
Feather è tutto meno che recente: introdotto nel 2009, è sempre rimasto disponibile ma seminascosto. Si tratta di una versione leggera di YouTube, un esperimento di Google per diminuire al massimo i tempi di buffering. Vale la pena prenderlo in considerazione ed esaminare se ci porta qualche beneficio.
A distanza di tre anni Feather continua a funzionare, ma non è particolarmente diverso graficamente dalla versione normale di YouTube (che ha appena compiuto sette anni). Il suo scopo è di semplificare leggermente la grafica, riducendo gli elementi circostanti al video. Per prima cosa il numero di commenti visibili è limitato a 10. I video correlati sono solo 5 e non ci sono tasti di navigazione per estendere il testo descrittivo del filmato. Sparisce il numero di “Mi piace”, anche se resta il tasto relativo ed anche quello Segnala.
Secondo Google la banda utilizzata per caricare quegli elementi viene utilizzata per rendere disponibile più in fretta il video. Personalmente ho notato un tempo di caricamento quasi impercettibilmente inferiore. Alcuni utenti dicono di non guadagnarci nulla, altri invece di essere addirittura danneggiati dall’attivazione di Feather. Sarebbe interessante sapere se questo progetto è diventato lettera morta, non più toccato da anni, o se il suo sviluppo ha davvero portato da qualche parte.
Per attivare Feather è sufficiente andare al sito della beta. Sarà possibile disattivare l’esperimento per i singoli video - oppure per sempre - in ogni dato momento.

Chi segue spesso questo blog saprà sicuramente come la privacy sia un tema sempre caldo in Germania, con regole a volte anche troppo esasperate per i servizi web che si affacciano nel Paese europeo. L’ultimo a cadere nell’incidente è stato Bing Streetside, servizio di “navigazione” cittadina targato Microsoft, simile ovviamente a Street View di Google.
Secondo un report di GigaOM, la società di Redmond avrebbe deciso di disattivare Streetside in Germania, in seguito ad alcune proteste ottenute da utenti sulla loro richiesta di offuscamento delle immagini. Uno stesso portavoce di Microsoft avrebbe reso noto il tutto, pronunciandosi così:
“Sappiamo che un numero limitato di utenti in Germania ha sollevato lamentele sulle loro richieste di offuscamento. Visto che prendiamo privacy e protezione dei dati dei nostri utenti in modo molto serio, abbiamo deciso di chiudere il servizio Beta Streetside in Germania, mentre valutiamo questi casi in modo individuale lavorando su una soluzione.”
Le foto di Bing Streetside alle strade tedesche sono partite esattamente un anno fa, nel mese di maggio 2011: immediatamente Microsoft diede ai cittadini tedeschi la possibilità di chiedere l’offuscamento delle proprie case, processo che deve evidentemente essersi inceppato almeno in qualche caso. Problemi molto simili capitarono tempo fa anche a Google e al suo Street View.
Via | Neowin.net

Google ha rotto il silenzo e risposto pubblicamente all’ultimatum lanciato da Joaquin Almunia, Commissario europeo per la concorrenza, circa l’abuso della propria posizione dominante in almeno quattro diverse aree identificate dalla Commissione al termine di un’indagine avviata nel 2010. Per Eric Schmidt, Presidente del consiglio di amministrazione di Google, non c’è stata alcuna violazione.
O meglio, quello che Schmidt sostiene è che l’unica comunicazione arrivata dalla Commissione Europea è la lettera inviata da Almunia pochi giorni fa, niente di più: “non conosciamo ancora i dettagli, tutto ciò che sappiamo viene da quella lettera. Almunia vuole incoraggiare una conversazione e su questo siamo completamente d’accordo, ma fino a quando non sarà più preciso sulle aree della legge che avremmo violato, mi resta davvero difficile rispondere“.
Le quattro aree erano state indicate, ma forse in maniera un po’ troppo superficiale: poche righe in cui si elencavano le violazioni e si chiedeva di trovare soluzioni per evitare un procedimento formale da parte della Commissione. Le dichiarazioni di Schmidt si concludono con un chiaro invito alla Commissione: “non siamo consapevoli di aver fatto qualcosa di sbagliato, ma saremo lieti di essere istruiti sul contrario“.
Le due parti hanno già fissato un incontro: entro qualche settimana siederanno allo stesso tavolo e discuteranno di violazioni ed eventuali soluzioni. Non ci resta che attendere.
Via | The Guardian

Questa andrà certamente a finire negli annali delle stranezze del web: il celebre video del RickRoll è stato oscurato per motivi di copyright per circa 24 ore. Inaspettatamente, il richiedente era AVG Technology, un famoso produttore di antivirus.
Per chi non lo conoscesse oppure non lo ricordasse, il video in questione è della canzone del 1987 Never Gonna Give You Up, di un tale Rick Astley, pallido e rosso ma dalla voce molto “nera”. La canzone è nota per essere pacchiana e registrata a livelli di volume molto alti, ed è diventata un fenomeno fastidioso qualche anno fa. Sulla rete di cinque anni fa andava estremamente di moda mandare un link accorciato che conteneva questo video come scherzo, ovviamene dissimulando la cosa. Chi cade vittima di Astley viene “Rickroll’d”, così vuole il gergo della rete.
Per prima cosa risulta assolutamente poco chiaro quali siano i rapporti commerciali tra Rick Astley ed AVG, a meno che qualcuno non si sia svegliato e non abbia deciso finalmente di identificare il cantante pel-di-carota come un malware. In secondo luogo, ci vuole del coraggio a cercare di fermare il Rickrolling, visto che è iniziato su 4Chan e le vendette di quel gruppo sociale sono terribili.
Dopo 24 ore il video è stato ristabilito, senza alcuna spiegazione. Clonato in mille guise, non sarebbe stata una vera perdita, se non per il fattore sentimentale di alcuni spiritosoni un po’ fuori moda (su Reddit continua a ripresentarsi, sembra diventato un vero classico). Chiederemo a Mistero di indagare ufficialmente.
Via | TorrentFreak
Qualcuno dirà che era una notizia già anticipata, ma leggere cose del genere fa sempre un certo effetto: in seguito all’annuncio dei dati sul secondo quarto dell’anno fiscale in corso, Hewlett-Packard ha annunciato di voler tagliare 27.000 posti di lavoro entro la fine dell’anno fiscale 2014. Tradotto in termini “reali”, la data entro la quale la riorganizzazione dovrebbe avvenire sarà il 30 settembre 2014.
I tagli andranno dunque a coinvolgere circa l’8% dell’intera forza lavoro attualmente impiegata presso HP, che con questa drastica mossa dovrebbe risparmiare tra i 3 e i 3,5 miliardi di dollari all’anno. Una scelta che la società americana sostiene essere necessaria, visto il modo in cui sono precipitati i profitti: 31% giù, per un totale di 1,6 miliardi in un mercato che vede sempre più i tablet andare forte a dispetto del mercato desktop, all’interno del quale HP ha sempre operato.
Un altro duro colpo all’interno di un’industria tecnologica che, al di là dei soliti noti, continua a vivere il periodo di crisi economica anche sulle proprie spalle: basti pensare oltre ad HP anche a Dell, Yahoo, e altre aziende attualmente non in buonissime acque.
Via | Engadget.com
Yahoo ultimamente ha raggiunto i titoli dei giornali solo per i drammi interni e la propria terrificante situazione finanziaria. Non credo che nessuno si aspettasse che la corporation lanciasse Axis, un web browser grafico che a somme fatte è davvero un bel prodotto per la propria fascia di mercato.
Axis è un browser di concezione piuttosto originale. La sua versione più funzionale è per iOS (quella per Android è ancora sotto sviluppo). A dire il vero si tratta di una specie di “skin” su Safari, che aggiunge funzionalità finora sconosciute: inserendo una ricerca vengono visualizzate una fila di thumbnail (prese da Bing) che ci permettono di navigare con la vista.
Le piccole immagini consentono di riconoscere siti e risultati istintivamente, sostituendo molto bene la canonica lista di link. E’ possibile scorrerle con le dita con facilità, mentre il resto del campo visivo non è oscurato dalla barra (che come in Chrome combina ricerca e URL). Trascinando a destra, si possono salvare i bookmark, che vengono catalogati in cartelle (tra cui un apposito folder “Leggilo più tardi”).
Continua a leggere: Yahoo lancia Axis, il suo nuovo web browser
Almeno sette e massimo quarantatré file di Android copiati direttamente dal codice sorgente di Java Oracle: ricorderete sicuramente l’accusa mossa da Oracle a Google, in seguito alla quale i due colossi dell’industria tecnologica si sono scontrati nelle aule di tribunale fino a oggi. Il verdetto della giuria in California, avvenuto proprio in queste ultime ore, avrebbe stabilito che Google non ha violato alcun brevetto, scagionando quindi l’azienda di Mountain View dalle accuse di Oracle.
“Il verdetto della giuria di oggi che Android non viola nessun brevetto Oracle non è solo una vittoria per Google, ma per l’intero ecosistema Android.”
Queste le parole a caldo di Google, che naturalmente ha potuto anche tirare un sospiro di sollievo nei confronti di quella che altrimenti sarebbe potuta essere una salatissima multa. Ricordiamo che la lotta tra Oracle e Google andava avanti da fine 2010, in seguito all’operazione di Oracle che acquistò Java da Sun Microsystems. Tornando alla notizia di oggi, non mancheremo di riportarvi eventuali dettagli aggiuntivi.
Via | Mashable.com

La seconda edizione della Dropquest, il quiz di Dropbox che mette in palio fino a 100 GB di spazio gratuito, è ancora in corso e anche quest’anno tutti gli utenti che la completeranno, indipendente dal tempo impiegato, otterranno 1 GB di spazio extra. Dropbox ha pensato anche a quegli utenti che non hanno voglia e tempo di partecipare alla Dropquest ed ha da poco messo online un’apposita pagina con chiare indicazioni su come ottenere spazio aggiuntivo.
La modalità più veloce è ovviamente l’aggiornamento dell’account alla versione Pro (qui tutte le tariffe), ma si può comunque aumentare il proprio spazio con poca fatica: invitando gli amici ad iscriversi a Dropbox si possono ottenere fino a 16 GB (500 MB per ogni amico), mentre per aumentare lo spazio di 125 MB è sufficiente collegare il proprio account di Twitter e Facebook con Dropbox, seguire Dropbox su Twitter o inviare un feedback (90 caratteri per spiegare perché amate il servizio).
Per accedere a questa nuova pagina, in continuo aggiornamento, ed ottenere fin da subito spazio gratuito è sufficiente entrare in Dropbox, selezionare Get free space! in alto a destra e seguire le indicazioni. Comodo, no?
Via | Dropbox

Sono passati pochi mesi dall’introduzione del tanto discusso - e tanto odiato - profilo Timeline di Facebook ed ora che gli utenti si sono abituati alla nuova grafica, ecco in arrivo un nuovo aggiornamento. O meglio, si tratta di una versione in fase di test e non ci sono conferme circa una suo rollout a tutti gli utenti.
Dallo screenshot postato ieri su Talking Points Memo da Carl Franzen, uno degli utenti rientrati in questa fase di test, ci si può fare un’idea di quello che sarà: il nome dell’utente e le sue informazioni personali vengono sovrapposte all’immagine di copertina, mentre una serie di icone subito sotto contengono informazioni relative al numero delle pagine preferite, quello delle foto caricate e quello degli amici, oltre alle città visitate e gli eventi principali inseriti nella timeline.
TPM sostiene di aver ricevuto conferme circa questo fase di test direttamente da Facebook, che non ha però specificato quanti utenti coinvolgerà questa fase e se e quando la nuova grafica diventerà effettiva. In attesa di saperne di più, voi che siete già passati al profilo Timeline, che ne pensate di questo nuovo look?
Via | Mashable

A questo punto è assolutamente impossibile negare che Google+ abbia fallito come social network, il che prova che non basta un’ottima esecuzione e dei tool potenti e versatili per creare una massa critica di utenti. Nonostante il vuoto di interazione social, i singoli strumenti sono ancora lì e sono estremamente funzionali e potrebbero scatenare una rivincita verso nuove direzioni. Il nuovo piano è chiaro: grazie all’ottima gestione delle immagini, perchè non sfidare Flickr?
Flickr è il grande malato del web. Martoriato da scelte corporate deficienti da parte di Yahoo, a sua volta in crisi nera sia economica che umana, Flickr è passato da essere una componente primaria della vita del web come è YouTube ad una periferia polverosa. Google+ ha iniziato a sostituirlo nei cuori di una comunità di fotografi entusiasti, che si trovano a loro agio con il trattamento di riguardo che Google concede ai metadati dei loro preziosi scatti. Si sono radunati ieri ed oggi a San Francisco alla prima Googe+ Photographer’s Conference per discutere sul futuro della piattaforma e sui suoi possibili sviluppi.
La raccolta e l’organizzazione dei suddetti metadati è l’obiettivo principale. Al momento manca ancora un metodo per consentire all’utente di gestirli comodamente, ma se qualcuno può, quello è Google. Lo sviluppo procede di pari passo con progetti come Google Glass, che studiano maniere per raccoglie metadati sempre nuovi. Che ne dite di una fotocamera che registra anche la vostra pressione sanguigna, allo scopo di capire quanto eravate felici quando avete scattato una determinata foto? Con Glass sarebbe possibile.
Continua a leggere: Google+ vuole sconfiggere Flickr, e non gli mancano i mezzi per combattere
Facebook porta avanti la sua aggressiva battaglia in difesa dei propri marchi registrati. L’ultimo oggetto delle attenzioni dell’azienda è il sito norvegese Faceporn, il cui nome lascia ben poco spazio all’immaginazione: una sorta di social network dedicato al mondo del porno, con video gratuiti che gli utenti possono guardare, commentare, condividere o votare.
Facebook, forte del marchio registrato sulla parola “Face“, ha fatto causa al portale, presso il tribunale della California, per violazione del trademark chiedendo la cessione del dominio e il pagamento delle spese processuali sostenute da Facebook. E stavolta gli è andata male.
Il giudice che si è occupato della causa, Jeffrey White, ha stabilito che la Corte non ha giurisdizione sul caso, visto che il sito è norvegese e che nessuno cittadino californiano è stato danneggiato o offeso in alcun modo da Faceporn. A questo punto Facebook ha tre possibilità: lasciar perdere, tentare di raggiungere un accordo come ha già fatto con Lamebook o rivolgersi ad un tribunale norvegese, col rischio però di perdere la causa.
Via | CNET

Il problema della privacy su Facebook è sicuramente uno degli argomenti più caldi riguardanti il social network di Mark Zuckerberg, più volte accusato in passato di voler aprire troppo i dati personali dei suoi iscritti alla piazza pubblica del web. Un punto di vista differente dal solito ci arriva oggi da Lifehacker, che si chiede se troppa privacy su Facebook non possa essere addirittura un boomerang per le persone.
Ovviamente, il discorso riguarda soprattutto il trend di datori di lavoro che cercano i propri candidati su Facebook, sempre più in crescita: giusto o sbagliato che sia (ci aspetteremmo di vedere accadere una cosa del genere su Linkedin, piuttosto), può essere utile pensare come sfruttare comunque al meglio il social network. E dopo un sorriso iniziale, a pensarci bene forse la teoria non è del tutto campata in aria: pensiamo infatti a quei profili totalmente bloccati verso l’esterno, dai quali si deduce ben poco sulla persona proprietaria del profilo Facebook visualizzato.
In assenza di elementi concreti, è un dato di fatto che le altre persone tendano a crearsi comunque una propria opinione di chi si trovano di fronte, così come nella vita reale: nel caso di nessun contenuto che ci riguarda quindi, gli altri potrebbero farsi una visione distorta della nostra persona. Senza contare la possibilità sempre presente di vedersi pubblicate foto sgradite da amici e conoscenti: il tag può ovviamente essere rimosso e la foto tolta dal proprio profilo, ma le probabilità che l’immagine resti comunque sul web sono alte, e non è detto che prima o poi qualcuno possa comunque incapparci.
Come fare dunque sì che troppa privacy su Facebook si trasformi in un autogol? Secondo lo stesso articolo, ognuno dovrebbe rendere pubblico qualcosa che non sveli la vita privata, ma che possa però dimostrare la propria “rettitudine”: una recensione di un gadget, il racconto di una festa in famiglia, la foto di un paesaggio o un messaggio d’auguri, tutte cose che possono contribuire a creare un’immagine pulita della nostra persona, senza andare a svelare particolari che si preferisce tenere - giustamente - per sé. Evitando così di far pensare a qualcuno che si abbia qualcosa da nascondere.