MapsGL è la nuova interfaccia di prova per Maps, la piattaforma di Google che descrive le mappe geografiche e le indicazioni stradali. Ispirata all’applicazione su Android, MapsGL è stata concepita in WebGL: il linguaggio supporta la grafica tridimensionale e, dove possibile, l’accelerazione hardware per le schede video dal browser.
WebGL è supportato da tutti i browser più recenti: Chrome, Firefox, Opera e Safari. Internet Explorer ha bisogno di un’estensione da terze parti, perché Microsoft ritiene che WebGL non sia abbastanza sicuro. Google, al momento, ha deciso d’abilitare MapsGL solo su Chrome. La nuova interfaccia di Maps non funziona con altri browser.
Google Maps è disponibile dal 2005, quando dimostrò le potenzialità di un altro linguaggio: Asynchronous JavaScript and XML (AJAX). MapsGL è in linea con le esigenze di HTML5, migliorando l’esperienza di Street View con la rotazione delle fotografie a 360°. Provata la nuova interfaccia, si può tornare alla visualizzazione classica.
Via | Chromium
Amazon ha tenuto ieri, attorno alle 16:00 (per il fuso orario italiano), la conferenza di presentazione del Kindle Fire a New York: è il nuovo tablet con Android, proposto in opposizione ad iPad di Apple. Le caratteristiche tecniche sono state rivelate da Bloomberg, pochi minuti prima dell’intervento di Jeff Bezos, il CEO di Amazon.
Sono state confermate tutte le attese, a eccezione del prezzo: il Kindle Fire costerà $199, anziché $250 come si pensava. Si tratta di un tablet da 7” equipaggiato soltanto del WiFi e porta con sé i popolari servizi dell’azienda per il cloud computing. Il sistema operativo è Android, ma supporta esclusivamente l’Appstore di Amazon.
L’acquisto del Kindle Fire dà diritto a un mese gratuito di Amazon Prime, il servizio di streaming, espandibile a un anno in offerta a $79. Purtroppo niente di questo è ancora accessibile dall’Europa: l’unica possibilità è che il tablet riscuota un grande successo negli Stati Uniti e il mercato iniziale sia ampliato ad altri Paesi.
Continua a leggere: Kindle Fire, il tablet di Amazon, è in esclusiva per gli Stati Uniti
Google Docs dovrebbe trasformarsi in Drive a seguito della disponibilità di Ice Cream Sandwich, la versione di Android che rimpiazzerà sia Gingerbread, sia Honeycomb per smartphone e tablet. In sintesi, Docs diventerebbe capace d’ospitare qualunque tipo di file come si trattasse di un hard disk virtuale in rete. Se ne parla da anni.
Le indiscrezioni su GDrive si rincorrono dal 2006: in passato delle estensioni per il browser permettevano d’utilizzare GMail come un hard disk. Sono state bloccate da Google. Che sia la volta buona? I dettagli sembrano essere precisi. Non si conoscono ancora, però, l’ammontare dello spazio a disposizione e i costi d’aggiornamento.
Google Drive dovrebbe proporre delle applicazioni “native” per il desktop e per i dispositivi mobili, permettendo anche l’upload da web: qualcosa di simile a Music Beta. Il valore aggiunto, rispetto alle piattaforme equivalenti, sarebbe la possibilità di modificare i documenti con Docs oppure Picasa dove si trattasse di fotografie.
Via | Digital Trends
Posterous è o, per meglio dire, “era” un servizio di blogging via e-mail basato su Tumblr. La piattaforma ha riscosso un enorme successo, guadagnando la piena indipendenza dal sistema col quale era partita: ha una nuova identità, Posterous Spaces, rimpiazzando il servizio originario. Promette un controllo più semplice della privacy.
L’interfaccia d’amministrazione di Posterous è stata completamente ridisegnata, così come le applicazioni per Android e iOS: gli utenti esistenti non devono fare nulla per adeguarsi alle modifiche. La condivisione dei contenuti è stata semplificata per consentire l’accesso pubblico o privato, con “cerchie” d’amici in stile-Google+.
Le funzioni di Posterous Space, a parte la nuova interfaccia-utente, non sono cambiate rispetto al passato: è sempre possibile condividere testi, audio e video in brevi interventi redatti dal sito, dalle applicazioni mobili oppure via e-mail. Fondamentalmente, Posterous s’allontana dai blog per avvicinarsi di più ai social network.
Via | ReadWriteWeb
Amazon ha davvero intenzione di vendere un Kindle in formato tablet. Le ultime indiscrezioni prevedono l’uscita del prodotto in ottobre, al prezzo di $250 per gli Stati Uniti: le dimensioni sono di 7″, mentre la versione a 10″ sarà proposta per l’inizio del 2012 e soltanto se il tablet avesse successo. Tuttavia, c’è già un problema.
Il tablet di Amazon uscirà con una versione completamente modificata di Android 2.2, cioè Froyo, e non avrà mai gli aggiornamenti di Google. Se Amazon decidesse d’aggiornare il sistema operativo, lo farebbe con altre denominazioni e caratteristiche. Infatti, non supporta l’Android Market: funziona con l’Amazon Appstore for Android.
Questo significa essenzialmente che il tablet non sarà distribuito in Europa… prima dell’apertura dell’Appstore di Amazon (al momento, solo negli Stati Uniti). Inoltre, le applicazioni realizzate per Honeycomb e quelle future per Ice Cream Sandwich non potranno “girare”. Le funzioni di Android, insomma, sono decisamente limitate.
Via | Digital Trends
Strobe è un ambiente di sviluppo realizzato per adattare le applicazioni “native” a quelle in HTML5, che di norma si trovano sui dispositivi mobili o come estensioni sul browser. È un tentativo d’abbattere il divario tra sistemi operativi per ottenere la stessa esperienza su qualsiasi piattaforma. Un’opportunità per i programmatori.
Le applicazioni “native” sono quelle che siamo abituati a installare su Windows, Mac OS X oppure Linux, ecc.: Google cerca di portarle sul browser col Native Client di Chrome, Mozilla prova a fare il contrario trasportando le applicazioni in HTML5 per il web sul desktop. Strobe elimina il problema, riconvertendo le une nelle altre.
Il concetto è molto semplice: la stessa applicazione deve girare su qualunque dispositivo e sistema, un assunto molto chiaro a chi segue l’evoluzione dell’informatica e le opportunità economiche derivanti. Strobe è uno strumento per aiutare questa transizione e avrà un prezzo, quando sarà pronto. Al momento, è in fase sperimentale.
Via | GigaOM

Google ha formalizzato l’acquisto di Motorola Mobility, la divisione mobile di Motorola: l’annuncio è particolarmente interessante per Android, tuttavia gli utilizzi che Google potrebbe fare dell’acqusizione sono disparati. Alcune ipotesi sono già state formulate nonostante l’iter per aggiudicarsi la società sia soltanto all’inizio.
La partnership di Google e Motorola è di lunga data: nel settore dei tablet, infatti, lo Xoom è il dispositivo che riceve regolarmente gli aggiornamenti di Android. Probabilmente, sarà così per tutti gli smartphone di Motorola. L’Atrix Laptop Dock potrebbe essere il primo laptop con Android oppure diventare il terzo dei Chromebook.
MotoNav, il navigatore satellitare per veicoli, dovrebbe passare all’utilizzo di Google Maps. Infine il Multi-Room DVR, per registrare i programmi televisivi, potrebbe dare nuova linfa a Google TV, già in crisi. Molte di queste soluzioni sono disponibili soltanto negli Stati Uniti: Google riuscirà a espanderne il mercato in Europa?
Via | Digital Trends
CyFi è lo pseudonimo di una bambina californiana d’appena dieci anni, uno degli hacker intervenuti al DefCon Kids 2011 di Las Vegas per discutere delle vulnerabilità presenti nei videogiochi disponibili su Android e iOS. La piccola ha cominciato a interessarsi di programmazione, perché annoiata dalle applicazioni in stile-FarmVille.
In pratica, CyFi trovava «noioso» progredire nei videogiochi perché il completamento delle missioni richiedeva troppo tempo. E così la bambina ha deciso di modificarle, per terminare rapidamente i livelli: parlando di FarmVille, ad esempio, CyFi ha scoperto che è sufficiente alterare l’orologio perché i semi crescano più in fretta.
In realtà, CyFi non ha citato esplicitamente i titoli affetti da questa e altre vulnerabilità: FarmVille è tra le possibili ipotesi, per la presenza di semi da piantare. Nel corso dell’evento, al termine della conferenza, sono stati offerti $100 a chi scoprisse in ventiquattr’ore quali videogiochi soffrano dei problemi riscontrati.
Via | CNET
BlueStacks, in collaborazione con Citrix, porterà le applicazioni realizzate per Android su Windows. Non si tratta di un emulatore, bensì di un’infrastruttura capace d’eseguire il codice dei programmi di Android su macchine con architettura x86. Perciò sfrutta l’hardware reale del sistema oltre a tutte le caratteristiche di Windows.
Una prima versione sperimentale di BlueStacks è prevista per le prossime settimane. L’infrastruttura permetterà d’avviare le applicazioni di Android dal desktop di Windows come fossero normali programmi. Le applicazioni possono interagire con le cartelle di sistema e i file salvati sul computer, avviandosi in tradizionali finestre.
A quanto sembra, le applicazioni potranno essere condivise tra laptop, netbook e tablet con Windows: stando alla presentazione di BlueStacks, si potranno scaricare i programmi dall’Amazon Appstore for Android (non ancora disponibile in Italia). È molto difficile che Google permetta di installare le applicazioni dall’Android Market.
Via | Ars Technica
Music Beta è il servizio di Google dedicato alla gestione dei contenuti musicali sul desktop e sui dispositivi mobili. È stato annunciato ieri, attorno alle 18:30 italiane, nel corso del keynote dedicato ad Android all’I/O 2011 di San Francisco. La piattaforma è disponibile in questa primissima fase in esclusiva per gli Stati Uniti.
A quanto pare, l’utilizzo di Google Music sarà soggetto alla sottoscrizione di un abbonamento: nella presentazione si è parlato di «gratuità finché il servizio rimarrà in beta». Non si parla ancora della vendita degli MP3: la musica da ascoltare su Android, OS X e Windows è quella acquistata da iTunes, Windows Media Player o altri.
Non esistono applicazioni di Music Beta per iOS e Linux: Google ha realizzato soltanto un software per Windows e un’applicazione per Android (richiede Gingerbread od Honeycomb). Le aspettative erano molto diverse e chi attendeva un negozio alternativo ad iTunes è destinato a restare deluso. È probabile che questo arrivi più avanti.
Via | Google I/O 2011
Anche Android avrà la sua versione di The Daily, il quotidiano del gruppo News Corp che ha debuttato con successo su iPad.
Per il momento si tratta di un’indiscrezione, ma la notizia è stata riportata da una testata più che autorevole, e per due motivi: il Wall Street Journal.
Primo: il quotidiano si occupa principalmente di affari e l’affare della prossima primavera sarà il boom dei tablet, con l’arrivo di quelli con Android 3.0 e il lancio dell’iPad 2.
Honeycomb, ossia Android 2.4 o 3.0, richiederà un processore dual-core ARM Cortex-A9 per funzionare perfettamente, secondo quanto dichiarato da Bobby Cha, managing director della coreana Enspert, già al lavoro su un prodotto simile. Un processore di questo tipo al momento sarebbe incluso solo nel chipset Tegra 2 di Nvidia, ergo la maggior parte dei tablet in circolazione, a partire dal Samsung Galaxy Tab, rimarrebbe senza aggiornamento.
Ora considerando che Froyo, Android 2.2, non è mai stato ottimizzato e che neppure Gingerbread, Android 2.3, è stato pensato per dare il meglio di sé sui tablet, ci si potrebbe chiedere se questo, da parte di Google, non sia un autogol. Sarà anche vero che il mercato dei tablet è destinato a esplodere il prossimo anno, con i principali player che probabilmente invaderanno il mercato con il loro prodotto Honeycomb, ma cosa dire a chi ha già speso centinaia di euro per un giocattolino di questo tipo?
Il trucco potrebbe essere proprio questo, invece. Perché avere un tablet oggi è proprio uno sfizio. Google vorrebbe costringere i produttori a utilizzare componenti potenti sì, ma anche meno costosi, per abbassare il prezzo finale e fare lo sgambetto all’iPad, secondo quanto fatto intendere da Cha.