DRM, rimuoverli dalle canzoni aumenta le vendite del 10%

Le Major sono ancora convinte che nell'era di Spotify e dei servizi di streaming a pagamento i DRM abbiano ancora un ruolo - Ma anche se l'industria sta cambiando, rimuovere queste difese passive ha effetti positivi.

In un mondo che ora apprezza servizi come Spotify e le alternative made in Google e Apple (per fare esempi) non esiste più spazio e rilevanza per i DRM, che un tempo venivano lodati come il rimedio supremo per la pirateria musicale. Qualcuno sin dai primi momenti ha sostenuto che fossero dannosi per il commercio prima di diventare efficaci a impedire le copie pirata - e chiunque l’avesse fatto aveva ragione.

Oggi i DRM sono una specie in via d’estinzione nell’industria musicale e mentre vengono abbandonati progressivamente, possiamo analizzare come ha fatto TorrentFreak che tipo di fortuna abbiano avuto. Se guardiamo le vendite durante il periodo in cui i DRM sono stati usati dalle case discografiche, scopriremo che dopo la loro abolizione le vendite sono salite del 10%. Questo ci dice che non erano molto utili a fermare la pirateria in primis, ma che infastidivano un numero apprezzabile di utenti disposti a comprare musica in modo legittimo.

DRM danneggiavano i meno popolari più dei top seller


Questo studio è frutto delle fatiche di Laurina Zhang, ricercatrice dell’Università di Toronto. Preso l’esempio di 5864 album di 634 artisti, lo scalino positivo successivo all’uscita del “muro” dei DRM è risultato evidente. Cosa ancora più interessante, i vecchi album hanno avuto ancora più beneficio dal rinunciare alle protezione, con un volume di vendite aumentato fino al 41%. I top seller invece non hanno ricevuto molti benefici.

L’effetto positivo sugli album “dimenticati” è facilmente attribuibile alla voglia che hanno gli utenti di scoprire nuovi generi e artisti, desiderio oggi particolarmente facilitato dai nuovi metodi di esplorazione social dei gusti musicali.

Mentre l’industria musicale ha ormai scoperto - non senza amarezza e digrignare di denti - che i DRM non sono tanto buoni per gli affari, altri mercati non sono così brillanti. Prendiamo quello dei libri, in passato dirottato dalle case editrici per bloccare business moderni come Amazon, che non ha ancora capito che i diritti d’autore non si proteggono impedendo agli utenti di gestire gli acquisti come preferiscono.

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