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Tutti gli articoli con tag SOPA

Gary Kovacs, CEO di Mozilla: "fuori dal governo chi non conosce Internet"

pubblicato da Rosario

Gary Kovacs, CEO di Mozilla: "fuori dal governo chi non conosce Internet"

“Se non conosci Internet, allora non meriti alcun posto al governo.”

Queste le parole decise del CEO di Mozilla Gary Kovacs, pronunciate alla conferenza South by Southwest ad Austin, in Texas. Considerata l’importante che la rete ha ormai nella vita di ogni persona sulla terra, Kovacs si dice “affascinato” dai membri del Congresso americano che esprimono la volontà di assumere persone all’interno del loro staff che “capiscano” Internet:

“Non è qualcosa che impari, o per la quale assumi qualcuno. Deve essere il modo in cui vivi la tua vita.”

Il riferimento è naturalmente alla recente discussione legata a leggi tipo SOPA, sfociata settimane fa anche in una protesta sul Web alla quale anche Mozilla si è unita insieme ad altre importanti aziende legate a Internet. Il CEO di Mozilla però afferma di voler evitare ulteriori battaglie sul piano politico, dicendosi impegnato comunque a proteggere il Web in altri modi.

Oltre a conoscere direttamente Internet, i governanti devono ascoltare chi protesta:

“Abbiamo permesso a 30 milioni di persone di entrare in azione. 30 milioni di persone non sono nerd. Sono 30 milioni di cittadini.”

Una posizione di sicuro condivisibile anche e soprattutto dalle nostre parti, dove per fortuna quello che è stato definito il SOPA all’italiana è stato bocciato alla Camera, anche se esempi come quest’ultimo e il famoso DDL Intercettazioni sono ormai tristemente ricorrenti. Senza contare il Digital Divide che affligge la nostra penisola.

Via | Nationaljournal.com

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I tempi d'oro di Internet sono destinati a finire?

pubblicato da Rosario

I tempi d'oro di Internet sono destinati a finire?

Per i nati negli ultimi 20 anni, Internet è praticamente un dato di fatto: quello che è inizialmente stato un servizio per pochi è in modo rapido diventato d’accesso immediato e gratuito per tutti, al punto che proprio tale accesso è stato paragonato a un diritto umano. Gli ultimi anni ci hanno abituato a una rete aperta, spesso libera dall’intervento delle autorità (tranne casi particolari relativi a piattaforme ben precise o governi particolarmente “sensibili”): ma tutto questo è destinato a durare? Quelli che ricorderemo come i tempi d’oro di Internet sono destinati a finire? Tech Republic ha provato a rispondere a tali domande, individuando una serie di minacce più o meno concrete alla rete così come la conosciamo oggi.

Le prime due sono strettamente legate tra loro, visto che si parla di leggi e censura: gli ultimi arrivati SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act) hanno causato un’ondata di proteste dentro e fuori gli Stati Uniti, in grado almeno per ora di limitare i danni. Ma siamo sicuri che tali provvedimenti possano considerarsi davvero scomparsi? Mentre anche in Italia iniziano a esserci segnali inquietanti (per fortuna anche in questo caso respinti), la risposta alla domanda è difficile: come ci suggerisce la fonte, “mai sottovalutare il potere dei governi nel distruggere ciò che tentano di proteggere, portando leggi e ordine in Internet”.

Veniamo poi alla censura: si potrebbe pensare che sia universalmente ritenuta un qualcosa di sbagliato, e invece un sondaggio BBC World Service ha dimostrato che “solo” il 53% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che Internet non debba essere controllata dai governi. Percentuale vicina al 50% e quindi pericolosamente in bilico verso quella che potrebbe diventare una richiesta di censura proveniente dal basso: ipotesi fantascientifica? Chissà, ma anche in questo caso mai sottovalutare la conseguenze di eventi particolari. Per quanto riguarda la pericolosità della censura del resto, basta rivolgere il proprio sguardo alla Cina per vedere come Internet può essere ridotta con un controllo del genere.

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Il boss della EMI contro il SOPA: "non è quello il modo corretto di agire"

pubblicato da Daniele P.

EMI_Music

La Recording Industry Association of America (RIAA), per ovvi motivi, è tra i principali sostenitori dello Stop Online Privacy Piracy Act (SOPA) e del Protect IP Act (PIPA), le due norme statunitensi al momento bloccate dal Congresso a seguito delle proteste. Non tutti i boss dell’industria discografica, però, si trovano d’accordo con le misure proposte dalle due norme. Tra questi c’è Craig Davis, Vice President of Urban Promotions alla EMI, che si è schierato pubblicamente contro i metodi per contrastare la pirateria che sono alla base del SOPA e del PIPA.

Personalmente credo che i metodi usati siano scorretti. Tutto quello che farebbero sarebbe creare problemi a tutti. E’ vero, la pirateria è un problema, ma credo che la chiave per risolvere la questione non sia la legislazione, ma l’innovazione. Cose come Spotify possono essere di grande aiuto per questo problema.

Il discorso di Davis si riallaccia a quello fatto poche settimane fa da Gabe Newell, boss di Valve, secondo il quale è necessario “creare un servizio che abbia più valore di quello dei pirati“. Davis sostiene di trovarsi d’accordo con Newell: “E’ un problema di servizio, non di soldi. Le vendite di concerti e merchandise sono in aumento, è chiaro che i nostri fan amano ancora la musica, forse non stiamo dando loro la musica nel modo giusto. Dobbiamo rivalutare la tecnologia e trovare un modo migliore di fornire musica, le soluzioni DRM non sono il metodo giusto“. Voi che ne pensate?

Via | TorrentFreak

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La fine di SOPA è vicina?

pubblicato da Rosario

La fine di SOPA è vicina?

Qualcuno dirà che vincere una battaglia non equivale a vincere la guerra, per cui è presto per entusiasmarsi: tutto giusto, anche se quanto ci ritroviamo a riportare in questo post è indubbiamente significativo. Nella settimana che ha visto le proteste contro SOPA divampare e acquistare supporto anche all’interno del mondo politico, Camera e Senato degli Stati Uniti hanno deciso di rinviare le votazioni su entrambi i disegni di legge anti-pirateria, conosciuti con le ormai famose sigle SOPA e PIPA.

Ad annunciarlo sono stati Lamar Smith e Harry Reid, secondo i quali i lavori sulle due leggi sono stati rinviati “fino a quando ci sarà un accordo più ampio su una soluzione. A quanto pare, proprio il crescente supporto delle società attive nel campo tecnologico, tra le quali Facebook, Google e Microsoft, hanno spinto la politica ad abbandonare la strada intrapresa in precedenza: naturalmente, gli Stati Uniti continueranno a cercare un modo per lottare contro la pirateria, ma a quanto pare quello sbagliato è - almeno per il momento - scongiurato.

Anche per questa decisione però non sono mancate le critiche, come quella del senatore Patrick Leahy:

“Verrà il giorno in cui i senatori responsabili di questa mossa si guarderanno indietro realizzando di aver avuto una reazione d’impulso a un problema monumentale. Da qualche parte in Cina, Russia e tante altre nazioni che non rispettano la proprietà intellettuale americana, criminali che non fanno altro che smerciare prodotti americani contraffatti e rubati stanno guardando in modo compiaciuto come il Senato degli Stati Uniti ha deciso che non ne valeva nemmeno la pena di dibattere su come fermare i criminali oltreoceano dal togliere energia alla nostra economia.”

Questo non è ovviamente il parere dei detrattori di SOPA, secondo i quali i nuovi provvedimenti causerebbero evidenti problemi di libertà d’espressione sulla rete, attribuendo un ruolo di sceriffo ai proprietari delle piattaforme costretti a essere responsabili di eventuali violazioni di copyright in esse avvenute.

Via | Engadget.com

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SOPA: le posizioni di Microsoft e Amazon

pubblicato da Rosario

SOPA: la posizione di MicrosoftOggi è il giorno del blackout contro SOPA e PIPA: lo avrete letto ormai praticamente ovunque, soprattutto alla luce della decisione di Wikipedia di effettuare un blackout volontario della propria piattaforma in lingua inglese.

Se a Jimmy Wales e ai suoi si sono già uniti soggetti come Reddit, Mozilla e altri ancora, finora mancava la posizione di Microsoft, arrivata dalle pagine del Seattle Times:

“Ci opponiamo all’approvazione di SOPA nel suo disegno attuale. Crediamo che la Casa Bianca abbia rilevato in modo costruttivo i problemi della legislazione attuale, la necessità di porvi rimedio, e l’opportunità per le persone da tutti i lati di parlare insieme di un miglior percorso insieme. “

Anche Amazon si è unita al coro, col seguente breve comunicato:

“Pur rifiutando la pirateria, ci opponiamo fortemente a SOPA nella sua forma corrente.”

Da rilevare soprattutto la marcia indietro di Microsoft e dell’intera Business Software Alliance, inizialmente favorevole allo Stop Online Piracy Act: marcia indietro già effettuata a novembre, ma oggi confermata in prima linea dall’azienda di Redmond.

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SOPA e PIPA: Wikipedia e Reddit guidano la protesta del web coi blackout

pubblicato da Rosario

SOPA e PIPA: oggi la protesta del web coi blackout

Stop Online Piracy Act (SOPA) e PROTECT IP Act. Sono i nomi delle due proposte di legge, attualmente in dibattito negli Stati Uniti, contro le quali oggi il web protesta superando i confini americani, per unirsi contro quella che è vista come una delle più serie minacce alla libertà di Internet e di chi la popola. Dopo gli scambi a muso duro dei giorni scorsi (il più famoso è sicuramente quello avvenuto sull’asse Murdoch-Google-Casa Bianca), il 18 gennaio è stato infatti scelto per effettuare nei casi più eclatanti un blackout totale sul Web.

In prima linea c’è Wikipedia, come ben sappiamo sempre pronta a dire la sua su leggi in grado di minacciare la rete così come la conosciamo oggi: la piattaforma guidata da Jimmy Wales chiuderà la propria versione in lingua inglese per 24 ore, simulando come dicevamo un blackout. Ma non si tratta dell’unico sito web che oggi verrà oscurato: all’oscuramento hanno infatti partecipato anche Reddit, Mozilla, Cheezburger Network, i creatori del videogame Minecraft e tanti altri, per una lista in costante aggiornamento che non include ovviamente una miriade di siti personali e portali meno importanti.

Ma anche se in modo minore, la protesta va avanti anche altrove: è un esempio quello di Google, che ha pubblicato un link sulla propria homepage. Non sono mancate invece voci fuori dal coro come quella di Twitter, che in un primo momento ha così commentato il blackout per bocca del suo CEO Dick Costolo, suscitando qualche attimo di tensione:

“Un’idiozia. Chiudere un business globale in reazione a una problematica politica di una singola nazione è da folli.”

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SOPA e Protect IP Act: Rupert Murdoch via Twitter contro Google e la Casa Bianca

pubblicato da Rosario

Rupert Murdoch via Twitter contro Google e la Casa Bianca

C’è stato un buon livello di agitazione nel fine settimana su Twitter, dove il neo-arrivato Rupert Murdoch ha sparato a zero su Google e Casa Bianca, accusando quest’ultima di essere un’impiegata dei “padroni della Silicon Valley” e allo stesso tempo Google di trarre consapevolmente profitto dalla pubblicità venduta tramite contenuti pirata, al punto da definire la società di Mountain View come “leader della pirateria”.

Se da Obama e dal suo staff non si vedono al momento risposte, Google ha inviato a CNET una mail di risposta alle accuse di Murdoch, rispedendo indietro al mittente tutto quanto:

“Tutto questo non ha senso. Nell’ultimo anno abbiamo eliminato dai risultati 5 milioni di pagine Web che violavano copyright e investito più di 60 milioni di dollari nella lotta contro pubblicità malevole. Lottiamo contro pirati e contraffattori ogni giorno.”

Il punto di principale discordia tra Murdoch, Google e Casa Bianca è da ritrovare dentro le discussioni al Congresso su SOPA e Protect IP Act, provvedimenti spalleggiati da diverse società proprietarie dei diritti (come News Corp. di Murdoch), ma accusati di estrema pericolosità nei confronti della libertà di Internet, al punto da causare ripensamenti anche all’interno del governo stesso. Google aveva affermato di credere a modi migliori per lottare contro la pirateria:

“Crediamo, come altre aziende tecnologiche, che la migliore via per fermare i pirati sia attraverso un sistema di leggi mirato che richieda a circuiti pubblicitari e chi emette il pagamento - come noi - di tagliare fuori i siti dedicati a pirateria o contraffazione.”

Inutile dire che la lotta andrà irrimediabilmente avanti nei prossimi giorni: staremo a vedere.

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Jimmy Wales vuole chiudere Wikipedia per protesta negli Stati Uniti

pubblicato da Federico Moretti

WikipediaJimmy Wales, uno dei fondatori di Wikipedia, ha intenzione di bissare negli Stati Uniti la chiusura dell’enciclopedia libera per protestare contro l’approvazione dello Stop Online Piracy Act (SOPA) da parte del parlamento. È una decisione forte del successo ottenuto in Italia per la cd. “legge–bavaglio”, ma gli utenti sono divisi.

Il governo statunitense, infatti, ha introdotto il decreto lo scorso 26 di ottobre: la legge prevede che la magistratura possa interrompere la diffusione d’annunci pubblicitari, l’elargizione di donazioni, oppure il ricevimento di pagamenti ai siti colpevoli di promuovere la condivisione dei contenuti protetti dal diritto d’autore.

Wikipedia, contenendo informazioni di massima sul peer-to-peer e altre forme di scambio dei materiali potenzialmente protetti dal copyright, rientrerebbe così tra i principali indiziati dello SOPA. Mantenendosi grazie alle donazioni dei privati, Wikipedia rischierebbe per l’ennesima volta di chiudere i battenti. Forse, per sempre.

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