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Tutti gli articoli con tag WikiLeaks

FoWL: il social network di Wikileaks

pubblicato da Francesco L.

WikiLeaks lancia il network FoWL

Un po’ come The Pirate Bay, anche Wikileaks ha la tendenza a varare con entusiasmo progetti grandiosi che sembrano talvolta poco realistici. L’ultima idea è il lancio di un social network “ufficiale”, definito come anonimo e sicuro. Gli sviluppatori non sembrano molto certi del nome, che talvolta pare essere FoWL (Friends of WikiLeaks), talvolta wlfriends.

FoWL è una parola anglosassone che vuol dire “gallinacei ed anatre”, un po’ come la faraona che ora come ora fa da simbolo al progetto. Ed esattamente come le pernici, i futuri usufruitori del network dovrebbero essere coloro che si nascondono nell’erba alta della rete, assolutamente riluttanti a condividere certi dati personali ma allo stesso tempo molto attivi politicamente, religiosamente o eticamente.

Mentre Facebook ci fa incontrare e reincontrare le persone che conosciamo già, FoWL ci fa trovare “amici che non sappiamo di avere”, presenti sulla nostra stessa regione geografica generale e apparentati a noi grazie ad una qualsiasi sorta di interesse o filosofia di vita. Esattamente come il “genitore” WikiLeaks, Fowl proclama di stendere una mano verso coloro che condividono fede ed ideali comuni al sito e che ritengono di essere in pericolo di essere discriminati o oppressi per tale ragione.

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The Pirate Bay e Wikileaks in ginocchio a causa dei DDoS

pubblicato da Francesco L.

TPB under DDoS

The Pirate Bay è rimasta offline a lungo, ieri, anche per 24 ore. Quello che non era riuscito ai governi di mezzo mondo è riuscito a qualche spostato con un DDoS. Non è proprio il caso di chiamarlo “hacker”. Nelle stesse ore, anche Wikileaks ha ceduto allo stesso tipo di offensiva.

Il panico si è diffuso fra i milioni di utenti della Baia, che temevano qualche rappresaglia governativa del proprio paese. In molte zone del mondo il blocco è durato per più di una giornata, anche se non si può parlare di una crisi uniforme.

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Wikileaks offshore: la fuga verso Sealand

pubblicato da Francesco L.

sealand

Secondo FoxNews, Wikileaks starebbe pianificando di lasciare Svezia ed Islanda, dove attualmente sono localizzati la maggior parte dei suoi server. Il piano, dicono i pettegolezzi della Fox, è di spostare le proprie operazioni a Sealand, una semi-nazione che vive ai confini delle leggi internazionali su una vecchia piattaforma petrolifera arrugginita nel Mare del Nord.

La storia di Sealand è addirittura più rocambolesca di quella di Wikileaks, essendo stata occupata da un veterano inglese della Seconda Guerra Mondiale e poi dichiarata “nazione” dallo stesso, che se ne è autonominato sovrano assoluto. Secondo le leggi internazionali non esiste, ma fino al 2008 vi albergava un server indipendente chiamato HavenCo, che ha cessato le operazioni per ragioni sconosciute. Per FoxNews Wikileaks vorrebbe fare lo stesso, piazzandosi fuori dalla legge, in acque internazionali - Un po’ come la nave del film I Love Radio Rock.

Purtroppo il piano è tutt’altro che geniale e i problemi che ne insorgerebbero sono tanto insormontabili da rendere l’articolo di FoxNews davvero inverosimile. Per prima cosa, coloro che lavorano ed operano attraverso Wikileaks non sarebbero certo al sicuro, perchè poco conta dove sono i dati: le persone fisiche sarebbero comunque sotto la giurisdizione del loro paese d’origine o del paese in cui vivono. Riterrei piuttosto strano se desiderassero trasferirsi a loro volta su un ammasso di ruggine nel Mare del Nord, magari con tutta la famiglia.

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Wikileaks chiude temporaneamente: ha bisogno di donazioni

pubblicato da Gabriele Ferraresi

I soldi sono finiti: Wikileaks chiude temporaneamente i battenti. Il sito di informazione trasparente creato da Julian Assange ha comunicato oggi che resterà “chiuso” fino a data da destinarsi a causa della mancanza di fondi. Il 95% dei risparmi arrivati dalle donazioni ricevute fino al dicembre del 2010 sarebbe già stato speso. Quali sono le spese di Wikileaks?

Le riassume con un’ironia amara lo spot che vedete qui sopra, evidente parodia di una nota carta di credito: ma quanto aveva ricevuto nel 2010 Wikileaks dalle donazioni di privati? Di certo almeno 1,9 milioni di dollari solo nel 2010, transitati e dichiarati dalla Wau Holland Foundation - qui il report integrale in pdf, pubblicato da Wired.com nell’aprile scorso - con un picco nel novembre e dicembre, al tempo del cablegate - la pubblicazione dei 251.287 cablogrammi delle ambasciate Usa - e dell’inizio della “persecuzione” ai danni di Julian Assange.

Da quella fase in poi, dal dicembre scorso, per Wikileaks è stato un lento sparire dalle prime pagine. Assange? Dimenticato. Bradley Manning, detenuto per aver svelato informazioni a Wikileaks? Dimenticato. Wikileaks stessa? Dimenticata. Ed è cominciata la demolizione del mito: nel febbraio di quest’anno Daniel Domscheit-Berg in promozione per il suo libro attaccò frontalmente quello che era diventata Wikileaks…

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Russia e Stati Uniti combattono una nuova “Guerra Fredda” su YouTube

pubblicato da Federico Moretti

YouTube by GoogleStanislav Voskresenskiy, Ministro per lo Sviluppo Economico russo, è convinto che Google e YouTube debbano essere oscurati. Il motivo? La raccolta dei dati personali, non conformi alla normativa vigente in Russia. Questa tesi rischia di riaccendere la “Guerra Fredda” con gli Stati Uniti, a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino.

Le prime dichiarazioni di Voskresenskiy, sull’argomento, risalgono al 2009 e sono state pubblicate in questi giorni da Wikileaks. Negli ultimi due anni le opinioni del Ministro non sono affatto cambiate e la divulgazione dei documenti confidenziali russi ha immediatamente riportato in auge la rivalità storica verso gli Stati Uniti.

Google e YouTube sono soltanto i primi indiziati di un’approfondita ricerca russa sullo squilibrio nel trattamento dei dati personali sul web rispetto agli Stati Uniti. Le argomentazioni di Voskresenskiy sembrano piuttosto pretestuose: l’Europa ha delle leggi completamente diverse dagli Stati Uniti, eppure non li accusa per Google.

Via | TorrentFreak

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Daniel Domscheit-Berg ammette di avere rimosso dei dati da WikiLeaks

pubblicato da Federico Moretti

Daniel Domscheit-Berg - WikiLeaks

Daniel Domscheit-Berg, noto con lo pseudonimo di Daniel Schmitt, ha ammesso la rimozione di circa 5Gb di dati da WikiLeaks: in polemica con Julian Assange aveva lasciato il portale per creare in proprio OpenLeaks. Le informazioni rimosse sono di carattere diverso: le no-fly list per l’antiterrorismo e dei dati sulla Bank of America.

Domscheit-Berg è pure l’autore di Inside WikiLeaks, un libro in cui spiega i termini della polemica con Assange. WikiLeaks ha confermato in dettaglio la natura delle informazioni rimosse: oltre a quelle già citate, ci sarebbero dei dati su venti organizzazioni neo-naziste statunitensi e le intercettazioni d’un centinaio di società.

L’eccessiva “personalizzazione” dei portali di whistleblowing (così si chiamano i progetti d’informazione sulla falsariga di WikiLeaks) e gli “sgarri” tra i loro rappresentanti rischiano seriamente di trasformare le rivelazioni in gossip di cattivo gusto, mentre i medium tradizionali annullano ogni reazione per la società di massa.

Via | Spiegel Online

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Per tutto il resto c'è Assange...

pubblicato da Francesco

Geniale lo spot spoof di Mastercard visto su Graphisme. Il retroscena del rapporto tra MAstercard e Wikileaks lo leggete qui in archivio.

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Julian Assange s'è offerto all'asta su eBay (per un pranzo a Londra)

pubblicato da Federico Moretti

WikiLeaks - Julian Assange by Surian Soosay

Julian Assange, popolare co-fondatore e figura più rappresentativa di WikiLeaks, ha scontato sei mesi agli arresti domiciliari: per sostenere le spese legali e mantenere il portale, ha deciso di mettere all’asta un pranzo con sé e il filosofo sloveno Slavoj Žižek su eBay. Quasi un concorso per chi voglia incontrare il proprio idolo.

La scelta di Assange non costituisce una grande novità: eBay ha già ospitato aste sui generis. Partita da una base di $564, l’asta ha già superato la quota di $3,463 con trentaquattro offerte. Ci sono ancora tre giorni per partecipare e accaparrarsi il pranzo con Assange e Žižek. È probabile che gli offerenti siano dei giornalisti.

Assange ha dichiarato di destinare il 100% del ricavato a WikiLeaks. Perciò sfrutterà esclusivamente il patrimonio personale per appellarsi all’estradizione in Svezia, dov’è ricercato per violenza sessuale. Il pranzo si terrà sabato 2 luglio, a margine di una conferenza per la pubblicazione del libro di Žižek. Presenta Amy Goodman.

Immagine | Surian Soosay (via Flickr)

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The Wall Street Journal e SafeHouse: l'ennesimo “clone” di WikiLeaks

pubblicato da Federico Moretti

SafeHouseThe Wall Street Journal, la popolare testata statunitense dedicata alla finanza internazionale, ha predisposto il proprio WikiLeaks. O, almeno, qualcosa di simile: SafeHouse è una piattaforma che accetta (attraverso una connessione HTTPS) documenti riservati su possibili violazioni alle leggi del mercato, in attesa di pubblicazione.

Quanto ricevuto in forma anonima da SafeHouse è vagliato dai redattori di The Wall Street Journal e, se i documenti risultano interessanti, pubblicato in varie forme sulla testata. Le informazioni dovrebbero riguardare frodi fiscali, insider trading, ecc.: è una forma di denuncia delle imprese truffaldine. Filtrata dai giornalisti.

L’operazione di The Wall Street Journal ha qualcosa in comune col progetto di Al Jazeera sulla questione palestinese e in qualche modo anticipa la mossa del New York Times. WikiLeaks ha inaugurato una nuova modalità d’informazione: se una redazione seleziona i contenuti da pubblicare, il concetto di “libertà” è però molto relativo.

Via | Digital Trends

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Assange: Facebook usata per spiare, i rapporti con i gruppi editoriali

pubblicato da Gianluca Pezzi

Julian Asange ha rilasciato una lunga intervista a Russia Today. Potete vederne uno stralcio qui sopra, mentre su RT è possibile vederne versione e trascrizione completa.

La maggior parte dei media si è limitata a riportare le frasi di Assange che riguardano Facebook e che non rappresentano niente di nuovo, almeno per noi.

Facebook, in particolare, è la macchina di spionaggio più spaventosa che sia mai stato inventata. Qui c’è il database più completo al mondo sulle persone, sui loro rapporti, i loro nomi, gli indirizzi, le posizioni e le comunicazioni con altre persone, parenti. E’ all’interno degli Stati Uniti, e le informazioni sono tutte accessibili ai servizi segreti americani. Facebook, Google, Yahoo, tutte queste grandi organizzazioni statunitensi sono dotati di interfacce per i servizi segreti americani. Non si tratta di eseguire un mandato giudiziario: hanno un’interfaccia che hanno sviluppato per l’intelligence degli Stati Uniti.

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Per Julian Assange «WikiLeaks è più “responsabile” della democrazia»

pubblicato da Federico Moretti

VOTE by Theresa Thompson

Julian Assange, co-fondatore e “simbolo” di WikiLeaks, ha sostenuto in un’intervista al Guardian che l’esperienza della stessa WikiLeaks sia più responsabile di quella dei governi occidentali, eletti democraticamente. Alla base di questa riflessione ci sono le donazioni dei liberi cittadini, grazie alle quali il portale si sostiene.

Se WikiLeaks continua a esistere, infatti, è perché settimanalmente riceve il supporto economico dei suoi sostenitori: questa è la tesi esposta da Assange a un pubblico di circa settecento persone. Un sistema meritocratico, perciò, legato ai risultati conseguiti dal portale mentre i governi sopravvivono alla sfiducia dei cittadini.

Stando ad Assange, WikiLeaks riceve dai propri supporter un feedback più autentico di quello dei governi, sostenuti nell’arco della legislatura dal finanziamento di società e imprenditori che tutelano i propri interessi economici. Assange cita, ad esempio, il caso della guerra in Iraq. Però i governi sono eletti e Assange non lo è.

Foto | Flickr

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PornWikiLeaks è il portale che fa tremare attori e attrici dell'hard

pubblicato da Federico Moretti

PornWikiLeaks

Il successo di WikiLeaks, quanto a popolarità, ha stimolato la nascita di numerosi cloni della formula del portale di Julian Assange. PornWikiLeaks, benché possa sorprendere, è quello più riuscito in termini di impatto sociale per le rivelazioni pubblicate: creato da Donny Long, un porno-attore statunitense, fa “tremare” l’ambiente.

Long ha le idee molto chiare su quale sia il problema dell’industria pornografica internazionale: non soltanto i siti che offrono contenuti gratuiti, è soprattutto «la mafia gay» ad aver ucciso la pornografia. In questo senso, Long si professa l’ultimo degli eterosessuali: la sua è una vera e propria “missione”, quasi una crociata.

Prescindendo dai deliri del suo creatore (Long, in seguito, ha smentito d’esserne l’autore), PornWikiLeaks ha una funzione “sociale” di sicuro interesse. Non è tanto la rivelazione dell’identità dei porno-attori, quanto l’intento di pubblicare le malattie veneree che hanno contratto a essere importante: potrebbe salvare delle vite.

Via | CNET News

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