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Il "diritto a essere dimenticati" e la libertà di parola su Internet

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Attacco di Anonymous alla Grecia: la conta dei siti "vittima" è altissima

Pubblicato da Francesco L.


Durante la violentissima rivolta greca, Anonymous si è dato davvero da fare, oscurando siti a più non posso. Entità politiche, banche, polizia, nulla si sta salvando da uno degli attacchi informatici a tappeto più completi della storia.

Mentre le fiamme del dissenso incendiano il centro di Atene, un altro tipo di insurrezione riduce al silenzio la presenza su Internet del governo. Si tratta del solito gruppo di hacktivisti che noi conosciamo come Anonymous. Una folla di coder e semplici supporter senza volto, senza ruoli precisi, volontari e spietati. Sotto alla silenziosa falce sono caduti (ad intervalli irregolari) nella giornata di ieri quasi tutti i siti pubblici che potremmo considerare importanti in Grecia, come la TV nazionale, i siti del Primo Ministro e di altri membri del suo governo, della polizia nazionale e dell’intero Ministero della Finanza.

Nelle ore successive anche il sito del parlamento e quelli di varie banche hanno subito dei “cedimenti” sotto alla pressione di Anonymous, ma probabilmente la vittima più illustre può essere considerata il Ministero della Giustizia, sul cui defacing la polizia greca ha ammesso di aver già aperto le indagini. Oltre che alle proteste contro la manovra finanziaria, però, questo particolare attentato sembra essere motivato anche dal desiderio di protestare contro l’ACTA: di sicuro gli hacktivisti non si fanno scrupoli quando c’è da prendere due piccioni con una fava.

Al momento, la maggior parte dei siti qui nominati sono tornati a funzionare, ma date le condizioni e l’umore collettivo di questo paese ci si può solo attendere altri exploit da parte di Anonymous: come al solito basta tenere d’occhio Twitter.

Via | The Next Web

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I grandi piani di Google per il Googleplex

Pubblicato da Francesco L.


A quanto pare Google ha deciso di investire almeno 120 milioni di dollari in un faraonico piano di espansione del cosiddetto Googleplex, il complesso/campus che ospita il quartier generale della corporation a Mountain View.

Con 120 milioni si possono costruire un sacco di cose ed in effetti Google ha la tendenza a farsi prendere dall’entusiasmo in modo travolgente. I piani che finora sono permeati fino al pubblico parlano di idee fatte in grande. Ci saranno sicuramente molti più laboratori sperimentali per l’hardware, e dato l’acquisto di Motorola ed il progetto su di un entertainment system wireless non stupisce affatto una propensione allo studio della propagazione delle onde elettromagnetiche.

Un intero laboratorio sarà dedicato al cosiddetto Progetto X, situato in un capannone dai vetri oscurati, un piano in cui lo stesso Sergei Brin è coinvolto e che pare focalizzarsi sullo studio dell’ottica di precisione. Chissà se riguarda le auto prive di pilota di cui già da un po’ si vocifera.

Ma la sorpresa ancora più grossa è che non sono i laboratori i progetti dal profilo più ampio, bensì l’edificazione di un’area gigantesca nel quale sorgerà un “Google Experience Center”. Si tratterà un po’ di museo, un po’ di fiera permanente, uno stabilimento privato in cui gli investitori potranno vedere dal vivo le idee più interessanti di Google, molte delle quali verranno tenute segrete al pubblico. Si potrà entrare solo su invito, naturalmente, e il centro non sarà mai davvero uguale a se stesso, ma piuttosto mutato di continuo per seguire i progressi tecnologici di Google. Deve diventare una vetrina della società, impressionare, se possibile sconvolgere.

Nonstante l’investimento massiccio in questo padiglione delle meraviglie, onestamente ritengo più importante l’area dei laboratori, specie ora che Google intende entrare a piè pari nel mondo dell’hardware. Maggiore sarà l’investimento nella ricerca in questo campo, migliori le possibilità per Google di fare la differenza e di sconfiggere dei competitor il cui vantaggio è incalcolabile.

Foto | Wikipedia
Via | Mercury News

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condividi condividi 1 commento lunedì 13 febbraio 2012

RePress, un plugin per bypassare l’oscuramento dei blog su WordPress

Pubblicato da Federico Moretti

RePress

RePress è un plugin, sviluppato dal provider olandese Greenhost, che permette di bypassare la censura dei blog realizzati con WordPress. L’intenzione è quella di prevenire l’oscuramento dei siti in base alla posizione geografica, una strategia adottata di recente da Google su Blogger — dopo la firma europea del trattato per l’ACTA.

Il plugin non è compatibile con WordPress.com e richiede la presenza della funzione fopen(); di PHP sul dominio del blog. Per controllare che sia attiva, è sufficiente consultare l’output del comando phpinfo(); in una pagina con estensione .php sul dominio di proprietà. RePress richiede l’utilizzo di proxy per evitare l’oscuramento.

Questa soluzione potrebbe essere considerata illegale, se il sito è stato oggetto di condanne nel Paese dove l’accesso è inibito o per altre motivazioni affini. RePress è ancora in una fase sperimentale: il corretto funzionamento del plugin non è garantito. In futuro, RePress potrebbe supportare cURL per estendere la compatibilità.

Via | MakeUseOf

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La morte di Whitney Houston su Twitter 42 minuti prima dell'annuncio sui media

Pubblicato da Francesco L.

galleria La morte di Whitney Houston su Twitter 42 minuti prima dell'annuncio sui media tradizionali

Quando l’Associated Press ha annunciato la morte di Whitney Houston, ovviamente su Twitter, un altro utente l’aveva già comunicata al mondo da 27 minuti, usando lo stesso media - E non è neppure stato il primo a parlarne.

La mente, come ovvio, torna subito all’uscita un po’ disperata della BBC sull’argomento Twitter, una forma di comunicazione collettiva che è diventata così diffusa da consentire a chi è esperto nel suo uso di arrivare alle notizie in tempo praticamente reale. L’utente che ha saputo informare per primo il resto del mondo sulla morte della cantante è conosciuto solo come @chilemasgrande.

Ma se andiamo a leggere Mashable scopriamo che sebbene il suddetto @chilemasgrande abbia davvero dato la notizia per primo, la morte di Whitney sarebbe stata citata addirittura 15 minuti prima (per un totale di 42 minuti in anticipo sull’Associated Press). L’autore (o più probabilmente autrice) della soffiata ha come username@AjaDiorNavy, e nel suo tweet esprime sconforto e dice che sua zia Tiffany (dipendente della Houston) ha scoperto il cadavere, citando addirittura il particolare della vasca da bagno.

A questo punto, insomma, non stiamo neppure più parlando di una semplice notizia, ma di un evento reale che viene portato alla luce dallo stream of consciousness degli utenti di Twitter, che ne sono testimoni diretti o indiretti. Il fatto ricorda molto da vicino quello che è successo tempo fa, quando uno sviluppatore software/gestore di un caffè che abitava nella dispersa cittadina di Abbottabad ha senza accorgersene twittato in tempo reale l’attacco contro Osama Bin Laden.

galleria La morte di Whitney Houston su Twitter 42 minuti prima dell'annuncio sui media tradizionaligalleria La morte di Whitney Houston su Twitter 42 minuti prima dell'annuncio sui media tradizionali

Via | Mashable

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Violato lo store Microsoft India, svelate le password (in chiaro)

Pubblicato da Rosario

Violato lo store Microsoft India, svelate le password (in chiaro)

Brutta gatta da pelare per Microsoft in India: lo store online dedicato alla nazione asiatica sarebbe stato infatti violato dal gruppo hacker di nazionalità cinese conosciuto col nome Evil Shadow Team, che avrebbe anche pubblicato via Internet la prova sconcertante della presenza di password in chiaro all’interno del database del sito www.microsoftstore.co.in, messo poi offline dall’azienda di Redmond.

Come appena detto, alla notizia già di per sé allarmante riguardante la violazione dei sistemi di proprietà di una delle aziende informatiche più famose al mondo, si unisce la sorpresa per quelli che sarebbero i dati di login confermati dallo screenshot che vedete qui sopra, con user id e password praticamente alla mercé degli hacker.

Dato che non vedo motivi per cui qualcuno che legge questo blog debba avere un account sullo store di Microsoft in India, il consiglio di cambiare password stavolta è superfluo: sicuramente sarà cosa buona e giusta però tenere le antenne ben dritte verso eventuali sviluppi della faccenda che possano coinvolgere anche altri siti web della piattaforma Microsoft.

Via | Theverge.com

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Anche la Corea del Sud contro la nuova policy di Google

Pubblicato da Daniele P.

GooglePrivacy

Continuano le polemiche sull’unificazione delle politiche sulla privacy di Google che diventerà effettiva dal prossimo 1 marzo. Dopo le presunte violazioni dell’accordo raggiunto con la Federal Trade Commission (FTC) evidenziate nelle ultime dall’Electronic Privacy Information Center (EPIC) e l’indagine avviata dall’Unione Europea, stavolta è la Corea del Sud a schierarsi contro il cambiamento annunciato da Google.

La Korea Communications Commission (KCC) ha avviato un’indagine finalizzata ad accertare la violazione, da parte della nuova politica di Google, delle leggi locali sulla protezione dei dati e sull’uso aperto di internet. I controlli, riferisce il quotidiano Yonhapnews, sono iniziati quando Google Corea ha comunicato alla KCC che il Paese non sarebbe stato escluso da questo cambiamento globale. Gli utenti contrari alla nuova politica, ha sottolineato la sede locale di Google, potranno decidere se continuare ad utilizzare i servizi offerti o rivolgersi altrove.

Ora la KCC ha tempo fino al 1 marzo per verificare l’eventuale illegalità della mossa di Google e prendere i provvedimenti necessari. Inutile dire che l’azienda ha già replicato, ribadendo che il controllo della privacy, a seguito di questa unificazione, non è cambiato e che gli utenti potranno conoscere e gestire in qualunque momento il modo in cui le informazioni acquisite da Google verranno utilizzate.

Via | Yonhapnews

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Eolas: brevetto non valido, il web interattivo è salvo (almeno per ora)

Pubblicato da Rosario

Eolas: brevetto non valido, il web interattivo �¨ salvo (almeno per ora)

Ricorderete probabilmente il caso Eolas di cui abbiamo parlato qualche giorno fa. A beneficio di chi non sapesse di cosa stiamo parlando, oltre a rimandare al link precedente riassumiamo anche in breve: una società con due brevetti ritiene di aver diritto a chiedere royalty ai cosiddetti “siti web interattivi”, in possesso cioè di video in streaming o immagini con effetti. Al processo, in svolgimento in Texas, le società della difesa (tra le quali anche Google, Yahoo e Amazon) hanno chiamato a testimoniare personaggi di spicco del web, come il suo “papà” Tim Berners-Lee, il fondatore di Netscape, Eric Bina, il creatore del browser Viola, Pei Wei, e l’inventore del tag HTML <embed>, Dave Raggett.

A quanto pare, una prima immediata vittoria è stata ottenuta: uno dei due brevetti è stato infatti ritenuto non valido, come annunciato dallo stesso Berners-Lee via Twitter:

“La giuria in Texas ha deliberato che il brevetto Eolas 906 non è valido. Buona cosa!”

Soddisfatte per il momento anche le società coinvolte nella difesa, come riportato da Google ad Arstechnica.com:

“Siamo felici che la corte abbia trovato il brevetto non valido, il che afferma la nostra affermazione che le pretese sono senza fondamento.”

Ma la strada per debellare eventuali minacce è ancora lunga, o almeno lo sarà fino a quando il sistema di brevetti USA (fortemente criticato da Tim Berners-Lee come riportato nel post precedente sull’argomento) non sarà cambiato alla radice.

Foto | Flickr

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SkyDrive consiglia l’abbandono degli allegati per il cloud computing

Pubblicato da Federico Moretti

Windows Live SkyDriveAttachments Suck (lett. «gli allegati fanno schifo») è la nuova iniziativa di Microsoft che suggerisce l’abbandono delle e-mail per la condivisione dei documenti, specie in ufficio. È una campagna promozionale di SkyDrive, la piattaforma di Windows Live per il cloud computing: tuttavia, il concetto è valido con qualsiasi strumento.

Il consiglio di Microsoft è, ovviamente, interessato a incrementare il ricorso a SkyDrive — una delle migliori soluzioni gratuite del settore. Però, le statistiche impugnate dalla multinazionale sono ineccepibili: lo scambio di allegati in ufficio può richiedere fino a mille ore lavorative all’anno, soltanto per consultare l’e-mail.

SkyDrive può sostituire completamente il sistema degli allegati, anche inviando dei messaggi di posta elettronica. Il limite – che, comunque, riguarda un po’ tutti i servizi del genere – è la necessità di comunicare con un altro iscritto a Windows Live. Il vantaggio è nella maggiore efficienza di una condivisione multi-direzionale.

Continua a leggere: SkyDrive consiglia l’abbandono degli allegati per il cloud computing

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WordPress.com Toolbar include notifiche e/o moderazione dei commenti

Pubblicato da Federico Moretti

WordPress.comWordPress.com Toolbar, la barra degli strumenti che appare su tutti i blog della piattaforma, ha acquisito un pannello per la gestione dei commenti. Sulla parte destra dello schermo sono rintracciabili le notifiche dei commenti in coda di moderazione o approvati automaticamente, per evitare d’entrare nel pannello d’amministrazione.

Utilizzando i commenti ad albero, inoltre, WordPress.com Toolbar notifica anche le risposte dirette ai propri commenti e offre la possibilità di rispondere — senza bisogno di visitare la pagina dell’intervento, sul quale compare la discussione. L’interfaccia per la gestione dei commenti è inalterata: è soltanto un metodo più rapido.

Come le altre novità di WordPress.com, la gestione dei commenti sulla barra degli strumenti potrebbe essere attivabile sui blog creati nel proprio dominio con WordPress. È sufficiente installare Jetpack, il plugin dedicato a queste funzioni, e attivare il pannello per il tema in uso. WordPress.com Extension dovrebbe già supportarla.

Via | WordPress.com

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Craig Silverstein: il primo impiegato di Google lascia l'azienda

Pubblicato da Rosario

Craig Silverstein: il primo impiegato di Google lascia l'azienda

Per chi vive all’esterno degli uffici Google, il nome di Craig Silverstein è di sicuro meno famoso rispetto a quelli di Larry Page e Sergey Brin (fondatori della società), così come anche rispetto a Eric Schmidt (a lungo CEO) e altri dipendenti. Eppure, seguendo una numerazione “alla Apple”, Silverstein è il numero 3 dell’azienda di Mountain View e quindi di fatto il suo primo impiegato. Anzi era, perché proprio in queste ore ha lasciato Google per unirsi a Khan Academy, progetto no-profit di e-learning online di cui avrete forse già sentito parlare.

Un passaggio avvenuto non senza qualche polemica, visto che a commentare l’addio di Silverstein è stato un portavoce di Google e non l’attuale CEO Larry Page (sul quale Allthingsd.com ironizza definendolo “di classe e apprezzatore degli altri come sempre”):

“Craig è stato con Google sin dai primi giorni. È stato determinante nello sviluppo della ricerca e ha contribuito a tante cose in Google durante gli anni. Gli auguriamo il meglio alla Khan Academy e sappiamo che farà grandi cose per aiutarli a promuovere l’educazione in giro per il mondo.”

Una Khan Academy tra l’altro finanziata dalla Bill & Melinda Gates Foundation e da Google stessa, con ben 2 milioni di dollari nel 2010 nell’ottica del Progetto 10^100. Tornando a Silverstein, come anticipato anche da Google i suoi contributi nell’azienda dal 1998 sono stati numerosi: il più importante comunque è stato probabilmente proprio il primo, quando tra 1997 e 1998 aiutò la società a formarsi dal suo dormitorio all’Università di Stanford.

Tra le parole di congedo inviate via mail ai dipendenti Google da parte di quella che viene da più fonti dipinta come incarnazione del lato buono di Google, anche la motivazione della sua scelta:

“Mentre tanto è cambiato in Google durante gli anni, credo di aver fatto un ottimo lavoro nel restare fedele al nostro scopo principale di rendere il mondo un posto migliore, rendendo l’informazione più accessibile e utile. Adesso mi aspetta lo stesso tipo di missione, anche se in modo leggermente diverso, alla Khan.”

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Addio ai libri scolastici solo di carta: il MIUR detta le nuove disposizioni

Pubblicato da Daniele P.

MIUR

Grandi cambiamenti annunciati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR): dal prossimo anno scolastico saranno messi al bando tutti i libri di testo che esistono soltanto in forma cartacea. Saranno ritenuti idonei soltanto quei testi redatti “in forma mista (parte cartacea e parte in formato digitale) ovvero debbono essere interamente scaricabili da internet“. La comunicazione, firmata dal Direttore Generale del MIUR Carmela Palumbo, è arrivata tramite la circolare n. 18 del 9 febbraio 2012 inviata a presidi, dirigenti ed uffici scolastici regionali.

Le adozioni da effettuare nel corrente anno scolastico, a valere per il 2012/2013, presentano una novità di assoluto rilievo, in quanto, come è noto, i libri di testo devono essere redatti in forma mista […] Pertanto, per l’anno scolastico 2012/2013 non possono più essere adottati né mantenuti in adozione testi scolastici esclusivamente cartacei. I libri di testo in adozione dall’anno scolastico 2008/2009 (in cui ha trovato per la prima volta applicazione la legge n. 169/2008) devono essere sostituiti da testi in forma mista o scaricabili da internet, nel caso in cui siano in forma interamente cartacea.

Se da un lato la scuola italiana entra ufficialmente - e obbligatoriamente - nel mondo del digitale, dall’altro il mercato dell’usato subirà un duro colpo. Le case editrici, infatti, coglieranno la palla al balzo e, nel digitalizzare un testo, provvederanno senza dubbio al suo aggiornamento, rendendo di fatto obsoleti libri magari acquistati meno di un anno fa, in pensione perché disponibili soltanto in formato cartaceo.

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condividi condividi 18 commenti venerdì 10 febbraio 2012

Kickstarter in piena espansione: due progetti superano il milione di dollari

Pubblicato da Francesco L.


Kickstarter è un buon posto su cui passare qualche minuto ogni giorno, e diventa un sito ancora migliore se siete dei designer o degli sviluppatori a caccia di finanziamenti per un progetto o prodotto.

Kickstarter si occupa di gestire il crowdsourcing delle idee, allo scopo di finanziarle. Un’azienda, un gruppo o un individuo possono usarlo per esporre al pubblico un progetto chiedendo delle promesse di finanziamento, di solito in cambio di una prenotazione per il prodotto finito. Altre offerte tipiche includono uno sconto, bonus speciali, accessori o edizioni limitate.

Non si può comunque dire che Kickstarter sia riuscito ad emergere e diventare un punto di riferimento per conto proprio: la stampa specializzata sui gadget l’ha sempre trovato una fonte di buone notizie e di notevoli anteprime. I navigatori, dal canto loro, hanno sempre reagito con entusiasmo e sono stati capaci di unire le proprie infinite risorse collettive.

Il sito quindi va alla grande ed è davvero divertente da esplorare. Come elemento per misurare il suo successo globale, basta prendere in considerazione che due dei progetti sponsorizzati e presentati hanno superato nelle ultime ore la barriera psicologica del milione di dollari di finanziamento. Il primo prodotto è un accessorio per iPhone chiamato Elevation Dock, un elegantissimo oggetto in alluminio scolpito che completa le linee dello smartphone. L’altro invece è Double Fine Adventure, un videogame dello sviluppatore che una vita fa ci regalò l’indimenticabile Day of the Tentacle.

Via | The Verge

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