
Brook Colangelo è il CIO dell’ufficio esecutivo del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. La sua esperienza alla Casa Bianca è piuttosto interessante, soprattutto se pensiamo che è iniziata come un incubo. Al momento di assumere la nuova carica il giorno dell’inaugurazione, lui e il suo staff hanno lavorato 80 ore a settimana, “se non di più”. Se ciò non bastasse, durante i suoi primi quarante giorni di lavoro il sistema di posta elettronica della Casa Bianca non ha funzionato per il 23% del tempo.
Colangelo ha iniziato il suo lavoro il 20 gennaio 2009, lo stesso giorno in cui si è insediato il presidente Barack Obama. Durante quel primo giorno di lavoro, Colangelo ha ricevuto il suo BlackBerry presidenziale, un’esperienza incredibile che lo ha introdotto nel magico mondo dell’IT presidenziale. Gli entusiasmi sono presto scemati: il CIO si è accorto subito che le risorse IT della Casa Bianca “erano conciate piuttosto male”.
Oltre l’82% della tecnologia della Casa Bianca aveva raggiunto il termine del ciclo vitale: i computer desktop avevano ancora le unità floppy disk, ma erano ben datati anche i computer in dotazione allo staff più strettamente legato a Obama. L’ufficio del CIO, comunque, era dotato di data center, ma “non vi era alcuna ridondanza”. Il problema è divenuto evidente quando il 26 gennaio i server di posta elettronica hanno smesso di rispondere per 21 ore.
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L’amministrazione Obama ha proclamato l’obiettivo ambizioso di migrare tutti i libri di testo degli studenti al formato digitale entro il 2017. Sarà solo il clima da promesse elettorali?
Il piano è difficile da portare a termine in soli 5 anni. Di sicuro tutti sappiamo quanto i libri di testo cartacei siano pesanti per bambini e ragazzi, a maggior ragione per gli italiani che tradizionalmente se li sono sempre dovuti portare a casa, non avendo neppure i pratici armadietti che si vedono nelle high school dei telefilm americani. Al problema del peso si somma anche quello della rapidità con cui le edizioni si susseguono, non senza malizia da parte degli editori che sono perennemente interessati a spennare un pubblico indifeso.
Obama e i suoi sono stati piuttosto aperti nel descrivere la loro intenzione di cambiare pagina, esprimendosi in tal senso già nella conferenza sullo Stato dell’Unione l’anno scorso. Da allora è stato anche diffuso un pamphlet intitolato Digital Textbook Playbook, che esamina i benefici del piano di digitalizzazione ed i suoi costi (come ad esempio la creazione di una struttura broadband per tutte le strutture scolastiche). Secondo gli esperti, i libri digitali renderebbero gli studenti capaci di imparare più in fretta, e di approfondire gli argomenti con un tocco, di fatto di rivoluzionare il modo di intendere l’apprendimento.
Ci sarebbe certamente da decidere se affidare i dati ad un immagazzinamento locale oppure propendere per il cloud, ma per il resto le infrastrutture dovrebbero essere di facile realizzazione - Anche se i costi iniziali si preannunciano come veramente elevati. Sul lungo termine, invece, l’approccio dovrebbe far risparmiare circa $600 a studente, non senza approfittare degli apparecchi che i ragazzi ed i loro genitori già possiedono, anche se si pianifica di fornire i mezzi tecnologici necessari a scuole e famiglie.

Barack Obama ha una pagina Google+. Dopo l’arrivo delle Pages, il Presidente degli Stati Uniti ha così potuto creare la propria pagina ufficiale (certificata e garantita da Google) anche sul social network di Mountain View, affiancando così questa nuova finestra sul web a quella già da tempo presente su Twitter. Dopo aver costruito il proprio successo proprio con il web, Obama si dimostra quindi ancora attento a questa piattaforma, lanciando il proprio spazio su Google+ a poco tempo di distanza dall’introduzione di Google+ Pages.
Al di là dell’effettivo uso di Google+ da parte dei suoi iscritti, e quindi anche da chi “paga le tasse” negli Stati Uniti, come ci fa notare The Next Web la mossa di Obama e del suo staff potrebbe essere un possibile punto d’inizio per l’inizio della fase più calda della campagna elettorale che porterà gli USA a eleggere (o rieleggere) il proprio nuovo Presidente il 6 novembre 2012.
In particolare la possibilità offerta dagli hangout potrebbe rappresentare per Obama un nuovo modo per discutere in modo diretto coi propri elettori, così come per Google+ potrà esserci la possibilità di veder intensificato il proprio uso proprio grazie a un’eventuale preferenza di Obama per questo canale.

Coi social network, il Presidente degli USA Barack Obama ci ha costruito la propria fortuna politica, aumentando nel corso del tempo la propria presenza su questi strumenti di comunicazione: Facebook, Twitter e ora anche Foursquare entrano a far parte dei servizi usati da Obama, impegnato in un tour del Midwest.
La pagina creata su Foursquare è in realtà più genericamente intitolata White House e quindi non direttamente collegata al nome del Presidente, ma la promessa è che Obama effettuerà i check-in al servizio di geolocalizzazione durante il proprio viaggio.
Al di là di considerazioni su possibili pericoli per la sicurezza di Obama costituiti da un’iniziativa del genere, che saranno sicuramente stati attentamente valutati prendendo le adeguate contromisure, fa abbastanza sorridere la presenza massiccia del Presidente sulle pagine dei vari social network, visto e considerato anche che a quanto pare la pagina Foursquare è stata configurata per “autofolloware” le persone.
Come ci suggerisce TechCrunch, è probabilmente solo questione di tempo prima che Obama inizi a usare anche Instagram.
Barack Obama ha cambiato idea su Twitter. Il presidente degli Stati Uniti si era vantato di non avere mai utilizzato personalmente la piattaforma di microblogging, nonostante il profilo @BarackObama abbia oltre otto milioni e mezzo di follower. In previsione delle presidenziali Obama scriverà in prima persona usando il prefisso -BO.
Il presidente statunitense ha avuto il merito d’aprire la campagna elettorale ai social network nel 2008. Dopo l’elezione, Obama è stato il primo presidente a possedere un BlackBerry. Il rapporto con Twitter, però, comincerà soltanto a partire dalle prossime elezioni: al momento è lo staff del presidente a gestirne l’aggiornamento.
Se le elezioni del 2008 hanno contato molto sull’apporto di Facebook, quelle del 2012 dovrebbero spostare l’attenzione su Twitter. Obama inizierà ad aggiornare il profilo perché i candidati alle primarie repubblicane hanno già cominciato a fare altrettanto. Se rispondessero alle domande dei cittadini sarebbe una vittoria per tutti.
Via | The Huffington Post
Data.gov, la piattaforma statunitense per gli open data, esempio in tutto il mondo occidentale della trasparenza nelle istituzioni, potrebbe chiudere presto a causa dei costi. In particolare, sarebbe l’intervento degli Stati Uniti in Libia a richiederne la chiusura, insieme ad altri siti: Apps.gov, Performance.gov e USASpending.gov.
Negli USA è polemica sul costo della nuova “guerra”: le stime sul costo dei bombardamenti in Libia parlano di $50 milioni al giorno per un totale di circa $2 miliardi. Per questo motivo, l’Office of Management and Budget della Casa Bianca si starebbe convincendo a tagliare i fondi alle infrastrutture di comunicazione col cittadino.
La chiusura di Data.gov, laddove fosse confermata, rischia di tradursi in uno scandalo per Barack Obama: il Presidente ha appena annunciato la propria candidatura per il 2012 e la campagna elettorale potrebbe costare, da sola, attorno a $1 miliardo. Il prezzo da pagare è un ritorno a una burocrazia chiusa, come avveniva in passato.
Via | ZDNet

Non ce ne vogliano i nostri colleghi di Gossipblog se per una volta rubiamo a loro il lavoro, ma l’occasione è troppo ghiotta. Ce la porge l’account Flickr della Casa Bianca, dove è stata pubblicata la foto che vedete qui sopra, nella quale appaiono il Presidente degli USA Barack Obama e il fondatore e CEO di Facebook Mark Zuckerberg a colloquio. Come saprete, proprio ieri sera a Woodside in California ha avuto luogo una cena in cui Obama ha incontrato i rappresentanti delle più importanti aziende in campo tecnologico.
E infatti la foto in questione è curiosa proprio per la presenza del “contorno” nel quale Obama e Zuckerberg sono stati beccati a chiacchierare: si tratta infatti da sinistra di Carol Bartz, Presidente e CEO di Yahoo!; Art Levinson di Genentech; Steve Westly di The Westly Group. Più un ultimo sulla destra, sfocato e in primo piano: sapete indovinare chi è? Cliccare sui link di questo post prima di tirare a indovinare ovviamente non vale!
Via | Thenextweb.com
La Federal Communications Commission (FCC) è un ente statunitense per la regolamentazione dei medium che per alcuni aspetti può essere paragonato al Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC) italiano. Martedì scorso l’FCC ha approvato due importanti atti della cosiddetta net neutrality, il discusso trattato per la neutralità della rete. Ciò che nel nostro Paese è percepito positivamente, negli Stati Uniti equivale a una decisione “radicale” (un termine che negli USA rimpiazza “comunista”, usato però a mo’ d’insulto). Il controllo del mercato.
Mitch McConnell, un senatore repubblicano, ha accusato formalmente Barack Obama di nazionalizzare internet… la stessa accusa mossa al Presidente dai Repubblicani (e da alcuni Democratici) rispetto alla riforma della sanità. Benché l’FCC sia indipendente e non abbia poteri esecutivi, ogni tentativo di limitare l’iniziativa privata è percepito negativamente dagli Statunitensi. Una strategia politica che contesta il trattato e le decisioni del governo per dare a tutti gli operatori del settore la stessa visibilità in rete. È il primo di una serie annunciata di veti.
L’opinione di Mitch non è diversa da quella di molti Statunitensi: limitare la pervasività dei grandi network su internet equivale a porre un freno agli investimenti finanziari dei privati, un principio che contrasta con la costituzione degli Stati Uniti. Rispetto alla prima fase del mandato di Obama, il veto dei Repubblicani assume una grande importanza perché hanno recentemente acquisito la maggioranza in parlamento. Dopo la riforma della sanità, pure la net neutrality potrebbe essere un fallimento.
Via | The Huffington Post
Girovagando tra newsgroup ho trovato il caso di una notizia ANSA contenente un refuso a dir poco da ridere, che ha trasformato il presidente degli USA Barack Obama dal “profondamente frustrato” che immaginiamo l’autore voleva scrivere a “profondamente frustato“, con tutto un altro senso per la frase che ha scatenato l’ilarità di gran parte dei naviganti italiani.
La notizia pubblicata dall’agenzia di stampa si è immediatamente propagata per una miriade di siti, al punto che la ricerca su Google di “Obama profondamente frustato” è arrivata a restituire oltre i 10.000 risultati, coinvolgendo anche siti di una certa importanza come Virgilio, MSN e Panorama, come testimoniato anche dallo screenshot che ho preso al volo.
Il tutto è stato ovviamente causato dall’importazione dei feed RSS di ANSA che si sono propagati sui tanti siti che ne traggono beneficio, ma restano comunque forti dubbi su quella che è parte dell’informazione sul web oggigiorno, dove il mirroring indiscriminato dei feed può condurre a scivoloni come questo in grado di stravolgere il senso della frase trasformandola in un qualcosa di tragicomico.
Davvero divertente il video realizzato da TotallySketch, che immagina l’arrivo su Chatroulette del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Particolarmente imperdibili i momenti in cui il finto Obama dice a una ragazza un po’ troppo svestita la frase ”You should really find a shirt! Never know when the president drops in!”, più altre situazioni che rendono questo filmato particolarmente azzeccato tra i tanti dedicati a Chatroulette che ormai popolano anche YouTube.
Via | Thenextweb.com

Obama e i social media hanno un rapporto speciale sin dalla campagna elettorale che ha visto il Presidente degli USA concorrere al proprio posto alla Casa Bianca, ma vedere come egli sia sempre più avanti rispetto a tanti suoi colleghi degli altri Paesi (incluso il nostro).
L’ultima notizia proveniente dagli Stati Uniti è quella che vedrà Obama in diretta per il consueto discorso al Congresso (State of the Union) sul sito della Casa Bianca, su iPhone e su CitizenTube.
Proprio su quest’ultimo canale YouTube verranno raccolte durante il discorso le domande a cui il Presidente risponderà la prossima settimana, in un’altra sessione in diretta sulla piattaforma di video sharing. Chi volesse assistere allo State of the Union può puntare l’orologio alle 9pm EST (le 3 di mattina qui in Italia).
Agli studenti della Wakefield High School in Arlington, Virginia, il presidente americano Barack Obama ha suggerito di stare attenti a Facebook e soprattutto a ciò che si pubblica.
Il messaggio di Obama è chiaro: “Qualunque cosa voi facciate, state attenti, perchè rimarrà lì per tutta la vita”. Il presidente è particolarmente preoccupato per le azioni passate che potrebbero portare a conseguenze nel futuro di una persona. Eppure Obama non è certo un neofita del Web 2.0, essendo presente praticamente su tutti i principali social network e tra questi anche su Facebook.
La società attuale ha un rapporto particolare con il senso del passato. Una volta ci si preoccupava dei possibili errori di gioventù, mentre oggi è tutto diventato un rito di passaggio. E così l’aver pubblicato qualcosa di imbarazzante sul celebre social network potrebbe essere, secondo Obama, una piccola macchia sulla coscienza in futuro. Voi siete d’accordo con il pensiero di Obama?
Via | News.cnet.com
Foto | Flickr