Quando si parla di peer-to-peer viene subito in mente la possibilità di condividere e scaricare, spesso illegalmente, file di vario tipo (musica, immagini, film) attraverso le varie reti. Ma i programmi di file sharing diventano un pericolo per gli stessi utenti quando condividono erroneamente informazioni personali.
Ne hanno discusso Adolphus Towns e Darrell E. Issa al Congresso degli Stati Uniti, chiedendo a programmi come LimeWire e simili di fare qualcosa per impedire la condivisione di file personali. Molti utenti, infatti, per errore, finiscono per condividere molte cartelle del proprio computer, finendo con il rendere pubblici dati personali su Internet.
Gli esperti chiamano questa “condivisione involontaria di file” che espone gli utenti a furti di identità. I due politici hanno chiesto ai produttori di programmi di file sharing di fare qualcosa per arginare il problema, chiedendo inoltre di regolamentare le tecnologie peer-to-peer.
Già nel 2006 l’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti condusse un sondaggio il cui risultato mostrò come cinque programmi (BearShare, eDonkey, Kazaa, LimeWire e Morpheus) erano potenzialmente dannosi per la privacy degli utenti, perchè non solo violavano inavvertitamente la sicurezza dei file, ma finivano con il condividere anche dati sensibili come dichiarazioni fiscali, contabilità finanziarie e documenti privati.
Il nostro suggerimento è di fare sempre molta attenzione alle cartelle che si decide di condividere su Internet tramite i software peer-to-peer.
Via | Arstechnica.com
groucho_nt
24 apr 2009 - 14:00 - #1io sono per una educazione “dal basso”: una svista può capitare a tutti (facciamo un paio va là) ma se un utente persevera in idiozie quali “l’involontaria condivisione di documenti personali” o simili, allora questo utente va identificato e protetto, nell’unico modo davvero efficace, cioè inibendolo a vita dall’uso di qualunque strumento elettronico che abbia al suo interno più di una dozzina di transistors :):):)