Ebooks allo stesso prezzo dei libri cartacei? Possibile? E’ questa la domanda che i lettori italiani si fanno dall’uscita dei primi libri digitali: ma non ci sono costi di stampa e di distribuzione e vengono venduti sulla rete internet – allora com’è possibile che costino poco meno o uguale ai libri di carta venduti in libreria?
Le spiegazioni sono molteplici. Innanzitutto è errato pensare che l’eBook sia una mera trasposizione della carta in digitale, un semplice copia incolla del file utilizzato per la stampa della versione cartacea. L’ePub è (e sarà soprattutto con l’ePub 3 - qui trovate qualche dettaglio del prossimo standard) molto di più di questo - dietro c’è un grande lavoro di conversione, di layout, di informatica pura (e gli ePub fatti bene hanno degli editor che si occupano solo di questo). In futuro poi sarà un complesso di audio, video e testo integrato tutto assieme secondo logiche e costruzioni informatiche di non semplice realizzazione. Insomma dietro l’eBooks c’è molto più lavoro di quello che si pensa.
Oltre a questo (che diciamocelo incide parzialmente sul costo finale dell’eBook) c’è il classico cartello dei grandi editori: Apple, Harper Collins, Hachette, Macmillan, Penguin e Simon & Schuster. A svelare l’arcano - anche se non era così segreto - ci hanno pensato i lettori che hanno denunciato presso una corte californiana questi grandi editori/distributori con l’accusa di essersi accordati al fine di mantenere alti i prezzi dei libri digitali (e soprattutto al fine di garantire alla piattaforma di Cupertino il cospicuo 30% sulle vendite degli stessi senza perdere un dollaro – ergo ci rimette come sempre SOLO il consumatore finale).
Continua a leggere: Il mistero del cartello nei prezzi degli eBooks e la nuova idea di Amazon
Quello annunciato ieri dal Gruppo Mondadori e da Amazon, è il primo importante passo verso l’annunciata apertura del colosso di Jeff Bezos verso gli eBooks in lingua italiana. L’accordo prevede la messa a disposizione per gli utenti europei del Kindle di circa 2.000 titoli delle case editrici Mondadori, Einaudi, Sperling & Kupfer e Piemme, e la distribuzione sarà resa disponibile dalle piattaforme di Amazon.co.uk, Amazon.de e Amazon.com.
Entro il periodo natalizio verranno messi in catalogo altri 1000 eBooks comprese le novità del prossimo autunno-inverno, mentre l’obiettivo dichiarato del Gruppo Mondadori è quello di raggiungere gli 8.000 eBooks entro la fine del 2012. Sin dal gennaio di quest’anno Mondadori ha attuato una politica di distribuzione contemporanea delle versioni cartacee e digitali per tutte le principali novità, puntando ad entrare a pieno regime nel 2012. Queste le parole del vice-presidente e A.D. di Mondadori Maurizio Costa:
“Nel mercato degli eBooks Mondadori ha l’obiettivo di giocare un ruolo trainante, e siamo certi che il 2012 segnerà l’avvio a pieno ritmo di questo mercato che ha grandi potenzialità anche nel nostro paese e che, dopo un anno di studio e sperimentazione, è pronto per esplodere».
Da parte di Amazon questa mossa pare il preludio all’imminente uscita del tanto atteso Kindle Store Italiano; lo sbarco del gigante americano in Italia porterà un caos totale tra gli editori nostrani che dovranno adattarsi immediatamente (e forse sarà già tardi) al nuovo mercato, onde evitare di soccombere. Non esagero quando dico che Amazon e il suo Kindle apriranno una nuova era per gli eBooks nel nostro paese, e chi già possiede il magico device può ben comprendermi. Per gli altri è solo questione di tempo prima di innamorarsene. In Italia intanto…il problema fondamentale pare essere la legge sul prezzo dei libri…
Via | Mondadori.com
Foto | Flickr

Amazon.com è indubbiamente uno degli store online più conosciuti ed apprezzati che vendono di tutto, anche pubblicità sui siti di altre persone. Il colosso dell’e-commerce ha deciso di lanciarsi nella creazione di una sorta di network pubblicitario tramite il quale compra un inventario di pubblicità dal web e lo rivende a chi ha mercato ricavandone un margine. Amazon può aggiungere modifiche del codice delle pubblicità fornite dal cliente allo scopo di utilizzare quei dati per targettizzare il traffico, raccogliendo informazioni su utenti ed acquirenti.
Non è la prima volta che Amazon tenta la strada della pubblicità sul Web, ma si è sempre limitata a vendere spazio su Amazon.com o su siti come IMDB.com. Ora il servizio raggiunge siti di terze parti, con l’aiuto della compagnia Triggit, e ciò potrebbe portare ulteriori guadagni alla compagnia, ma rischia di sollevare un polverone per quanto riguarda la privacy.
Come funziona esattamente il tutto? Amazon utilizza i dati raccolti sui propri clienti e visitatori per creare bacini d’utenza che costituiscano un potenziale target. Quindi chiede a Triggit di cercare e seguire alcuni utenti in particolare dopo che hanno lasciato il sito, sfruttando i “cookies” come traccia. Una volta trovati, Amazon acquista un inventario di pubblicità legata a ciò che gli utenti hanno cercato.
Continua a leggere: Amazon lancia un proprio network pubblicitario, alimentato dai dati degli utenti

Apple è pronta a schiacciare ancor più la concorrenza con la propria offerta di musica sul cloud più velocemente del previsto, probabilmente proprio grazie ai due (non troppo felici) concorrenti Google e Amazon. Greg Sandoval di CNet riporta che Apple ha siglato un accordo con l’etichetta musicale EMI, in modo da offrirne l’importante catalogo musicale tramite il nuovo servizio musicale via cloud di Cupertino.
La situazione attuale vede quindi Apple con si porta in vantaggio grazie agli accordi con due delle maggiori etichette (con Warner è stato siglato il mese scorso) e probabilmente potrebbe aggiungere anche Sony e Universal molto presto, facendo man bassa nel panorama musicale. Ciò consente ad Apple di lanciare il proprio servizio cloud in qualsiasi momento lo ritenga opportuno; il piano iniziale era quello di farlo durante il classico evento autunnale, poi si è parlato del WWDC di Giugno (tra poche settimane), ma nulla è certo.
Ciò che scatena le analisi degli analisti è comunque l’aspetto legato agli accordi: Apple aveva già l’infrastruttura cloud pronta, mancavano solo le etichette musicali. Le negoziazioni sono andate avanti per mesi e avrebbero potuto continuare ancora a lungo, se Amazon non avesse deciso di tentare una mossa presuntuosa, o coraggiosa a seconda dei punti di vista.
Continua a leggere: Cloud Music: Google e Amazon hanno ceduto le chiavi del successo ad Apple?
Quando pensiamo all’eCommerce, uno dei primi esempi che ci vengono alla mente è Amazon. Parliamo di uno dei grandi protagonisti degli acquisti su Internet, partito con la vendita dei libri ed arrivato a dominare l’ecommerce negli Stati Uniti coprendo un gran numero di settori: tecnologia, letteratura, elettrodomestici, collezionismo e via dicendo. Recentemente Amazon ha aperto gli store in altri Paesi del mondo, tra i quali finalmente l’Italia. Come ha fatto Amazon ad ottenere questo successo?
Grazie alle 72 slide che trovate in apertura, l’azienda di consulting globale faberNovel riassume in uno schema la strategia e il modello operativo di Amazon. Le chiavi del successo di Amazon sono fondamentalmente tre:
È interessante verificare come Amazon sia cresciuta anno dopo anno espandendosi in più settori, nonostante le ingenti perdite accumulate tra il 1995 e il 2003 (parliamo di 3 miliardi di dollari). Attualmente il colosso vanta 34 miliardi di dollari di fatturato, con un miliardo di dollari di profitto.
Amazon ha predisposto, negli Stati Uniti, un’offerta particolare sul Kindle: sarà venduto a $114 (sono circa 79€) e lo sconto sul prezzo di listino sarà colmato dalla pubblicità visualizzata dal dispositivo. La formula è interessante, però nasconde un’operazione di marketing più insidiosa dell’effettivo risparmio sull’e-book reader.
Non è il Kindle DX, venduto con WiFi e 3G, a essere scontato: per $114 si può acquistare il nuovo Kindle da 6” col solo WiFi. Il prezzo di listino, privo della pubblicità, è appena di $139 che corrispondono a circa 96€. Insomma risparmiando la modesta cifra di $25/17€ gli Statunitensi dovrebbero “sorbirsi” la pubblicità sul Kindle.
L’idea in sé non è malvagia e potrebbe approdare su altri dispositivi di Amazon. A destare delle perplessità è il risparmio effettivo dei consumatori: facendo i conti in tasca ad Amazon, i $25 risparmiati sul device sono più che assorbiti dalla pubblicità. Amazon dovrebbe avere, almeno, il coraggio d’aumentare lo sconto sul Kindle.
Via | Businessweek
Ieri, Amazon ha presentato Cloud Drive e Cloud Player (il music locker di cui avevamo avuto delle indiscrezioni). È un servizio come ormai ne esistono tanti, almeno per la maggioranza delle sue caratteristiche: una di queste, però, lo rende unico nel suo genere. Amazon ha diritto ad accedere a tutti i file caricati sullo spazio web.
A scoprirlo è stato Steven Vaughan-Nichols di ZDNet, semplicemente leggendo i termini di servizio per Cloud Drive. La sezione 5.2, in particolare, spiega che Amazon può accedere in qualsiasi momento ai file caricati per assicurare una serie di servizi, tra cui il supporto tecnico, ed evitare falle di sicurezza o frodi informatiche.
Una delle azioni che Amazon si riserva è quella di contattare la Recording Industry Association of America (RIAA) qualora su Cloud Drive si trovassero degli MP3 “sospetti” di non essere stati regolarmente pagati. Una scelta gradita dalle major, almeno quanto è invasiva della privacy degli utenti. L’importante è esserne al corrente.
Via | ZDNet

Proprio ieri vi parlavo di un nuovo fenomeno legato agli eBook, ovvero la condivisione online dei libri digitali tramite piattaforme che si occupano di gestire tutto il processo di “prestito” senza infrangere i diritti d’autore. Tra i siti presi in considerazione c’era anche Lendle.com, che oggi risulta essere down a tempo indeterminato. Amazon ha revocato l’accesso alle API di Lendle e il sito è il primo a darne notizia via Twitter:
Amazon ha revocato l’accesso alle API di Lendle. Ecco perchè il sito è down. È triste ed ingiusto che Amazon stia chiudendo i siti per il prestito [dei libri digitali]. Secondo Amazon, Lendle non “persegue lo scopo principale di guidare le vendite di prodotti e servizi sul sito Amazon”.
CNET ha quindi deciso di interpellare Jeff Croft, co-fondatore di Lendle:
Continua a leggere: Amazon blocca Lendle revocando le API: non porta abbastanza vendite

Con un ordine superiore alle 25 sterline Amazon consente, ai residenti in Inghilterra o in Irlanda, di ricevere gratuitamente a casa, senza spese di spedizione, la merce acquistata sul loro sito. Il servizio ovviamente è molto apprezzato dagli utenti e rappresenta una parte importante dell’esperienza d’acquisto che Amazon fornisce in quanto rende il sito veramente competitivo e vantaggioso per certi prodotti. Del resto, le spese di spedizione sono sempre un problema e motivo di indugio, quando si acquistano online beni materiali.
Oggi c’è stato un cambiamento, o sarebbe più giusto dire ampliamento, di questo servizio, un cambiamento che sicuramente verrà apprezzato dagli italiani e dagli abitanti di altri 12 paesi europei (Grecia, Norvegia, Spagna, Belgio, Lussemburgo, Polonia, Svizzera, San Marino, Paesi Bassi, Danimarca, Portogallo e Finlandia): tale offerta è stata estesa anche a loro, che finalmente potranno far shopping su Amazon senza sborsare più soldi per la spedizione che per i prodotti acquistati. Amazon spedisce gratuitamente anche in Italia, dunque, e questo riguarda per quasi tutti i prodotti in vendita sul suo sito, seppur con rare eccezioni (tuttavia sempre specificate nella pagina del prodotto).
La notizia giunge da Adam Mcbrian, amministratore delegato di Amazon UK:
“Le consegne gratuite hanno rappresentato un’importante parte dell’esperienza d’acquisto offerta da Amazon per lunghi anni e siamo ora felici di annunciare la sua disponibilità, in tempo per le feste, ad un numero maggiore di clienti europei.
Lo scopo è quello di fornire ai clienti europei la possibilità di comprare tutto ciò che vogliono ad un prezzo basso da una vasta selezione di prodotti. Da oggi, i nostri dieci milioni di clienti europei potranno anche far recapitare la merce alla loro porta, senza spendere nulla.”
Via | TNW
Foto | thisisbossi

Quando ti compare un annuncio pubblicitario, di solito è il risultato di qualcosa che hai visto-acquistato-ricercato in rete. Ma se i siti che hai visitato, non corrispondono realmente ai tuoi interessi, perchè devi essere subissato di annunci pubblicitari su cose per le quali non hai il minimo interesse?
È questa la domanda che si sono posti Ian Wilkes a Giunsu Yoon, i due fondatori di Bynamite. Il loro progetto, vuole permetterci di vedere cosa gli inserzionisti pubblicitari pensano ci interessi, e in caso poter modificare le nostre preferenze. La rete, tiene traccia di tutto ciò che facciamo on-line – e crea una sorta di nostra fotografia virtuale, la quale contiene i nostri gusti, le nostre preferenze e i nostri interessi - tutto questo, il più delle volte in maniere legale. Questi siti infatti, ti permettono di scegliere quanta privacy ‘vuoi cedere’ loro. Ma siamo onesti, quasi nessuno ha il tempo di leggersi decine e decine di pagine di condizioni generali di utilizzo o di privacy policies. In questo modo, legalizziamo questo utilizzo distorto dei nostri dati personali.
Bynamite, cerca di controllare questo sistema, facendovi vedere (senza registrazione e gratuitamente) la mappa di interessi che la rete ha di voi. Attenzione, Bynamite non blocca la pubblicità, non è un AdBlock e nemmeno un NoScript – vi permette semplicemente di reindirizzare le vostre preferenze, di modo da ridurre gli annunci che non vi interessano. Il programma, si presenta come plug-in free per Mozilla a Chrome, a questo indirizzo.
Perchè non provarlo, e vedere la nostra fotografia commerciale virtuale? Questo può essere, un piccolo passo avanti verso una mentalità che deve cambiare – anche dal punto di vista di cosa possiamo scegliere che invada legalmente la nostra sfera privata. Cosa ne pensate voi, è la via giusta quella della possibilità di indicare realmente i nostri interessi ai pubblicitari di internet, per ridurre spam e annunci inutili?
Via: nytimes.com
Foto: bynamite
Ne avevano già accennato i colleghi di Booksblog.it in tempi non sospetti — ovvero a metà settembre, quando ancora il libro non era stato distribuito in Italia. Ma dagli ultimi mesi di un 2009 ormai alle spalle – anche grazie all’ampia diffusione degli e-book per il Natale – il fenomeno sembra essersi “radicalizzato” e non riguardare più il solo libro di Dan Brown.
Così recita un articolo della CNN (che già parla del tablet di Apple, nonostante questo sia ancora una chimera) attribuendo le cause all’hype generato dall’uscita contemporanea di e-book reader come il Kindle di Amazon, il Nook di Barnes & Nobles – di cui avevo già parlato su Ossblog.it – il Sony Reader e così via.
Sembra proprio che non ci sia tregua per la tutela dei diritti d’autore e a farne le spese (se di ciò si dovesse trattare, visto che spesso le statistiche dicono il contrario) questa volta è l’editoria: in Italia la vendita dei lettori di e-book è ancora “acerba”, rispetto a Stati Uniti e Canada, sebbene vi sia un progetto ministeriale per effettuare al più presto lo switch nelle scuole.
Foto | CNN
SmoothJazz.com e Accuradio.com sono due note web radio che forniscono in streaming un sottofondo musicale utile per i momenti di impegno o di svago passati al computer.
Smoothjazz è un canale specializzato più che altro in musica fusion (e dintorni) e può essere ascoltato con l’ausilio di lettori come Real Player e Winamp; di tutti i brani proposti viene fornito - finché sono “on air” - il link per poter comprare il relativo cd su Amazon.
Accuradio è invece un enorme juke-box suddiviso in diversi canali e sottocanali corrispondenti ad altrettanti generi musicali, spesso piuttosto particolari (ci sono addirittura sezioni dedicate al tango o ai pezzi natalizi). Anche qui, il materiale proposto è poi acquistabile on line e l’unica pecca, se si può definire tale, è che di italiano non c’è praticamente nulla.
L’audio di Accuradio è senz’altro di livello sufficiente per un ascolto al pc, ma Smoothjazz fa qualcosa di più essendo i suoi brani in qualità mp3 (128 o 192 kbps). Entrambi i servizi sono comunque ottimi - magari tenuti a volume non troppo alto - per accompagnare il lavoro, lo studio o la semplice navigazione su internet.