I film più piratati sono quelli che non si possono comprare online. Nessuna sorpresa!

Un nuovo sito rispiega un fenomeno ben noto: le motivazioni alla base della pirateria informatica e la stupidità di chi non vuole reagire ad essa in modo razionale.

Un nuovo sito chiamato candidamente PiracyData.org sfrutta i dati forniti ogni settimana dal solito TorrentFreak per compilare una lista di dati analitici sul fenomeno della pirateria dei contenuti multimediali.

La pirateria resiste a tutti i tentativi di eliminarla, ma la ragione è chiara a chiunque abbia il cervello: un PC è uno strumento comodo per guardare i film, e gli utenti lo vogliono usare a questo scopo senza dover fare salti mortali. Se ci sono contenuti in vendita, in streaming oppure in “noleggio digitale”, molti cosiddetti “pirati” abbandonano il loro Jolly Roger e pagano senza alcuna protesta.

TorrentFreak lo sapeva già


Sono anni che seguo le classifiche dei film e degli show più piratati su TorrentFreak. Talvolta questi dati hanno portato a delle vere e proprie epifanie dell’industria cinematografica e televisiva. Sappiamo benissimo che i produttori (e altri che vivono sulla stessa industria) usano questi stessi dati per giudicare la popolarità dei prodotti.

Se a essi aggiungiamo i dati di CanIStreamIt come ha fatto PiracyData.org, otteniamo un’istantanea precisa della situazione e scopriamo che la top ten non comprende neppure un film disponibile sui colossi dello streaming Netflix e Amazon Prime. Un paio di essi erano disponibili per il noleggio online (The Lone Ranger, After Earth, e This is the End per essere precisi), una parte poteva essere acquistata su iTunes a prezzo pieno. Per quattro di essi, tra cui Elysium e White House Down, l’unica maniera di ottenere una copia digitale era la pirateria.

Chiaramente l’ansia di vedere il film che per qualche ragione ci siamo persi al cinema e la temporanea irraggiungibilità dello stesso non giustificano un reato. La pirateria priva molte persone del giusto compenso per un lavoro duro. Ma i detentori del copyright lottano troppo per combattere i furti, poco per cambiare i propri modelli commerciali e approfittare di un mercato estremamente ricco, che comprende milioni di nuovi consumatori disposti a smettere di rubare per mettere finalmente mano al portafoglio.

Via | Washington Post

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