La chiusura di Megaupload da parte dell’FBI ha creato e sta creando non pochi problemi a tutti quegli utenti che utilizzavano il cyberlocker per conservare copie dei propri file. E pagavano per farlo. Uno di questi, Kyle Goodwin, ha deciso di lottare e tramite la Electronic Frontier Foundation (EFF) ha presentato un fascicolo in cui chiede, a suo nome a quello di tutti gli utenti che si trovano nella sua situazione, di poter accedere al proprio account e recuperare così i file.
Il caso di Goodwin riassume al meglio la situazione che si è venuta a creare: lui, cronista sportivo presso un liceo in Ohio e proprietario di OhioSportsNet, era un utente premium di Megaupload - aveva da poco rinnovato l’abbonamento biennale - ed utilizzava il servizio per effettuare copie di backup del suo hard disk, principalmente materiale di lavoro, incluso un documentario in fase di montaggio sulla squadra di calcio femminile di Strongsville. Il caso ha voluto che proprio in concomitanza con la chiusura di Megaupload l’hard disk dell’uomo si sia rotto e i file conservati siano andati perduti. E il backup fatto online è inaccessibile.
Il fascicolo dell’EFF va ad aggiungersi alla mozione d’urgenza presentata pochi giorni fa dalla Carpathia Hosting Inc., la società proprietaria dei server che stanno ospitando quei 25 petabyte di contenuti caricati da oltre 66 milioni di utenti, al costo di circa 9.000 dollari al giorno. La questione sarà discussa in tribunale il mese prossimo e non è da escludere che da qui a quella data l’Electronic Frontier Foundation presenterà altri casi simili a quello di Goodwin, sperando che il detto “l’unione fa la forza” funzioni anche in questo caso.
Via | ArsTechnica | EFF
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Il team legale di Tim Dotcom sta cercando di fare in modo che gli utenti di Megaupload possano per lo meno salvare i propri dati, una battaglia intrapresa anche dalla Electronic Frontier Foundation. Alcuni dettagli interessanti sono emersi, nel frattempo, primo fra tutti quello che riguarda l’identità di alcuni di tali utenti: degli ufficiali governativi americani.
Megaupload era un servizio estremamente popolare ed usatissimo, anche per scopi perfettamente legali come quello dell’utente il cui tweet è riportato qui sopra. Proprio per questa ragione ha fatto discutere l’oscuramento di tutti i dati - talvolta di un certo valore - immagazzinati dagli utenti. Per un periodo si era addirittura pensato che fossero stati cancellati in tutta fretta.
Il team di legali è adesso impegnato in complesse trattative con il Dipartimento di Giustizia per trovare una maniera di salvare tali dati. Ironicamente, alcuni degli account in questione sono riconducibili direttamente a impiegati ed ufficiali di vario rango di questo stesso dipartimento, oltre che del Senato. Chiaramente lo sforzo contribuisce a fare buona pubblicità alla linea difensiva che servirà in tribunale per gli imputati collegati al caso Megaupload. Dotcom ed i suoi, infatti, sono accusati di aver violato le leggi sul copyright, di riciclaggio di denaro e di creazione di un racket.
Quale sia la situazione, la decisione del Dipartimento di Giustizia dovrebbe arrivare a breve, entro una settimana.
Via | TorrentFreak
Vicenda Megaupload, nuova puntata: l’attenzione è rivolta sempre ai dati inseriti sulla piattaforma dalla sua moltitudine d’iscritti, soprattutto a quelli che non violano alcun copyright e non fanno quindi male a nessuno. La Electronic Frontier Foundation ha dato vita a uno sforzo congiunto con Carpathia Hosting, una delle società che ospita i server di Megaupload: obiettivo quello di proteggere i dati legali dalla cancellazione.
Per l’occasione è stato aperto il sito web Megaretrieval.com, dove sono presenti anche le motivazioni di entrambi i soggetti coinvolti. Ecco come la spiega l’avvocato della EFF Julie Samuels:
“La EFF è preoccupata per i tanti utenti rispettosi della legge di Megaupload.com che hanno visto la loro proprietà portata via senza avvisi e senza che il governo facesse nulla per aiutarli. Pensiamo sia importante che questi utenti ottengano che le loro voci siano ascoltate nell’andare avanti del processo.”
Interessante invece la dichiarazione di Carpathia Hosting sulla cancellazione dei dati:
“Non abbiamo piani immediati per i server di Megaupload. Ciò significa che non ci sarà a breve alcuna perdita di dati per gli iscritti a Megaupload. Se la situazione dovesse cambiare, pubblicheremo un avviso con almeno 7 giorni d’anticipo su www.Carpathia.com e www.MegaRetrieval.com.”
Via | Slashdot.org
Electronic Frontier Foundation (EFF) e Access hanno avviato ieri una campagna di sensibilizzazione all’utilizzo di HTTPS, il protocollo “sicuro” per il web. HTTPS Now è una piattaforma che raccoglie la lista dei siti attualmente abilitati alla navigazione sicura, riportando i dettagli sull’adozione del protocollo per ognuno di essi.
Chiunque può consultare l’elenco di HTTPS Now, effettuando una ricerca tra gli indirizzi già in lista oppure proponendo l’inserimento di un nuovo dominio. L’elenco descrive, con una legenda, le caratteristiche del sito e la dimensione della chiave utilizzata per la cifratura: una risorsa utile per verificare i livelli di sicurezza.
Abbiamo parlato spesso di HTTPS e dell’adozione del protocollo da parte dei servizi più popolari. Tuttavia, l’HyperText Transfer Protocol Secure (HTTPS) non è uguale per tutti: un sito potrebbe proporre dei contenuti “misti”, come nel caso di Facebook con le applicazioni, avere un certificato scaduto o utilizzare una chiave debole.
Circa un mese fa abbiamo parlato dell’esposizione ai pericoli dei profili su Facebook, che è stata denunciata da Eric Butler. Quest’ultimo ha creato Firesheep, un’estensione per Firefox 3.6+ installabile su OS X e Windows. L’intento sarebbe quello di migliorare la privacy su Facebook a partire dalla connessione HTTP. Prima che Butler lavorasse a Firesheep, l’Electronic Frontier Foundation (EFF) aveva già sviluppato HTTPS Everywhere.
Come Firesheep, anche HTTPS Everywhere serve per sfruttare le connessioni sicure previste dai server su cui risiedono numerosi servizi. È, infatti, opinione comune che le piattaforme più diffuse debbano garantire una connessione certificata di tipo SSL e/o TLS per tutelare la privacy dei propri utenti. Dropbox, Facebook, Twitter e altri servizi sono abilitati ad HTTPS, però non consentono (come GMail o, Hotmail) di scegliere il protocollo.
Benché alle volte l’EFF proponga delle tesi esagerate, HTTPS Everywhere per Firefox è più completa di Firesheep: soltanto, non includeva alcuni accorgimenti espressamente dedicati a Facebook. L’ultimo aggiornamento dell’estensione s’ispira proprio a Firesheep per migliorare l’esperienza su Facebook. Si può installare anche su Linux per usufruire immediatamente del protocollo HTTPS navigando sulle piattaforme che lo prevedono.
Via | ZDNet