruolo di amministratore delegato ci si aspettavano nuove mosse da parte di Microsoft, mosse che a quanto pare sono finalmente arrivate anche se tutti i coinvolti nella vicenda hanno rifiutato di commentare, incluso il terzo incomodo Time Warner.
Via | NYTimes.com
Kindo, il social network genealogico di cui anche noi abbiamo parlato circa un annetto fa, è stato acquisito da MyHeritage che quindi ne conferma il successo ottenuto nel corso di questi mesi.
Per chi non lo conoscesse, MyHeritage è uno dei più importanti network mondiali per le famiglie, nonché il secondo sito del genere più grande della rete. Disponibile in 25 lingue può contare più di 25 milioni di utenti con più di 260 milioni di profili: cifre che sicuramente andranno arricchirsi con Kindo, che tra l’altro è un prodotto realizzato in Italia.
Secondo Gilad Japhet, Fondatore e Direttore Generale di MyHeritage:
“L’aggiunta del team di Kindo a MyHeritage rende più forte la compagnia nel raggiungimento del proprio obiettivo di connettere le famiglie di tutto il mondo. La sinergia della nostra innovativa e sofisticata tecnologia e l’esperienza di Kindo nella rete sociale e nel marketing, rafforzeranno la nostra posizione di azienda leader. Kindo ha creato con successo un buon servizio e un solido rapporto di fiducia con i propri utenti.”
Anche dall’altro lato non mancano commenti, con le dichiarazioni di Nils Hammar, co-fondatore di Kindo:
“MyHeritage e Kindo condividono una visione comune per il futuro delle famiglie nella rete. Entrambi vogliamo offrire alle persone un modo facile e divertente per rimanere connessi, organizzare eventi, condividere emozioni e mantenere contatti in tutto il mondo. Quando lavoravo a Skype, abbiamo prima visto quanto potere internet può avere nell’aiutare le famiglie a comunicare, e ora vogliamo portare il tutto un passo in avanti con MyHeritage.”
Grazie a Fullo per la segnalazione :)
Debut è un software di cattura video che permette di memorizzare filmati provenienti da webcam, dallo schermo o qualunque sorgente USB. E’ disponibile per Windows dal 98 a Vista ed è distribuito in modo gratuito.
Debut è basato sulla semplicità di utilizzo e sulla possibilità di salvare i filmati in molti formati tra cui .avi, .wmv, .flv, .asf .mpg, .3gp, .mp4, .mov. Nel catturare lo schermo permette di selezionare delle aree invece di salvare tutto il riquadro e di cambiare la velocità di cattura e la risoluzione del filmato. E’ possibile acquisire filmati da una qualunque sorgente USB come una webcam o una scheda esterna di acquisizione per salvare i vostri filmati che magari avete ancora su videocassetta VHS o Super8. Il programma può essere utile anche per salvare delle presentazioni in formato video o per creare dei video formativi catturando delle sessioni sullo schermo.
Il video salvato può essere copiato in automatico su una diversa cartella di rete o su un server FTP o ancora inviato per email come attach (se le dimensioni lo consentono). Durante l’installazione viene chiesto se si vogliono aggiungere altri programmi prodotti dalla stessa società ma bisogna fare attenzione perchè non tutti sono gratuiti. Conviene controllare prima sul sito la reale utilità dei software aggiuntivi.
La vociferata acquisizione di Digg da parte di Google potrebbe non diventare realtà, almeno secondo gli ultimi sviluppi pubblicati in rete. Secondo TechCrunch nonostante le due società abbiano già raggiunto un accordo per un costo totale di 200 milioni di dollari, Google avrebbe deciso di fare marcia indietro sull’operazione, anche se le cause restano al momento abbastanza ignote.
Le solite “fonti ben informate” indicano in maniera discordante due principali punti di discordia, legati sia a dei non meglio precisati problemi tecnici della piattaforma Digg, sia a un vero e proprio fallimento nel rapporto umano tra i rappresentanti delle due compagnie, aggiungendo questa vicenda all’ennesima interruzione nelle trattative d’acquisto di Digg.
Di certo per aver preso una decisione così inaspettata qualcuno in Google deve aver notato qualcosa che non va: staremo a vedere l’evolversi della situazione.
Via | TechCrunch.com
Si era già parlato poco più di un mese fa dell’acquisizione di Digg da parte di Google, operazione che nei prossimi giorni potrebbe diventare realtà, almeno stando a sentire le numerose voci in giro per la rete.
Conferme in merito sarebbero arrivate da fonti interne ed esterne alle due compagnie, dando anche per buono il prezzo vociferato un mese fa: 200 milioni di dollari per portare il famoso sito di social bookmarking sotto la bandiera di Google News.
Dovesse essere compiuta, l’acquisizione farebbe di certo più scalpore di quella di ZAO Begun portata a termine nei giorni scorsi da Google, aggiornando ulteriormente la famosa lista e alimentando ancora una volta le polemiche di chi vede nel colosso informatico il male di Internet.
Via | Techcrunch.com
Dopo le critiche a Carl Icahn dei giorni scorsi Yahoo! fa marcia indietro e ne annuncia l’ingresso nel consiglio d’amministrazione della società, frutto di un accordo tra l’attuale dirigenza e l’investitore che ritirerà le sue candidature alla guida di Yahoo! supportando quelle del CEO Jerry Yang e compagnia.
A entrare nel consiglio non sarà il solo Icahn ma anche altri 2 suoi prescelti, portando il numero totale di partecipanti a 11: dopo le offerte, le chiacchiere e qualche insulto questo potrebbe essere il primo vero passo in avanti per la conquista della vetta di Yahoo! da parte di Microsoft, inizialmente intenzionata a cacciare via l’attuale dirigenza eleggendo proprio Icahn per il ruolo di CEO.
Via | Computerworld.com
Google ha annunciato l’accordo con Rambler Media per l’acquisto di ZAO Begun, servizio di pubblicità contestuale battente bandiera russa.
Il prezzo dell’operazione è stato fissato a 140 milioni di $, dando la possibilità a Google di espandersi anche in Russia dove proprio il settore della pubblicità contestuale è in fortissima crescita: ancora un’altra acquisizione da aggiungere all’elenco di qualche giorno fa.
Non sarà il nuovo male, ma di certo è quantomeno impressionante la capacità con cui Google sta riuscendo a muovere i suoi tentacoli in così tante direzioni attraverso la rete.
Via | Google Blogoscoped
Twitter acquisirà Summize, il motore di ricerca delle conversazioni basato sulle API di Twitter. A dare inizio alle indiscrezioni è stato un post di Josh Chandler nel quale si accenna ad uno scambio di battute tra lui e alcune sue “fonti” che ha attirato su di sè l’attenzione di tanti, vista la diffusione di Twitter.
Grazie ad Om Malik ieri è arrivata la conferma della notizia. Malik dice:
ho fatto alcune telefonate e mi è stato confermato che non si tratta di un rumor e che l’affare è in via di definizione. Verosimilmente l’annuncio sarà dato la prossima settimana.
Poiché già in molti utenti di Twitter utilizzano Summize da tempo, la sua acquisizione risulta un processo naturale che va ad integrare la funzione di ricerca interna alle conversazioni non ancora offerta da Twitter. Oltre a questo, poiché Summize è in grado di analizzare quali sono le conversazioni più discusse, individuarne gli utenti e la loro posizione geografica, Om Malik ritiene anche che Twitter potrebbe trovare in questa nuova acquisizione un valido strumento di monetizzazione attraverso la pubblicazione di pubblicità contestuale.
Dal canto suo Twitter dovrà investire parte delle proprie risorse per risolvere i continui problemi legati ai malfunzionamenti del proprio servizio prima di perdere grosse quantità di iscritti.
Ad onor di cronaca nessuna conferma dell’acquisizione di Summize da parte di Twitter è ancora stata rilasciata dalle 2 parti in causa.
Il Sun Herald ha dato la notizia dell’avvenuta acquisizione di CNET da parte del network statunitense CBS, già proprietario di Last.Fm e di canali web per sport, tv e giochi, per la somma di 1,8 miliardi di dollari.
CNET è visitato da più di 18 milioni di persone ogni mese, alla ricerca di software, opinioni e recensioni riguardo a tutto il mondo della tecnologia; nel suo passato aveva acquisito a sua volta MySimon e ZDNet; CBS si proietta così tra i più grandi network dediti all’informazione sul web.
L’annuncio è stato dato da Quincy Smith, responsabile della CBS Interactive division e da Neil Ashe, ex CEO di CNET, nominato adesso presidente di CBS Interactive.
Via | TechCrunch.com
La notizia dell’acquisizione di MySQL da parte di Sun è ancora recente, ed i commenti iniziali del mondo open source sono stati spesso critici per l’ennesimo caso di azienda che è stata acquisita a suon di dollari dal potente di turno. A distanza di qualche giorno però, è apparso prima un articolo di Forbes e poi un commento del celebre O’Reilly che danno una nuovo punto di vista all’acquisizione e che meritano di sicuro una lettura.
Secondo Forbes, che titola il suo articolo con una frase che potremmo anche tradurre in “prendi i soldi e scappa”, il movimento open source è utilizzato dai colossi come leva per incutere paura ai propri concorrenti, come ad esempio sta facendo IBM che finanzia il mondo Linux per intimorire Microsoft, che a sua volta ha stretto un accordo con Novell, il n°2 della scena per intimorire RedHat, il n°1 del mercato Linux. Questa analisi punta a rafforzare l’ipotesi secondo la quale l’open source ha poco a che fare con il mondo utopistico della libera condivisione delle idee e ha invece moltissime dipendenze dal mondo reale della finanza e del mercato. Non è infatti un segreto che molte start-up puntino a farsi acquisire dai grandi del mercato per monetizzare velocemente l’idea.
O’Reilly conferma che un modello di business dell’open source può essere la fornitura del software come commodity, ma allarga il panorama quando spiega il suo punto di vista. Così come la rivoluzione del PC ha spostato il discorso dall’hardware al software, dalla IBM alla Microsoft, l’open source ha spostato di un livello il contesto di discussione, passando dal software ai servizi web 2.0, quindi da Microsoft a Google per esempio. Lui chiama questo concetto “”the open source paradigm shift”, che ha dettagliato meglio in un suo articolo più datato.
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