Datagate, Obama non sapeva. La replica del Wall Street Journal

L'NSA nega che Obama abbia ordinato di spiare Angela Merkel, rispondendo al Bild. Il Washington Post riporta i commenti in merito di alcuni ufficiali interni all'agenzia di controspionaggio statunitense.

In queste ultime settimane la polemica sul comportamento del controspionaggio americano ha infuriato da questo lato dell’Atlantico. La convocazione dell’ambasciatore statunitense da parte del governo francese, le prove del controllo telefonico su 35 leader mondiali e le (peraltro piuttosto tiepide) reazioni del nostro esecutivo hanno fatto da contorno al disastro diplomatico più grosso di tutti: le intercettazioni delle comunicazioni di Angela Merkel.

Solo ieri il giornale tedesco Bild accusava Obama di sapere tutto eppure restare zitto. Oggi il Wall Street Journal prova a scagionare il proprio presidente, citando fonti non meno affidabili e particolareggiate di quelle fornite dai leak di Edward Snowden: alcuni ufficiali rimasti anonimi infatti hanno spiegato al prestigioso quotidiano che Obama era all’oscuro di tutte queste operazioni, e che il programma che spiava i 35 leader stranieri citato nei giorni passati è stato brutalmente terminato a seguito di una indagine interna avviata quest’estate dalla Casa Bianca.

Obama sapeva, ma solo a cose fatte


Non sfugge la cronologia della nuova informazione fornitaci dalla stampa americana: l’amministrazione Obama ha in effetti scoperto le operazioni di spionaggio dell’NSA, ma le ha interrotte immediatamente non appena le ha scoperte, senza ovviamente comunicarne l’esistenza al mondo esterno. Chi lo farebbe, dopo tutto?

Il presidente stesso è stato certamente informato, venendo a sapere di una miriade di programmi e operazioni di cui era rimasto all’oscuro per i 5 anni passati. Gli ufficiali anonimi giustificano il comportamento dell’NSA sostenendo che fosse “poco pratico” parlare al capo dell’esecutivo del governo del loro paese di tutte queste quisquiglie, letteralmente troppo numerose per essere illustrate tutte senza una grossa perdita di tempo. Inutile dire che si sente lo stridio delle unghie sugli specchi sin da questo lato dell’oceano.

Abbiamo comunque un nome e un volto, non tutti all’NSA sono degli agenti sconosciuti. A causa del suo stesso ruolo Vanee Vines, portavoce dell’NSA, è una persona direttamente al centro della luce dei riflettori. La Vines ha affermato senza mezzi termini che le affermazioni del Bild - che Obama ha approvato personalmente le intercettazioni di Angela Merkel - sono completamente fasulle.

Le ripercussioni sommerse


In seguito all’inchiesta le procedure operative dell’NSA sono state modificate. È stata creata una lista di priorità, ma il controllo dei “bersagli” dello spionaggio non è comunque in mano al presidente, ma ai suoi subalterni. Il protocollo pretendeva che la decisione fosse interna all’NSA, ma possiamo credere che questa metodologia sia oggi destinata al tramonto, dopo gli scandali disgustosi.

Per il momento gli ufficiali interrogati dal Washington Post hanno affermato che le operazioni sono cessate per quanto riguarda Angela Merkel e molti altri leader - ma che alcuni capi di stato sono tutt’ora sotto controllo, perché producono dati utili all’intelligence statunitense.

Non ci aspettavamo nulla di meno.

Via | WSJ

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