
Questa è interessante: dopo lo scandalo-link in seguito al quale Google è stata costretta a penalizzare Chrome e quindi sé stessa, il browser della società di Mountain View ha visto per la prima volta nella sua storia la perdita di quota mercato: ce lo annunciano i dati di Net Applications relativi al mese di gennaio.
Una flessione se vogliamo piccola, dal 19,11% al 18,94%, ma significativa per due motivi: si tratta come già detto della prima perdita di percentuale in assoluto per Chrome, ma soprattutto perché arriva in seguito allo scandalo-link che ha visto Google prendere il provvedimento “autopunente” a inizio 2012. La perdita di Chrome si traduce in guadagno per Internet Explorer, che passa dal 51,87% al 52,96%, mentre perde anche Firefox che scende al 20,88%. Quasi fermi Safari al 4,90% e Opera al 1,67%.
Aggiornamento: il dato di Statcounter segnalatoci nei commenti sembra invece suggerire comunque un aumento per Chrome nell’ultimo mese: non ci resta che affidarci a eventuali aggiornamenti ufficiali per sapere la verità.
Via | Neowin.net
AdBlock Plus (ABP) ha introdotto, con la versione 2.0, un’opzione che prevede la possibilità di ricevere alcuni annunci pubblicitari poco “fastidiosi”. L’estensione – disponibile per Chrome e Firefox – servirebbe proprio ad eliminare la pubblicità dalle pagine web e la novità è stata accolta molto negativamente dagli utenti di ABP.
Wladimir Palant, il creatore di ABP, pensa che l’introduzione di questa caratteristica possa incentivare i pubblicitari alla realizzazione d’annunci meno intrusivi. La risposta della maggioranza degli utenti, al contrario, non ammette delle eccezioni ad ABP: tutti gli annunci pubblicitari sono considerati intrusivi. Per definizione.
Il problema, in realtà, è molto relativo: ABP 2.0 può disabilitare la nuova opzione dalle preferenze e l’estensione torna a bloccare tutte le pubblicità con un paio di clic. Gli estimatori di ABP «possono dormire sonni tranquilli», perché nessuno impedirà loro di tornare alla modalità precedente. Tanto rumore per nulla, in pratica.
Via | ZDNet
Firefox Nightly, il canale più “instabile” per il rilascio del browser di Mozilla, ha aggiunto il supporto iniziale a SPDY: è il protocollo che Google ha ideato per rendere il web fino a «due volte più veloce». Al momento, SPDY è supportato esclusivamente da Chrome e i servizi di Google sono gli unici a implementarlo ufficialmente.
La prima versione a integrare SPDY sarà Firefox 11. SPDY si pronuncia speedy (lett. “veloce”) ed è un protocollo complementare ad HTTP. La velocità di trasporto dei dati, rispetto all’utilizzo esclusivo di HTTP, è garantita dalla compressione con GZip e dal multiplexing che permette di trasmettere le informazioni in un unico flusso.
SPDY richiede una connessione sicura via Transport Layer Security (TLS), il successore di SSL. Un tentativo d’integrare SPDY all’esterno di Google e dei relativi servizi è stato fatto da Amazon per Silk su AWS/EC2: il risultato del Kindle Fire non è così soddisfacente. Mozilla prevede un’attivazione esplicita di SPDY su Firefox 11.
Continua a leggere: Firefox Nightly aggiunge il supporto a SPDY, il protocollo di Google
Non solo un browser, ma anche una vera e propria piattaforma da gioco. È quello che Google è intenzionata a far diventare il proprio Chrome, per il quale presto arriverà il supporto nativo per i controller plug and play.
Secondo quanto annunciato da Paul Kinlan in occasione del Develop Liverpool, l’aggiornamento arriverà entro il primo quarto del 2012, e permetterà ovviamente a Chrome di far funzionare i joypad direttamente dalla sua versione base, senza il bisogno di particolari plugin per la loro connessione.
L’obiettivo di tutto ciò resta ancora celato nelle menti di Google, ma potrà presumibilmente essere quello di far leva sul nuovo supporto ai controller, insieme a quello di WebGL per una resa grafica migliore e ad altre tecnologie come WebRTC, per fare in modo che Chrome possa diventare una delle scelte di riferimento per servizi come OnLive.
Via | Vg247

La minaccia di Chrome a Internet Explorer all’interno del mercato dei browser è di mese in mese sempre più consistente, al punto da spingere Microsoft a far rilevare il browser targato Google come malware all’interno della propria suite di sicurezza Microsoft Security Essentials: stiamo ovviamente scherzando, ma tutto ciò è davvero successo nella giornata di ieri, quando MSE ha iniziato a segnalare Chrome come PWS:Win32/Zbot.
Mentre Google ha immediatamente pubblicato un workaround, anche Microsoft si è subito messa all’opera per risolvere il problema, rilasciando un aggiornamento di sicurezza con il quale Chrome è stato “riqualificato” come software non dannoso. Addirittura, prima della patch MSE disinstallava il software, impedendone anche la reinstallazione sul PC.
Come riporta TechCrunch, il problema sarebbe stato causato da un aggiornamento di Chrome non ancora “firmato” da Microsoft, il quale software di sicurezza dunque avrebbe agito correttamente da vigilante sul sistema: un evento che solleva sicuramente un interessante dibattito tra sicurezza e libertà, dove da un lato c’è la necessità per Microsoft di tenere al sicuro i propri clienti e dall’altro un mercato software in rapidissima evoluzione, che vuole ovviamente godere del proprio livello di libertà.
Al sentir parlare di Google Related come un’estensione, qualcuno potrebbe forse pensare che si tratti di un prodotto non proveniente da Google in maniera diretta, ma invece è proprio la società di Mountain View ad avere creato questo nuovo servizio che si professa come un assistente da browser in grado di indirizzare gli utenti tra pagine legate allo stesso argomento di quella che stanno visitando.
Una volta installata, l’estensione crea una barra in basso a Google Chrome che si attiva nel momento in cui ci si trova su determinate categorie di pagine, come il portale di un ristorante o un sito di notizie. Google Related offrirà una serie di informazioni provenienti da altri siti: non solo testi, ma anche notizie in tempo reale, video e altri tipi di contenuti che possano essere collegati alla pagina che si è aperta in quel momento, molti dei quali ovviamente collegati ad altri servizi Google.
Dalle prime impressioni in giro per la rete, sembra parere comune il fatto che Google Related sia in grado di offrire contenuti interessanti a momenti alterni, e per questo vada migliorato: da rivedere soprattutto la possibilità di adattare la barra alle proprie esigenze, dato che la possibilità di ricorrere a Google +1 per esprimere le proprie preferenze è limitata solo ad alcuni elementi.
Vedremo comunque nei prossimi tempi quello che Google riuscirà a offrirci con questo nuovo progetto intitolato Related.
Via | Arstechnica.com
Alcune prove degli sviluppatori di Mozilla per la nuova interfaccia-utente di Firefox 8 mostrano uno stile molto simile a quello di Chrome, il browser di Google. Trattandosi d’esperimenti il risultato finale potrebbe anche rivelarsi completamente diverso. Eppure la somiglianza è innegabile a partire dalla barra di ricerca unificata.
Già adottata da Internet Explorer 9 e concepita da Google per Chrome, la barra degli indirizzi di Firefox 8 consentirà anche la ricerca e dovrebbe essere “occultabile”. Questa funzionalità è, al momento, disponibile attraverso un’estensione per il browser e un’altra modifica all’interfaccia di Firefox 8 riguarda proprio gli add-on.
La gestione dei componenti aggiuntivi di Firefox 8 potrebbe essere spostata in un menù a comparsa, accessibile da un pulsante sulla destra del browser. Un po’ come avviene con le preferenze di Google Chrome. Gli esperimenti si possono provare scaricando la versione modificata di Firefox 8 per Windows, Mac OS X e Linux (in inglese).
Via | CNET

Google ha introdotto una piccola novità in Google Chrome che potrebbe cambiare l’approccio ad Internet: la possibilità di eliminare la barra degli indirizzi dall’interfaccia, in modo da navigare tramite Web App o con barra a scomparsa. Avevamo discusso delle possibili implicazioni in questo piccolo cambiamento, incluse nel tentativo di Google di creare una esperienza d’utilizzo che rompe col passato. Chrome non è l’unico browser che consente di recuperare pixel di spazio: anche Firefox può nascondere la barra degli indirizzi grazie ad un addon chiamato LessChrome HD.
LessChrome HD può essere intallato su Firefox 4 (probabilmente anche sulla nuova beta di Firexof 5) e permette di rendere la barra delle URL invisibile quando non in utilizzo. Possiamo renderla visibile portando il cursore in cima alla barra delle tab e cliccando. Questo addon differisce dalla funzionalità di Chrome in un solo aspetto: quando la barra è visibile, occupa l’intera riga orizzontale dello schermo e non viene confinata ad uno spazio ridotto.
Si tratta di un addon ancora in fase di perfezionamento che permette però di sperimentare l’utilità di un’interfaccia priva (momentaneamente) di barra delle URL. Mozilla per il momento non intende incorporare una simile funzionalità in Firefox, almeno per il momento, quindi Chrome aprirà la strada ad una fruizione del web che si scrolla di dosso un “retaggio del passato”.
Continua a leggere: Firefox come Chrome: nascondere la barra degli indirizzi
Da quando Google ha svelato ufficialmente il Chrome Web Store circa sei mesi fa, l’idea della compagnia (o meglio, la missione), è quella di ridefinire la percezione di cosa costituisce un sistema operativo, un browser, un’applicazione, ottenendo qualcosa dai confini molto sottili e funzionalità che sconfinano l’una nell’altra. Nel mondo di Google, il sistema operativo è anche un browser, ma anche un programma. Ciò che invece è costituito dalla compilazione di codice e viene scaricato o installato da un CD, non è una web app (concetto limpido, oserei dire).
Tutte le mosse di Google, che comprendono anche i cambiamenti meno significativi, vanno in questa direzione, compresa la notizia che la prossima versione del browser Google Chrome permetterà di eliminare l’ultimo balurardo che distingue l’utilizzo di Internet dall’utilizzo del software: la barra degli indirizzi. Secondo Conceivably Tech, un blog indipendente sulla tecnologia, Chrome 13 permetterà di utilizzare quei 30 pixel di porzione di schermo verticale eliminando la barra degli indirizzi e il browser stesso scivola ulteriormente sullo sfondo.
Invece di mostrare in modo permanente la barra delle URL, l’utente può effettuare il doppio click sul tab per vedere una versione “accorciata” dell’indirizzo Internet con effetto hover, ovvero se spostiamo il puntatore lontano dal campo, la barra dell’URL scompare. La funzionalità può essere attivata tramite flag. Per attivare la barra “nascosta”, l’utente dovrà anche effettuare il clic col tasto destro sul tab e selezionare “Hide the toolbar”, spostando anche il menù degli strumenti e nascondendo tutte le estensioni.
Google ha sottolineato durante il Google I/O l’intenzione di rendere Chrome molto più che un browser: con la barra degli indirizzi nascosta, le Web App hanno maggiore rilevanza. L’utente naviga cliccando sull’icona della Web App e non più inserendo il classico indirizzo, retaggio “di un tempo passato”.
Google ha presentato il Chromebook, un computer portatile con Chrome OS, nella seconda giornata dell’I/O 2011. Prodotto in due versioni, da Samsung e Acer, sarà disponibile in Italia a partire dal prossimo 15 giugno: si potrà acquistare da PIXMANIA (con un contratto di H3G per la connettività). La data è la stessa degli Stati Uniti.
Chrome OS è il sistema operativo, basato su Linux, preinstallato sul Chromebook. È interamente sul browser (inclusa la gestione dei file) e include tutte le applicazioni del Chrome Web Store. Queste possono essere utilizzate sia online sia offline a seconda delle caratteristiche di ognuna. Google ha inserito Calendar, Docs e GMail.
Insieme all’offerta per i privati, Google ha predisposto due soluzioni per le aziende e gli studenti. Il Chromebook potrà essere acquistato in abbonamento a $28 per le imprese e $20 per le istituzioni scolastiche: la data della disponibilità è sempre quella del 15 giugno, anche in Italia. Non si è parlato del download di Chrome OS.
Continua a leggere: Chromebook e Chrome OS: in Italia dal 15 giugno (con H3G e PIXMANIA)

Sia Mozilla che Google hanno lodato i pregi di WebGL, soprattutto per quanto riguarda l’abilità di regalare esperienze 3D coinvolgenti tramite Web. Secondo James Forshaw, ricercatore in tema di sicurezza, questa coinvolgente funzionalità comporta un prezzo molto alto da pagare: la propria sicurezza.
Sul blog Context Information Security, Forshaw ha descritto nel dettaglio diverse falle in WebGL che permetterebbero di penetrare nel sistema degli utenti e creare effetti devastanti su driver grafici tramite la GPU. Parliamo di falle preoccupanti in quanto a WebGL è concesso l’accesso alle funzioni in medalità kernel “in quella che dovrebbe essere la parte più protetta del computer“.
Oltre a permettere di rendere un sistema inutilizzabile, le vulnerabilità permettono di “rubare” i contenuti mostrati sul display dell’utente: informazioni sensibili, dati legati all’account bancario o password di qualsiasi account sono potenzialmente esposti agli occhi di qualsiasi malintenzionato. Il problema potrebbe verificarsi con qualsiasi browser con supporto a WebGL, inclusi Firefox 4+ e Google Chrome 9+. Per il momento Internet Explorer e Opera sono al sicuro, dato che il supporto a WebGL verrà introdotto con la versione finale di Opera 11.50 e Microsoft ha scelto di preferire tecnologie come 3D CSS e HTML5.
Forshaw raccomanda quindi di disabilitare WebGL fino alla risoluzione dei problemi di sicurezza.

Oggi si terrà uno degli eventi più attesi, il Google I/O 2011, durante il quale Android sarà sotto i riflettori. Rispetto all’anno scorso Android è cresciuto incredibilmente e Google non smette mai di lavorare per portare novità. Cosa possiamo aspettarci da questo Google I/O?
Ovvero la prossima versione dell’OS, di cui non abbiamo ancora avuto anteprime. Secondo i rumor, questo OS dovrebbe riunire tutte le versioni di Android al momento presenti (ovvero quelle per smartphone, per tablet e per Google TV in un’unico progetto). Ciò probabilmente non aiuterà a ridurre la frammentazione, ma faciliterà la vita agli sviluppatori che dovranno scrivere un unico codice per ogni app. Sebbene si tratti di un rumor, quest’anno Android e Chrome dovrebbero iniziare ad interagire e sarà necessaria una versione di Android che unisca tutte le caratteristiche delle varie piattaforme.
Android 3.0 Honeycomb è stato un passo avanti nell’ecosistema dei tablet, per quanto riguarda i sistemi operativi, anche se ancora lievemente prematuro. Molte caratteristiche di Honeycomb convincono, ma non sono ancora competitive rispetto a quanto iPad 2 offre. I tablet con Honeycomb offrono infatti un hardware potente e competitivo, ma il software è ancora lievemente carente e complesso per gli utenti alla prima esperienza. Probabilmente il sistema non subirà un totale redesign, ma verrà semplificato e ripulito.