Archiviato ormai da tempo il World IPv6 Day, i grandi del web proseguono i loro piani di migrazione alla nuova versione del protocollo IP, destinata a salvare la rete dalla fine degli indirizzi IPv4. Così come per la giornata di prova dello scorso 8 giugno, anche in questo caso a guidare le danze sono in prima linea Facebook e Google, seguite anche da altre piattaforme come Bing e Yahoo. Obiettivo prefissato: completare la migrazione entro il 6 giugno 2012.
Leslie Daigle, CTO di Internet Society, ha commentato così la notizia:
“Il fatto che le più grandi società attraverso i vari ambiti si stiano prefissando importanti obiettivi per partecipare al World IPv6 Launch è ancora un’altra indicazione che IPv6 non è più un esperimento di laboratorio; è qui ed è un importante passo per l’evoluzione di Internet.”
Passo necessario soprattutto per la fine degli indirizzi IPv4, già terminati da alcuni dei RIR, i registri regionali che si occupano della loro assegnazione. Ricordiamo che per noi comuni mortali il passaggio a IPv6 sarà praticamente indolore in quanto già supportato da hardware e software recenti: nel caso in cui temiate il peggio, è sempre disponibile il sito test-ipv6.com, o in alternativa ipv6test.google.com.
Via | Thenextweb.com
Come probabilmente saprete, lo scorso 8 giugno è stato il giorno del World IPv6 Day, all’interno del quale per 24 ore i principali siti del mondo hanno effettuato lo switch da IPv4 a IPv6 per testare da un lato l’uso della nuova versione del protocollo su larga scala, e dall’altro dimostrare che non c’è nulla da temere per Internet.
A quanto pare, la rete non è esplosa, almeno stando a quanto riportato da Facebook e Google, rispettivamente per bocca di Donn Lee e Lorenzo Colitti. Ecco quanto raccontato da Lee sul blog di Facebook:
“Abbiamo visto oltre 1 milione di utenti raggiungerci tramite IPv6. Ci fa piacere di non aver visto alcun aumento nel numero di utenti in ricerca d’aiuto sul nostro Help Center. Il 0,03% di utenti che avrebbero potuto avere problemi potrebbero aver riscontrato caricamenti lenti durante il test”
Sulla stessa linea Colitti di Google:
“Abbiamo avuto il 65% in più di traffico IPv6 rispetto al solito, senza problemi significativi e senza disabilitare l’accesso in IPv6 per alcuna rete o servizio. Nelle prossime settimane, lavoreremo insieme agli altri partecipanti per analizzare i dati raccolti ma, almeno all’apparenza, il primo test globale di IPv6 è passato senza incidenti”
Ricordiamo che l’introduzione di IPv6 è stata resa necessaria nei mesi (e anni) trascorsi, durante i quali gli indirizzi IPv4 sono stati velocemente assegnati aprendo a potenziali problemi dovuti alla mancanza di nuovi indirizzi IP.
Via | Theregister.co.uk

L’Asia-Pacific Network Information Centre (APNIC) ha pubblicato venerdì l’annuncio dell’esaurimento degli indirizzi IPv4 disponibili per l’area di competenza. Si pone ora il serio problema di come garantire la retro-compatibilità coi servizi disponibili soltanto in IPv4, oltre ad adeguare le infrastrutture esistenti all’uso di IPv6.
Il problema presto coinvolgerà anche l’Europa e richiede un’attenta riflessione: gli indirizzi IPv4 già erogati continueranno a funzionare, ma non è affatto semplice raggiungerli da IPv6. In pratica tutti i servizi che non sono ancora stati convertiti a IPv6 potrebbero risultare inaccessibili agli utenti dell’area gestita da APNIC.
IPv6, infatti, supporta la “traduzione” in IPv4 per accedere a entrambe le versioni del protocollo: perché ciò sia possibile, tuttavia, è necessario disporre di un tot di indirizzi in IPv4. Indirizzi che l’APNIC ha esaurito. A seconda della politica aziendale i provider cominceranno ad avere seri problemi entro i prossimi sei mesi.
Via | Ars Technica

Microsoft si è offerta di sborsare $7.5 milioni di dollari per acquistare gli indirizzi Internet appartenenti alla Nortel. La Nortel è una compagnia legata alla telefonia molto nota nel Nord America che, a causa della bolla finanziaria degli anni scorsi, si è indebitata per diversi milioni di dollari. La situazione finanziaria disastrata si è protratta per anni, ma dal momento in cui la compagnia non ha ricevuto sovvenzioni dallo stato canadese, ha dichiarato bancarotta.
I 666.624 indirizzi Internet IP version 4 (IPv4) appartenenti alla Nortel sono stati messi all’asta e Microsoft vorrebbe aggiudicarseli, spendendo anche una grossa cifra. Questi IPv4 hanno un valore così alto poichè questa generazione di indirizzi sta per estinguersi: quelli liberi stanno terminando e si prospetta per le compagnie una migrazione (lunga e costosa) al nuovo standard IPv6.
L’offerta di Microsoft è la più generosa tra quella di 80 compagnie interessate, almeno per il momento. Naturalmente l’accordo è ancora lungi dall’essere concluso, ma se Microsoft vincesse l’asta otterrebbe immediatamente 470.016 indirizzi IP e i restanti 196.608 verranno consegnati quando gli ex clienti della Nortel saranno trasferiti ad un’altra firma telecom.
Continua a leggere: Microsoft pronta a spendere $7.5m per gli indirizzi IPv4 della Nortel

Cosa è IPv6? Ma soprattutto, perché ce ne dobbiamo interessare? Domande ultimamente più ricorrenti del solito, alle quali ha provato a rispondere Focus mettendo a punto un’infografica di quelle che ci piacciono tanto vedere, con tutti i dati rilevanti messi in modo fico e sistemato.
Sigle, numeri e altre informazioni da sapere su IPv6 non dovrebbero ora più spaventarvi, o almeno dopo aver dato un’occhiata a questa infografica dovrebbero esservi un po’ più familiari in attesa di arrivare al World IPv6 Day, giorno in cui i principali siti del mondo passeranno su IPv6 per condurre così il primo vero test di stabilità della nuova versione del protocollo IP.
Trovate l’infografica completa dopo il break.
Via | Reddit.com

Come anticipato pochi giorni fa, gli ultimi cinque blocchi di indirizzi IPv4 sono stati assegnati ai rispettivi Regional Internet Registry (RIR), che avranno così gli ultimi indirizzi IP da assegnare ai dispositivi collegati a Internet, dopodiché sarà necessario affidarsi necessariamente a IPv6 per espandere la rete.
La fine completa degli indirizzi, come sappiamo, non avrà luogo a breve ma è prevista entro i prossimi mesi, anche se è difficile predire con esattezza quando il protocollo IPv4 diventerà completamente obsoleto. Il primo RIR a finire i propri indirizzi sarà secondo le previsioni l’APNIC, quello dedicato all’area di Asia e Pacifico, mentre ARIN (Nord America) e RIPE (Europa, Russia e Medio Oriente) dovrebbero riuscire ad arrivare alla fine del 2011 senza rifiutare alcuna richiesta. LACNIC (Sud America) e AfriNIC (Africa) avranno invece ancora più tranquillità nelle assegnazioni di indirizzi.
In caso di fine prematura di indirizzi IPv4 comunque, tecnologie tipo quella NAT potranno sicuramente venire incontro per affrontare l’emergenza, ma si tratterà in ogni caso di un ripiego visto che il raggruppamento di più dispositivi dietro un unico indirizzo IP sta spesso stretto perfino alle utenze domestiche, figurarsi a quelle aziendali. La vera possibilità di progresso sarà quindi nelle mani di IPv6: i vari soggetti coinvolti ci hanno più volte ripetuto che il passaggio sarà indolore, programmando come sappiamo anche un World IPv6 Day per il prossimo 8 giugno, giorno in cui i principali siti web del mondo passeranno con tutta la loro piattaforma a IPv6.
Per noi comuni mortali il passaggio da IPv4 a IPv6 non comporterà fortunatamente nemmeno spese aggiuntive, visto che la maggior parte dell’hardware e del software più recente già supporta la nuova versione del protocollo. Chi dovesse essere interessato a un confronto tra IPv4 e IPv6 in termini di numeri, apprezzerà la tabella comparativa pubblicata da DeepTech insieme a un’esaustiva raccolta di Q&A sull’argomento: la trovate dopo il break.
Via | Arstechnica.com
Continua a leggere: IPv4: assegnati gli ultimi cinque blocchi d'indirizzi. Cosa ci aspetta ora?

Il fatto che siamo sempre più vicini alla fine degli indirizzi IPv4 non è di certo una novità, ma suona comunque come un campanello d’allarme la notizia che la Internet Assigned Numbers Authority (IANA) ha assegnato due dei sette blocchi d’indirizzi IP rimanenti, lasciando così che il conto diminuisse a cinque. Prossimamente a quanto pare proprio questi cinque blocchi verranno assegnati a ognuno degli altrettanti Registri Internet Regionali (RIR in inglese), che si occupano di fornire gli indirizzi IP a provider e altre società.
Come ben sappiamo, nel corso dei mesi scorsi si è più volte parlato di una possibile fine degli indirizzi IPv4 a breve (a luglio 2010 riportavamo il “giorno del giudizio” possibile entro meno di un anno), prendendo gli allarmi più o meno seriamente con chi addirittura aveva dedicato al tutto una canzone. Secondo Alain Durand di Juniper Networks, alcuni provider potrebbero finire i propri indirizzi in un intervallo di tempo che va tra i prossimi tre e sei mesi, con altri che invece potrebbero durare più a lungo a seconda del livello di richiesta che si trovano a dover soddisfare.
Il problema della fine degli indirizzi IPv4 dovrebbe definitivamente essere risolto con l’adozione del nuovo IPv6, la quale introduzione sarà probabilmente lenta nel rimpiazzare il vecchio protocollo ma per fortuna a quanto pare abbastanza indolore. Proprio per sensibilizzare al problema degli indirizzi IP ed esorcizzare allo stesso tempo il passaggio a IPv6, ricordiamo l’organizzazione del World IPv6 Day da parte dei principali siti del mondo, che il prossimo 8 giugno passeranno completamente in IPv6 per 24 ore.
8 giugno 2011. Segnatevi questa data perché è quella in cui un importante passo per Internet verrà effettuato, andando per la prima volta a testare in larga scala il protocollo IPv6 destinato a sostituire l’obsoleto IPv4 nei prossimi anni. Per 24 ore, i principali siti web del mondo sposteranno le loro piattaforme su IPv6, facendo così in modo che tonnellate di traffico vadano a basarsi su IPv6, cosa mai realmente avvenuta finora.
L’elenco delle società che hanno aderito prevede già da ora importanti nomi come Google, Facebook e Yahoo!, ed è proprio dal blog ufficiale di Google che arriva anche l’invito a tutti gli altri soggetti che vorranno unirsi all’iniziativa lanciata da Internet Society. Il World IPv6 Day sarà un test importante per la definitiva introduzione di IPv6, che si spera possa avvenire quanto prima possibile: basti considerare infatti la previsione secondo la quale entro il 2011 gli indirizzi IPv4 saranno completamente occupati, senza più disponibilità.
Dal punto di vista di noi comuni mortali, secondo Google non ci sarà nulla di cui preoccuparsi, visto che il 99,95% degli utenti non si accorgerà nemmeno del cambiamento. In casi rari pari al rimanente 0,05% potranno verificarsi problemi di connessione dovuti a errate impostazioni nelle reti casalinghe. In tal caso basterà aspettare per vedere il problema risolto. Non ci resta quindi che aspettare il prossimo 8 giugno per vedere come andrà questo World IPv6 Day: la curiosità già da ora è tanta.

Arstechnica riporta l’avvertimento diffuso da Number Resource Organization, secondo cui gli indirizzi IPv4 disponibili sarebbero al momento meno del 10% di quelli totali, rendendo quindi necessario che si adotti in tempi brevi il protocollo IPv6.
In realtà però come lo stesso articolo fa notare, poco tempo fa si parlava del 19% degli indirizzi ancora liberi, potendo evidenziare anche una differenza nel calcolo degli IP ancora disponibili e quelli invece occupati.
Al di là di ogni possibile considerazione e interpretazione comunque, il fatto che il protocollo IPv4 sia ormai agli sgoccioli è pressoché appurato, per cui occorre anche secondo me iniziare seriamente a spingere sul passaggio a IPv6 prima che sia troppo tardi.
Come segnalato su Slashdot, Google ha annunciato l’inizio del passaggio graduale verso l’IPv6, in modo da dare la possibilità agli utenti di avere accesso a tutti i siti di Google quando l’IPv6 partirà.
Google ha già registrato l’indirizzo ipv6.google.com, che attualmente non funziona, ma che sarà prima o poi attivo.
Sul sito di Google è presente una pagina esplicativa di come avverrà questo graduale passaggio. Google ritiene che il passaggio a IPv6 è di fondamentale importanza per il futuro di Internet e per la sua evoluzione. Chi avesse una rete con l’accesso a IPv6 è già in grando di accedere ai normali siti di Google, al contrario si riceve un messaggio di errore.
Via | slashdot.com
Sempre più spesso si sente parlare, in modo più o meno apocalittico, della fine degli indirizzi IPv4, Vint Cerf, uno dei padri del web, ha pronosticato l’evento nel 2010, ma ad inizio 2009 ci sono ancora quasi un miliardo di IPv4 disponibili.
Per rendersi conto di cosa significhino questi numeri si pensi che ad inizio 2008 c’erano 1.122,85 milioni di indirizzi liberi mentre allo scorso 31 dicembre erano 925,58: sono stati quindi assegnati 197,27 milioni di IPv4, che hanno portato la percentuale di utilizzo dal 69,7 al 75,3 percento.
Con una facile considerazione, a questo ritmo internet esaurirà le risorse in circa 4 anni, ma si prevede che i paesi emergenti nel mondo del web (Cina e India su tutti) termineranno le classi loro assegnate già nel 2011, creando dunque problematiche serie per future espansioni e riassegnazioni. Tutto questo, aspettando l’avvento dell’IPv6, che si spera non sia il Signor Godot del nuovo millennio.
Via | ArsTechnica.com

Negli ultimi tempi si è spesso parlato del problema degli indirizzi Internet, che potrebbero finire presto: per risolvere l’urgenza di avere nuovi indirizzi è stato creato l’IPv6. Ma probabilmente le cose non stanno così male come sembra.
Un recente documento che verrà presentato alla Proceedings of the ACM Internet Measurement Conference, fa il punto sulla situazione: un team di sei ricercatori ha fatto una ricerca scoprendo che un numero sorprendete di indirizzi non sono stati utilizzati e giacciono da tempo inattivi da quando sono stati distribuiti molti anni fa.
Il censimento, effettuato ad una scadenza di 3 mesi a partire dal 2003, è stato pubblicato solo recentemente. Secondo le previsioni gli ultimi blocchi di indirizzi verranno destinati tra la fine del 2010 e il 2011 e, se l’IPv4 offre circa 4.3 miliardi di indirizzi, l’IPv6 garantisce 51 mila miliardi di trilioni di indirizzi. Una cifra decisamente enorme. Peccato però che il passaggio a IPv6 è ancora lento a causa dei costi e della complessità.
Continua a leggere: Secondo una ricerca potrebbero esserci 120 milioni di indirizzi IP ancora liberi