
Office 365 è disponibile da oggi e abbiamo parlato delle prime impressioni del Guardian. Torno sull’argomento perchè c’è tanta carne al fuoco: se Office costituisce il miglior monopolio ottenuto da Microsoft negli anni, regalando un profitto del 60% per ogni copia venduta, Office 365 manterrà questo primato? Riuscirà a contenere la “minaccia” di Google Apps con il proprio cloud?
Questi sono gli interrogativi principali che ci si pone con il lancio del nuovo servizio. Office 365 nasce come alternativa cloud alla popolare suite desktop, estendendone e aggiornandone le funzionalità. La rivalità tra Microsoft e Google per il predominio dei servizi online è già iniziata prima dell’odierno lancio di Office 365: Lunedì notte Google ha pubblicato un post intitolato “365 reasons to consider Google Apps“, ovvero le 365 ragioni per considerare Google Apps.
L’obiettivo di Google è quello di minare il monopolio di Microsoft Office, dirottando gli utenti ai propri servizi per otterne ulteriore profitto. A contribuire al cambio di rotta di Microsoft (dai servizi desktop tradizionali alla possibilità di utilizzarli anche online) ci sono persone come Tom Conophy: parliamo dello chief information officer dell’InterContinental Hotels Group che, all’inizio dell’anno, ha deciso di far passare i propri 25.000 dipendenti da Office e mail Microsoft alle alternative web offerte da Google. Circa 6.000 dipendenti della compagnia si sono già convertiti a Google con ottimi risultati, permettendo di risparmiare milioni di dollari ogni anno.
Continua a leggere: Microsoft Office 365 in diretta concorrenza con Google Apps?
Google non ha alcuna intenzione di cedere al dominio di WordPress (e WordPress.com) sui blog, perciò nel giro di poche ore ha formalizzato un paio di aggiornamenti molto attesi. Il primo di questi era già noto agli utenti dell’interfaccia di Blogger in Draft, la beta continua del servizio di blogging targato Google: si tratta dell’integrazione dei caratteri presenti nella Font Directory per il nuovo designer dei template.
Non è proprio una novità, perché appunto la maggioranza degli utenti ha impostato Blogger in Draft come interfaccia predefinita e i web font sono disponibili da mesi a questa condizione. L’aggiornamento più interessante riguarda, invece, il settore small business che utilizza i servizi di Google Apps. Blogger è stato aggiunto alle applicazioni installabili sui domini gestiti attraverso i DNS di Google sia gratis, sia a pagamento.
È la naturale conseguenza di due fattori. In febbraio, Google aveva annunciato la rimozione del caricamento dei temi di Blogger via FTP, di fatto costringendo all’uso dei DNS per ottenere un indirizzo diverso dal dominio di terzo livello fornito da blogspot.com. Il secondo motivo è la necessità di fornire ai clienti un servizio più avanzato di Sites (già disponibile su Google Apps) per i corporate blog sul dominio di proprietà.
Via | Google Enterprise
Com’era prevedibile, Google Buzz ha monopolizzato l’interesse della blogosfera – non soltanto italiana – “oscurando” momentaneamente altre notizie pur rilevanti: è il caso del passaggio di Google Wave a Google Apps, previsto entro il 2010. Wave non ha avuto lo stesso successo di Buzz, ma l’approdo al settore business dei servizi di Google apre interessanti prospettive per un’applicazione sottovalutata.
Google Apps è la sede più appropriata per Wave, tanto che personalmente avrei capito di più una scelta opposta da parte di Mountain View: specie i clienti premium (Apps è disponibile in forma gratuita per small business fino a 100 account e-mail) potrebbero usufruirne per l’intranet aziendale — mentre Buzz è concettualmente più orientato agli individui.
Non è tutto, perché oltre all’imminente lancio della connettività in fibra Google si appresta a portare anche il VoIP di Google Voice su Apps: sono solo due dei 200 miglioramenti previsti dal colosso informatico per il 2010. Infatti Google sta già effettuando in sordina la transizione di tutti i suoi servizi ad HTML5: Google Code e YouTube sono già pronti.
Via | ReadWriteWeb
Una delle funzioni più innovative dell’interfaccia web di GMail è la possibilità di ottenere una sorta di thread delle discussioni dai messaggi che contengono più di una risposta: si tratta di una feature che ha “ridisegnato” il concetto di newsgroup ed è anche alla base del servizio di Google Gruppi. Essa risulta particolarmente utile per gli usi più professionali, ma si adatta pure a quelli meno formali.
Una novità da Google Labs consente di migliorare ulteriormente l’approccio a quelle che Google definisce come “conversazioni” grazie all’opportunità di marcare selettivamente come da leggere una parte delle reply: può capitare infatti che una discussione coinvolga più di due soggetti e che si perdano alcune risposte leggendo l’ultima disponibile. Ora non più.
Questa funzione sperimentale – che in italiano ha la lunghissima definizione di Contrassegna come Da leggere da qui – è attivabile su richiesta dalle impostazioni di Google Labs per GMail ed è già disponibile anche per chi utilizzasse Google Apps: il team di sviluppatori l’ha accolta come un altro miglioramento alla funzione predefinita e chissà che non venga “promossa” come è già successo con l’e-mail offline.
Ben 34.000 dipendenti dell’amministrazione della città di Los Angeles saranno dotati di Google Apps per i loro terminali informatici.
I servizi di Google vengono a sostituire quelli forniti fino ad ora da Novell GroupWise e questa scelta è stata molto ben ponderata dagli amministratori: 12 concorrenti, oltre a Google e Novell, avevano espresso il loro interesse a fornire il loro supporto tecnico agli uffici pubblici della città.
Los Angeles è la seconda città più grande degli USA e questa scelta sarà certamente determinante per molte altre amministrazioni americane. Prima di L.A., già Washington D.C. e Orlando avevano optato per Google Apps per la loro mail, i loro calendari e i loro documenti editati online.
Un’altra applicazione va ad arricchire la scelta – già decisamente vasta – dei servizi di Google Apps: questa volta è Google Gruppi a entrare in scena nell’offerta per i professionisti dell’IT, che finalmente potranno usufruire dei newsgroup direttamente dal proprio dominio. Una possibilità che interessa particolarmente gli operatori del settore, ma che può semplificare la vita anche a chi lavora in crowdsourcing su progetti senza scopo di lucro.
Il primo vantaggio (sebbene sia possibile gestire altrimenti la policy del singolo gruppo) è dato dalla possibilità di controllare l’accesso alla mailing list attraverso gli account già gestiti con Google Apps per lo stesso dominio – azzerando, con un login così limitato, i problemi di SPAM di cui ultimamente è afflitto Google Gruppi – ma gli effetti positivi non si fermano qui: gli stessi utenti possono condividere più agevolmente il proprio profilo e le sessioni di chat via GTalk.
Sempre tenendo presente gli aspetti legati alla privacy, quello annunciato da Google è un ulteriore salto di qualità verso il cloud computing distribuito: le risorse a disposizione dei customer si avvicinano costantemente a una sorta di extranet sul web — di cui molte aziende già usufruiscono con soddisfazione. Nella circostanza, il sistema è stato abilitato esclusivamente per le modalità Google Apps Premier ed Education Edition, ovvero è disponibile soltanto per le soluzioni a pagamento.

Può darsi che qualcuno di voi conosca già questa funzione, benché si tratti di una feature sperimentale di Google Labs: mi riferisco alla possibilità di configurare un sottodominio per creare un servizio di URL shortening sul proprio server. Esistono svariate possibilità per farlo, ma quella di Google Apps potrebbe rivelarsi particolarmente utile.
È infatti disponibile un’estensione – installabile gratuitamente da Google Solution Marketplace, anche su domini standard – che permette di configurare via DNS un sottodominio dedicato agli short URL del proprio sito: il limite di questa funzione è proprio nel fatto di non poter usufruire direttamente del dominio base registrato per Google Apps.
In ogni caso è allettante l’idea che sia proprio Google a farsi carico di accorciare gli indirizzi del nostro sito (per i quali è anche prevista l’opzione del redirect permanente di tipo 301): è sufficiente disporre di un dominio che consenta la configurazione manuale dei DNS per avvalersene e l’opzione è ideale per la condivisione sui principali social network.
Via | WebUpd8
Google Sites non è propriamente un servizio per utenti finali: è la stessa Google ad affermare che la piattaforma ha superato le aspettative degli sviluppatori — specie per quanto riguarda i clienti aziendali di Google Apps.
Il servizio in sé consente la creazione di pagine web ospitate da Google, solitamente destinate alla documentazione di un software distribuito via Google App Engine — o, comunque a progetti associativi e/o no-profit.
Tanto che i template introdotti per Google Sites riflettono le esigenze dei customer: i modelli utilizzabili si riferiscono alle categorie di intranet aziendale, siti privati per famiglie (che magari condividono le foto con Picasa), organizzazioni umanitarie, club e comitati di quartiere.
Foto | Google Blog
OffiSync è un plugin per Microsoft Office che si propone di “abbattere” le barriere con il concorrente online di Google: è disponibile in 2 versioni – free e premium – e si integra con Google Docs.
È compatibile con Windows 7 (nonché con le versioni precedenti di XP e Vista) e tramite Microsoft .NET Framework 3.5 può essere utilizzato anche con account di Google Apps: OffiSync richiede Office 2007 o, 2003 e nella versione premium è ora sfruttabile anche con Google Sites — la risposta a Microsoft SharePoint per le imprese.
La licenza premium di OffiSync ha un costo di $12 per utenza all’anno ed è testabile gratuitamente per 30 giorni, prima di valutarne l’acquisto: Oudi Antebi – fondatore della società che ha prodotto l’applicazione e già coinvolto nello sviluppo di Office e SharePoint – sostiene che il programma (se associato a Sites) offra maggiori funzionalità della piattaforma di Microsoft e che in futuro potrebbe essere rilasciata anche una versione per Macintosh.
Via | TechCrunch
Nelle ultime ore Ouriel Ohayon (contributore di TechCrunch) ha segnalato via Twitter un bug che affligge GMail: sembra che l’errore riscontrato riguardi soltanto il protocollo IMAP.
Il servizio – già disponibile da tempo e sfruttato anche dall’applicazione per iPhone (su cui pure è stato confermato il bug) – ha subito recentemente delle modifiche, che non sono ancora state ufficializzate da Google.
In sostanza, può accadere che alcune e-mail ricevute oggi attraverso l’IMAP risultino già lette anche se non sono mai state aperte: per correggere il problema è possibile sfruttare un workaround — impostando la modalità PEEK su TRUE.
Foto | Technoblog

IBM aspira a diventare concorrente di Google nel settore delle web apps, e bisogna dire che ha già cominciato a farlo con una marcia piuttosto battagliera.
Il suo anti Google Apps si chiama iNotes, e punta tutto sulla semplicità, sulla professionalità, sulla stabilità e, non ultimo, sul prezzo. Infatti la suite di applicazioni online per gestire contatti, mail e calendari di IBM costa solo 36$ l’anno alle aziende che decidono di adottarlo, contro i 50 chiesti da Google.
Certo, Googe Apps dà anche molto di più delle semplici applicazioni che IBM ha inserito nell’offerta iniziale, inclusa una suite di applicazioni da ufficio come elaboratore di testi e di fogli di calcolo, ma IBM ha posto chiaramente l’accento sulla stabilità e la sicurezza. Le parole di Sean Poulley, che coordina il progetto IBM:
“Google ha mostrato di essere debole. C’è un mondo di differenze fra offrire un prodotto consumer e un prodotto destinato ai professionisti”
Dopo aver lanciato Google Sites per i soli possessori di account di tipo Apps qualche tempo fa, Google ha reso disponibile in questi giorni l’accesso all’editor di pagine web WYSIWYG a tutti quanti gli account dei propri utenti.
E’ possibile creare il proprio sito sfruttando il servizio offerto dal colosso informatico, sito che una volta pubblicato sarà rintracciabile all’indirizzo http://sites.google.com/[nome-sito] con un totale di 100MB a disposizione per l’hosting dei file. Nel video che vedete qui sopra è riportata una panoramica di Google Sites pubblicata da Google stessa per l’occasione.
Via | Lifehacker.com