Apple elenca le volte in cui ha condiviso i dati con i governi, ma non può parlare apertamente

Apple condivide tutti i dati sulle richieste di "data disclosure" che è stata autorizzata a pubblicare. Restano molti punti in ombra, specie in America.

Dopo mesi di comunicati piuttosto laconici e silenzi, Apple ha deciso di condividere con il pubblico una lista di interventi governativi che l’hanno indotta a spedire i dati di certi utenti alle autorità. La lista riguarda tutti i paesi che hanno fatto questo genere di richiesta, e se uno stato non è presente nella lista, è perché non ha mai fatto richieste del genere.

Se ve lo state chiedendo, l’Italia c’è, anche se non è stata particolarmente solerte con le proprie richieste di dati, al contrario della Germania, prontissima ad impossessarsi dei dati di qualcuno a fini giudiziari o di indagine. C’è anche San Marino, con la bellezza di due richieste!

I dati forniti da Apple


I dati sono stati impaginati in alcune pratiche tabelle, una delle quali che vedete in cima all’articolo.

Una delle tabelle più interessanti riguarda la qualità delle informazioni richieste. Sono state preparate delle cifre che cercano di spiegare l’entità e lo scopo di queste comunicazioni di dati. C’è il quantitativo di richieste, il numero di richieste accolte, se sono stati condivisi i contenuti (comunicazioni, dati archiviati, ecc..) e il numero di volte in cui Apple ha protestato.

Si possono capire subito tre cose:

  • I contenuti non sono mai condivisi con le autorità, tranne che in un singolo caso in Gran Bretagna
  • Apple molto spesso riesce a fare ricorso con successo contro alle richieste delle autorità
  • Gli Stati Uniti non ci vogliono far sapere nulla. I dati riguardanti gli USA, infatti, non sono precisi, sono dei numeri generici
  • Apple è ancora sotto all’ordine-bavaglio delle leggi americane, per quanto abbia affermato con forza di non essere mai stata soggetta ai decreti della FISA, la corte speciale istituita con il Patriot Act che minaccia le big di Silicon Valley per indurle a collaborare con la forza. Lo scandalo PRISM ha solo sfiorato Cupertino, dice Apple, perché il loro business non dipende dalla raccolta di dati. Allo stesso tempo, però, Apple non ha esitato a sottoscrivere una richiesta di apertura fatta al proprio governo.

    Via | 9to5 Mac

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